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Somma Vesuviana, opera pubblica abbandonata: scempio e degrado in via Casaraia
Erbacce e sterpaglie, carcasse di animali, sporcizia e – non ultimo – denaro pubblico investito in un’opera – il parcheggio di via II Traversa Casaraia – che finora ha fatto parlare di sé solo in negativo.
Mentre la campagna elettorale si prepara a rientrare nel vivo con la sfida tra i due contendenti nel ballottaggio, c’è un luogo in città dove l’incuria fa da padrona, un luogo che il futuro sindaco di Somma Vesuviana, chiunque sia, dovrà tener presente. Con decisioni, magari coraggiose, finora non prese. Era marzo 2012 quando sul bollettino ufficiale della Regione Campania compariva l’avviso di deposito di una variante al Piano Regolatore Generale riguardante la realizzazione di un parcheggio a raso in via Casaraia (il progetto definitivo era stato approvato in consiglio comunale a luglio del 2007); Un anno prima (febbraio 2011) il responsabile del servizio Lavori Pubblici ed espropri emanava un decreto di occupazione d’urgenza finalizzato all’espropriazione di beni per la realizzazione del parcheggio. Un atto reso possibile ovviamente dalla dichiarazione di pubblica utilità allegata alla delibera di consiglio comunale del 2007 e l’urgenza si doveva alla volontà di intercettare finanziamenti in scadenza del Ministero dell’Ambiente. L’indennità di esproprio (si trattava di un frutteto, i proprietari erano tre) fu fissata in poco più di 90mila euro.
Iniziano e vanno avanti i lavori, nonostante l’assenza di pareri necessari sia dagli uffici che dal comando dei vigili urbani (non c’è, per esempio, una relazione del comando vigili urbani in merito alla viabilità, come riscontrato dai carabinieri). Il costo totale supererà, infine, i 470mila euro. Ai primi di marzo 2015 i carabinieri di Somma Vesuviana acquisiscono tutti gli atti relativi alla progettazione, al bando, all’esecuzione dei lavori, nell’ufficio Lavori Pubblici del Comune, compresa la delibera di giunta di settembre 2014 in cui si annovera nei costi anche l’acquisto di un bus a gasolio che, una volta aperto il parcheggio, sarebbe dovuto servire a spostarsi nella ztl del centro urbano. Pochi giorni prima i militari avevano bloccato lavori abusivi (un passo carrabile) di un residente della zona proprio nel cantiere, ultimato ma mai inaugurato.
Le problematiche di quell’opera arrivano però da più lontano, come si può constatare da un carteggio che comprende una serie numerosa di esposti firmati da residenti i quali ne lamentavano non soltanto la presenza di insormontabili barriere architettoniche a discapito di una mobilità sostenibile per i diversamente abili, ma pure un rischio per la più generale incolumità pubblica nonché l’impatto ambientale. Un «costo» in termini di qualità della vita per il quartiere forse troppo pesante in cambio dello spazio per poco più di venti automobili.
Qualunque sia il «giudizio» dei cittadini per quest’opera, una cosa è certa: vale a dire l’attuale scempio della zona, una ferita aperta nella cinta urbana di Somma Vesuviana.
Somma Vesuviana, è Salvatore Rianna il candidato che ha convinto di più gli elettori «oltre le liste».

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Non facciamoci infinocchiare con droni, telecamere ed esercito, chiediamo politiche economiche serie che permettano, a chi vuole realmente uscire dal sommerso, di farlo e punire chi in maniera recidiva e dolosa vi permane. Questa è la semplice ma impopolare soluzione al problema della Terra dei fuochi.
Sinceramente non sappiamo più cosa dire sull’argomento, se non riportare la cronaca degli avvenimenti. Pensiamo ormai di aver detto tutto, dopo i circa 10 anni fatti de denunce alla procura di Napoli e a mezzo stampa su questo giornale, abbiamo le idee fin troppo chiare su quello che c’è stato e che c’è ancora nella nostra Terra dei fuochi vesuviana, e il perché questa esista ancora, nonostante le parole vane di chi ci amministra e che vive solo dell’immagine di se stesso. Ci cascano le braccia davanti all’ipocrisia di chi fa l’ambientalista da salotto, esclusivamente dietro il pc, senza sporcarsi le mani e senza verificare la realtà per la quale pretenderebbe di avere voce in capitolo.
A noi invece, comuni mortali, spetta l’onere più che l’onore (visto che questo se lo prendono i politici e gli ambientalisti di convenienza) di riportare i fatti e di fare cronaca.
Stamattina, avvertiti dal fumo e da una telefonata, scopriamo che il fuoco doloso di ieri sera era tutt’altro che estinto ed infatti lo ritroviamo ancora acceso in via Castelluccio ma con l’amara sorpresa di un nuovo e più grande focolaio nell’ormai celeberrima Cava Fiengo.
Risaliamo il versante occidentale della cava, da quasi un anno posta sotto sequestro, e scopriamo che il vento sta allargando i margini dell’incendio in maniera spaventosa, bruciando sterpaglie e rifiuti. Avvertiamo subito i Vigili del Fuoco che stavolta rispondono subito, registrano i dati e ci assicurano il pronto intervento. Nel frattempo arriva un’auto dei Carabinieri Forestali, quelli del CTA di stanza a San Sebastiano, mi chiedono le generalità e scendiamo più a valle per evitare il fumo asfissiante. Nel frattempo sale il camion dei VV.F
Il vento purtroppo ha portato in alto le fiamme, verso i locali e il maneggio presso il “Capriccio” là dove sono stati evacuati gli animali. Alcuni coltivatori hanno subito dei danni alle colture, altri se la sono cavata per la loro tempestività o per pura fortuna. I vigili ne hanno avuto fino alle 17.00, quando il fuoco sembrava essere domato ma, mentre scrivo, il fumo, spinto dal vento, entra in casa e questo mi fa capire che la mattinata sarà ancora di passione.
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