Nola, il Comitato Provinciale sulla sicurezza ridefinisce l’organizzazione della Festa dei Gigli
Ottobre 1870: l’ordine fu preciso: il brigante Pilone va ucciso, non va arrestato. I tribunali hanno già troppo lavoro
Di Salvatore Paolillo, sacerdote di Resina, si scrisse che egli conservava i biglietti del brigante ” al di sotto dei quadri”. La polizia non poté controllare, perché il Paolillo aprì agli investigatori la sua “fabbrica di cuoio”, ma non l’abitazione: e gli investigatori non fecero obiezioni. L’anonimo autore di un velenoso “esposto” del 12- 7-70 affermò che era Pasquale Cola, “una belva, un camorrista”, colui che impediva “di purgare questa nostra tormentata provincia dal fuoruscito Antonio Pilone”. I Carabinieri in una nota riservata dichiararono che don Pasquale era un pessimo soggetto e che frequentava Scafati e Boscotrecase “perché interessato al dazio consumo” di quei Comuni, e anche perché a Boscotrecase, ai Bergamaschi, possedeva una masseria. Ma non ci andava più, da quando Pilone era tornato. Rivelarono infatti i Carabinieri, a smentire l’anonimo, che già nel ’62 don Pasquale aveva promesso alla questura di consegnare il brigante. L’ultimo agguato al brigante fu preparato con cura, perché egli non ne uscisse vivo. Il 14 ottobre 1870 un traditore lo portò in un cerchio di poliziotti che, vestiti in borghese e mischiati con la folla, avevano occupato, sotto la regia del delegato Petrillo, un lungo tratto di strada a Napoli, tra l’Albergo dei Poveri e l’Orto Botanico. Pilone scendeva dal Museo a passo lento, per la zoppia: forse lo accompagnava il suo “giuda”.
Indossava una giacca di velluto, pantaloni di tela a righe, una cravatta viola, e un panciotto nero, che teneva aperto, “come costumano i contadini”, scrisse il cronista del “Pungolo”. Calzava un cappello bianco e gli occhiali azzurri rendevano più gentile “il profilo regolare e piuttosto bello” del volto. Un attimo prima di entrare nel cerchio, il giuda si allontanò. Pilone intuì, ma gli era già alle spalle l’appuntato Generoso Zicchelli e gli premeva le costole con la punta del pugnale e con la canna del revolver, dichiarandolo in arresto. Pilone si girò o sembrò che volesse girarsi, con la mano sul coltello: l’appuntato gli piantò il pugnale nel petto. Pilone crollò a terra e da terra cercò di parare i colpi che Zicchelli e un compagno gli vibravano con furia in faccia e nello stomaco. Ebbe ancora la forza di accovacciarsi nella pozza del suo sangue, come per difendere il volto dalle lame; la gente assisteva all’assassinio come diventata di sale e i questurini gridavano di star calmi, di non aver paura, poiché l’assassinato era Pilone. Infine lo caricarono su una carrozzella: dalla gola gli uscì un cupo ultimo rantolo. Morì prima che la carrozzella entrasse nel cortile della questura.
Scisciano, allevamento abusivo di cani : denunciato 80enne
Pomigliano. Corse pericolose nei parchi, blitz della Polizia Municipale: sequestrati quattro mezzi
- Accedere con qualsiasi veicolo quali autovetture, autocaravan, caravan, motocicli, ciclomotori e similari (fatta eccezione per i soli veicoli espressamente autorizzati dall’Ente);
- Accedere e circolare con biciclette su aree destinate a verde pubblico, aree gioco, aree fitness e su tutti i percorsi pedonali (sono escluse dal divieto le sole piste ciclabili e le piccole biciclette munite di ruotini laterali posteriori per bambini, purché sottoposti alla vigilanza degli adulti);
- Utilizzare pattini a rotelle, skateboard, monopattini e similari ai ragazzi di età superiore a 10 anni sottoposti alla vigilanza degli adulti.
