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Angelo Ferrillo, il blogger della Terra dei Fuochi

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Con Angelo Ferrillo, l’altra anima della Terra dei fuochi, abbiamo cercato di capire la sua visione del problema dei roghi tossici e dello scempio della nostra terra campana ma anche in che direzione stanno andando i comitati attivi sul territorio.

L’incontro con Angelo Ferrillo è in un bar di Villaricca; lo attendo qualche minuto, sono in anticipo ed entro nel bar giusto il tempo di ripararmi da un forte acquazzone, uno dei tanti di questa strana estate. Angelo Ferrillo mi raggiunge poco dopo, al tavolino e, accompagnati da un caffè iniziamo subito la nostra conversazione. Angelo è una persona pacata e decisa, ma si avverte anche in lui la passione per la lotta, quella che da anni ha intrapreso dal suo blog, quella che ha messo in luce la realtà assopita e spesso nascosta della Terra dei fuochi.

Rispetto allo scorso autunno le cose non sembrano un granché cambiate, si continua a bruciare i rifiuti, l’aria continua ad essere irrespirabile e il monitoraggio dei terreni sembra si sia fermato. Cosa ci può dire di più a riguardo?
«Purtroppo la terra dei fuochi continua a bruciare. Parliamo di un fenomeno criminale esteso che coinvolge maggiormente le province di Napoli e Caserta ma interessa anche il Vesuviano, l’Agro Nocerino-Sarnese, il Salernitano, l’Avellinese e il Beneventano.

Bruciare rifiuti speciali a scopo di smaltimento o riciclo illegale di metalli è una pratica criminale diffusa da tempo e si registra persino in altre regioni d’Italia di cui la Campania risulta la più colpita in assoluto. Mi giungono testimonianze talvolta anche da alcune regioni del sud e centro-nord. Per esempio in certe periferie di Roma si brucia come in quelle di Napoli e le colonne di fumo nero sono sempre più frequenti anche nella capitale. Il decreto del Governo che qualcuno ha definito, un punto d’inizio, per noi era inemendabile e difatti si è rivelato l’ennesima presa in giro. Attenzione però! Qui nessuno pensa che si possa risolvere tutto con una bacchetta magica, per carità, ma, è proprio il caso di dire, nemmeno di continuare a buttare altro fumo negli occhi».

Perché, qual è la critica che muovete?
«Tutto s’incentra sull’introduzione del reato dei roghi come reato penale ma non basta fare nuove norme senza poterne garantire la loro applicazione. Inoltre nel decreto non esistono misure che incidono a monte, ovvero sulla produzione dei rifiuti speciali, non quelli urbani, ma quelli del settore produttivo in regime di evasione o elusione fiscale. Poi ci sono misure spot come mappature, campionamenti, pseudo bonifiche etc; ma come fanno a mappare o bonificare mentre tutt’attorno si continua a bruciare? Ridicolo. E la cosa triste sono i vari giornali e TG che propagandano la ridicolaggine più assoluta. Possono fregare gli ignoranti, ma i più informati sono ormai senza parole tanto è paradossale la situazione».

Tra l’altro, i campionamenti sono stati bloccati …
«Questa è un’altra polemica. Non è che si può scavare all’infinito senza riscontri. Non possiamo metterci a fare una caccia al tesoro ai rifiuti quando in realtà si continua a scaricare e avvelenare liberamente il territorio sotto gli occhi di tutti. Cui prodest? Va a finire che i soldi stanziati, come sosteneva Schiavone, li spenderanno tutti in consulenze, certificazioni e finanziamenti alle aziende ed enti pubblici che di questo si occupano e vivono, ma senza risolvere niente. Bisogna verificare perché sono stati interrotti i campionamenti. Molte volte si fa presto a fare polemica. Esce la notizia. I comitati si allarmano. La Regione risponde. Il Governo replica. Però il problema alla fine dov’è? I roghi stanno sempre là e nessuno fa niente. Si fanno polemiche su ogni cosa ma non per i roghi tossici, come mai? A voi le risposte».

Cosa auspicherebbe per questa situazione?
«Quella ambientale è una questione complessa. C’è bisogno di fare le dovute distinzioni e ragionare agendo per priorità. Se una casa va a fuoco si chiamano prima i pompieri e poi si pensa al resto. I roghi tossici debbono essere in cima alla lista di queste priorità poiché ci stanno togliendo persino l’aria che respiriamo, la libertà di stare nelle nostre case. Ma stiamo scherzando?! Solo per citarne alcuni, nei Comuni come Giugliano, Arzano, Casoria, Casandrino, Casalnuovo, Afragola, Caivano, ma anche nella provincia di Caserta come a Parete, Marcianise, Aversa, San Marcellino, Casal di Principe etc., dove spesso siamo costretti a barricarci in casa.

