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Per non morire

La guerra feroce tra i sessi non ha ragione di esistere se non in un mondo assurdo che non deve più essere il nostro.

Nel 1905 Viviani scriveva Bammenella di cui l’interpretazione più conosciuta è quella di Angela Luce. È la storia di una ragazza perduta dei quartieri di Napoli che ama il suo uomo e si crede riamata “me vò nu bene sfrenat” anche se lui la mette sul marciapiede ogni giorno e la riempie di mazzate; lei in cambio lo cura quando sta male e lo mantiene esercitando il suo squallido mestiere.

A quel tempo la donna accettava passivamente il ruolo di “prostituta o buona madre di famiglia” che la tradizione le aveva assegnato ed era, tra l’altro, convinta che le violenze fisiche e psichiche di cui era oggetto fossero segno di amore appassionato. Per l’uomo avere una donna era sinonimo di possesso, a letto e fuori dal letto; infatti si arrogava il diritto di controllarla, comandarla, dirigerla.

Da allora sono passati più di cento anni. Le donne hanno raggiunto notevoli ed importanti traguardi legislativi, primo tra tutti il diritto di voto esercitato per la prima volta in Italia nel 1946. Seguono: nel 1950 la legge a favore delle mamme lavoratrici, nel 1956 quella sulla parità retributiva tra uomo e donna, nel 1958 l’abolizione della regolamentazione della prostituzione, nel 1963 la nullità delle clausole di nubilato nei contratti di lavoro, nel 1968 l’adulterio femminile cessa di essere reato, nel 1970 la legge che istituisce il divorzio, nel 1971 l’istituzione della scuola materna e degli asili nido comunali, nel 1975 il diritto di famiglia stabilisce la parità tra i coniugi, nel 1978 la legge sull’aborto, nel 1981 viene eliminato il delitto d’onore, nel 1996 la violenza sessuale diventa reato contro la persona e non contro la moralità pubblica, nel 2009 viene istituito il reato di stalking, nel 2013 viene introdotta la legge sul femminicidio .

Benché ci sia carenza nell’applicazione di alcune delle suddette leggi, l’emancipazione della donna è in atto. Con ciò un prezioso contributo arriva alla società; un esercito di donne non più ignoranti, schiave della casa, depresse e deprimenti, ma istruite, capaci, operative, energiche con una naturale propensione alla solidarietà, all’impegno altruistico, alla condivisione.

Il dato sconcertante è che, nonostante tutto, la violenza contro le donne è addirittura aumentata. Ha raggiunto proporzioni spaventose. La guerra tra sessi è diventata feroce. La donna rivendica ancora la sua dignità che la legge ha sancito. L’uomo, defraudato del suo potere di dominio durato troppo tempo, si consegna all’istinto di sopraffazione e ammazza senza sentir ragioni. Ormai viviamo un’assurda successione di eventi attraverso la quale si percepisce un mondo impoverito nella morale e destinato all’antiumanità. Sembra di vivere una famosa commedia del teatro dell’assurdo: “Il rinoceronte di Ionesco”. Ecco in breve la trama: in una domenica mattina, nella piazza di un paese della Francia compare correndo un rinoceronte che travolge e distrugge tutto ciò che gli viene a tiro. In poco tempo i rinoceronti si moltiplicano e si scopre che sono gli esseri umani che si stanno trasformando inconsapevolmente in esseri brutali e violenti. Nessuna persona si salva tranne il personaggio principale Berenger che assiste alla trasformazione di colleghi ed amici e, benché fortemente tentato a lasciarsi andare al destino comune, resiste eroicamente perché vuole assolutamente rimanere uomo.

La nostra società ha dato una svolta consistente alla questione femminile, ma ci sono uomini che reagiscono scatenando una furia omicida che equivale a dire: “sono ancora io con la mia forza fisica che dispongo come meglio mi pare dell’essere che per avventura mi sta vicino, tant’è vero che lo distruggo”. Nella maggior parte dei casi sono i mariti, i compagni, i fidanzati, gli ex che ammazzano le donne che prima avevano dichiarato di amare, perché la partner viene considerata colpevole di aver trasgredito ad un ruolo sociale docile e remissivo che permetteva all’uomo di decidere per entrambi.

