IL CENTRO-SINISTRA SPERA NEL “MODELLO SALERNO”

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Per le regionali, agli insuccessi del centro-sinistra rappresentati da Bassolino e Iervolino, si punta a contrapporre il “modello Salerno “, incarnato da De Luca.
Di Amato Lamberti

L”applauso con il quale l”Assemblea nazionale di Italia dei Lavori ha accolto l”intervento di Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, e candidato Presidente della Regione Campania, per uno schieramento che, oggi, al Partito Democratico, ai Verdi, ad Alleanza per l”Italia di Rutelli, aggiunge anche Italia dei Valori di Di Pietro, dimostra che le attese attorno al suo nome, come leader di una coalizione con speranze di vittoria, erano molto forti.

La prima conseguenza è che nell”intero centro sinistra comincia a montare una speranza di vittoria che fino a pochi giorni fa veniva esclusa da tutti gli analisti ma anche dai militanti di base accasciati dagli errori commessi a tutti i livelli, di cui l”emblema, o, se volete, la bandiera, è stata l”emergenza rifiuti. Errori addebitati, pur avendo anche altri padri, e non solo a livello regionale, secondo il gioco mediatico della personalizzazione, al Presidente Bassolino, come anche al Sindaco di Napoli, Iervolino, le due figure che, per il gioco mediatico della focalizzazione dell”attenzione sui punti ritenuti di maggiore notiziabilità, e, quindi, di maggior interesse per il pubblico dei lettori, sono sempre al centro dell”attenzione, in particolare quando non riescono a dare soluzione ai problemi della collettività.

Forse, proprio per questa ragione, alle due figure che testimoniano in modo emblematico, al di là delle loro effettive responsabilità, gli insuccessi del centro sinistra, non si poteva far altro che contrapporre un modello riuscito, di successo, di amministrazione comunale che, nello stesso periodo, dal 1993 ad oggi, aveva preso in mano l”amministrazione di una città, la seconda della Campania, e l”aveva trasformata in un modello di riassetto urbanistico, di vivibilità, ma anche di aggregazione giovanile che fa circolare denaro, promuove imprese, soprattutto giovanili, produce nuovi saperi, proposte spettacolari innovative e provocazioni culturali riprese a livello nazionale e internazionale.

Caldoro vorrebbe retrodatare la rinascita di Salerno al sindaco socialista Giordano, ma evita il riferimento al promotore dell”avanzata enorme e inattesa del partito socialista nel salernitano, vale a dire Carmelo Conte, allora ministro per il Mezzogiorno. Comunque, in tempi più recenti, anche sul terreno scivoloso dei rifiuti il sindaco De Luca ha saputo dare prova di organizzazione e di rendimento, portando la quota di raccolta differenziata a superare, in pochi mesi, il 70%.

La forza di De Luca, che ha avuto il merito di cogliere al volo l”occasione comprendendone appieno la portata, è il “modello Salerno”, nel quale la sua figura ha finito legittimamente con l”identificarsi , e che oggi deve dimostrare di potersi allargare all”intero contesto regionale. In una regione massacrata dall”abusivismo edilizio, dal consumo scriteriato del territorio, l”idea di una direzione regionale appositamente dedicata al riordino e alla valorizzazione dei centri storici, a cominciare da quelli della linea di costa, può diventare l”asse portante di una linea progettuale di sviluppo turistico, finora solo declamata, ma mai concretamente praticata.

Il politico che aspira a porsi come leader deve, innanzitutto, fare sognare, ma riesce a farlo tanto meglio quando può esibire progetti riusciti di sogni realizzati, come è il caso di De Luca. Cosa che non può fare certo la Carfagna che con i problemi del territorio non ha avuto nemmeno l”occasione di cimentarsi e che, quando pensa ai casalesi, pensa ai delinquenti pluriomicidi che riempiono le cronache, senza neppure rendersi conto che i casalesi che contano sono la borghesia politico- criminale, a cui appartengono tanti suoi colleghi di partito, e che ha preso il controllo delle amministrazioni locali e degli enti pubblici a Caserta, come in altre province della Campania.

Certo la scala su cui dovrà lavorare De Luca è diversa, da quella cittadina dovrà passare a quella regionale, ma la Campania è fatta da centinaia di città di medie dimensioni, con centri storici spesso di grande valore, senza servizi adeguati alla dimensione di città che pretendono. Già sostenere gli interventi per la riqualificazione di questi centri e il raccordo tra di loro, non solo urbanistico, ma sociale e culturale, attiverebbe lavoro, cantieri, imprese, giovani, idee, creatività, innovazione.

Coniugate tutte queste iniziative con lo sviluppo di energie alternative e con una radicale bonifica del territorio significherebbe veramente aprire alla Campania speranze concrete di sviluppo e di innovazione.
(Fonte foto: Rete Internet)

CITTÁ AL SETACCIO

IN QUESTA CAMPAGNA ELETTORALE SI PENSI ANCHE AI MALATI

La civiltà di una società si riconosce da come ha cura dei suoi membri più deboli. Stiamo in campagna elettorale. Oltre alla questione lavoro, si pensi anche a migliorare il servizio ospedaliero.
Di Don Aniello Tortora

È stato bello Domenica, 7 febbraio, partecipare insieme ai bambini e ai loro genitori alla Marcia per la Pace organizzata dall”Azione Cattolica dei Ragazzi i quali hanno coinvolto i bambini del catechismo e tutta la comunità della Parrocchia Maria SS del Rosario di Pomigliano d”Arco. Con striscioni, palloncini, canti, balli e tanta gioia abbiamo percorso le strade della nostra città con l”unico desiderio: Annunciare la Pace e la Speranza da vivere con tutti i nostri concittadini.

Lo slogan dell’iniziativa di pace 2010 è stato “L”ACR CARICA LA PACE”. I ragazzi, in effetti, hanno messo in evidenza come la pace deve sempre essere un’azione che aggiunge energia positiva alle relazioni e al mondo che ci circonda.
Allo stesso tempo però, giocando sul doppio significato del verbo caricare, lo slogan ha richiamato il gadget del Mese della Pace che è un braccialetto con la chiavetta usb incorporata su cui i ragazzi potranno “caricare” (verbo mutuato dall’inglese upload) file di pace e scambiarseli in maniera veloce e semplice.

Attraverso l”acquisto dei braccialetti i ragazzi hanno sostenuto il progetto di ristrutturazione dell”auditorium dell”Azione Cattolica di Betlemme, in modo dunque da poter migliore l”incidenza del CAB a livello sociale e culturale nei ragazzi e nelle famiglie che frequentano la comunità di Betlemme.

La Marcia della Pace è stata organizzata nella celebrazione della 32a Giornata Nazionale per la vita. Nel messaggio del Consiglio Episcopale Permanente “La forza della vita una sfida nella povertà” i vescovi italiani dicono di avvertire “tutta la drammaticità della crisi finanziaria che ha investito molte aree del pianeta: la povertà e la mancanza del lavoro che ne derivano possono avere effetti disumanizzanti. La povertà, infatti, può abbrutire e l”assenza di un lavoro sicuro può far perdere fiducia in se stessi e nella propria dignità. Si tratta, in ogni caso, di motivi di inquietudine per tante famiglie. Molti genitori sono umiliati dall”impossibilità di provvedere, con il proprio lavoro, al benessere dei loro figli e molti giovani sono tentati di guardare al futuro con crescente rassegnazione e sfiducia”.

