Le lettere della Soprintendenza e dell’ Ufficio Tecnico. Chi ha chiesto una licenza e non l’ha avuta e i proprietari di immobili da abbattere hanno il diritto di sapere se il Comune è un arbitro vigile e imparziale:.
Con una lettera dell’ 8 febbraio 2012 (n.prot. 3575) la Soprintendenza per i Beni Architettonici comunicò alla Procura della Repubblica di Nola, primo destinatario, alla Prefettura, alla Regione Campania, alla Provincia di Napoli, e, per conoscenza, al Comune di Ottaviano che “dal dicembre 2008 ad oggi sono state trasmesse dal Comune di Ottaviano circa 80 richieste relative alla realizzazione di fabbricati ad uso produttivo commerciale in zone prive di strumentazione urbanistica (zone bianche), il cui dimensionamento fa riferimento all’indice 1/20 della superficie complessiva del lotto. Alla luce delle sentenze, ecc.ecc. risulta che l’unico parametro urbanistico da utilizzare per le nuove costruzioni in zone bianche deve essere lo 0, 03 mc/mq, e non il 1/20 della superficie del lotto. Pertanto tutte le autorizzazioni rilasciate dal Comune di Ottaviano sembrerebbero illegittime. Inoltre, si segnala che a tutt’oggi il Comune risulta sprovvisto di P.R.G.”.
Il 7 marzo 2012, in una lettera (n. prot. 3867) inviata alla Procura, agli altri Enti e, per conoscenza, alla Soprintendenza, l’allora responsabile del V settore (urbanistica e edilizia privata) del Comune ricordò che le norme sulla materia specifica sono numerose e contraddittorie, dichiarò di averle sempre interpretate “ in assoluta buona fede “ e con correttezza, e infine, “stante la contrastante valutazione giurisprudenziale, e in considerazione del fatto che il nuovo P.U.C. risulta in fase di imminente adozione (manca soltanto il parere favorevole dell’ Autorità di bacino Nord occidentale per l’adozione in Consiglio Comunale) assicura e ribadisce che dalla data di ricezione della nota in oggetto indicata non si procederà più all’istruzione delle istanze per la realizzazione di edifici ad uso produttivo ancora giacenti presso l’ufficio tecnico, né all’eventuale rilascio di provvedimenti abilitativi nel caso di pratiche che avessero già esaurito tutto l’iter procedurale di legge.”.
Il testo delle due lettere mi è stato trasmesso (prot. n. 257 dell’11 /04/13), su mia richiesta, dall’attuale responsabile del V settore. Dico, in premessa, che il fastidio forte che provo per tutti i moralismi, diventa fortissimo per certo moralismo ambientalista, a cui sfugge.- così pare- che il Somma-Vesuvio viene deturpato e sfigurato prima di tutto dalle istituzioni. Inoltre, chiunque conosca, anche superficialmente, la storia del Vesuvio, sa che quando il vulcano si incazza, non rispetta né confini, né zone rosse. Spesso i moralismi sono strabici: vedono le pagliuzze e non le travi, notano una capanna, e non inquadrano un grattacielo. Insomma, non faccio prediche contro le licenze edilizie.
Anche perché aspetto la licenza per l’albergo a quattro piani – ma mi accontento anche di tre – a via Bosco Gaudo: la quale via si lamenta, più di via C.O.Augusto, e a voce più alta, e direi, più minacciosa, perché vuole sapere quale sarà il suo destino. Esprimo solo la speranza che la licenza concessa a Caio faccia legge, e cioè che analoga licenza sia stata concessa a tutti i Tizi che si trovano nelle stesse condizioni di Caio. “Chi tene polvere, spara“, si dice a Napoli: ma a Ottaviano, che è città di pace, mi auguro che gli sparatori non godano di privilegi. Alcuni cittadini ottajanesi hanno chiesto il condono, da molti anni oramai, e da molti anni hanno pagato gli oneri, che il Comune ha incassato: da allora, da quando ha incassato, il Comune tace, e non acconsente.