Nell’aprire le finestre, invece di entrare aria pulita, siamo invasi dal fumo tossico, anche a prima mattina! Addirittura a Napoli città, Scampia, Capodichino, Poggioreale, San Pietro a Patierno, Ponticelli, area Napoli est, in alcuni fabbricati ci sono persone che non riescono a stendere i panni perché la mattina puzzano di copertoni e di plastica bruciata. Allora, davanti a una situazione così grave, ma di quali bonifiche e campionamenti vogliamo parlare?» .

Quindi quello dello stop dei roghi deve essere il primo passo per poi andare oltre, verso i campionamenti e tutto il resto?
«Il punto è il seguente. Se la politica e le istituzioni non danno una risposta concreta sui roghi tossici, quale credibilità potranno mai avere nel fare il resto? Sarà inevitabile. Passerà l’idea che non si sta facendo niente e a quanti lo penseranno non potremo dargli torto».

Dunque un maggior controllo del territorio, sia per chi appicca l’incendio sia per chi, altrettanto abusivamente, produce e scarica …
«Lo sostengo da sempre, anche per questo è nato il mio blog. Il problema della Terra dei Fuochi si distingue in due aspetti principali: economia e ordine pubblico. Da una parte bisogna fare controllo del territorio per garantire sicurezza e ordine pubblico e dell’altra bisogna far emergere il sommerso risanando il tessuto economico; è questa la vera bonifica che si deve fare! Se s’iniziasse a mettere uno stop ai roghi, già questa sarebbe la prima e vera bonifica. Forse l’unica immediatamente fattibile. Difatti la natura c’insegna che una volta spenta la sorgente inquinante, col passare del tempo, tutte le matrici ambientali tendono ad auto rigenerarsi e di conseguenza ne beneficeremmo anche noi. Un’aria pulita è fondamentale per un ambiente salubre».

Ma allora perché le istituzioni non mettono fine ai roghi e agli scarichi?
«Perché nessuno si arricchisce! Spegnere i roghi tossici converrebbe a tutti, però non arricchisce nessuno in particolare. Mentre per le bonifiche ci sono interessi. Nella sanità ce ne sono degli altri, gestire le emergenze è più lucroso di situazioni ordinarie e così via. Se al contrario si va a risanare il tessuto economico c’è da operare un cambio di mentalità. Non ci sono clientele da elargire e lobby da garantire. Non è speculativo. Domandatevi come mai in Campania non ci sono impianti e si fa in modo che non ce ne siano soprattutto per il trattamento dei rifiuti speciali. Perché a qualcuno conviene che resti tutto così. Di certo questi interessi vanno contro il bene comune».

Ma le amministrazioni comunali se mandassero i vigili urbani a controllare chi fa certe cose si inimicherebbero gran parte dell’elettorato!
«È un grave errore fare solo repressione perché si crea ulteriore disagio sociale. Come ho detto in precedenza c’è bisogno di politiche serie di sviluppo eco-sostenibile che toccano agli organi competenti e in questo i comuni possono ben poco. E poi ci vogliono piani alternativi per un corretto ciclo dei rifiuti, soprattutto quelli speciali. Per funzioni e poteri spetta principalmente a Regione e Governo. La prima è l’organo preposto alla programmazione territoriale, mentre il Governo è fondamentale per incidere a livello centrale. È un mantra che sto ripetendo da anni».

Il linea di massima quello che dice mi sembra in linea con quello che sostiene don Maurizio Patriciello. Come mai non si è riusciti a trovare questo punto d’incontro?
«Guardi, sostanzialmente sul fine siamo d’accordo, è sui mezzi che non ci siamo trovati. Le spiego. La spettacolarizzazione della questione, da una parte, ha dato molta visibilità alla causa, ma dall’altra ha portato ancora più confusione, disinformazione e danni. Spettacolarizzare un argomento complesso come questo, laddove c’era bisogno invece di riflessione e ragionamento, alla fine è stato controproducente per tutti noi. Le conseguenze le abbiamo viste nel settore agroalimentare. Il mercato ha subito gravi ripercussioni e ci sono andati di mezzo tutti.

Sul punto d’incontro non ci sono problemi. L’unica cosa a cui ero e sono tuttora contrario è legittimare una politica che invece ha dimostrato di continuare a prenderci in giro. E oggi i fatti mi hanno dato ragione. Dispiace per lui che si sia fatto usare, ma l’avevamo avvisato. Non ero il solo. In molti abbiamo provato a parlargli ma lui ci ha respinti tutti. Un esempio su tanti è il famoso Patto per la Terra dei fuochi che alla fine si è dimostrato l’ennesimo bluff con sperpero di altre risorse. Esigui fondi, 5 milioni di euro poi passati a 7, per fare ancora progetti di dubbia utilità».

