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Inchiesta «The Queen», Sommese “politico dei territori”.
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Somma Vesuviana, successo per la Festa dell’Imprenditore: una “tre giorni” all’insegna di cultura e spettacolo
Torna al teatro Summarte di Somma vesuviana per il secondo anno consecutivo la festa dell’imprenditore organizzata e ideata da Confimprenditori Napoli, federazione turismo e servizi con il patrocinio del Comune di Somma Vesuviana, dell’ordine dei commercialisti di Nola e del consiglio regionale della Campania. La kermesse, sponsorizzata da Fish’s King e fratelli Granato show room, è stata fortemente voluta dal presidente di Confimprenditori Michele Rea e dalla promo Vesuvio di Giuseppe Ciampa. Una tre giorni molto interessante, egregiamente condotta dalla giornalista di ilmediano.it Sonia Sodano.
Nel pomeriggio di sabato 11 marzo si è svolto il convegno «Italia in Digital», incontro promosso in collaborazione con i giovani della Promo Media Marketing su temi di imprenditoria digitale, start –up e storie di successo. Sul palco per «Italia in Digital» Giuseppe Ciampa (promo media marketing srl) e Nello Polise (NPB Studios), che hanno dimostrato, dati e grafici alla mano, come le nuove tecnologie “muovano” e condizionino l’economia. Da qui la testimonianza di storie di successo di persone e aziende che sono riuscite a creare fatturati attraverso il web come e-napolistore.it e ilmediano.it
In serata sono saliti sul palcoscenico gli attori della compagnia teatrale Summa Villa coordinati dalla regia di Maria Acanfora, che si sono esibiti nella commedia dal titolo “Mpriesteme a mugliereta”. Grande il successo riportato della compagnia che ha divertito i presenti con tante risate.
Nell’ultima serata dedicata alla festa , domenica 12 marzo, invece, si sono alternati momenti di moda e spettacolo a momenti di magia e comicità, sino ad arrivare alle premiazioni degli imprenditori che si sono particolarmente distinti con le proprie attività sul nostro territorio. A calcare le tavole del palcoscenico di via Roma prima le modelle con indosso gli abiti dello stilista Mimmo Tuccillo. Forme armoniche e linee che accompagnano con grazia i movimenti, sono alcune delle caratteristiche che contraddistinguono il suo stile. Mimmo Tuccillo veste Tina Cipollari di uomini e donne, collabora con Mediaset e Rai. Realizza abiti di alta moda e sposa. Il suo laboratorio ad Ottaviano, in provincia di Napoli, è meta di personaggi dello spettacolo e della politica. Lo stilista coi suoi abiti ha calcato tantissime passerelle dell’alta moda in tutto il mondo come in Thailandia e Miami.
Le modelle sono state truccate e pettinate da Juffer Creations di via prima traversa Canonico Feola, Somma Vesuviana. Parrucchieri e visagisti giovanissimi, ma con grande esperienza nella cura della donna sia per quanto concerne il make-up con Rosaria Paone sia per quanto riguarda l’hair style con Giuseppe Esposito. Juffer vanta una grande esperienza nell’alta moda, in tv e in teatro. Inoltre in passerella le ragazze hanno sfilato anche con preziosi di Passione Corda gioielli per passione interamente realizzati a mano dall’artista a Mary Corda, che crea gioielli ed accessori per ogni occasione. La chiave del successo di questo laboratorio è la possibilità di creare gioielli su misura rendendo unico ogni momento. Varie e diverse sono le collezioni che propone l’artista sponsor ufficiale della trasmissione televisiva “Donne nel pallone” in onda su TLA, canale 93, tutti i martedì alle 18.
La serata si è conclusa con il saluto finale del presidente di Confimprenditori Napoli federazione turismo e servizi, il dott. Michele Rea, che ha ricordato l’importanza di fare impresa sul nostro territorio, sempre con l’aiuto e il supporto delle istituzioni competenti e con la forza di chi crede ancora, al di là della crisi, nel processo di impresa. La promessa è quella di continuare a sostenere l’imprenditoria locale e soprattutto di riportare la festa dell’imprenditore anche l’anno prossimo con qualche innovazione, ma sempre con lo stesso spirito e la stessa passione che l’ha contraddistinta in questi due anni.
