Malattie rare: a Procida un modello di comunicazione tra ricerca, clinica e pubblico

Un mondo praticamente sconosciuto fino a pochi anni fa. Oggi diagnosi, cura e ricerca sono unite nel portare alla gente la conoscenza. Ma l’obiettivo di aiutare i pazienti non passa solo dagli avanzamenti scientifici, ma anche da divulgazione, condivisione e lotta alla solitudine. “Il nostro compito non è solo fare ricerca, ma comunicarla, e comunicarla bene. Se i ricercatori non hanno rapporto diretto con medici di base e cittadini, si resta isolati. Una regola valida per tutte le discipline scientifiche, ma che nel campo delle malattie rare diventa cruciale”. È con queste premesse che Maurizio D’Esposito, ricercatore del Centro di Genetica e Biofisica “A. Buzzati Traverso” del CNR, ha aperto a Procida il meeting “Malattie genetiche rare: dalla diagnostica alla comunicazione”. Un corso di Educazione Continua in Medicina, promosso proprio da Neuromed e CNR, ma anche un momento di raccordo e comunicazione, come spiega il ricercatore: “Dare una speranza ai pazienti di malattie rare significa non solo essere nei laboratori per cercare nuove risposte, ma significa anche uscire tra la gente, divulgare, incontrare tutti i protagonisti della salute”. E per questo scopo c’è stata la scelta di Procida, legata a un aspetto culturale, come illustra D’Esposito: “Procida ha una sua forte caratterizzazione culturale, pensiamo al Postino di Troisi, oppure a Elsa Morante. È in questo clima che vogliamo creare un rapporto tra il CNR, l’I.R.C.C.S. Neuromed e questa isola” “Ancora una volta abbiamo cercato di spiegare il concetto di malattia rara confrontandoci con i nostri colleghi. – ha detto Alba di Pardo, del Laboratorio di Neurogenetica e Malattie Rare del Neuromed – È necessario conoscere meglio e intervenire meglio in un campo difficile come questo, dove per la maggior parte delle patologie non vi è ancora una cura. Ma si stanno facendo passi in avanti nella diagnostica e nella pratica clinica, per dare un punto di riferimento ai pazienti. È per questo che siamo qui a Procida, per dare il corretto messaggio di comunicazione e sensibilizzazione. Fuori dalle porte degli ospedali e dei laboratori di ricerca”. Proprio le prospettive che stanno nascendo nei laboratori di ricerca in tutto il mondo sono state esposte da Vittorio Maglione, anche lui del Centro Malattie Rare Neuromed. “Inevitabilmente, sono due gli approcci che vengono seguiti: da un lato quello genetico, che mira a “riparare” l’alterazione genetica responsabile della malattia. Dall’altro, la strada farmacologica, nella quale si studiano molecole capaci di intervenire sui danni causati dall’alterazione presente nel DNA. Tra l’altro, è questa la strada che seguiamo al Neuromed. Penso che l’approccio genetico potrà offrirci prospettive notevoli, ma saranno necessari tempi lunghi. La farmacologia, invece, ci ha già messo a disposizione strade interessanti che potranno giungere ai pazienti in tempi più rapidi”. “Da Procida un segnale di ottimismo. – ha affermato il Presidente della Fondazione Neuromed, Mario Pietracupa – Un luogo di cultura dal quale partiamo per affrontare problematiche importanti quali quelle relative alle malattie rare. Vogliamo dare un messaggio di speranza a tutti coloro che vivono una situazione di disagio. La speranza nasce dalla ricerca e dal confronto. Per progetti importanti come questo sulle malattie rare bisogna confrontarsi con altre realtà. La collaborazione tra Neuromed e CNR è un esempio di due Istituzioni che si mettono in discussione e si aprono a nuove collaborazioni, condividendo la necessità di comunicare con il mondo “esterno” ciò che fanno”. Il meeting ha visto anche la consegna di un riconoscimento a un giovane ricercatore Neuromed, Enrico Amico, per il suo impegno nel campo delle malattie rare. Il premio, assegnato dall’Associazione “Paolo Balestrazzi, Lotta alla Neurofibromatosi e a tutte le Malattie rare” allo scopo di “sottolineare l’essenzialità della ricerca e spronare sempre più questi giovani a fare meglio. Senza la ricerca non avremo futuro – dice Palmina Giannini, Presidente dell’Associazione – non è semplice sopportare malattie come la Neurofibromatosi, la SLA, il cancro. Parlarne è già un traguardo”.    