Questi cittadini e quelli che sono proprietari di immobili su cui incombe l’ordine di abbattimento hanno il diritto di essere certi che nel combattere l’abusivismo e nel concedere le licenze il Comune e gli altri Enti sono stati arbitri imparziali e hanno visto tutto ciò che doveva essere visto, in ogni angolo del territorio, dietro ogni siepe, sempre vigili, e non chiudendo qua un occhio, e là tutti e due, nemmeno per scansare i moscerini. Se a me non viene concessa la licenza, mentre accanto e di fronte al mio pezzo di terra si costruiscono palazzi e ville, il Comune ha il dovere di darmi una spiegazione nitida e precisa. La democrazia e la legalità non possono fare a meno di regole certe, e le regole non sono certe, se non sono chiare e semplici. Se le regole fossero chiare e semplici, la Soprintendenza e l’Ufficio Tecnico avrebbero risparmiato tempo, carta e danaro.
Quasi 80 licenze richieste negli ultimi tre anni per “immobili ad uso produttivo-commerciale“ sono 80 solenni cazziate alla cecità di tutti noi che negli ultimi anni non abbiamo fatto altro che lamentarci della morte di Ottaviano, della povertà di Ottaviano, dei negozi chiusi, del vuoto e del buio. Tutti si lagnavano e nessuno vedeva lo spumeggiare degli investimenti, la vitalità dell’economia, uno sviluppo così vertiginoso da suscitare l’invidia di Manchester e di Lipsia. E dove si trovano questi opifici? Funzionano già? Non funzionano più? Si sono già convertiti? In appartamenti? E i balconi? Erano già previsti nella licenza? Posso chiedere la lista degli Studi professionali che hanno curato le pratiche dei fabbricati per cui è stata rilasciata licenza? Mi auguro che nessuna azienda ottavianese sia stata costretta a trasferire altrove l’ attività perché non era stata autorizzata ad ampliare lo stabilimento.
Il responsabile del V settore del Comune citò nella sua lettera 2 sentenze del Consiglio di Stato, 4 sentenze del TAR Napoli, il DPR 380/01 e 3 leggi regionali per dimostrare che le “ autorizzazioni rilasciate dal Comune di Ottaviano“ erano legittime: del resto, la Soprintendenza stessa colorava di dubbio il suo giudizio: “… sembrerebbero illegittime”. Ora, se il responsabile del V settore era così sicuro della legittimità delle licenze, perché “assicura e ribadisce“ che dalla “data di ricezione” della nota della Soprintendenza è stata bloccata immediatamente non solo “l’istruzione delle istanze giacenti presso l’ufficio tecnico“, ma anche “l’eventuale rilascio di provvedimenti abilitativi nel caso di pratiche che avessero già esaurito tutto l’iter procedurale di legge“?
Se invece il responsabile del V settore non era tanto sicuro di quella legittimità, che fine hanno fatto i “provvedimenti abilitativi“ già rilasciati, insomma le licenze già concesse? In che ordine la Commissione Edilizia Integrata esaminò le “istanze“? Credo che questo sia il nodo dell’intera questione: perché ci troviamo davanti a una situazione in cui non un criterio oggettivo e di merito, ma la data di una lettera – e cioè il caso – fa da spartiacque tra un prima, in cui le licenze vengono concesse, e un dopo, in cui le licenze non vengono più concesse, nemmeno per quelle pratiche che hanno “esaurito tutto l’iter procedurale della legge“. Il Consiglio Comunale affrontò una questione così seria? Che fece la maggioranza? Che fece l’opposizione?
Mentre chiudo l’articolo, un ragazzo, che fa volantinaggio, mi invita a leggere la fotocopia della lettera con cui l’avv. Capasso, candidato alla carica di Sindaco, chiede al Sig. Commissario Prefettizio un incontro collegiale sulla “problematica di via C.O. Augusto”. Leggo e mi viene l’idea di un paio di articoli: su come ciascuno dei quattro candidati sindaco (concedetemi il nesso abbreviato) parla di sé e degli antagonisti, insomma come fa il suo gioco, come si difende e come attacca.