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Terzigno a telecamere spente
Tornare a Terzigno è sempre un’emozione, vedere quel luogo baciato dal sole, vedere quella pineta rigogliosa mi entusiasma ma, abbassare lo sguardo mi commuove e al contempo mi fa rabbia, perché nel farlo sono costretto ad assistere alla violenza attuata da chi ci vive e all’ipocrisia di un sistema di sorveglianza inesistente. Le foto dello spazzatour
Sulla 268, passata l’uscita di Ottaviano, e i tanti cantieri da troppo tempo aperti, si percorre una striscia d’asfalto arginata dai rifiuti e dove anche le piazzole per la sosta d’emergenza ne sono ricolme. All’imbocco dell’uscita di Terzigno/Poggiomarino intravedo un rogo uno dei tanti fuochi dimenticati e, sempre contorniato da sacchetti di plastica, mi incanalo verso la strada principale.
Lì mi accoglie un amico, col quale già feci uno spazzatour qualche anno fa, con lui concordo che la situazione, rispetto agli anni della cosiddetta emergenza, non è poi cambiata più di tanto: lo scarico di rifiuti è sempre là, persistente ed evidente; sarà poi che fin quando ‘a munnezza non ti arriva al primo piano è tutta normalità ma i comitati e i molti personaggi del mondo della politica e delle istituzioni, quelli che, allora come oggi, vantavano il loro impegno ambientale, sembrano ora solo nutrirsi delle loro stesse parole e senza aver cambiato di una virgola lo stato deprecabile di quei luoghi, continuano a parlarne senza nozione di causa o come l’immagine lontana di quei giorni di rivolte; la pax politica ha appianato ogni disputa, ha smorzato ogni velleità, soprattutto quando l’amministrazione ti è amica.
Percorriamo la stradine vicinali che lambiscono i limiti del Parco Nazionale, al di sotto di Via Leonardo da Vinci là dove impera il pezzame e il rogo dei rifiuti. Il nostro scopo è quello di verificare lo stato e l’eventuale deterrenza del nuovo (ammesso che ce ne fosse mai stato uno vecchio) sistema di video sorveglianza.
Il nostro tour inizia in Via Verdi là dove ai margini della strada sono ammassati strati di pezzame e rifiuto vario, compattati dal fuoco dei roghi. Incominciamo a vedere le prime telecamere ma ci accorgiamo subito che, per quanto all’avanguardia, con pannelli solari ed antenne wi-fi, risultano danneggiate e depredate, mancano centraline e batterie, quindi inutili perché non funzionanti. Ci spostiamo ancora lungo il reticolo che si interseca attorno Via Giuseppe Verdi e comproviamo che tutte le telecamere hanno subito lo stesso destino, anzi, in certi casi non manca solo la centralina, mancano anche le telecamere stesse, i cavi, e in un caso tutto l’apparato, anche il pannello fotovoltaico.
È ironico pensare che quelle telecamere, quelle che avrebbero dovuto vigilare su quelle martoriate strade, non sono state neanche capaci di vigilare su se stesse e riprendere chi andava a rubarle. Magari, quel costoso sistema non è mai entrato in funzione e di certo mai lo farà.
Anche sotto il cavalcavia della 268 il rifiuto impera e anche lì c’è una telecamera, attaccata alla meno peggio col filo di ferro e pure in questo caso non abbiamo dubbi sulla sua inutilità e sul fatto che in quel luogo, il rogo non sia una novità. Le mura della struttura annerite dal fumo e le pluviali in metallo deformate dal calore, ci mostrano non solo lo squallore ma anche la pericolosità di quella situazione.
Tutt’attorno regna il rifiuto e l’indifferenza, sulla strada, così come nei noccioleti circostanti.
Lasciamo quel luogo disgraziato per vederne un altro, raggiungiamo Via Campitelli, stavolta stiamo in area Parco ma la storia purtroppo, così come sapevamo, non cambia. La pineta alla nostra destra conserva gelosamente qualche saccone della ASTIR lasciati lì come ricordo per chi ne sentisse ancora la mancanza. La via asfaltata è alquanto pulita, per lo meno secondo i canoni meridionali, forse frutto dei lavori affidati alla SMA, quelli che riguarderanno il verde urbano dei 13 comuni del PNV, dimenticando però che il Parco è anche e soprattutto sentieristica ed area protetta, ma tutti sappiamo che, nell’economia della politica locale, rende meglio un’aiuola che un sentiero.
Per cui, lasciato l’asfalto, grottescamente riappare il rifiuto, il sito di scarico, si dipana nella pineta di Terzigno, oggi come sempre, con o senza telecamere.
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