“Proprio perchè conosciamo Cristo, la Vita vera, – continuano i vescovi – sappiamo riconoscere il valore della vita umana e quale minaccia sia insita in una crescente povertà di mezzi e risorse. Proprio perchè ci sentiamo a servizio della vita donata da Cristo, abbiamo il dovere di denunciare quei meccanismi economici che, producendo povertà e creando forti disuguaglianze sociali, feriscono e offendono la vita, colpendo soprattutto i più deboli e indifesi”.

“Anche la crisi economica che stiamo attraversando può costituire un”occasione di crescita. Essa, infatti, ci spinge a riscoprire la bellezza della condivisione e della capacità di prenderci cura gli uni degli altri. Ci fa capire che non è la ricchezza economica a costituire la dignità della vita, perchè la vita stessa è la prima radicale ricchezza”.

Il prossimo 11 febbraio, si celebrerà l”annuale Giornata Mondiale del Malato. Anche qui la Chiesa intende, in effetti, sensibilizzare capillarmente la comunità ecclesiale circa l”importanza del servizio pastorale nel vasto mondo della salute.
Il Papa nel messaggio rivolto a tutti dice che il Buon Samaritano “ci esorta a chinarci sulle ferite del corpo e dello spirito di tanti nostri fratelli e sorelle che incontriamo sulle strade del mondo; ci aiuta a comprendere che, con la grazia di Dio accolta e vissuta nella vita di ogni giorno, l”esperienza della malattia e della sofferenza può diventare scuola di speranza”.

Questa azione umanitaria e spirituale della Comunità ecclesiale verso gli ammalati e i sofferenti nel corso dei secoli si è espressa in molteplici forme e strutture sanitarie. “E mi preme aggiungere che, – continua il papa – nell”attuale momento storico-culturale, si avverte anche più l”esigenza di una presenza ecclesiale attenta e capillare accanto ai malati, come pure di una presenza nella società capace di trasmettere in maniera efficace i valori evangelici a tutela della vita umana in tutte le fasi, dal suo concepimento alla sua fine naturale”.

Tante persone, ogni giorno, svolgono il servizio verso i malati e i sofferenti. Lo fanno con amore, con cura e alto senso di responsabilità e umanità.
Ma, da cristiani, dobbiamo anche denunciare come il “mondo della sanità” non sempre “serve” il malato, ma “si serve” del malato per speculare (penso alle case farmaceutiche), raggiungere alti guadagni (penso agli interventi chirurgici, costosissimi, nelle strutture private), per fare carriera (penso ai manager, incapaci, “nominati dalle segreterie dei partiti”), per evadere il fisco (penso agli alti costi delle visite specialistiche, senza rilasciare alcuna ricevuta fiscale).

Leggo dai giornali anche dell”altissimo spreco della sanità in Campania. Spesso mi capita di visitare tanti malati negli ospedali: è un dramma. Mancano posti letto, malati sulle barelle nelle corsie (quando ci sono!) e, se non conosci qualche medico amico, ti fanno crepare.

La civiltà di una società si riconosce da come ha cura dei suoi membri più deboli. Stiamo in campagna elettorale. Tante promesse! I candidati ne facciano poche, ma le mantengano. Oltre alla questione, urgente, del lavoro, non meno rinviabile è quella di ri-qualificare le strutture sanitarie, in particolare ampliando e migliorando il servizio ospedaliero. Tutto, a servizio del malato.
(Fonte foto: Rete Internet)

NUOVI REATI. ATTENTI A FACEBOOK!

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Il famoso social network è uno strumento che se usato in modo poco accorto fa incorrere nel reato di diffamazione, con conseguente pena di reclusione e diritto di risarcimento.

Impossibile non conoscerlo, impossibile non averne sentito parlare, difficile non essere rimasti affascinati ed in qualche caso anche rapiti: Facebook è il social network di ultima generazione, che da un anno a questa parte spopola tra giovani e meno giovani, consentendo a chiunque si iscriva di rimanere in costante contatto con amici e parenti, ovunque ci si trovi.

Tralasciando i vantaggi in termini socio-comunicativi connessi all”uso dello strumento virtuale, non sono invece altrettanto chiari ai più i rischi, talvolta anche notevoli, connessi all”esporsi in prima persona con il proprio nome e cognome, foto, dati sensibili ed opinioni.
Difatti sia per superficialità, che per scarsa dimestichezza con il mezzo virtuale, si è indotti a pensare che il nostro mondo rimanga appannaggio di una schiera di pochi eletti, ignorando che attraverso Facebook mettiamo letteralmente “in piazza” la parte più intima di noi.

Di recente, una giovane madre si è rivolta al legale per esporre una questione delicatissima: i rapporti tra lei e l”ex marito, dal quale ha avuto una figlia oggi adolescente, sono incrinati da moltissimi anni. Il padre della ragazza, difatti, si disinteressa completamente dell”educazione della figlia, nonchè del suo mantenimento e di tutto quello che la legge, e non solo quella, impone faccia un padre.
Un giorno la figlia minore V., curiosando su Facebook riesce a rintracciare suo padre che, iscritto al social network con tanto di nome e cognome, fa bella mostra di sè utilizzando una foto in cui appare al fianco di una nuova compagna, assieme al bambino avuto da quest”ultima.

La reazione della ragazza è immediata: attraverso un messaggio di posta chiede al padre il perchè di tanto rancore, di tanta assenza, dei lunghi silenzi durati anni ed anni.
Ne segue una conversazione privata nella quale il padre, dimenticando di parlare con una ragazzina di 15 anni che inoltre è sua figlia, si lascia andare ad ogni tipo di commento su quest”ultima, su una sua presunta nomea nel paese in cui vivono, sulla famiglia dell”ex moglie nonchè madre della giovane. Con uno stato d”animo che è difficile anche solo immaginare, la conversazione tra V. ed il padre sembra essere finita lì.

L”indomani un”amara sorpresa attenderà V.: suo padre, lo stesso padre assente per anni, incurante della sua vita, dei suoi sogni di adolescente, dei suoi desideri, le ha scritto un messaggio sulla bacheca di Facebook, consentendo che tutti i suoi amici riescano a leggerlo.
Nel messaggio il “padre” ingiuria V. in tutti i modi: fa riferimento a fantomatiche condotte illecite di tipo sessuale, afferma che la ragazzina gli ha rubato dei soldi (!), che non ha il diritto di portare il suo cognome e che solo il figlio, nato dalla nuova relazione, può avere questo privilegio.

Quale tempesta emozionale può causare un comportamento simile in un”adolescente, esposta al giudizio di compagni di classe ed amici a causa delle affermazioni del proprio padre naturale? Se quantificare i danni appare difficile, almeno in questa fase, è chiaro invece il da farsi dal punto di vista giuridico.

