Ancora una tartaruga marina morta sulle spiagge campane
Sono più le tartarughe marine trovate morte che quelle recuperate dall’inizio del 2017. Stavolta spiaggiati anche 27 uccelli marini. Ma un accordo con i pescatori può aiutare a invertire la rotta.
La sagoma sul bagnasciuga, avvolta dalla spuma, è inconfondibile. È l’ennesima carcassa di Caretta caretta spinta a riva dal mare. Stavolta si tratta di un esemplare giovane, con carapace lungo circa 55 cm, ritrovato dalle guardie zoofile dell’Enpa sulle spiagge del Litorale Domizio, a Castel Volturno. Con lei, senza vita, anche 27 berte minori mediterranee (Puffinus yelkouan): un uccello marino endemico del Mediterraneo. Una specie minacciata, proprio come la Caretta caretta.
Non è la prima volta che queste specie vengono ritrovate morte sul Litorale. Ma se per le berte le cause sono ancora da capire, per le tartarughe il monitoraggio portato avanti da anni dalla Stazione Zoologia Anton Dohrn, in particolare dal gruppo della Dott.ssa Sandra Hochscheid, ha fornito i primi dati e le prime spiegazioni.
Dall’inizio del 2017, il numero di tartarughe marine ritrovate senza vita sulle coste della Campania sfiora la decina: la maggior parte lungo il Litorale Domizio, una a Castellammare di Stabia, e una tra Pioppi e Acciaroli, in pieno Cilento, territorio in genere privilegiato da questi rettili per la nidificazione. Quasi tutte le tartarughe sono state rinvenute nel mese di marzo, e non è un caso: proprio da «da marzo a maggio è il periodo in cui si raggiungono i picchi più alti di recuperi» spiegano le guardie dell’Enpa. «Per questo, solitamente dopo le mareggiate, facciamo sempre un giro di controllo: è in queste occasioni che il mare trascina a riva le tartarughe e i cetacei morti a largo». Per ora, «siamo ancora nel range dei recuperi annuali di Caretta caretta. In media raccogliamo dalle 30 alle 70 carcasse, negli anni più difficili» fanno sapere dalla Stazione Anton Dohrn.
Finora, però, nessuna di queste 10 tartarughe è morta per patologie o infezioni. La causa è sempre l’impatto antropico. In primavera e in estate aumentano gli impatti con le imbarcazioni, ma è la plastica il primo e più subdolo nemico: i sacchetti di plastica vengono scambiati per meduse, il loro cibo preferito. Ma anche le cannucce provocano seri danni, tanto da essere le protagoniste della campagna internazionale di sensibilizzazione “Skip the straw. Save a sea turtle”.
Ma a causare la morte di questi rettili marini sono anche ami e lenze ingoiate per sbaglio, e le reti da pesca in cui restano impigliate, annegando. Proprio per questo, un mese fa, l’Enpa ha stretto un accordo con il consorzio dei pescatori di Castel Volturno: «loro sono i primi ad avvistarle, e anche i primi, quindi, a poterle segnalare e consegnare agli organi predisposti per il trasporto al Centro di recupero “A. Dohrn” di Portici» spiegano le guardie dell’Enpa.
La collaborazione dei pescatori è un aiuto prezioso, che già ha dato i suoi primi frutti. Un paio di settimane fa, infatti, grazie alla sensibilità e all’impegno del presidente del consorzio dei pescatori di Castelvolturno, sono state recuperate ben due tartarughe marine a Mondragone: Roberta e Teresa Marianna. Teresa era quasi morta, non respirava più, e lo stesso presidente del consorzio l’aveva raccolta credendola ormai moribonda. Ma grazie al pronto intervento e alle tempestive manovre di soccorso, dopo un ora e mezza di rianimazione la tartaruga Teresa Marianna ha espulso l’acqua ingerita ed è tornata a rivivere.
