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venerdì, Dicembre 3, 2021

“Big Eyes”, il nuovo film di Tim Burton, che non pare di Tim Burton

La storia della pittrice Margaret Keane e di suo marito viene delineata con precisione: ma il “segno” particolare dell’arte di Tim Burton compare in poche scene. Il regista ha forse voluto dirci che molte sono le corde della sua ispirazione.

A partire dagli albori della sua carriera, il regista e sceneggiatore statunitense Tim Burton è stato fedele ad un ideale di cinema ben preciso, che dà spazio agli emarginati e ai diversi, e si ispira vigorosamente al surrealismo onirico di Lewis Carroll, l’autore di “Alice nel paese delle meraviglie”. Attraverso prospettive straniate e distorte e ambientazioni tetre, influenzate dagli “incubi letterari” di Edgar Allan Poe, Burton è sempre riuscito ad accompagnare lo spettatore in una sorta di viaggio spirituale in cui cose e persone vengono viste in una prospettiva originale, spiazzante..

In “Big Eyes” l’identità del regista pare offuscata, è sicuramente più percepibile la firma degli sceneggiatori Scott Alexander e Larry Karaszewski. Ad ogni modo il film riesce molto bene ad inquadrare la drammatica e sofferta vicenda di una storia vera, quella della pittrice Margaret Keane. Dick Nolan, giornalista scandalistico, è il narratore della vicenda che vede protagonisti Margaret, interpretata da Amy Adams, e suo marito Walter Keane, interpretato magistralmente da Christoph Waltz.

Walter Keane è un pittore di grande successo e, soprattutto, è un vero e proprio stratega del marketing: tra gli anni Cinquanta e Sessanta del ‘900 i suoi dipinti, che si possono collocare all’interno dell’arte pop, incontrano in misura impressionante il favore del pubblico. Dietro a quegli occhi tristi ed enormi, la cui immagine compare in tutti i dipinti di Keane e ne è, per così dire, la firma, si cela però l’abilissima mano di Margaret, la quale, già reduce di un divorzio, pur di vivere serenamente, affida se stessa e sua figlia alle cure di Walter, anche a costo di accettare amari compromessi.

Superato il limite della sopportazione, la donna inizia lentamente a smascherare l’enorme menzogna costruita dal marito, la cui fama era diventata universale, tanto da consentirgli di partecipare all’ Esposizione mondiale di New York. Una vicenda così limpida e perfettamente costruita non si era mai vista nella storia del cinema burtoniano. Tutto emerge con chiarezza, tutto è esposto alla luce del sole.

La teatralità di Christoph Waltz fa da protagonista in ogni scena, ma l’ interpretazione dell’attore sarebbe stata sicuramente più adeguata in un film di Tarantino. Inoltre colori così vivaci e musiche così allegre sarebbero state indubbiamente più adatte ad un regista come Woody Allen. Sebbene la storia della pittrice e di suo marito sia comunque un “incubo” inserito in un sistema sociale in cui le tecniche del vendere possono modificare l’identità dell’arte e quella della psicologia e del carattere, il regista ha deciso di non sfruttare questi temi così cari alla sua ispirazione.

Il marchio distintivo di Burton è presente solo in poche inquadrature; è sicuramente ravvisabile nelle scene più intricate e piene di suspense, come quelle in cui la Keane è relegata a dipingere nel suo studio in un’atmosfera opprimente e surreale senza che nessuno possa farvi accesso (ciò ricorda tanto “Diary” di Palahniuk, celebre autore di Fight Club), o nell’enorme dipinto che, provocatoriamente, la donna fa presentare a Walter all’esposizione universale. Il regista statunitense ha probabilmente scelto di dar maggior spazio alla biografia della pittrice perchè la conosce e ne è grande ammiratore e dunque, sentendosi già molto rappresentato dagli occhi sgranati e tristi presenti in ogni dipinto e in ogni scena, ha preferito non aggiungere gli altri effetti speciali che fanno parte della sua storia artistica.

In definitiva si può affermare che Tim Burton in questo film è, in qualche modo, come Walter Keane nei dipinti della moglie: presente solo nella firma. A meno che non sia questo l’annuncio che sta arrivando un “altro” Tim Burton.

(Fonte foto: Rete Internet)

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