Chiunque utilizzi Facebook in maniera illegale, difatti, può incorrere nel reato di diffamazione che, nella sua forma aggravata, prevede pene edittali fino a tre anni di reclusione, con annesso diritto al risarcimento nei confronti della parte lesa. Tale è il rischio al quale il padre di V., con la sua condotta superficiale e molesta, si è esposto ingiuriando la propria figlia.

Si tenga presente poi che la condanna in sede penale può conseguire anche alla pubblicazione di foto imbarazzanti o lesive dell”altrui reputazione, a prescindere dal fatto che la parte abbia prestato il consenso, posto che l”utilizzo nocivo di queste è sempre illecito. Per i pubblici dipendenti, poi, i rischi sono doppi: per questi l”utilizzo di Facebook sul posto di lavoro e nell”orario di servizio potrebbe integrare, pacificamente, il delitto di peculato. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Rete Internet)

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A “SCUOLE APERTE” SI CONOSCE E ACCETTA L’ALTRO

Già attivati nuovi percorsi di laboratorio per far conoscere agli studenti le storie dei diritti negati. Il rapporto dei ragazzi con storie e culture diverse.

Si arricchiscono sempre più le proposte a disposizione del territorio delle scuole napoletane “C. Poerio” e il Liceo Scientifico “G. Mercalli” che si sono prefisse l”obiettivo di attivare una serie di strategie volte a promuovere la diffusione della “cultura della conoscenza e dell”accettazione dell”altro” inteso nelle sue varie sfaccettature.

Lo scorso lunedì 1 Febbraio c”è stato il primo incontro di “Per Gazzella”, un percorso laboratoriale sulle “storie dei diritti violati” tenuto dal prof. Alberto Clarizia e dalla prof.ssa Francesca Cozzi, che, attraverso l”uso di strumenti diversi nel campo della comunicazione inseguiranno nel corso dei successivi “incontri del lunedì” , l”obiettivo di generare consapevolezza dei grandi problemi che oggi presenta la società globale. Le idonee metodologie ad affrontare un tema così complesso e delicato consentiranno ai giovani utenti del corso di veder maturare in sè i semi di una tranquilla e avvertita fiducia nelle proprie possibilità di contribuire al cambiamento e al miglioramento del mondo che li attende.

Durante la stessa settimana, il 3 Febbraio, sono ripresi i mercoledì del laboratorio permanente della diversità sul territorio, da me guidato, con l”avvio del modulo “Indovina chi viene a cena”, che nel corso dei successivi sei incontri si propone di far interagire concretamente le diversità fisiche, sensoriali, culturali, politiche ed etniche dei protagonisti delle storie proposte con i vissuti socio-affettivo-relazionali degli adolescenti partecipanti.

La cittadinanza attiva, infatti, si origina da un “sentire sociale e condiviso di valori che rendono l”individuo abitante del mondo”. La scuola diventa, quindi, il luogo privilegiato di ricerca in rapporto dialettico con le istanze provenienti dalla comunità scientifica e con quelle provenienti dalla comunità sociale.

Il laboratorio operativo, avviato ovviamente con la visione dell”intramontabile film del 1967 con Spencer Tracy, Kathrine Hepburn e Sidney Poitier, che dà il titolo al modulo, è stato arricchito dal contributo delle psicologhe del CISS, la dott.ssa Alessia Agrippa e la dott.ssa Tilde Molaro, che hanno guidato i giovani partecipanti in un”attività intitolata “il viaggio in treno” che ha consentito una significativa riflessione sul rapporto dei singoli ragazzi con culture, storie, abilità diverse, ma soprattutto sugli stereotipi che troppo spesso caratterizzano il nostro modo di relazionarci “verso l”altrove”.

LA DEPRESSIONE POST-PARTUM

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Questa settimana la nostra rubrica di psicologia si occupa della soffocante incomprensione della donna che diventa madre. Vediamo insieme cosa è possibile fare per risolvere la depressione post-partum.
Di Silvano Forcillo

La depressione post-partum (dal latino “dopo il parto”) è una particolare forma di disturbo, sia di natura fisica, che organica e, soprattutto, di natura psicologica, che interessa alcune donne a partire dal 3° o 4° giorno dopo il parto. Questa particolare forma di sofferenza fisica e psicologica può durare diversi giorni e, in alcuni casi, si può anche presentare come una vera e propria depressione, accompagnata raramente da forme di psicosi.

In ogni caso, l”80% delle donne, nei giorni immediatamente successivi al parto, evidenziano sintomi di una lieve depressione, in una forma che lo psicanalista e pediatra inglese Winnicott, ha denominato “baby blues” (malinconia), perchè la malinconia caratterizza lo stato psicologico delle madri a termine della gravidanza. I sintomi del baby blues sono facilmente riscontrabili in tutte le mamme, subito dopo il parto e possono comprendere crisi di pianto immotivato, ansia, attacchi di panico, irritabilità, agitazione, che nella maggioranza dei casi scompaiono dopo pochi giorni.

I sintomi e i disturbi specifici della “depressione post-partum”, invece, sono molto più gravi e duraturi, infatti, possono durare, anche un anno intero e comprendono: insonnia, o sonno eccessivo, affaticamento, esaurimento, disperazione e angoscia, confusione, pianto irrefrenabile, disinteresse per il neonato, paura di fare qualcosa d”incontrollato e pericoloso per la salute del bambino, o per sè stessa, cambiamenti repentini di umore e paura per il proprio e l”altrui futuro.

La medicina, attribuisce questo disturbo ai cambiamenti ormonali nella donna e, in particolare, al calo del livello degli estrogeni e del progesterone. Tuttavia, vi sono molti altri fattori che contribuiscono alla manifestazione della depressione post-partum.
Non voglio dilungarmi oltre sulle cause fisiche ed organiche che determinano e spiegano la “depressione post-partum”, desidero, invece, soffermarmi sul punto di vista psicologico, affettivo, comportamentale e relazionale di questo disturbo.

Mettere al mondo un bambino è una delle più significative esperienze dell”esistenza umana. Tuttavia, non sempre, e non tutte le madri, vivono il parto, come un evento felice, gioioso e realizzante. La nascita di un bimbo, infatti, non è solo un gioioso e un felicissimo evento, così come vuole l”immaginario collettivo, la morale comune, o la romanzata e fantastica realizzazione dell”essere donna, ma, anche, l”inizio di nuove preoccupazioni, di nuove e serie responsabilità, di ansia e di paura per il proprio futuro di donna, di moglie e di madre. È con questi dolorosi contraddittori sentimenti ed è con queste contrastanti emozioni che si trova a fare i conti la mamma, dopo la gravidanza e, il più delle volte, in totale solitudine e nella più soffocante incomprensione.