Ma questi soldi verranno elargiti in modo uguale, si rispetterà una graduatoria?
«Da fonti di stampa si evince che i soldi sono stati ripartiti in base a chi rispettava maggiormente i criteri del bando. Ma il problema sa qual è? Manca la trasparenza. Se va a controllare sul sito della Regione non c’è una pubblicazione di ogni singolo progetto e non si può verificare ogni comune cosa andrà a fare, come e in quanto tempo.

Per capirci qualcosa, bisogna andare comune per comune e chiedere accesso agli atti. Insomma c’è odore delle solite clientele. È singolare che, prima, nessuno voleva stare nella cosiddetta terra dei fuochi invece, da quando hanno stanziato quei quattro pidocchi messi dalla Regione, sgomitano per starci dentro. Questo dà anche la misura dello spessore di alcune amministrazioni locali. In sintesi si prevedono finanziamenti per associazioni di guardie ambientali e implementazione delle strutture di video-sorveglianza. In pratica, altre telecamere. Ma se ad oggi le telecamere non hanno prodotto niente, a cosa serve comprarne altre, considerato che è impossibile visionare ore e ore di registrazioni?».

Manca anche la cablatura! Come nel caso del Parco Nazionale del Vesuvio, dove ci sono le telecamere ma non sono collegate a nulla!
«Infatti, nel nostro ultimo incontro col prefetto, Donato Cafagna, abbiamo espresso la volontà di presentare un esposto alla Corte dei Conti perché questa legge costituisce un ulteriore aggravio al problema, non soltanto perché non risolve nulla, ma perché sperpera altri soldi della collettività che potrebbero essere destinati ad altro, 7 milioni bruciati! Queste, sono state le nostre divergenze con don Patriciello.

Anche noi facciamo tavoli e parliamo con tutti. Tant’è vero che tra noi ci sono ingegneri, chimici, ingegneri ambientali, geologi, biologi, ricercatori, medici. Si ragiona e si discute insieme. Sono nati anche altri progetti indipendenti. Ma non abbiamo mai prestato il fianco alla politica che veniva a farsi solo passerelle. Ci hanno messo due anni, pare che l’abbiano capito anche loro. Ma ripeto, su questo, io e altre persone avvertimmo Don Patriciello ma lui ha sempre rispedito al mittente ogni nostra opinione dicendo tale via passa, questa è la strada che vogliamo percorrere e così faremo».

Ma non si prospetta nessun avvicinamento?
«Non ho mai precluso il dialogo con don Maurizio che invece ha ritenuto procedere per la sua strada. Ora credo che lui stesso si sia reso conto di esser stato usato da certa politica, senza ottenere nulla. La domanda bisognerebbe girarla a lui. Vediamo cosa risponde. Nonostante i fatti mi abbiano dato ragione su tutta la linea, contrariamente a quanto si possa credere, personalmente non nutro alcun rancore nei confronti di don Maurizio né del Coordinamento Comitati Fuochi, associazione a cui lui fa riferimento. Sono stato molto critico certo, ma mi sono sempre limitato nel merito di scelte e percorsi fatti. Tutto qua».

Ma visto che la strada, la meta è la stessa, non conviene trovare un metodo di lotta comune, per rafforzare le schiere?
«Ripeto. Se guarderemo a ciò che unisce, saremo disponibili con tutti, nessuno escluso. La mia priorità è la fine dei roghi, tutto il resto è utile ma diventa politichese e funzionale ai problemi. Non so se rendo l’idea. E come si dice in gergo, mentre il medico studia il malato muore!».

Ma allora l’alternativa quale sarebbe? Se la politica non risponde concretamente e se lo fa, lo fa con dei palliativi, come si fa se i nostri interlocutori sono loro, le istituzioni?
«Quando il Palazzo non risponde alle esigenze della cittadinanza, allora l’unica alternativa è la piazza! Bisogna rimobilitare la società civile».

Ma lo scorso autunno ce ne sono state due di manifestazioni!
«Certo. A quelle sono seguiti un decreto legge nazionale e una legge regionale che però non sono stati adeguati. Pertanto bisogna riscendere di nuovo tutti in piazza. Stiamo già rimobilitando l’opinione pubblica, anzi sono i residenti che ce lo chiedono perché la sensibilità c’è. Il problema lo viviamo in tanti. Anche chi è lontano. La questione Terra dei fuochi gode della solidarietà di tutta l’Italia perbene. Nel 2014 è impossibile vedere cose del genere nel paese che è stato la culla della civiltà moderna».

C’è in progetto qualcosa?
«Osserviamo come si evolverà la situazione in questi mesi. Vorremmo ripetere una grande mobilitazione di carattere nazionale perché il problema è sentito ovunque. Ci sono tantissimi campani emigrati o che vivono al nord e sono pronti a darci sostegno».
(Fonte foto: Rete Internet)

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