Gli avvocati penalisti protestano per rivendicare i diritti civili nelle strutture carcerarie, in particolare della Campania. Senza risultato gli scioperi precedenti, sorde e assenti le istituzioni.
Di Simona Carandente
Una singolare protesta ha visto ieri come protagonisti gli avvocati penalisti di Napoli, Milano e Palermo, uniti gli uni con gli altri in segno di protesta nei confronti delle istituzioni.
A Napoli in particolare la Camera Penale, in collaborazione con la onlus “Il carcere possibile”, ha dotato iscritti e non di un nastrino nero, da indossare in segno di lutto per simboleggiare, in maniera forte, la “morte”dei diritti civili all”interno delle strutture carcerarie sparse sul territorio nazionale, campano in particolare.
La protesta nasce con il chiaro intento di stimolare l”opinione pubblica, e non solo quella, sulle gravi problematiche esistenti all”interno degli istituti penitenziari, posto che gli scioperi già attuati dalla categoria, nella forma dell”astensione dalle udienze, non hanno sortito gli effetti sperati, rimanendo praticamente lettera morta.
Le motivazioni dell”iniziativa sono, purtroppo, tristemente note: le condizioni igienico sanitarie esistenti all”interno delle carceri italiane; il disagio del personale penitenziario, costretto a lavorare in situazioni sovente ingestibili; la sostanziale illegalità in cui si sconta la pena oggi, in Italia, in barba alle più elementari regole del vivere civile nonchè alle statuizioni legislative in materia.
Si legge nel comunicato diffuso dalla Camera Penale di Napoli che nel nostro paese, a fronte di una capienza carceraria di circa 43 mila unità, sono attualmente ristretti circa 68 mila detenuti, con 25 mila persone in più rispetto a quanto tollerabile, in strutture sovente fatiscenti anche a capienza ottimale.
In Campania dall”inizio dell”anno si sono registrati ben 31 suicidi, 44 tentativi di suicidio, 96 aggressioni a personale della polizia penitenziaria, nonchè ferimenti di personale medico e paramedico operante all”interno delle strutture stesse.
Come spiegato dall”avv. Riccardo Polidoro, presidente della onlus Il Carcere Possibile, “nel nostro paese, ed in particolare in Campania, la pena viene espiata in regime di completa illegalità, in spregio finanche dei principi costituzionali vigenti, per i quali la pena deve tendere sempre alla rieducazione del condannato. A tale dato -prosegue l”avv. Polidoro- bisogna aggiungere la violazione della normativa europea sul punto, che vieterebbe l”utilizzo della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti ai soggetti ristretti. Eppure tutto questo oggi avviene, e con l”implicito assenso delle istituzioni, che vanificano tutti gli sforzi in tal senso della classe forense e non”. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Rete Internet)
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