A chi potrà, infatti, onestamente confidare e con chi potrà sinceramente condividere la totalità delle proprie avverse emozioni e sensazioni, senza essere in qualche modo giudicata nella sua figura sociale di madre? A chi potrà, infatti, dire: “:sono felice, sono fiera e soddisfatta di me per avere messo al mondo il mio bambino, ma mi sento anche sola, incompresa e abbandonata, ormai, la mia creatura che ho protetto e curata, con attenzione e amore, per tutto il tempo della gravidanza non è più in me e non è più il mio unico e solo motivo di gioia e soddisfazione, e ora cosa farò? Cosa sarà la mia vita d”ora in poi? Sarò ancora bella per mio marito, mi amerà, come sempre, visto come mi sono ridotta per la gravidanza? Farà ancora l”amore con me, o non sentirà più attrazione per me? Sarò in grado di crescere e prendermi cura del mio bambino, saprò fare la mamma ed essere responsabile della sua vita e della sua crescita? Riprenderò il mio fisico di sempre, per continuare a piacermi e a piacere?:”.

È in questo doloroso e inspiegabile subbuglio di emozioni che prende avvio e si radica, nella mamma, la “depressione post-partum”, resa ancora più dolorosa e insostenibile dall”amara constatazione di essere passata dalla dolce attesa, in cui tutti nutrivano, per la futura mamma, attenzione, dolcezza, disponibilità e amorevoli cure, alla triste, dura e desolata realtà, in cui il protagonista di attenzioni, affetto, dolcezze, disponibilità e amorevoli cure, ora è il bambino, questo bellissimo, ma inopportuno intruso.


Ecco, allora, insinuarsi nella mamma, la gelosia, l”odio e il rifiuto per il neonato e il conseguente e insopportabile senso di colpa per il provare simili sensazioni e non poterle ritenere giustificate. All”improvviso tutto sembra irrimediabilmente cambiato, al cambiamento del proprio corpo e della positiva e piacevole immagine di sè, creata con tanto dolore e tanta fatica, si aggiunge la scomparsa del desiderio sessuale e del desiderio di amare e di essere amata, la perdita della fiducia in sè stessa e nelle proprie potenzialità, il terrore di vivere unicamente per il figlio, il marito e gli altri e non più per sè stessa.

Cosa fare, allora per prevenire la depressione post-partum e cosa fare per risolverla?
Per prima cosa è opportuno limitare e ridurre le visite e i visitatori, sia in ospedale, che nei primi giorni del rientro a casa, dopo il parto; dormire nello stesso tempo in cui dorme il neonato, rafforzare il rapporto, il dialogo, la condivisione e l”interazione affettiva e corporea con il partner, mantenere i contatti con le persone veramente vicine, evitare le fantasie e le immaginazioni, ma ritrovare il “principio di realtà” rendendosi conto di ciò che è cambiato accettando la situazione in cui si vive, consapevoli che ci saranno gli inevitabili alti e bassi, ma che non potranno durare in eterno.

Bisogna ascoltare, accettare e rispettare le proprie sensazioni, le proprie emozioni e i propri irrinunciabili bisogni, quant”anche siano contraddittori e impensabili. Infine, è assolutamente necessario e salutare, per la vita di coppia, per l”aumentata famiglia e per il benessere e la salutare crescita del nuovo arrivato, che la mamma, tenga fortemente presente che esiste, anche un papà e che, anch”egli, di fronte alla storia d”amore che inizia tra la mamma e il suo neonato, si troverà nella sua personale “depressione post-partum”, peraltro, chiedendosi “:ma io cosa ci faccio qui tra loro?”. Sono molti, infatti, i papà che descrivono la rattristante e dolorosa sensazione di “sentirsi ed essere esclusi” da qualcosa di molto importante che, in ogni caso, riguarda anche loro.

Sia la letteratura medica che quella psicologica, non hanno mai messo in seria e consapevole evidenza l”attenzione sul fatto che, anche, il papà viva e soffra la depressione post-partum, nello stesso periodo in cui la vive la mamma, e che, probabilmente, proprio il coinvolgimento emotivo del neo-papà, necessario per una sana crescita del bambino, della coppia e della genitorialità, è la cura più efficace per uscire dalla depressione post-partum, in cui la mamma necessita di un ascolto emotivo, sincero, onesto e disponibile, soprattutto, da parte del proprio partner, neo-papà e futuro uomo da amare.
(Fonte foto: Rete Internet)

GLI ALTRI ARGOMENTI TRATTATI

STORIA DEL “900. RECORD DEL GOVERNO CRAXI, LA DONNA NELLA SOCIETÁ, L’ITALIA RAZZISTA

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Mentre la politica italiana va avanti tra i soliti sussulti e cambi di governo, nella società si fa largo la donna, con incarichi e responsabilità. Intanto, l”Italia si scopre razzista.
Di Ciro Raia

Quando scade il settennato di Pertini, alla Presidenza della Repubblica (1985) è eletto, con 752 voti su 977 votanti, il democristiano Francesco Cossiga. Nel discorso di insediamento, il nuovo inquilino del Quirinale, dichiara di voler essere il Presidente della gente comune. Ma, già, dopo poco tempo, abbandona questa sua aspirazione e, come presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, prende posizione contro i giudici, che si sono schierati contro alcune dichiarazioni del presidente del Consiglio, Craxi.

Intanto, lo stesso Craxi stabilisce un vero record alla guida del governo, riuscendo a restare in sella per oltre mille giorni. Poi, il suo gabinetto entra in crisi per questioni di politica estera; quando, infatti, il 7 ottobre del 1985, un gruppo di terroristi arabi si impadronisce della nave “Achille Lauro”, Craxi resiste alle pressioni degli americani, che chiedono una soluzione forte piuttosto che la via della mediazione. Per questo stesso episodio, il ministro degli Esteri, il repubblicano Spadolini, ritenendo che il governo abbia assunto una posizione troppo filoaraba, si dimette e provoca l”inevitabile crisi.

A capo di un governo privo di maggioranza, destinato a condurre il paese alle elezioni, è scelto (1987) di nuovo il vecchio Fanfani. Le urne decretano una sconfitta del PCI, un forte recupero della DC ed un successo del PSI. Quasi scompaiono i piccoli partiti laici. Si assiste, sempre più, ad una volgarizzazione della politica: nel Parlamento, infatti, fa ingresso da deputata –eletta nelle liste del Partito Radicale- la pornodiva Ilona Staller, nota col nome d”arte di Cicciolina.

A guidare il primo governo della X legislatura –un pentapartito con DC, PSI, PRI, PLI e PSDI- è chiamato il democristiano Giovanni Goria. Alla presidenza della Camera è eletta, per la prima volta nella storia d”Italia, una donna: la comunista Nilde Jotti; alla presidenza del Senato è eletto, invece, il repubblicano Giovanni Spadolini.

Al congresso del MSI del 1987 lascia la guida del partito Giorgio Almirante; nuovo segretario è eletto il giovane Gianfranco Fini.

Nel 1989 è sancito, poi, il cosiddetto patto del CAF, dalle iniziali dei nomi di Craxi, Andreotti e Forlani, rispettivamente segretario e padrone del PSI in avanzata elettorale, presidente del consiglio dei ministri e segretario della DC. I tre uomini politici sono quelli che hanno, letteralmente, in mano le sorti del paese. Attorno ad essi, specie attorno al segretario del PSI, cresce una schiera di questuanti e clienti, che va dagli attori agli intellettuali, dai giornalisti alle donne in carriera, ai prelati ed agli stilisti frequentatori dei salotti borghesi.

