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Torre del Greco. ALT!: quando il fumetto è di casa

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Uno zoom sul fumetto e non solo, dal punto di vista dell’Associazione Lettori Torresi che da tre anni cerca di divulgare la nona Arte in tutte le sue forme all’ombra del Grande Cono.

Faccia a faccia con il presidente di ALT!–Associazione Lettori Torresi, Salvatore Cervasio, a capo di un gruppo di giovanissimi che si impegna a promuovere la cultura del fumetto e della letteratura. Una scommessa tutta da giocare dal momento che in questo preciso momento storico il sapere in Italia non vive di grande considerazione, malgrado la nostra Nazione abbia prodotto i più grandi intellettuali ed artisti.

17/01/2013-17/01/2016: quali sono stati gli obiettivi raggiunti e quelli eventualmente mancati da ALT!?
«Quando ALT! è nata, il nostro obiettivo era divulgare la letteratura e il fumetto nelle nostre zone, non sempre attente alla cultura letteraria, nonostante la presenza in Campania di tantissimi scrittori e fumettisti. Possiamo dire che il nostro obiettivo è centrato a metà: dal canto nostro, abbiamo visto crescere, nelle persone che han deciso di seguirci in questa avventura, l’attenzione e la passione verso queste arti. Ma a livello macroscopico, non ho visto cambiamenti “istituzionali” in questi anni. Per ALT! sono stati comunque tre anni di crescita, come testimonia la nascita di un comparto editoriale attento anche alla produzione, oltre che alla divulgazione».

Nel corso dell’anno appena passato avete fatto conoscere al pubblico tre fumetti autoprodotti da ALT! nel classico formato cartaceo che, ricordiamo, sono «Derrière Le Rideau», «Quasi Blu» e «L’ultima chiamata». Avete mai accarezzato l’idea di produrre in futuro opere in formato eBook?
«No, non ci attira l’idea del solo formato digitale. Per noi la carta è ancora indispensabile. In più, il formato digitale è qualcosa che viene prima di quello cartaceo, proprio per logica produttiva. Quindi, è la carta ad essere un qualcosa in più rispetto al digitale».

Attraverso le arti figurative, e i fumetti rientrano sicuramente in queste, si possono ottenere, su chi vi accede, effetti dirompenti. È possibile, infatti, crescere generazioni, tenerle incollate ai rocamboleschi destini dei propri personaggi, vedi «Topolino», o peggio impressionarle, nel caso di «Dylan Dog». Insomma, il fumetto ha anticipato quella serialità che oggi ha tanto successo nella tv a pagamento. Voi di ALT!, come interpretate questo fenomeno che avanza a grande velocità?
«Beh, hai detto tutto tu. La serialità, con le sue logiche anche di ripetitività (e basta vedere le innumerevoli morti/resurrezioni dei supereroi americani) ha ormai contagiato anche il palinsesto televisivo, educando una nuova generazione di fruitori anche all’attaccamento a storie e personaggi, cosa che magari in altri mezzi di comunicazione/narrazione (tipo il cinema), prima mancava».

La Marvel, Dc Comics, lo stesso Walking Dead, hanno invaso le case di tutti noi attraverso trasposizioni dei loro eroi dal fumetto al grande schermo. Questa tendenza, secondo voi, cosa ci fa capire? Sono forse le strip ad essere una enorme risorsa di storie, di personaggi e di provocazioni, o ci troviamo soltanto di fronte ad una profonda crisi di scrittura del cinema nord americano?
«Non lo so, credo che la risposta sia nel mezzo. Sicuramente l’iconicità delle storie e dei personaggi delle case editrici da te nominate sono un bagaglio culturale di tutta l’umanità a cui è difficile sfuggire, per i produttori hollywoodiani. Ma certamente non è da sottovalutare un problema di scrittura e di originalità, negli ultimi decenni».

Qual è la vostra visione sociale, semmai ci fosse, sull’uso dei fumetti? Preferite raccontare solo episodi, storie, dove sarà poi il lettore ad imboccare un proprio percorso o vi è l’intenzione di offrire un piccolo messaggio? Del resto, «Captain America», nacque per indottrinare gli americani al patriottismo.
«Beh, i fumetti per loro stessa nascita e creazione, sono sempre serviti anche per il sociale (basti pensare proprio all’importanza che hanno avuto negli anni delle grandi emigrazione verso l’America per gli immigrati, soprattutto come strumento per imparare la lingua). Certamente ci può essere sempre un messaggio alla base, ma non bisogna mai dimenticare anche il solo carattere ricreativo o narratorio del fumetto».

Prossimi appuntamenti in cantiere e progetti futuri: cosa proporrete per il 2016 ai soci e simpatizzanti di ALT!?
«Il 20 Febbraio ci sarà la serata conclusiva di un concorso letterario a cui abbiamo collaborato come giuria. Per il resto, soprattutto aprile sarà un mese caldissimo per ALT! Seguite la nostra pagina Facebook ALT – Associazione Lettori Torresi per tutte le novità!».

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