L’isola ecologica, dunque, si farà. Il Consiglio di Stato così si è espresso e le sentenze vanno rispettate. Ma è un’ingiustizia politica.
Il Consiglio di Stato si è finalmente espresso sulla questione isola ecologica di S.Anastasia rigettando il ricorso dei cittadini che si erano opposti. Sarebbe stupido prendersela con la giustizia perché le sentenze sono un dato di fatto e, in uno stato di diritto, vanno rispettate. Sul piano politico possiamo però affermare che: ingiustizia è fatta.
In questi anni, come associazione neAnastasis, ci siamo sempre espressi in modo chiaro su questa questione rimanendo ancorati a tre punti essenziali:
1.L’ inopportunità di abbandonare il sito in via Gramsci quando tutto l’iter amministrativo era stato completato;
2.L’ inopportunità di individuare come nuovo sito un’area proprio a ridosso di una scuola e, per giunta, su un terreno che avrebbe meritato una destinazione urbanistica diversa che non fosse un impianto industriale (quale di fatto è una stazione ecologica);
3.L’affermazione che un’isola ecologica non è una discarica (se ben gestita) e, quindi, non è pericolosa per la salute dei cittadini.
Abbiamo a viva voce, anche con la pubblicazione di un dettagliato opuscoletto, sottolineato che la vicenda dell’isola ecologica non poteva essere affidata alle aule dei tribunali ma meritava una soluzione politica. Eravamo convinti che ci fossero le condizioni per trovare una soluzione “terza” condivisa che evitasse di far sentire una parte dei cittadini vittima di un’ingiustizia. Purtroppo siamo stati inascoltati. Con l’epilogo della sentenza del Consiglio di Stato occorre però ribadire dei fatti che, secondo il nostro parere, rimarranno comunque scolpiti nel granito, a partire dalla carica della polizia, una vera pagina nera per la storia democratica di S. Anastasia.
La famigerata delibera N. 178 del 5 ottobre 2010 resta una macchia indelebile in tema di legalità e trasparenza dell’attuale amministrazione Esposito per aver favorito gli interessi di pochi a svantaggio di un’intera comunità. Le motivazioni scritte in quella delibera restano inconsistenti e posizionate su una linea di confine ai margini della legalità. Se il sito in via Petrarca fosse stato individuato come prima scelta in un territorio privo di alternative nessuno poteva contestarlo. L’individuazione del nuovo sito è stato invece fatto con caparbietà nonostante l’ambiguo parere negativo dell’ASL che poneva riserve per la vicinanza con la scuola “Elsa Morante”.
Il vero problema è che, come già detto, ad arte è stato individuato un sito per favorire pochi e quasi per punire tante famiglie colpevoli solo di essere politicamente lontane dal sindaco. In tema di pericolosità dell’isola ecologica sono state dette tante inesattezze, alcune anche dai cittadini dei Romani, molte soprattutto dal Sindaco, specie quando, quasi come in un’asta al ribasso, ha fatto credere di eliminare dall’isola ecologica tante tipologie di rifiuti. Se così fosse a che servirebbe un’isola ecologica? Dove si conferirebbero i rifiuti esclusi dall’isola? Cosa si sarebbe potuto fare in alternativa? Tanto se ci fosse stata la volontà.
Noi crediamo che già la scelta iniziale del Sindaco Pone sia stata sbagliata non solo per l’individuazione del sito ma per questioni metodologiche. La scelta non scaturì da uno studio serio di impatto ambientale mettendo a confronto le diverse alternative che il paese offriva. Lo stesso errore, ma con motivazioni diverse, è stato ripetuto dal sindaco Esposito. In entrambi i casi si è aggiunta la miopia di mancanza di progettualità e di strategie per il nostro territorio. Il bando della Provincia (del 2009) offriva ai comuni la possibilità di consorziarsi per realizzare isole ecologiche in comune. Il “caso” ha voluto che il Comune di Pollena Trocchia (tra l’altro dello stesso colore politico di quello di S. Anastasia) abbia realizzato la “sua” isola ecologica a pochi metri dal confine con il comune di S. Anastasia, in un’area lontana da case e da scuole.
Non sarebbe stato meglio fare uno sforzo per realizzare un’unica isola ecologica? Non dimentichiamo che la gestione di un’isola ecologica ha dei costi, anche di personale, e che una scelta consortile avrebbe comportato un risparmio certo a vantaggio di una gestione più efficiente dell’isola stessa. In tempi in cui si parla tanto di riduzione della spesa pubblica non è cosa di poco conto. Purtroppo i nostri politici non sono avvezzi a trovare soluzioni di questo tipo perché ogni comune soffre della sindrome del campanilismo per la quale tutto deve essere fatto entro i propri confini. Con le risorse sempre più limitate sarebbe invece il caso di realizzare impianti “strategici” (come palazzetti dello sport, piscine e quant’altro) in questa nuova logica che avrebbe, tra l’altro, il vantaggio di un uso più sano e oculato del territorio.
E’ triste constatare, invece, quanta energia abbia speso il sindaco Esposito per questioni molto “campanilistiche“, come la zona rossa e i condoni edilizi, e quanto poco (nulla) abbia invece fatto su questioni più rilevanti quali, ad esempio, il piano dei rifiuti dei paesi vesuviani per il quale era stato addirittura cooptato nella cabina di regia.