Andreotti, poi, richiamato per l”ennesima volta –dopo una parentesi in cui presidente del consiglio dei ministri è stato Ciriaco De Mita– alla guida del governo, è il personaggio più enigmatico; di lui Giorgio Bocca scrive: “è tutta la vita che mi domando come gli italiani abbiano potuto sopportare un individuo simile, addirittura simpatizzare per lui, trovare divertenti i suoi libri. Credo che ammirino in lui il modo italiano di far politica furbastro, tollerante, morbido, disonesto, senza principi [:]”.

L”Italia, intanto, sta profondamente cambiando. Un politico sconosciuto, Umberto Bossi, sulle pagine di “Lombardia Autonomista”, invoca l”autogoverno per la Lombardia e la precedenza dello stesso popolo lombardo nell”assegnazione di case e posti di lavoro: “il nostro è un fermento di riscossa e di risveglio”.

Lungo le strade, nelle piazze e nei mercati compare la moda del falso; si vende di tutto –profumi, borse, abbigliamento -ma con griffe falsificate.

La televisione appiattisce sempre più il livello culturale; cominciano gli anni d”oro per i megaspettacoli di Raffaella Carrà e Pippo Baudo, i loro ospiti super pagati, le telefonate in diretta, i giochi a cui possono partecipare anche i telespettatori. È una continua gara dello spreco e dell”effimero tra la RAI e le televisioni private (Canale 5, Rete Quattro e Italia 1) del magnate Silvio Berlusconi, buono amico di Craxi.

Le città, le campagne, i mari, le piante, gli animali e gli uomini si ammalano sempre più frequentemente di inquinamento. L”oncologo Giorgio Prodi lancia un tremendo avvertimento: “nella società industriale il carico inquinante è tale che tutti i nostri tessuti possono considerarsi iniziati al cancro”.

Scoppia il problema razzismo: un”indagine su un campione di circa cinquemila liceali romani rivela che i sentimenti nei confronti degli extracomunitari non sono improntati ai valori della solidarietà e della fratellanza. Alte percentuali di intervistati sono razzisti e si dicono propensi alla chiusura delle frontiere.

Non abbassa la guardia il terrorismo. Cadono, ancora vittime delle B.R., l”economista Ezio Tarantelli, l”ex sindaco di Firenze Lando Conti, il senatore democristiano Roberto Ruffilli. La delinquenza mafiosa chiude, invece, la bocca ai giudici Rosario Livatino, Antonino Scopellitti, Antonio Saetta ed a suo figlio Stefano, all”imprenditore Libero Grassi ed ai giornalisti Giuseppe Fava e Mauro Rostagno. Sotto i colpi della mafia cadono ancora il commissario di polizia Giuseppe Montana ed il vice capo della Mobile palermitana Antonino Cassarà, insieme a Giuseppe Insalaco, ex sindaco di Palermo, diventato uno spietato accusatore di un altro ex sindaco del capoluogo siciliano, Vito Ciancimino.

Nel mese di aprile del 1985, poi, in seguito ad un fallito attentato ai danni del giudice Carlo Palermo, perdono la vita i piccoli Salvatore e Giuseppe Asta con la loro mamma Barbara Rizzo. Un”auto-bomba fatta scoppiare, infatti, in una strada nei pressi di Trapani, colpisce l”auto che sta sorpassando quella del giudice, che, così, si salva.

Un dato positivo, però, emerge. Nella società e nel lavoro la donna comincia a conquistare spazi, ruoli e responsabilità di primo piano: Anna Maria Miglio è questore a Terni, Carmelita Russo è giudice a Vibo Valentia, Ilda Boccassini si occupa di mafia alla procura di Milano, Giusy Nicolini –sull”esempio precedente di Elda Pucci a Palermo- è sindaco a Lampedusa, Silvia Barecchia è vicepresidente della Citibank, Antonella Celletti è la prima pilota sui jet Alitalia.

(Fonte foto: Rete Internet)

GLI ARGOMENTI GIÁ TRATTATI

http://www.ilmediano.it/aspx/visCat.aspx?id=25

PER LE PROSSIME ELEZIONI NON GUARDATE IL CAPPUCCIO MA IL MONACO

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Le regionali sono alle porte, per dare fiducia bastano due cose: leggere la storia del candidato e guardare bene la sua faccia.

Caro Direttore,
ho avuto il privilegio di assistere alla proiezione di un bellissimo film, “L”uomo che verrà”; emozionante, coinvolgente, lirico. Incancellabili quei fotogrammi finali nei quali la piccola Martina, vittima inconsapevole di uno choc subito nell”infanzia, riacquista improvvisamente la parola e canta una nenia per il suo fratellino, neonato, scampato alla morte in divisa nazista. Quel fagottino di pochi giorni, affamato di latte e di affetto, è l”uomo che verrà. Un uomo sfuggito alle barbarie della guerra, alle violenze dei tedeschi in fuga, alle insidie del freddo autunno in un piccolo agglomerato nei pressi di Marzabotto, sul Monte Sole. Un uomo che rende ragione alla speranza, alla fiducia!

Come dicevano i nostri padri? “Spes ultima dea!” Per i latini, speratus e sperata erano il fidanzato e la fidanzata: la persona con la quale si sperava (e si spera) di vivere (congiungersi) un giorno e per tutta la vita. La spes latina era, innanzitutto, fiducia, auspicio. Anche l”anello matrimoniale si chiama fede non in quanto simbolo di un contratto, di un patto, ma in quanto simbolo di fiducia richiesta, riversata e condivisa in un”altra persona. Per cui la speranza non può essere un desiderio o la realizzazione di un sogno. “Il tempo presente è gramo anche e (soprattutto?) per questo: tende a ridurre la speranza semplicemente a illusione, chimera, sogno irrealizzabile, miraggio. Il contrario del suo significato profondo, la negazione della carica trasformatrice che contiene, porta con sè e protende in avanti”. (Mario Capanna, “Speranze”, Rizzoli, 1994).

È possibile, Direttore, che, oggi, si sia persa la speranza? Ovunque ti giri, sfracelli. L”altro giorno è stato inaugurato l”anno giudiziario e si è visto com”è andata. Se si parla di moralità, si è derisi; se si pronuncia la parola “etica”, si è presi per vecchi pazzi. Sì, perchè, bisogna essere avanti negli anni e fuori di testa –secondo la vulgata corrente- per parlare di etica. Dei miei tempi del liceo ricordo una versione di greco, tratta da Plutarco.

Riguardava l”ostracismo che aveva colpito l”eminente politico ateniese, Aristide, nel 482 a. C. “Mentre tutti stavano scrivendo il nome sui cocci, si racconta che un tizio, il quale non sapeva scrivere ed era un villano fatto e finito, consegnò il suo coccio ad Aristide, credendo che fosse il primo venuto, e gli chiese per piacere di scrivere il nome di Aristide. Questi, stupito, domandò all”uomo se Aristide gli avesse fatto qualche torto. “Nessuno”, rispose l”altro, “io non lo conosco nemmeno. Ma sono stufo di sentir ripetere dappertutto che è un uomo giusto”. Aristide ascoltò e non replicò niente: scrisse sul coccio il proprio nome e lo restituì”. Invidia, gelosia, rancore, miserie umane, superficialità o altro? Tutto il mondo è paese, ovunque ed in ogni tempo.

