Si contrappongono sul web le piazze virtuali degli ammiratori e degli avversari dei sindaci. Ma a decidere è la piazza “reale” che alla fine misura l’azione del primo cittadino in base ai dati concreti: lo stato delle strade, i meccanismi degli interventi, il “respiro” del programma, il peso e l’ “equità” della cartella dei tributi.
…‘e chiacchiere nun appicciano ‘o ffuoco sott’ ‘a caccavella.
La dissoluzione dei partiti storici, sostituiti da comitati e congreghe fedeli soltanto ai priori, il “web” e la nuova epopea degli “uomini soli al comando” consentono alle piazze virtuali dei “social” di costruire nuove figure della politica locale: il supersindaco “risolutore” e “collezionista di primati”; gli ammiratori “appojalibbarda”; i sostenitori e gli oppositori “coperti” dal nome falso; gli avversari a prescindere. Da tre anni ormai “giro” per i giornali online del Casertano e del Napoletano alla caccia di articoli di cronaca locale e di battute e commenti utili a chi voglia capire come la stagione dei partiti dei sindaci, la crisi sociale e i nuovi modi della comunicazione stiano modificando, e alterando, il linguaggio e la logica della politica e dei politici territoriali.
Fino ad oggi ho messo insieme una cospicua antologia, ma la perla rimane una “battuta” di tre anni fa. Il giornale è “Paesenews- Magazine di Terra di lavoro”. Il 25 ottobre 2013 un breve comunicato di redazione parla dei roghi tossici che inquinano l’aria di Vairano Patenora: “è allarme in paese; non vogliamo essere la nuova Terra dei Fuochi”. I primi due commenti non sono benevoli con il sindaco di Vairano. L’autore del primo commento invita, ironicamente, alla calma: “…ci penserà il supersindaco che quanto meno dichiarerà che i residui di tali fuochi fanno bene all’agricoltura.” Il secondo commentatore, che si firma “il grillo sparlante”, trova l’immagine che inchioda: “Adesso arriva Don Matteo in bicicletta, e ‘ntaccando nu poco, cercherà di farci capire- ma sarà difficile – che tutto è a posto, tutto è in ordine.”. Non entro, ovviamente, nel merito: non conosco né le persone, né il luogo, né le vicende. Ma il travaso di sensi dalla realtà “appestata” allo sceneggiato in cui il prete alla fine della puntata può dire, come il personaggio di “Made in Sud”, “tutto a posto”, dà l’idea esatta di quello che accade quando un politico locale fa il demagogo in chiave “virtuale”.
I sindaci con l’impulso alla demagogia consentono ai loro seguaci – ma talvolta sbagliano in prima persona – di compiere un errore di prospettiva che è sempre più diffuso e che è stato studiato da Giovanna Cosenza: inondare i “social network” di fotografie e di comunicati il cui compito dovrebbe essere quello di diffondere l’idea che il primo cittadino “è uno di noi”, “fa parte della famiglia” ed è sempre vigile e presente: nulla gli sfugge, il sindaco sta sempre sul problema, partecipa ai battesimi, alle prime comunioni e alle cresime, e porta le condoglianze ai funerali: soprattutto, si fa dare del tu, si fa chiamare col diminutivo vezzeggiativo, Francischiello, Giovannuzzo, Pippetto… Capita che, entusiasmato dalla pioggia dei “mi piace” e dei commenti in lode e in gloria, qualche sindaco con la febbre della demagogia diventi Narciso e incominci a sentirsi il padrone della città, a vedere nei cittadini solo gli elettori, a dividerli in due categorie: chi è con me e chi è contro di me, a costruire di sé un’immagine “gonfia”, non protetta da una utile dose di autoironia.
Il sindaco Narciso, a un certo punto, dimostra e dichiara di nutrire rispetto solo per “i suoi”. Quando questo accade, egli è già pronto a commettere l’errore successivo, il più grave: dimentica che il giudizio vero su un sindaco, sugli assessori, sui consiglieri comunali lo costruisce la piazza “reale”, e non la piazza “virtuale”. I cittadini tutti, e quindi anche gli “amici” del “mi piace”, pagano le tasse e i tributi comunali, camminano per le strade della città, ascoltano, vedono, osservano: e le immagini della percezione diretta che essi hanno del lavoro di chi amministra sono di gran lunga più persuasive del “teatro” che si recita sulla rete sociale. Inoltre, la piazza “reale” sa anche ciò che avviene nel retrobottega, dietro le quinte ,negli scantinati, nei giardini della politica locale: sa – ma i miei sono solo esempi – di chi è la ditta che aggiusta le strade, e quanti posti di lavoro il sindaco ha dato, e a chi li ha dati, anche nei paesi vicini, attraverso le società di servizio. Nulla sfugge alla piazza “reale”: essa è capace di imbastire un processo “dietrologico” anche sulle misure, sui colori e sui testi dei manifesti pubblicati dall’ Amministrazione. E se capita che un solo aspetto del “personaggio” costruito sui social network venga smentito dalla realtà dei fatti, – bastano una delibera equivoca, qualche fotografia sbagliata, qualche commento stonato, una promessa non mantenuta, una cartella dei tributi troppo pesante -, si innesca un fenomeno che va sotto il nome di “onda contraria”: il “ personaggio” del sindaco Narciso incomincia a sgretolarsi, commenti, messaggi e fotografie gli si rivoltano contro, e lui fa la fine del cacciatore Atteone, che, per volontà di un dio feroce, venne trasformato in cervo, e fu divorato dai suoi stessi cani.
Sul web non servono né prodigi, né cani: basta uno spillo manovrato da qualcuno che conosca l’arte “militare” della polemica, e costringa la “piazza” a ricordare. Le piazze “virtuali”, in cui scorre l’inarrestabile flusso dei momenti che mentre cancellano i momenti di prima già sono cancellati dai momenti di dopo, hanno nella verità della storia quotidiana un prezioso contravveleno. La politica locale, per fortuna, è ancorata al peso concreto dei fatti, che talvolta sono macigni: ‘e chiacchiere nun appicciano ‘o ffuoco sott’’a caccavella.