Un piccolo miracolo, testimone di come la collaborazione tra volontari, scienziati e pescatori possa influire positivamente sulla salute dei nostri mari. L’obiettivo è quello di recuperare le tartarughe rimaste impigliate nelle reti, ma anche di sensibilizzare i pescatori all’uso di ami circolari e di reti TED (Turtle Excluder Device), dotate di un’apertura che permette alle tartarughe, ma anche ai delfini, di uscire dalla rete senza subire danni permanenti. Un sistema utile non solo per salvare la vita a questi animali marini, ma che consente anche ai pescatori di selezionare meglio il pescato.
E chissà che i pescatori di Castel Volturno non possano dare il buon esempio ai tanti altri colleghi, che pescano in quelle acque tra Cuma e foce Agnena. In fondo, le tartarughe marine sono tra i rettili più antichi del mondo ed «è assurdo che muoiano a causa nostra» ricordano i volontari dell’Enpa. Da cittadini bastano poche azioni per contribuire alla salvaguardia di questi giganti del mare: utilizzare meno plastica (in particolare sacchetti e cannucce), scegliere il pescato in modo consapevole, e in caso di avvistamenti chiamare la Capitaneria di Porto al 153 e la stazione zoologica Dohrn al 334.6424670.
Somma Vesuviana, cinquantenne si toglie la vita con un colpo di pistola
Sotto shock i residenti del Parco del Sole: un cinquantenne si toglie la vita con un colpo di pistola.
E’ stato un venerdì santo molto faticoso e intenso quello di ieri per le forze dell’ordine locale. Proprio mente si trovavano sul Borgo Antico Casamale per gestire l’ordine pubblico in vista della processione del Cristo Morto , alcuni carabinieri sono dovuti rientrati per portarsi nel Parco del Sole dove un cinquantenne è stato trovato in una pozza di sangue. L’uomo si stava separando dalla moglie ma pare che non riuscisse ad accettare la cosa e che stesse vivendo un periodo di depressione . Nel tardo pomeriggio di ieri ha scelto di togliersi la vita con un colpo di pistola. Sul posto, fino a tarda serata, i carabinieri della locale stazione, diretta dal comandante Raimondo Semprevivo.
De Luca sospende l’eolico. Il Tar lo boccia.
La legge regionale dell’anno scorso è incostituzionale. Le aziende penalizzate nei loro investimenti.
Altro che moratoria! Al paesaggio ci si pensa dopo. E’ un brutto momento per chi non ama le pale eoliche. Il Tribunale amministrativo della Campania ha buttato nel panico gli oppositori dell’energia prodotta da vento. Ha trovato elementi di incostituzionalità nella legge regionale che sanciva, appunto, una moratoria sulla nascita di nuovi parchi eolici. Una battaglia in corso da anni, che subisce una battuta d’arresto dagli esiti molto incerti. La Giunta De Luca, spinta da diverse iniziative, un anno fa aveva adottato un provvedimento che congelava le nuove richieste di installazione di tralicci alimentati dal vento. Non deve aver fatto bene i conti la Giunta, soprattutto con le aziende che investono nel settore e non hanno mai previsto sospensioni contrarie al proprio business per milioni di euro. Tutt’altro. Molte di loro, in particolare nel Sannio, avevano già in tasca i primi permessi quando è stata approvata la legge. I giudici hanno stabilito che la sospensione di un potere autorizzativo per un’attività consentita, promossa e incentivata dall’ ordinamento nazionale e comunitario, è un grave ostacolo all’iniziativa economica nella produzione energetica da fonti rinnovabili. Eppure la legge aveva avuto il plauso di tutti i contrari alle pale sulle dorsali appenniniche. Con qualche dubbio, in verità, sull’apertura di credito di De Luca alle insistenze grilline in Consiglio regionale. Le aziende si erano subito opposte condeterminazione, manifestando delusione e mettendo nero su bianco le contraddizioni tra decisioni amministrative e impegni ambientali del programma elettorale di De Luca. Contraddizioni che oggi hanno una veste giuridica definita. E’ allora chiaro che non si può guardare al futuro di un territorio come la Campania senza coordinare gli interessi delle imprese, delle comunità locali e, in generale, del Paese. La Regione, senza immaginare tatticismi o calcoli, incassa una dolorosa bocciatura in quanto ha trascurato principi fondamentali della Costituzione. E su temi ad elevata attenzione sociale. Non gli fa nemmeno onore leggere nella sentenza che la tutela ambientale è ambito di competenza esclusiva dello Stato. Ed ancora, che su produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia, la potestà legislativa di una Regione è solo “concorrente”. E’ lo Stato che fissa i principi fondamentali e chi vi si mette contro blocca l’ “iniziativa economica nel campo della produzione energetica da fonti rinnovabili”. Evidentemente nessuno ci avrà pensato.