Ma il sistema (l”insieme di elementi in stretto rapporto fra loro, destinati a determinati scopi e finalità) va così; è come un treno in corsa, è inimmaginabile tentare di fermarlo. Sembra il ritornello di una canzone alla moda: la politica non funziona e i politici non sono all”altezza (o concussi o indagati)? Non c”è niente da fare, è il sistema! Gli extracomunitari sono banditi e gli anziani emarginati? Che si può fare di più? È il sistema! Bisogna pagare una mazzetta per aver qualcosa che spetta di diritto? Che dire? È il sistema! Insomma, il sistema è diventato un termine passepartout: una parolina magica che ci fa accedere ovunque, ci spiega tutto, ci giustifica i comportamenti più impensabili.

Ora che le elezioni regionali sono alle porte, girano molti candidati e molte famiglie di candidati, che, fino a qualche giorno fa, militavano in altri schieramenti. Chiedono voti in nome di una presunta loro coerenza; quasi ti spiegano che il sistema ha cambiato i partiti e le ideologie che li hanno ispirati. Tutto cambia in nome del vantaggio. Solo questi poveri candidati (che in tutti i paesi del mondo sarebbero chiamati trasformisti, tranne che da noi), nella loro coerenza, si son trovati a dover cambiare schieramento.

Così dei sedicenti uomini di sinistra (in nome del potere) si trovano candidati nelle liste di destra come, anni prima, dei sedicenti uomini di destra si trovarono candidati nelle liste di sinistra. Una volta, uno divenne ministro, un”altra volta, l”altro assunse la presidenza di un prestigioso ente. Così che l”uno e l”altro dissero che lo facevano in nome della governabilità, dello spirito di servizio, dell”abnegazione ed altre astruserie simili. È vero, nella politica il fine giustifica i mezzi; ma c”è anche bisogno di una chiarezza, di una sintonia tra i mezzi e i fini.

Caro Direttore, siamo alla frutta. Qualcuno dirà –come da prassi- che è colpa del sistema. Ma io non ci sto. Contesto con veemenza questo modo di vivere e di pensare. E credo che così dovrebbero fare tutte le persone oneste ed intelligenti (intus legere= leggere dentro). Si racconta che il grande filosofo Ludovico Geymonat, in un incontro con degli studenti, abbia detto: “Contestate e create; non cadete dalla contestazione nello scetticismo; mettete sempre in discussione le conquiste di un”epoca dall”epoca successiva. È bene non dimenticare mai che la storia delle idee è storia di lotte e di conquiste, di contestazioni e di creazioni. E, dunque, l”idea di contestazione e quella di creazione camminano appaiate”.

Non ricordo chi abbia detto (certamente l”ho letto da qualche parte) che “Ci sono persone la cui faccia è la cosa più indecente di tutto il corpo”. Questa massima mi è tornata alla mente, vedendo i primi manifesti elettorali. Volti sorridenti, falsamente suadenti, oranti, preoccupati, intriganti, sensuali, ammiccanti. Volti indecenti. Volti da culo e da paraculo. Per l”ennesima volta, Direttore, abbiamo una potentissima armi tra le mani: il voto. Se non lo svendiamo o non lo barattiamo, possiamo avere la speranza concreta –nel senso che possiamo riporre la fiducia in noi stessi e in qualcuno che la pensa come noi- che qualcosa cambi davvero. Cercando di eliminare, ovviamente, le contaminazioni del sistema!

I latini erano soliti dire: stultum est dicere “putabam” (è da stolti scusarsi dicendo: “io credevo”). A che servirebbe, perciò, ripetere, in caso di reiterati nostri comportamenti, discendenti da un sistema malato-corrotto-magmatico-acrititco ma, comunque, emendabile: credevo fosse una persona perbene:; credevo volesse fare qualcosa per il paese:; credevo che il suo senso civico:; credevo che la sua educazione:
Basta ricordarsi (ricorrendo ancora al latino) che: “cucullus non facit monachum” (il cappuccio non fa il monaco)!

ABUSI EDILIZI. QUANDO A PAGARE É IL PIÚ DEBOLE

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È il caso di cominciare a pensare di mandare a casa quei politici che non sanno governare il territorio e causano disastri ambientali.
Di Amato Lamberti

“Il piccone fa giustizia degli abusi edilizi”, così iniziava un articolo di riflessione, sugli interventi di demolizione avviati dalla magistratura nell”isola di Ischia, nel quale si sollevavano molte perplessità sulla linea scelta e sui tempi per attuarla. Poichè si tratta di un problema che riguarda tutta la regione Campania e, in particolare, alcune aree come quella vesuviana e nolana, vale la pena fare qualche riflessione, proprio a partire dalla situazione ischitana.

La Procura della Repubblica di Napoli ha definito più di 600 pratiche di abbattimento di manufatti abusivi. Ma gli abusi edilizi non sono tutti uguali. Dovremmo almeno distinguere quelli finalizzati a realizzare la prima casa di un nucleo familiare residente, da quelli, per così dire speculativi, per realizzare una o più case per affittanza, villette per affitto o per vendita, villette o seconde case per non residenti, costruzioni per la realizzazione ex novo o per l”ampliamento di negozi, ristoranti, pensioni, alberghi. Una distinzione che sarebbe stata molto utile per poter classificare il manufatto abusivo tra quelli, per così dire di necessità, o, tra quelli di speculazione pura e semplice.

Nessuno l”ha fatta questa distinzione, tanto è vero che il primo, e quasi sicuramente l”unico, abbattimento ha riguardato il soggetto più debole, un operaio disoccupato, e l”abuso più motivato dalla necessità della prima e unica abitazione. Su più di seicento situazioni definite di abusivismo non sanabile non mi si venga a dire che non c”era nemmeno una situazione di abuso speculativo da parte di soggetti proprietari, magari in condizione professionale o imprenditoriale. Si è voluta fare giustizia, in fretta e con grande clamore mediatico; si è scelta la situazione più semplice su cui intervenire, e si è, colpevolmente e consapevolmente, consumata una ingiustizia, se non sul piano della forma, sicuramente su quello della sostanza dei fatti e delle responsabilità.

È mancata ancora una volta la politica cui spetterebbe il governo del territorio. Non dotarsi di un piano regolatore ha significato dare via libera ad ogni sorta di abuso e di speculazione. La gente ne ha approfittato, nella convinzione che un qualche condono avrebbe sanato tutto, ma nessuno è intervenuto per condannare e rimuovere gli amministratori che non facendo spingevano al consumo selvaggio di un territorio soggetto a vincoli non superabili nè aggirabili.