Progetto Civico allarga il centrosinistra: da Acerra il sostegno a un progetto riformista
Domani, 12 giugno, una delegazione del Comitato Progetto Civico Acerra, rappresentata da Nicola D’Onofrio, prenderà parte a Roma, presso il Palazzo dei Congressi, all’Assemblea Nazionale di Progetto Civico, un appuntamento significativo per consolidare un percorso politico e amministrativo che mette al centro i territori, le comunità locali e le esigenze concrete dei cittadini.
La partecipazione all’iniziativa rappresenta un’importante occasione di confronto con amministratori, rappresentanti istituzionali e realtà civiche provenienti da tutta Italia, accomunate dalla volontà di costruire una proposta politica credibile, concreta e radicata nelle esperienze amministrative.
Nicola D’Onofrio sottolinea come la crescita di Progetto Civico rappresenti un’opportunità per rafforzare e ampliare il campo del centrosinistra attraverso una visione riformista, pragmatica e moderna, capace di coniugare buon governo e attenzione ai bisogni reali delle persone.
Le priorità indicate dal coordinatore nazionale Alessandro Onorato – sicurezza urbana, welfare di prossimità, sostegno alle famiglie, sviluppo economico e qualità dei servizi pubblici – coincidono con le sfide che ogni giorno amministratori e comunità locali si trovano ad affrontare. Temi che richiedono risposte concrete, competenza amministrativa e capacità di ascolto.
Acerra, come molte realtà del Mezzogiorno, ha bisogno di politiche capaci di creare opportunità, rafforzare la coesione sociale e migliorare la qualità della vita dei cittadini. In questo contesto, il contributo delle esperienze civiche può svolgere un ruolo determinante nella costruzione di un centrosinistra aperto, inclusivo e profondamente radicato nei territori.
L’Assemblea Nazionale sarà anche un momento utile per valorizzare il lavoro delle amministrazioni locali e favorire la nascita di una rete sempre più ampia di amministratori, associazioni e cittadini impegnati nella promozione del bene comune.
Il Comitato Progetto Civico Acerra continuerà a lavorare per favorire la partecipazione democratica, valorizzare le energie migliori della città e promuovere una cultura politica fondata sulla competenza, sul dialogo, sulla responsabilità amministrativa e sulla capacità di trasformare le idee in risultati concreti per le comunità.Spari contro carabiniere a Sant’Anastasia, trovato il responsabile
Marigliano, la madre del prof Addeo muore poche ore dopo il figlio
MARIGLIANO – La morte di Stefano Addeo ha riportato al centro dell’attenzione pubblica il tema dell’esposizione mediatica e delle conseguenze che possono derivare dalle vicende nate sui social network. L’insegnante di tedesco, residente a Marigliano, è deceduto all’Ospedale del Mare di Napoli dopo essere rimasto ricoverato per diverse settimane in seguito a un grave episodio che aveva compromesso le sue condizioni di salute.
Secondo quanto emerso, il docente non è riuscito a superare le complicazioni cliniche sopraggiunte durante il ricovero. Il decesso sarebbe stato causato da un arresto cardiaco.
Il suo nome era diventato noto nel 2025, quando un contenuto pubblicato sui social aveva provocato una forte ondata di indignazione e acceso un acceso confronto a livello nazionale. Da quel momento il caso era diventato oggetto di dibattiti televisivi, interventi politici e migliaia di commenti sul web.
La vicenda aveva avuto anche conseguenze sul piano professionale. Nei confronti dell’insegnante erano infatti scattati provvedimenti che avevano portato alla sospensione dall’attività didattica, mentre continuavano gli approfondimenti sulla vicenda.
Nelle stesse ore in cui è stata diffusa la notizia della sua morte, è arrivata anche quella della scomparsa della madre novantaduenne, con cui Addeo conviveva. Un doppio lutto che ha reso ancora più drammatica una storia già segnata da mesi difficili.
Sui social e nelle principali piattaforme online si sono moltiplicati i messaggi di cordoglio ma anche le riflessioni sul peso che la pressione mediatica può esercitare sulle persone coinvolte in casi diventati di dominio pubblico.
La vicenda di Stefano Addeo torna così a interrogare l’opinione pubblica sul rapporto tra responsabilità individuale, giustizia sociale e impatto emotivo generato dall’esposizione continua sui mezzi di comunicazione e nelle piattaforme digitali.