Salumificio Spiezia, le istanze degli operai barricati sul tetto

Sono barricati sul tetto del Salumificio Spiezia, a San Vitaliano, dalle 16. Sono due operai. Minacciano di buttarsi giù se qualcuno dovesse avvicinarsi. GUARDA IL VIDEO Una forma di protesta, quella di Salvatore e Pasquale, perché da fine febbraio – come gli altri dipendenti – non percepiscono lo stipendio. La storica azienda produttrice di salumi è in liquidazione per la crisi profonda che l’ha messa in ginocchio negli ultimi anni. Era stata avviata la procedura per la cassa integrazione, in attesa di trovare nuovi investitori, ma i lavoratori riferiscono di non aver ricevuto ancora alcuna indennità perché non sono stati consegnati tutti i documenti all’Inps. Intanto la cinghia stringe. Le spese da sostenere ci sono, e anche le famiglie da mantenere. Abbiamo raggiunto telefonicamente i due lavoratori che da più di tre ore ormai sono sul tetto. In video le loro dichiarazioni.

Terra dei Fuochi, lo sfogo di Marfella: « noi medici mai convocati dalla Regione »

L’esperto camice bianco ambientalista critica il comportamento della politica campana.       « E’ ormai l’inizio dell’estate 2017: credete sia una pura coincidenza o un caso che il mancato spegnersi e/o significativamente ridursi di Terra dei Fuochi sia stato accompagnato dalla totale assenza di una sola e sottolineo persino una sola audizione formale dei competenti medici per l’ambiente di Napoli in Commissione Speciale regionale? ». Lo denuncia, in un commento a un articolo de Il Mediano.com sulla escalation dei roghi tossici, il dottor Antonio Marfella, esponente dei Medici per l’Ambiente di Napoli, uno dei camici bianchi tra i massimi esperti della correlazione tra inquinamento e malattie. « Almeno – aggiunge Marfella, facendo riferimento al comportamento attuale della politica campana nei riguardi di questo tema delicatissimo – gli onorevoli regionali delle legislazioni precedenti avevano il buon senso di ascoltarci. Intanto i nuovi consiglieri campani formalmente non ci hanno mai convocato né ascoltato una sola volta: chissà perché. Forse non siamo abbastanza competenti o loro sanno già tutto ». La stoccata è stata indirettamente rivolta anche al governatore Vincenzo De Luca. « Il governo centrale – ricorda Marfella – ci ha ascoltati e ha almeno ha partorito due leggi imperfette ma un minimo efficaci come quella sugli ecoreati e su Terra dei Fuochi ma alla Regione dalle nuove elezioni i consiglieri regionali non ritengono i Medici dell’Ambiente di Napoli evidentemente in grado di fornire loro idee o notizie o indicazioni sufficientemente rilevanti per la loro evidentemente efficace azione di governo ». Infine, l’amara considerazione: « I roghi aumentano ma le pummarole sono pulite e si vendono. Terra dei Fuochi non deve esistere più: esiste terra del buono. L’importante è tutelare le pummarole: i cittadini e la loro salute non contano, tanto i voti si comprano. Basta un poco di lavoro, “al nero” ovviamente…».

Nola, l’ospedale perde il 118

Il presidio del 118 si trasferisce dall’Ospedale Santa Maria della Pietà al Cis di Nola. Monta la polemica per una dislocazione che fino a qualche giorno fa era solo paventata. Tramontata ogni speranza per chi non appoggia questo cambiamento, ritenendo che il nuovo presidio sia troppo distante dal bacino di utenza di riferimento. Il trasloco della postazione delle ambulanze doveva essere effettuato un anno fa, quando a medici, infermieri e autisti del servizio fu comunicato che dal 14 giugno sarebbe stato avviato il trasferimento nei locali che l’Asl Napoli 3 Sud ha in comodato d’uso nell’isola 6 del Cis di Nola, Isola 6. I cittadini insorsero e le proteste che ne derivarono lo impedirono. Oggi, però, sembra che il 118 a Nola abbia un destino già segnato e ciò probabilmente darà vita a nuove contestazioni nei prossimi giorni, in una città in fermento per la Festa dei Gigli.

“Analfabetismo Emotivo”, i disagi giovanili in una mostra fotografica

Si terrà, giovedì 22 giugno a partire dalle 20,00 il party d’inaugurazione della sede dell’Associazione Culturale Oxeia, l’isola dell’arte (via Fossa dei Leoni, 19 – Somma Vesuviana, NA). Nel corso dell’evento avrà luogo inoltre, la presentazione del progetto portato avanti dall’associazione e nato da un’idea dei due fotografi professionisti Juna & Marco: “Analfabetismo Emotivo”. Attraverso l’arte della fotografia si parlerà dei disagi giovanili, con immagini intense e crude, allo scopo di portare alla luce un aspetto così deleterio del vivere d’oggi. Il progetto ha riscosso già l’interesse di grandi artisti come l’attore, regista e musicista Maurizio Casagrande, che ha così commentato:

L’enorme possibilità di avere tutto, fa sì che poi alla fine non vuoi nulla. C’è bisogno che tutti, compresi gli artisti come me, facciano ricordare ai giovani quali siano le cose importanti della vita e quali no.”

