La crisi che morde, che affanna, che uccide. Un panettiere si toglie la vita per una multa che non riesce a pagare, ma forse se lo Stato o solo i suoi concittadini, non l’avessero lasciato solo, le cose sarebbero andate diversamente.
Davanti all’ennesimo suicidio di un piccolo imprenditore siamo rimasti tutti profondamente addolorati, atterriti. Quell’immensa tragedia ha lasciato il segno in tante coscienze. Eduardo De Falco si è tolto la vita. Ha lasciato la moglie e tre figli. Abitante a Pomigliano d’Arco, lavoratore a Casalnuovo. Non ce l’ha fatta a sostenere il peso di una multa, che in questo tempo di crisi diventa ansia e sfocia spesso nella disperazione o nella violenza. Tanti esercizi commerciali non ce la fanno più ad andare avanti. Tartassati dal fisco, molte volte sono costretti anche a chiudere. Con tutte le conseguenze drammatiche a livello personale, familiare, sociale. E’ giusto tutelare la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori e colpire il lavoro nero. E’ questa una vera ingiustizia sociale, soprattutto nel nostro territorio.
Ma lo Stato, in questo tempo di congiuntura economica, non può non tenere conto dello stato di profonda prostrazione delle piccole e medie aziende e a conduzione familiare. E’ la legge per l’uomo, non l’uomo per la legge. Specialmente oggi, in campo finanziario ed economico, la legge deve essere più “umana”. Deve tener conto di tante situazioni. E non devono essere sempre i più deboli o i più “piccoli” a pagare, mentre tanti, protetti, vivono in illegalità diffusa. Questo, certo, non può, nè deve significare difendere l’illegalità . Vogliamo solo che ci sia più dialogo e tolleranza, in questo periodo particolare della vita sociale, tra lo Stato e i cittadini, tra le Istituzioni ed il mondo del lavoro. Meno rigidità e più comprensione. Bisogna aiutare le piccole aziende a normalizzarsi. Far rispettare le regole in materia previdenziale, sanitaria e di sicurezza sul lavoro, ma tutto questo con gradualità . Sorreggendo e accompagnando i cammini di regolarizzazione. Anche perchè le banche non aiutano per niente i piccoli esercizi commerciali e la gente compra sempre di meno.
Con gli usurai, veri sciacalli, pronti sempre a fare il loro sporco mestiere. Davanti a questa tristissima vicenda mi pongo una domanda: cosa potevo, potevamo fare? Di che cosa potevamo accorgerci? Quali i nostri “peccati di omissione”? Siamo tutti invitati, Istituzioni, Associazioni, Sindacati, credenti e cittadini, alla solidarietà e al risveglio delle coscienze. Dobbiamo, possiamo, insieme, fare di più. Aprire gli occhi su tante realtà di bisogno e di difficoltà intorno a noi. Essere meno indifferenti. Interessarci. E “fare qualcosa di bello per gli altri”, come amava dire Madre Teresa. Solo con l’impegno di tutti e di ciascuno, è possibile “costruire la speranza”, anche in tempo di crisi economica e sociale e di fragilità personali.
(>Fonte foto: Rete internet)