Caro Totò, scusa se non ti abbiamo amato allora, noi che ora ti amiamo assai
Cinquant’anni fa, il 15 aprile del 1967 ci lasciava Totò, al secolo Antonio De Curtis. A lui è dedicato questa settimana il commento della rubrica “La Campania… in punta di penna” scritto usando i titoli delle sue canzoni per raccontare una storia. La sua e della sua Napoli.
A chi non lo sapesse, Napoli ha avuto un grande figlio, si chiamava Antonio De Curtis. Eri tu, caro Totò, e la tua arte è stata A cchiu bella che una città potesse desiderare di veder nascere, crescere e far ridere e sognare. E quando 50 anni fa ci hai lasciati, è stato come un Ammore perduto. Questa terra, le sue donne e le sue bellezze ti hanno reso grande un uomo, e tu hai ricambiato il favore, in un tempo infinito, senza Calennario. Napoli è casa dei napoletani, “E’ Casa mia”, dicevi, principe della risata partenopeo. Caro Totò, Che me diciste ‘a ‘’ffa che Napoli era tutta una bellezza e Con te sarebbe stata conosciuta e tu l’avresti resa famosa in ogni dove, se poi dovevi lasciarci senza che t’avessero mai apprezzato in vita? Solo un Core analfabeta poteva non capire di quale grandiosità eri dotato, caro napoletano illustre e quale Felicità avresti regalato col tuo essere burattino senza fili e burattinaio in palcoscenico della risata, in un Girotondo infinito tra le scene dei tuoi film su quella pellicola impresso, che ti ha reso eterno. Nelle tue movenze, nelle tue caricature dove prendevi in giro il Mondo facendo cantare quell’indimenticabile Malafemmina, seppur tu le donne le amavi e le Miss mia cara miss, amavano te. Napule, tu e io lo sappiamo bene quanto valevi in vita prima ancora di diventare il mito che sei e sempre sarai, tu che di Napoli avresti detto sempre: “Me songo annammurato” e Napoli ha ricambiato. Ora Si fosse n’auciello volerei in cielo per dirtelo, caro Totò, quanto Napoli ti ha reso la gloria che meriti, la grandiosità che ti sei guadagnato facendo dimenticare il Veleno che ti hanno fatto bere quando ignavi della tua arte ti hanno in povertà lasciato lasciarci. Ti direi, caro Totò, Stamme a sentì, tu lo sai la vita è come A’ livella e quando saremo dove sei tu ci farei ridere senza pellicole e ciak, senza spalle e attori per darti A’ Statuetta che danno in quella notte americana dei grandi premi e O core tujo riprenderà a battere più forte come se fossi sul Lungomare di quella Margellina blu della tua bella Napoli, del tuo quartiere, la Sanità che si godrebbe questa città Abbracciato ‘cu ‘tte.
Ottaviano: Disservizi e mancato controllo per la raccolta dei rifiuti, l’opposizione chiede di “sfiduciare” il consigliere delegato
Troppe inadempienze relative al servizio di raccolta dei rifiuti e numerosi articoli del contratto mai rispettati dalla ditta che si è aggiudicata l’appalto di gestione. Inadempienze che hanno danneggiato le casse del Comune e cagionato l’aumento delle tasse, motivi che hanno spinto il capogruppo dell’opposizione consiliare Andrea Nocerino e i consiglieri del suo gruppo Rosa Maria Autorino, Raffaele Annunziata ed Emanuele Ragosta a presentare una “mozione di sfiducia” nei confronti del consigliere comunale delegato. Un atto che sarà discusso nel corso di una seduta consiliare fissata per il 4 maggio.