Alla magistratura spetta, sicuramente, individuare e perseguire gli abusi edilizi e, in particolare, gli autori degli abusi spesso colpevoli anche di operazioni di compravendita immobiliari ai danni di ignari cittadini che, come è avvenuto a Casalnuovo, si sono ritrovati con il decreto di abbattimento di un immobile condominiale acquistato con tanto di rogito notarile e di prestito bancario agevolato trattandosi di prima casa.

Il paradosso è che l”intervento della magistratura ha prodotto, da un lato, l”immediato decreto di abbattimento dell”abitazione, e, dall”altro, si è limitato ad avviare il procedimento penale nei confronti del costruttore e degli amministratori pubblici, senza neppure porsi il problema della vendita dell”immobile abusivo e della restituzione del denaro versato per l”acquisto attraverso la stipula di un mutuo che il contraente è costretto ad onorare anche in assenza del bene che garantiva la stessa concessione del mutuo. Dire che in queste condizioni la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni vada a farsi benedire è poco, anche perchè i problemi restano tutti sul tappeto senza soluzione.

Ci sarebbe bisogno della politica ma il timore di poter essere accusati di atteggiamento favorevole, se non di connivenza, con situazioni di abusivismo e speculazione, blocca ogni iniziativa, compresa quella, obbligatoria, di dotarsi di un piano regolatore che faccia i conti con l”esistente e proponga soluzioni in linea con le normative vigenti. Forse, sarebbe utile e importante che, nei casi di inadempienza, gli amministratori fossero sostituiti da commissari ad acta, come prevede la legge, ma anche mandati a casa perchè responsabili del disastro ambientale del proprio territorio.
(Fonte foto: youreporter.it)

LE CITTÁ AL SETACCIO

IL GIORNO DELLA MEMORIA. COMBATTERE LE FOLLIE

Testimoniare il ricordo per non dimenticare mai, è il valore della “Giornata della memoria”. L”appello del Premio Nobel per la Pace, Elie Wiesel.
Di Don Aniello Tortora

Con amici, visitando la Polonia, siamo stati anche ad Auschwitz-Birkenau, tempo fa. È stata una delle esperienze più belle e tristi (nello stesso tempo) della mia vita. Guardare da vicino, rendersi conto di persona di tutto quello che la “follia” umana ha potuto compiere, è un”esperienza che rimane impressa nel cuore e nella mente per tutta l”esistenza. In Italia si è dato ampio risalto alla Giornata.

Anche il papa tedesco è tornato sull”argomento. Frutto di una “megalomania disumana” e dell””odio razzista dell”ideologia nazista”, la Shoah perpetrata “nei campi di sterminio creati dalla Germania nazista” non va dimentica. E bisogna dunque sempre pregare perchè “Dio onnipotente illumini i cuori e le menti affinchè non si ripetano mai tali terribili avvenimenti”. Per due volte, al termine dell”udienza generale di mercoledì 27 gennaio, Benedetto XVI è tornato a parlare dell”olocausto subìto dal popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale, come aveva fatto un anno fa allo Yad Vashem, durante la sua visita a Gerusalemme, e ancora prima nel discorso pronunciato nel 2006 ad Auschwitz-Birkenau.

“Esattamente 65 anni fa – ha detto testualmente il Papa in tedesco, dopo aver sintetizzato per i suoi connazionali il contenuto della catechesi – il 27 gennaio del 1945, il campo di concentramento di Auschwitz fu liberato dall”esercito sovietico. Le sconvolgenti testimonianze dei sopravvissuti mostrarono al mondo a quale orribile crimine la megalomania disumana e l”odio razzista dell”ideologia nazista portarono in Germania”.

“Il ricordo di questi fatti – ha aggiunto Benedetto XVI – in particolare la tragedia della Shoah che ha colpito il popolo ebraico, così come la testimonianza di tutti coloro che si sono opposti a questa follia a rischio della propria vita, ci ricorda sempre più il dovere dell”assoluto rispetto della dignità della persona e della vita umana”. Per il Papa, “tutte le persone di tutti i popoli e di ogni luogo devono percepirsi come una sola grande famiglia”, e di qui l”invocazione perchè “Dio onnipotente illumini i cuori e le menti affinchè non si ripetano mai tali terribili avvenimenti”.

“Sessantacinque anni fa, il 27 gennaio 1945 – ha continuato il papa – venivano aperti i cancelli del campo di concentramento nazista della città polacca di Oswiecim, nota con il nome tedesco di Auschwitz, e vennero liberati i pochi superstiti. Tale evento e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono al mondo l”orrore di crimini di inaudita efferatezza, commessi nei campi di sterminio creati dalla Germania nazista”. “Con animo commosso – ha proseguito – pensiamo alle innumerevoli vittime di un cieco odio razziale e religioso, che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte in quei luoghi aberranti e disumani”.

E, ancora una volta, ha concluso con l”auspicio che “la memoria di tali fatti, in particolare del dramma della Shoah che ha colpito il popolo ebraico, susciti un sempre più convinto rispetto della dignità di ogni persona, perchè tutti gli uomini si percepiscano una sola grande famiglia. Dio onnipotente illumini i cuori e le menti, affinchè non si ripetano più tali tragedie!”.

Anche il Parlamento italiano ha commemorato il giorno della Memoria, invitando Elie Wiesel (foto), Premio Nobel per la Pace, il cui “leit motiv” del suo commovente intervento è stato: “Ricordare, perchè ciò non accada più” .

“Se uno ascolta un testimone, lo diventa a sua volta: quindi, leader e parlamentari italiani, diventate nostri testimoni”. Ha detto di non essere preoccupato di tramandare la memoria dello sterminio nazista quando non ci saranno più reduci e testimoni diretti dell”orrore dei campi, Elie Wiesel, lo scrittore ebreo premio Nobel per la Pace, l”unico sopravvissuto della sua famiglia all”inferno di Auschwitz e di Buchenwald. Il nodo, ha spiegato Wiesel, è che dopo lo sterminio di sei milioni di persone “il mondo si è rifiutato di ascoltare, imparare: altrimenti come possiamo comprendere la Cambogia, il Rwanda, la Bosnia, il Darfur e come possiamo comprendere l”antisemitismo oggi? Se Auschwitz non ha guarito il mondo dall”antisemitismo, cosa potrà farlo?”.

Il premio Nobel ha anche invocato l”arresto del presidente iraniano Ahmadinejad, che si ostina a negare l”Olocausto e dichiara di voler distruggere Israele, e la sua traduzione davanti alla Corte dell”Aia per crimini contro l”umanità. E ha chiesto alle autorità italiane di adoperarsi, per primi a livello internazionale, per fare in modo che anche gli attentati suicidi siano considerati alla stessa stregua: crimini contro l”umanità. “Non servirà a fermarli – ha detto – ma forse fermerà i loro complici”.

