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Spesso gli archivi del Comune di Ottaviano sono risultati “sconvolti e confusi”. Un “munaciello” si diverte, da due secoli, a nascondere le carte delle “proprietà” dell’Ente. La ricognizione dell’ipogeo del Rosario e delle tombe dei Medici.

Il pilastro su cui, a partire dalla seconda metà del sec. XVII, venne costruita la storia di Ottajano fu una classe dirigente che era molto più colta della media, e comprendeva un gran numero di uomini di toga e di penna.

Il che produsse molte cose buone, ma anche qualche guasto. Nel ‘700 e nel primo Ottocento alcuni notai ottajanesi – più della media della Campania Felice – vennero arrestati, perchè si era impadroniti dei beni di clienti che non sapevano nè leggere, nè scrivere: e alla fine di ogni eruzione i “signori”, nel rimettere a posto i “confini” delle loro proprietà, li spostavano un poco più in là, e si appropriavano di qualche moggio di demanio comunale. Non era avidità: era solo distrazione. Dopo l’eruzione del 1822 Luigi de’ Medici, che conosceva bene i suoi concittadini e certe loro abitudini, alzò la voce, “‘mo basta”, e per qualche eruzione i “signori” ottajanesi non si distrassero più, mentre rimettevano a posto i cippi di confine.

Nel 1862 Cesare De Martinis, regio Delegato straordinario del Comune di Ottajano – insomma un commissario prefettizio, il primo di un lungo elenco- comunicò al Prefetto che il più serio problema dell’ amministrazione ottajanese era lo stato dell’ Archivio Comunale, che egli aveva trovato “sconvolto e confuso”. Il compito di rimetterlo in ordine fu affidato a Michele de’ Medici, che nel 1864, in qualità di assessore delegato “per il sindaco assente”, comunicò al Consiglio Comunale di aver riorganizzato l’archivio servendosi solo degli impiegati municipali, solo di “persone nostre” – così disse il Medici -, e diede ai consiglieri la notizia che tutti i consiglieri, tutti proprietari terrieri, aspettavano: non ho trovato la “platea delle proprietà comunali”, non ho trovato nemmeno “i titoli per compilarla”.

Di “tutto il patrimonio del Municipio c’era soltanto una copia di verbale, informe e non legalizzata.”. Applausi.
Fu, la comunicazione di Michele de’ Medici, un momento fondamentale nella lunga e simpatica storia della “privatizzazione” dei beni di Ottajano: dei beni del Comune, dei beni delle Chiese, dei beni delle Congreghe. Il 29 settembre 1909 il Regio Commissario Gustavo Durelli pubblicò l’ Avviso d’asta per la vendita del legname – querce, cerri, castagni – di sei sezioni del “bosco comunale demaniale”: Piano del Fico, 28 ettari; Vallone del Piano del Fico e Piscinale, 40 ettari; Vallone della Giumenta, 39 ettari; Palliata e Finelli, 33 ettari; Cerri e Piscinale, 42 ettari; Muroli e Guastaferri, 31 ettari. Dal legname di quasi 200 ettari di bosco comunale il Regio Commissario prevedeva di ricavare poco meno di lire 50.000.

Terzigno, conquistata l’autonomia, divenne proprietaria di una parte sostanziosa di quell’ immenso ” bosco”, all’interno del quale tuttavia alcune “sezioni” restarono di proprietà del Comune di Ottajano: e non mi meraviglierei se qualche amministratore dotato di buona volontà scoprisse che nel territorio di Terzigno ci sono ancora vigne e porzioni di selva “intestate” al nostro Comune. Che fine abbia fatto la parte del “bosco” assegnata a Ottajano, non so: è probabile che il demanio comunale, trasformato in patrimonio comunale perchè su di esso potesse essere esercitato il diritto di usucapione, sia scivolato tutto in mano ai privati. Ci sono nell’archivio comunale i documenti necessari per ricostruire questa strepitosa storia? C’è nell’archivio un elenco completo e definitivo dei beni del Comune di Ottaviano?

Sono tra quelli che chiedono da tempo una ricognizione dei resti mortali dei Medici sepolti nell’ipogeo della Chiesa del Rosario. La Curia Nolana ritiene indispensabile l’autorizzazione degli eredi. Mi auguro che l’ Amministrazione Comunale avvii al più presto la procedura per ottenere il placet degli eredi napoletani, milanesi e fiorentini dei Medici. Quell’ipogeo è – dovrebbe essere – proprietà della Chiesa del Rosario, come dimostra il fatto che vi sono sepolti membri della famiglia dei Principi di Ottajano. Fin dal primo “strumento”, redatto il 17 giugno 1578 dal notaio ottajanese Lodovico Iovino, la Chiesa del Rosario è parte integrante del Convento del SS. Rosario che Giulia de’ Medici affidò ai Domenicani, con una dote di mille ducati.

Ancora nei primi anni dell’Ottocento il Convento era anche proprietario di una casa e di sette botteghe, tra l’attuale piazza Rosario e via Tre Case: la casa era stata data in affitto ad Andrea Chiarolanza; le botteghe a Francesco Alfano, “amolatore”, cioè arrotino; a Domenico De Simone, taverniere e fornaio; a Scipione di Lugo, cartolaio; a Francesco Iervolino, ” lo ricottaro”; a Michele Boccia, detto “zio Natale”, gestore della “regia imposta della beneficiata”; a Domenico Dorte, “mastro d’ ascia”, e cioè falegname; a Pasquale dell’ Annunziata, “per uso di pettinare commare”. Questa bottega era “attaccata con le case degli eredi di Carmine Menichino”, detto ” mezza lengua”. (Queste notizie sono registrate nel fondo “Monasteri soppressi” dell’ Archivio dello Stato di Napoli, nel fascio n°5212.)

Le leggi “eversive” di Murat fecero sì che nel 1809 i Domenicani andassero via da Ottajano. Nel 1837 presero il loro posto i Padri Perpetui Adoratori del Sacramento, ma il “quartiere”, che comprendeva convento, chiesa e botteghe, era in gran parte inagibile. Poichè la Chiesa cura i suoi archivi molto meglio dello Stato, non sarà difficile dimostrare che anche nei primi anni del ‘900, trasformato da tempo il convento in sede di istituti scolastici, la chiesa del SS. Rosario, “di patronato comunale”, era ancora proprietaria delle botteghe. Cosa sia successo dopo, non so: mi auguro che il Comune di Ottaviano e la Curia Nolana possano illuminarci.

Se, dopo che gli eredi hanno concesso il loro placet per la ricognizione, vien fuori che i sotterranei della chiesa del Rosario sono proprietà di privati, immagino le risate che si faranno, nell’aldilà, Giuseppe I Medici e il Cavalier Luigi de’ Medici.

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