“Nell’ultimo consiglio comunale si è discusso della tassa sui rifiuti”, commenta Nocerino che ha spiegato la vicenda anche in un video postato sul suo profilo ufficiale di Facebook, “in effetti c’è stato un incremento del ben 25% sulla tassa dei commercianti, che in un momento particolare come questo sicuramente graverà non poco sul loro stato di salute economica. Noi cittadini stiamo pagando una tassa molto elevata rispetto al servizio che ci viene offerto dalla ditta Gpn. Quanto vi sto dicendo è supportato anche dal responsabile del Settore Ambiente del Comune che in una sua relazione ha evidenziato che ci sono una serie di servizi che non sono stati mai effettuati, ciò in danno non soltanto all’Ente, ma soprattutto ai cittadini stessi. Unitamente ai miei consiglieri abbiamo presentato una mozione di sfiducia nei confronti del consigliere delegato che con i vertici comunali doveva fare in modo che non si verificassero tali anomalie rispetto a quanto sancito dal contratto. Come promesso in campagna elettorale, nell’ottica della trasparenza vi terremo informati su quanto accade nella gestione della macchina comunale”.
In particolare la mozione sottoscritta da Nocerino, Autorino, Anunziata e Ragosta e indirizzata al presidente del consiglio Biagio Simonetti, alla segretaria comunale e alla vicesegretaria comunale parte dall’articolo 41 del Regolamento sul Funzionamento del Consiglio Comunale che sottolinea come si consideri mozione “una proposta concreta tendente a provocare un giudizio sulla condotta o azione del Sindaco o della Giunta o di un singolo Assessore.”, considerato quindi che “all’Assessore Comunale e del pari al Consigliere delegato è solitamente attribuita la “delega” per un determinato settore dell’attività amministrativa dell’ Ente”, in questo caso rientra appunto il consigliere in questione che essendo delegato su “decreto sindacale” alla Nettezza urbana va pertanto considerato, a tutti gli effetti, un assessore comunale. Avrebbe dovuto, quindi, adottare “tutti gli atti idonei al raggiungimento degli obiettivi e delle finalità dell’Ente nel quadro degli indirizzi generali e in attuazione delle decisioni fondamentali approvate dal Consiglio Comunale in riferimento alle deleghe ricevute”. Il consigliere nel civico consesso del 31 marzo aveva dichiarato di aver “stravolto” il capitolato d’appalto, secondo i consiglieri di opposizione però “non emergono né lo stravolgimento né le migliorie che sono state apportate”, che anzi a sottolineare queste mancanze c’è una nota del 27 marzo firmata dal responsabile Ufficio Ambiente, architetto Angelo Napolitano e inviata alla ditta GPN in cui si sottolineano “disservizi ed anomalie in ordine al servizio rifiuti solidi urbani” soprattutto rispetto alla violazione e l’inadempimento di diversi articoli del contratto, e che quindi “che dalla lettura di tale nota, considerato quanto avrebbe potuto mettere in campo l’Amministrazione in questi anni, unitamente al consigliere delegato, in termini di verifica, controllo, indirizzo, rispondenza agli obiettivi; emerge che le dichiarazioni rese dal Consigliere sono da ritenersi palesemente errate ed inconsistenti e pertanto si assiste solo ad fantomatico raggiungimento dei risultati; che le inadempienze sopra richiamate danneggiano le casse di questo Ente con grave ripercussione sulla tassa rifiuti a danno del cittadino che si vede costretto a pagare una tassa molto elevata rispetto al servizio offerto; che tutto ciò denota la negativa gestione del consigliere delegato; che è potere del Sindaco ritirare le deleghe conferite agli assessori e ai consiglieri”. Da qui la mozione, che è stato deciso in riunione di capigruppo questa mattina di mettere all’ordine del giorno di una seduta di consiglio comunale fissata per giovedì 4 maggio.