Tantissime manifestazioni nel nostro Paese hanno dato ampio risalto al Giorno della Memoria. Mi auguro che veramente tutti ricordiamo tutto e che qualcuno organizzi i Giorni della Memoria per ricordare anche le “follie criminali” avvenute oltrecortina. Non esistono “follie dittatoriali” di destra o di sinistra. La follia è follia e va sempre ricordata- curata-combattuta.
(Fonte foto: Rete Internet)

LA RUBRICA

RICCHEZZA ESPRESSIVA DEL LINGUAGGIO GIOVANILE

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Nel dialogo che segue (neanche tanto inventato), i protagonisti discutono del linguaggio dei giovani, ed è uno spasso scoprire che è frutto di metafore e di associazioni di immagini.
Di Giovanni Ariola

– Non so – afferma il dottorino visibilmente soddisfatto di poter portare una sua personale esperienza nel colloquio che si sta svolgendo tra il prof. Carlo e il prof Eligio sul linguaggio usato dai giovani – da dove vengano fuori certe parole, da chi siano state pronunziate per primo, nè se abbiano una etimologia individuabile. Sono neologismi anomali, parole a volte inventate, altre volte trasformate, perfino stravolte nel significato e costituenti una lingua senza storia.

Con i miei compagni di liceo usavamo dire di qualcuno di noi che aveva fama di iettatore: porta seccia con la variante: è una seccia. Riflettendo sulla parola, poichè seccia è la versione dialettale di seppia ed è, per traslato, metafora di grullo, stupido, non si capisce come si arrivi al concetto di iella, sfortuna per il quale tra l”altro già esiste, sempre nel linguaggio giovanile, la parola sfiga con i derivati sfigato e sfigata, regolarmente registrati come termini colloquiali dai dizionari della lingua italiana. Ho consultato vari vocabolari dialettali. Essere seccia = essere minchione (Antonio Altamura) oppure essere grullo, sciocco (Francesco D”Ascoli). Fare “a seccia = fare lo spaccone (Altamura e D”Ascoli che spiega il traslato con l”abitudine del mollusco di avvolgersi in una cortina fumosa per nascondersi nei momenti di pericolo e richiama a tal proposito il dialettale fummo).

Il D”Ascoli registra anche mena” “o nniro “e seccia = gettare fumo negli occhi; malignare su qualcosa; allora ho pensato che si potrebbe partire da questa espressione per spiegare l”origine del significato di portare sfortuna. Insomma colui che porta iella (anche portasfiga) sarebbe una seccia, uno che mena “o nniro “e seccia, del nero inteso come influsso dannoso sulle persone e sulle cose che incontra.

– La ricostruzione – interviene il prof. Carlo – mi sembra verosimile e fondata, ma il passaggio metaforico può essere stato un fatto casuale non consapevole.

– Certo, come per la parola palla che per essere un oggetto pieno di aria, praticamente vuoto, passa a designare metaforicamente da una parte la bugia, che è un”affermazione priva di fondamento, falsa, dall”altra la persona che è vuota di materia grigia, stupida e in quanto tale fastidiosa, noiosa. Da palla l”altro traslato palloso e l”espressione che palle! Credo però che sia intervenuta nel tempo un”associazione di concetti e sia scattato un riferimento alle palle come testicoli come dimostrano le varianti di palloso = abboffapalle e rompipalle.(L”Altamura registra: nun m”abbuffà “a guallara!)

– Senza alcun dubbio – ammette il prof. Carlo – Una delle caratteristiche del linguaggio giovanile è proprio questa abbondanza di attività metaforica, conseguenza di una intensa e vivace attività associativa soprattutto di immagini più che di concetti, con una predominanza di riferimenti espliciti o semplicemente allusivi agli organi sessuali. Vedi le parole figo e figa (con le varianti fico e fica) per indicare un bel ragazzo o una bella ragazza Una volta ai tempi miei si sarebbe detto rispettivamente fusto e schiocca (quest”ultimo termine è forse variante fonica, ma anche credo una versione purgata e ingentilita di gnocca = organo sessuale femminile e quindi, per metonimia, ragazza molto attraente).

– Ci siamo alquanto allontanati – interviene il prof. Eligio – dall”assunto iniziale del nostro discorso. Assodato che il linguaggio giovanile è una sorta di gergo di gruppo tendente a fondare una identità interna, insomma un mezzo di riconoscimento tra pari e un segno di appartenenza ad un gruppo, per distinguersi dalla comunità degli adulti, anche se non necessariamente con l”intenzione di rendersi ad essi incomprensibili, c”è da chiedersi: come deve comportarsi la scuola nei confronti di questo linguaggio? Continuerà ad espungerlo in nome di un linguaggio standard, piuttosto astratto in verità, stabilito artificiosamente e imposto dall”alto, o deve essere più permissiva?

Anche in considerazione del fatto che è difficile trovare oggi modelli validi universali da proporre, visto che gli scrittori attuali accolgono nei loro scritti non solo queste parole ed espressioni del gergo colloquiale ma, per una esplicita intenzionalità mimetica e anche per una precisa concezione estetica, che vuole essere realistica, utilizzano ogni tipo di linguaggio che trovano nella realtà dei parlanti intorno a loro.

– Concordo con quello che dici. – aggiunge il collega – La domanda di fondo è ancora: quale italiano oggi? Anche perchè si è constatato che molti studenti lasciano la scuola senza sapere scrivere correttamente, commettendo errori di grammatica e in particolare di sintassi, e mostrando di possedere, come ha denunciato recentemente l”Accademia della Crusca, un lessico povero e improprio. Che deve fare la scuola? Bisogna darle atto che negli ultimi decenni si è molto aggiornata, almeno stando alle dichiarazioni e ai documenti programmatori. Non si sa poi nella prassi. La scuola, dunque, ha capito che deve stare al passo con i tempi e si è convertita finalmente al plurilinguismo.

Ma il punto dolente resta quello di svecchiare le tecniche didattiche. La tanto sbandierata educazione linguistica quasi sempre si riduce ad una lezione tradizionale. La scuola dovrebbe svolgere il suo ruolo che è quello di insegnare a conoscere e saper utilizzare il codice lingua con i molteplici sottocodici, linguaggi settoriali e gerghi, nonchè i vari registri e a contestualizzarli. Insomma i ragazzi dovrebbero imparare a scomporre e ricomporre la lingua in mille modi diversi: per far ciò, si dovrebbe attivare in ogni aula un laboratorio linguistico:.

Ha ascoltato le ultime affermazioni il prof. Piermario Z., che il prof. Geremia chiama oppositivamente ma scherzosamente, con rima pertinente e significativa, il rivoluzionario, e talvolta l”incendiario, appena entrato e impegnato a liberarsi, con qualche imprecazioncella tra i denti, di un vecchio trencio ( italianizzato dall”ingl. trench, impermeabile con cintura in vita; lo indossava il tenente Sheridan in una serie televisiva di telefilm polizieschi), sempre quello, a memoria di quanti lo conoscono, completamente zuppo.

– La scuola, secondo me – interviene con la irruenza e la foga abituali – dovrebbe essa stessa:. andare a scuola Sì, tanti professoroni che vi insegnano ovvero che presumono di insegnare, dovrebbero rimettersi a studiare per capire che cosa e come devono insegnare. Ma vi rendete conto che ci troviamo di fronte ad una mutazione antropologica. È cambiata la forma mentis dei nostri ragazzi che sono stati definiti digital natives. (continua)

IL DIALOGO PRECEDENTE