Le dichiarazioni dei pentiti alla base dell’indagine sull’omicidio di Carmine Esposito e su altri tre delitti. Tra gli accusati Domenico e Pasquale Tortora e Umberto Egizio. L’inchiesta è dei carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna.
Otto ordinanze di custodia cautelare per fare luce su una guerra di camorra che insanguinò le strade dell’hinterland a est di Napoli, dodici anni fa. Una faida per il dominio sui business della droga e delle estorsioni scattata con l’omicidio, il 24 aprile del 2002, del boss di Acerra Carmine Esposito, cutoliano della prima ora soprannominato “o battlamier” perchè possedeva una carrozzeria sul centrale corso Italia della sua città. Esposito era ritenuto affiliato al clan De Sena.
Subito dopo quel delitto ne seguirono altri tre. Una sequenza di morte: il 12 agosto dello stesso anno i sicari entrarono in azione e ammazzarono Domenico De Luca, alias “Mimmuccio”, del clan Tortora. Il 17 agosto nel mirino finì Gennaro Panico, alias ” o mpizzat”, affiliato al clan Crimaldi. Infine, il 9 ottobre, a Sant’Anastasia, cadde Giuseppe D’Alessandro, alias ” o feroce “, uomo del clan Egizio. Fatti che sono stati analizzati dai carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna e dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice. Delitti i cui retroscena sono stati delineati dai pentiti, che alla fine si sono rivelati determinanti nell’innescare le otto ordinanze di custodia cautelare spiccate all’indirizzo di capiclan, killer e gregari.
Ordinanze che hanno colpito elementi di spicco come Domenico Tortora, 53 anni, di Acerra, Pasquale Tortora, 34 anni, di Acerra e Umberto Egizio, 50 anni, di Casalnuovo, fratello di Antonio Egizio, detto ” o tedesco ” perchè possedeva alcune aziende in Germania, il boss di Casalnuovo ucciso nel campo di calcio del paese nel 1994. Gli altri cinque arrestati sono Gaetano De Rosa, 43 anni, di Acerra, Antonio De Luca, 45 anni, di Casalnuovo, Salvatore Alfuso, 38 anni, di Casalnuovo, Umberto Gallo, 51 anni, di Afragola, e Guri Dumani, 35 anni, un albanese residente ad Acerra. Il movente degli omicidi è stato ricondotto alla guerra di camorra in atto nel 2002 per il controllo delle attività illecite nei territori dei comuni di Acerra, Casalnuovo e Volla, effetto del nuovo asse criminale creatosi all’epoca tra il clan Crimaldi-Tortora di Acerra, il clan Egizio di Casalnuovo e il clan Veneruso di Volla.
Obiettivo: contrapporsi al clan De Sena, costola della Nco, la Nuova camorra organizzata, la disciolta organizzazione cutoliana di cui proprio Carmine Esposito era stato uno dei principali protagonisti. Le indagini hanno documentato l’altalenante susseguirsi di alleanze e contrapposizioni tra clan, evidenziando il nesso di consequenzialità temporale e di causalità tra i quattro delitti. Secondo l’inchiesta il primo omicidio, quello di Carmine Esposito, fu la causa scatenante del secondo, l’omicidio di De Luca, che a sua volta diede il via agli altri due delitti, quelli di Panico e di D’Alessandro.
Le vicende, spiega il procuratore aggiunto Filippo Beatrice, “sono state ricostruite attraverso il determinante apporto di numerosi collaboratori di giustizia, alcuni dei quali diretti responsabili degli omicidi e che all’epoca dei fatti erano organici, con ruoli apicali, alle organizzazioni oggetto dell’indagine”.