Terra dei fuochi, rifiuti pericolosi: sequestrate tre discariche abusive
I carabinieri hanno posto i sigilli a tre aree ubicate alla periferia di Caserta. In due delle tre aree sequestrate, dell’estensione di oltre 6000 metri quadrati, è stata riscontrata un’ingente quantità di rifiuti speciali e urbani, spesso pericolosi, smaltiti direttamente sul suolo.
Tre siti usati come discariche abusive di rifiuti urbani e speciali sono stati sequestrati a Caserta dai carabinieri del Gruppo Forestale del capoluogo nell’ambito dei controlli per la Terra dei Fuochi. Sono stati gli agricoltori locali a segnalare l’enorme degrado nei pressi dei loro terreni e a richiedere l’intervento dei militari.
All’operazione ha preso parte anche il personale delle Stazioni di Caserta, Marcianise e Vairano Patenora. I carabinieri hanno così apposto i sigilli a tre aree ubicate alla periferia di Caserta, in particolare in via Thomas Alva Edison e a Lo Uttaro, zona dove sorgono almeno quattro grandi discariche dismesse, alcune delle quali usate anche durante l’emergenza rifiuti. In due delle tre aree sequestrate, dell’estensione di oltre 6000 metri quadrati, è stata riscontrata un’ingente quantità di rifiuti speciali e urbani, spesso pericolosi, smaltiti direttamente sul suolo, come pneumatici fuori uso di varie marche e tipo, parti di autoveicoli, elettrodomestici fuori uso
50 anni senza Totò Il rione Sanità ricorda il suo figlio illustre e gli dedica un’opera
L’inaugurazione è prevista per domani alle ore 10.30 presso il Chiostro della Basilica al Rione Sanità.
Nel 2017 ricorre il cinquantesimo anniversario della morte del Principe Antonio de Curtis, in arte Totò e per l’occasione, la Fondazione di Comunità San Gennaro, la Regione Campania e la Fondazione Campania dei Festival organizzano una serie di eventi per ricordare l’artista nel suo amato Rione.
In particolare sabato 15 aprile alle ore 10.30 , l’On. Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania e don Antonio Loffredo, parroco del rione Sanità, inaugurano a 50 anni esatti dalla morte del Principe Antonio de Curtis, la riqualificazione urbana di largo Vita, dove sarà inaugurato il monolite dedicato a Totò. L’immagine stilizzata di Totò, proposta dal maestro Giuseppe Desiato, indica la scelta di affidare a Totò il compito di fare da mediatore, di agevolare l’accesso e l’incontro con il visitatore, di invitarlo a entrare per conoscere il senso e alimentare il rispetto per i luoghi e per gli uomini e le donne che conrtraddistinguono il Rione Sanità.
La riqualificazione degli spazi esterni e le scelte sull’arredo urbano delle due piazze sono state predisposte dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Napoli e condivise con i residenti del Rione in una sorta di progettazione partecipata.
L’inaugurazione sarà preceduta da un momento commemorativo, nel chiostro della basilica della Sanità, dedicato a Totò a 50 anni esatti dalla sua morte.
Somma Vesuviana. Amministrative 2017, Giuseppe Sommese: “Riscoprire il senso di appartenenza, la nostra è una lista identitaria”
Giuseppe Sommese ribadisce il sostegno al progetto di Peppe Nocerino e dichiara : ” Abbiamo lanciato questa lista per riscoprire il senso di comunità, il senso di appartenenza: vogliamo che la gente ritrovi l’orgoglio di sentirsi sommese”.
“Siamo Sommesi nasce per unire. Unire tutti i cittadini di Somma Vesuviana e farli sentire appartenenti ad un’unica comunità, dove tutti sono presi in considerazione e diventano protagonisti dell’azione amministrativa, al di là della zona in cui si vive”. Così Giuseppe Sommese, promotore della civica “Siamo Sommesi”, che sosterrà la coalizione “Somma di idee” spiega il senso della sua iniziativa politica, in vista delle prossime elezioni amministrative dell’11 giugno.