Questo raccapricciante fenomeno esige uno sforzo comune al rispetto delle leggi della cultura. La nostra costituzione, le leggi che ne conseguono, non devono ridursi a mere affermazioni di principio ma, specie in democrazia, devono essere sentite come sottoscritte da ognuno di noi e soprattutto vissute giorno per giorno. È necessario promuovere cambiamenti nelle convinzioni dei tanti che solo a parole approvano l’uguaglianza mentre nella vita pratica continuano a discriminare le donne perpetrando nei loro confronti continue violenze che sono diventate cose normali alle quali non si fa più caso, cose di poco conto, molte delle quali rimangono sottotraccia nel chiuso dell’ambito domestico. In questa maniera il male dilaga lentamente ma inesorabilmente e si arriva ai fatti di sangue. Non è affatto vero che come spesso si dice “non ci possiamo fare niente”. In ogni famiglia, in ogni comunità, si può testimoniare giorno per giorno la cultura dell’uguaglianza e della non violenza anche con comportamenti eclatanti che possano essere di esempio per le nuove generazioni. Cominciamo da subito perché è già tardi!

Non è certo adeguata al nostro livello di civiltà l’immagine presentata dai media e dalla pubblicità di donne nude a tutto spiano che servono a far vendere un prodotto scadente, a riempire le sale cinematografiche dove il cinema, che è un’arte, si trasforma in spettacolo porno. Tutto questo, oltre che chiaramente immorale, mostra le donne abbrutite dal burka della nudità e annientate come persone. Il corpo della donna è innegabilmente bello da vedere ma senza mercificazioni nè volgarità; la sua ragion d’essere non è altra che quella di contribuire alla gioia di vivere, al “bello che salverà il mondo”.

La violenza contro le donne ha radici profonde anche in luoghi del mondo che fino a qualche tempo fa ci apparivano lontani e sconosciuti dove le donne vengono sistematicamente private dei diritti umani. Benchè esista una dichiarazione universale dei diritti dell’uomo senza distinzione alcuna, deliberata nel 1948 dai rappresentanti di 58 stati aderenti, in Iran si pratica la lapidazione per adulterio, in Niger si costringono le bambine a sposarsi con adulti, in Afganistan si impone il burka. Queste notizie raccapriccianti ci vengono comunicate in tempo reale, poiché la globalizzazione non riguarda solo il sistema economico ma anche l’informazione e le telecomunicazioni, ed hanno l’effetto di cassa di risonanza sulla vita di ogni Stato e di ogni cosmopolita. Si innesca quindi una spirale di violenza, peraltro mai sopita, con gli effetti che purtroppo conosciamo, nel sedicente mondo civilizzato.

Ma c’è dell’altro! Nel mondo moderno, tra le varie strutture portanti dell’organizzazione del potere, esiste un rilevante controllo della sessualità nato da una situazione allarmante. Infatti, le risorse da cui dipenderà la sopravvivenza delle future generazioni si vanno esaurendo; contemporaneamente si è verificata un’esplosione demografica senza precedenti che alimenta una povertà duratura e diffusa. Si cerca perciò di contenere le nascite a livello mondiale con il controllo sociale della sessualità attraverso le religioni i precetti filosofici e le prescrizioni medico-sanitarie. Ma gli aspetti più drammatici del controllo sociale della sessualità sono che tutt’oggi migliaia di donne vengono torturate, mutilate, seriamente defraudate della loro integrità psico-fisica con l’infibulazione. Nella penisola araba nel sud-est asiatico ed in molte società dell’Africa alle bambine viene tolta ogni sensibilità sessuale in quanto la donna è ritenuta un essere inferiore con una sessualità impura e per questo motivo da reprimere. In Somalia tale pratica è approvata e legittimata al punto che una donna che abbia una sana sessualità non troverebbe mai marito; per cui sono le stesse mamme che conducono le bambine al macello. Molte muoiono per infezione dopo l’intervento, tutte avranno complicazioni al momento del parto. I flussi migratori hanno transnazionalizzato il fenomeno portandolo in Europa e nel Nord America per cui, attualmente, in Europa vivono 500.000 donne che hanno subito mutilazioni. In Italia tale pratica è reato (legge 9 gennaio 2006) ma viene praticata su molte bambine immigrate spesso trascurando le più comuni norme igieniche.

Alla luce di questi fatti non possiamo scrollare le spalle e dire che questo modo di trattare il corpo femminile non ci riguarda in quanto fa parte della cultura di altri Paesi. Una società multietnica come la nostra comporta automaticamente l’integrazione delle culture; è perciò giusto nutrire forti preoccupazioni per le nostre generazioni future e combattere le atrocità di cui si è detto che sono una desolante mira a risolvere un grave problema esistenziale con la distruzione della parte femminile dell’umanità.

Per tutti i componenti la società quindi la parola d’ordine è dare un contributo, grande o piccolo che sia, per fronteggiare queste, ormai più che evidenti, manifestazioni del male ed indirizzare la storia verso il bene dell’umanità.

Tornando alla metafora della vita di Ionesco, nella speranza che la trasformazione in rinoceronti non sia irreversibile, è d’uopo augurare lunga vita ai Berenger .

(Fonte foto: Rete internet)

 

Luciana Carbone

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