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Tra Pomigliano e Scisciano: sale slot abusive e col trucco. I carabinieri le chiudono

13 denunce e 355mila euro di multe.

 

Controlli  tappeto per la prevenzione della criminalità. I carabinieri l’altro giorno hanno scoperto che un gruppo di titolari di altrettante sale slot esercitavano i loro affari in modo del tutto abusivo ed eludevano il controllo dei Monopoli di Stato intascando interamente i soldi delle giocate, che non passavano per il fisco. Risultato: sette centri scommesse ubicati soprattutto lungo il tracciato di via Nazionale delle Puglie, tra Pomigliano e Scisciano, anche ad Acerra, sono stati chiusi, l’altro ieri. Denunciati a piede libero tredici tra gestori e collaboratori degli esercizi commerciali. Ai titolari dei centri fatti chiudere sono state consegnate sanzioni per un totale di 355mila euro. L’indagine dei militari della compagnia di Castello di Cisterna, diretti dal capitano Tommaso Angelone, punta da tempo su un “trucco” consolidato in questo delicato settore. In base alle accuse i responsabili dei centri scommesse finiti nella rete gestivano infatti le “giocate a distanza”, quelle che passano attraverso il web, senza farle passare per il filtro delle agenzie autorizzate dei Monopoli. Le giocate passavano invece attraverso siti “pirata” ubicati all’estero. Questo avrebbe consentito ai titolari di intascare interamente i proventi delle attività, che sono risultate sistematicamente sconosciute al fisco. Meccanismo simile anche per le slot machine installate nei locali fatti chiudere: le schede elettroniche che collegano questi strumenti di gioco ai Monopoli sono state scollegate. Anche in questo caso, dunque, tutto danaro esentasse per i gestori. Altre operazioni simili sono state messe a segno dalla compagnia di Castello di Cisterna anche ad agosto. In questo caso tra i 6 gestori di altrettanti centri scommesse individuati e denunciati c’erano personaggi ritenuti legati alla criminalità organizzata di Acerra. Qui i centri sequestrati non esibivano sulle loro insegne i noti marchi delle scommesse sportive. Sui tabelloni erano scritti marchi simili, ma non uguali, a quelli delle grandi aziende nazionali e internazionali. Non è finita. L’11 gennaio scorso i carabinieri hanno chiuso un centro scommesse ubicato nel rione della ricostruzione di Casalnuovo: era gestito da un pregiudicato del clan Gallucci. Terribile poi quello che è accaduto a Somma Vesuviana. Qui l’Intralot di via San Sossio è chiuso dall’11 febbraio, da quando i suoi giovani gestori, Francesco Tafuro e Domenico Liguori, furono trovati uccisi a colpi di pistola in una campagna della vicina Saviano. I presunti autori del duplice omicidio sono stati nel frattempo arrestati dai carabinieri. Sono ritenuti vicini a temibili clan della camorra. In base all’accusa uccisero per una diatriba sulla restituzione dei soldi di un debito di gioco contratto con le due vittime. Un debito derivante da “puntate allo scoperto”. Non è finita. Sempre a Somma Vesuviana, il 10 giugno, sono stati sparati in aria, dall’interno di un’auto, oltre dieci colpi di pistola calibro 40, davanti al centro scommesse Sisal Match Pont di via Fosso dei Leoni, nel pieno centro della cittadina. Il titolare non ha sporto denuncia e i carabinieri hanno escluso la pista della bravata o del tentativo di rapina. Infine, tornando ad Acerra, i militari il 22 giugno scorso hanno chiuso il centro scommesse Intralot di via Volturno. Motivo della chiusura: la struttura era abusiva e l’attività non aveva la certificazione antimafia.

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