Continua Sommese: “Dobbiamo rimettere al centro il cittadino e le sue esigenze, farlo sentire partecipe di un progetto in cui la cultura, le tradizioni e l’identità della nostra città sono in cima ai pensieri di chi amministra. La distanza tra la collettività e la politica deve ridursi: si tratta, in questo senso, di proseguire un cammino già intrapreso nei precedenti mandati e che con “Siamo Sommesi” avrà un’accelerata significativa. Abbiamo lanciato questa lista per riscoprire il senso di comunità, il senso di appartenenza: vogliamo che la gente ritrovi l’orgoglio di sentirsi sommese”.
Giuseppe Sommese ribadisce, poi, il sostegno al progetto di Peppe Nocerino, denominato “Somma di idee”: “Siamo sicuri che Somma di idee è la strada giusta per dare alla città un programma serio e concreto. L’impegno continua, siamo sommesi”
“Ecce homo”, un quadro, una scena eterna: la folla preferisce il brigante Barabba a Gesù. Ma Gesù capisce…
Nel quadro di Ciseri Gesù sa che non potrà mai schierarsi con Lui “quella” folla composta da ladroni come Barabba, da scettici, da pessimisti, da chi è persuaso che gli uomini preferiscano il Male al Bene, da chi non crede nei valori delle idee, da chi non ama la Verità e, infine, da chi non riesce ad ammettere che Gesù ha impresso una svolta nella Storia.
Pochi episodi dei Vangeli sono stati, e sono, “tormentati” dagli studiosi come quello che ha per protagonisti Gesù, Pilato e Barabba. Narra Matteo (27, 11-26) che, essendo abitudine dei governatori romani liberare, per la Pasqua ebraica, un carcerato, i sommi sacerdoti e gli “anziani” di Israele chiedono a Pilato di liberare un detenuto “famoso”, Barabba, di cui Giovanni ci dice che era un brigante. Pilato, “ che sapeva che quelli gli avevano consegnato Gesù per invidia”, tenta di metterli in difficoltà: volete che io liberi Barabba o Gesù?, ma il “popolo”, incitato da “anziani” e dai grandi sacerdoti, reclama a gran voce la libertà per Barabba e la crocifissione per Gesù. Intanto Pilato è stato avvertito dalla moglie: “ Non vi sia niente tra te e quel giusto, perché stanotte in sogno ho molto sofferto per causa sua”. Crescendo il “tumulto” della folla che vuole la liberazione di Barabba e la morte di Cristo, Pilato si fa portare dell’acqua, si lava le mani “dinanzi al popolo” e dice: “ Io sono innocente del suo sangue, pensateci voi”. E il “popolo” grida: “ Il suo sangue cada su noi e sui nostri figli”.
Nel Vangelo di Giovanni Pilato e Gesù si parlano. Gesù ricorda al prefetto romano che se il proprio regno appartenesse a questo mondo, i suoi soldati avrebbero impedito ai Giudei di catturarlo: “ il mio regno non viene da quaggiù”. E Pilato: “ dunque, sei un re? “. “ L’hai detto – risponde Gesù – io sono venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità. Chi sta dalla parte della verità ascolta la mia voce”. E Pilato ribatte con una domanda drammatica, che risuona in ogni momento della storia dell’uomo. “ Quid est veritas ? Che cosa è la verità?”. Anche Giovanni scrive che Pilato dichiara ai Giudei di non aver trovato “nessuna colpa in Gesù”. Ma i Giudei vogliono che sia liberato Barabba. Il prefetto romano non sa come uscire dalla situazione angosciosa. Illudendosi di placare l’ira della folla, ordina che Gesù sia flagellato e schiaffeggiato, e poi lo mostra al pubblico, coronato di spine e coperto da un mantello di porpora: “ Ecce homo, ecco l’uomo”.
Ma i Giudei insistono: “ Crocifiggilo, crocifiggilo”, e quando Pilato ripete, ancora una volta, di non aver trovato colpe in lui, gli gridano che le loro leggi vogliono che Cristo muoia, “perché si è fatto figlio di Dio” e si proclama re: e i Giudei “non hanno altro re se non l’imperatore romano”. Pilato è vinto dalla paura che il suo atteggiamento lo esponga all’accusa di tradimento e perciò lascia che Gesù sia portato a morte: “prendetelo e crocifiggetelo voi”. Prima che Gesù venga trascinato via, Pilato gli chiede da dove egli viene, ma Gesù non risponde, e il romano lo rimprovera: “Non vuoi parlare con me? Non capisci che io ho il potere di liberarti e di crocifiggerti?”. Ma Gesù ha letto la paura nei suoi occhi: “ Non avresti su di me alcun potere, se non ti fosse stato consegnato dall’alto. Ben più grave è il peccato di coloro che mi hanno consegnato a te”.
In questo racconto pensano di aver trovato argomenti a conferma delle loro idee i credenti, i non credenti, gli antisemiti, i detrattori del “vile” Ponzio Pilato del Vangelo di Giovanni, ma anche gli ammiratori del Ponzio Pilato “coraggioso” descritto da Matteo.. Qualche studioso, però, considerando eccessiva l’ammirazione che l’evangelista mostra nei confronti del prefetto e della moglie, sostiene che l’intero episodio è un falso, una interpolazione. E il Pilato che domanda “ Che cosa è la verità?” è diventato un personaggio simbolo per chi crede che la verità non esista, per gli scettici e per i pirroniani.. La folla che preferisce il Male al Bene, che vuole libero il brigante Barabba e crocifisso Gesù, porta acqua al mulino dei nemici del sistema democratico, i quali non sanno o fingono di non sapere che davanti al pretorio di Gerusalemme c’era uno spazio appena sufficiente per accogliere non una “ folla”, ma solo poche decine di sacerdoti, di “anziani” e di loro seguaci. Ma se questo è vero, ribattono i populisti, allora per Barabba ha votato non il popolo, ma la casta: e infatti i sacerdoti e gli anziani arrestano Gesù di notte e lo crocifiggono immediatamente proprio per evitare che il “popolo” dei sostenitori accorra a liberarlo.
All’“Ecce Homo” che apre l’articolo Antonio Ciseri lavorò quasi venti anni: il quadro venne esposto per la prima volta nello studio del pittore una decina di giorni dopo la sua morte, avvenuta l’8 marzo 1891. Ciseri non ama la folla che sceglie Barabba, e perciò ci fa entrare nel quadro dal lato opposto, alle spalle di Cristo e di Pilato: il che ci consente di notare, a destra, anche la sofferenza della moglie del prefetto. Pilato è avvolto nella sua bianca toga che attira la luce del giorno, sottolinea, nell’impeto del corpo, l’agitazione dell’animo, e ne isola, avvolgendola, la figura. Anche il corpo di Cristo, nudo a metà, è isolato: ma la schiena dritta. la testa alta e il solenne drappeggio del manto rosso ci dicono che egli è la Verità. Ci dicono che Egli sa perché la “folla” gli preferisce, e gli preferirà sempre, Barabba. Perché in quella folla non ci sono solo i ladroni, che naturalmente votano per un ladrone, ma ci sono anche coloro che non amano la Verità, che si rifiutano di “vedere” e decidono di vivere ignorando, e fermandosi alla superficie delle cose. Ci sono i pessimisti metafisici persuasi che l’uomo sia per natura volto al Male, ci sono coloro che per principio non amano né gli apostoli, né i predicatori, né gli idealisti. Ci sono, nella folla, tutti quelli che alla luce preferiscono le tenebre, perché la tenebra nasconde, e la luce smaschera. Al di là delle convinzioni personali, nessuno può negare che Cristo abbia impresso una svolta al corso della storia umana. Nel quadro di Ciseri Cristo sa che “quella” folla “deve” scegliere Barabba, che non può scegliere la “Verità”, non è ancora pronta per farlo. E tra Cristo, fermo nella Sua dignità, e l’agitato sporgersi di Pilato verso “quella” folla, c’è un vuoto, c’è un salto: il salto dalla storia di prima alla nuova storia. Su quella loggia va in scena una vicenda sublime, e perciò il cielo, nonostante tutto, è luminoso.
Somma Vesuviana/Amministrative 2017: il Movimento 5 Stelle punta di nuovo su Ciro Sannino