Nel corso della serata, i presenti potranno gustare un aperitivo sulle note della special guest Aged Teen, one man acoustic Rock, napoletano di nascita, ma apprezzato in tutto il mondo. Media Partner dell’evento, il giornale nazionale Cultura A Colori!

Salumificio Spiezia, senza stipendio da febbraio due operai salgono sul tetto

Salumificio Spiezia. Due operai sul tetto dalle 16. Non ricevono stipendio da febbraio e ancora non percepiscono la cassa integrazione . Sul posto vigili del fuoco e carabinieri.

Somma Vesuviana, niente apparentamenti per Allocca e Di Sarno

Celestino Allocca
Salvatore Di Sarno
Tra una settimana Somma Vesuviana avrà un nuovo sindaco. Domenica prossima i cittadini andranno alle urne per scegliere tra i due competitor in campo, entrambi poco più che quarantenni: Celestino Allocca (Forza Italia, Forza Somma, Allocca per Somma Noi Ora), medico fisiatra o Salvatore Di Sarno (Udc, Psi, Verdi, Siamo Sommesi, Svolta Popolare, Liberamente), maresciallo della guardia di finanza distaccato al Senato come assistente del senatore Cosimo Sibilia (Forza Italia). Alle 12 di ieri, domenica 18 giugno, è scaduto il termine per eventuali apparentamenti e – come era previsto e prevedibile – nessuno dei due candidati ne ha fatti. Allocca l’aveva detto già dal comizio di apertura, prima ancora che si andasse alle urne per il primo turno, e non ha cambiato idea. Di Sarno si era lasciato qualche porta aperta ed è certo che abbia tentato accordi ufficiosi con il sostegno di esponenti regionali dei partiti della sua coalizione (e non), tanto da spingersi ad offrire ad ex avversari incarichi di rilievo (molto di rilievo) nel suo eventuale governo. Ma anche quegli accordi sono naufragati e già venerdì, mentre ancora qualche «trattativa» era in corso, ha fatto diffondere una nota stampa che non lasciava adito a fraintendimenti: no agli apparentamenti, se non con i cittadini. Nel frattempo la campagna elettorale si «scalda» e se il primo turno- con gli animi già fiaccati dai difficili preamboli e dal clamore mediatico per i fatti che hanno preceduto la presentazione delle liste- è stato all’insegna del politically correct salvo pochissime eccezioni, negli ultimi giorni i sostenitori dei due competitor (e in qualche caso loro stessi) non si sono risparmiati frecciatine e insinuazioni. Post al veleno, manifesti modificati, fotomontaggi dell’Ultima Cena con candidato al centro (non sullo sfondo di un noto ristorante sommese e soprattutto con una casuale assegnazione dei ruolo ai politici- apostoli: per dire, con Giuda si poteva far di meglio), manifesti e note che si scagliano contro i «pupi e pupari» di turno. Niente confronti pubblici a ravvivare ulteriormente il clima già infuocato, per decisione del team di Di Sarno che si è detto non disponibile. Fatto sta che siamo al countdown e tra sette giorni, più i tempi tecnici della proclamazione e dell’insediamento, il nuovo sindaco, chiunque sia, si troverà ad affrontare i primi scogli: in primis la nomina degli assessori, banco di prova in cui il primo cittadino dimostrerà se ha o meno, realmente, le «mani libere». E poi, a pioggia, tutto ciò che è rimasto in sospeso, sebbene il commissario Iovino stia procedendo a un bel po’ di adempimenti ai quali l’ex sindaco Piccolo, pur tenendoci molto, non era riuscito di mettere mano. Un esempio? L’affidamento in concessione del servizio di gestione ordinaria e straordinaria dei tributi locali (leggi qui). Bando di gara e capitolato sono scaricabili sul sito web del Comune: http://www.comune.sommavesuviana.na.it/somma/    

Terra dei Fuochi incenerita: i pompieri non ce la fanno più. Appelli deboli e inascoltati

Pochi mezzi e uomini contro la valanga di roghi tossici.   « Non ce la facciamo più, non riusciamo a reggere la richiesta di interventi. E nessuno ci ascolta…». Il vigile del fuoco insieme ai suoi colleghi sta partecipando all’ennesima operazione di spegnimento nella zona delle Cinquevie, appezzamenti ubicati tra Afragola, Acerra e Casalnuovo e che da trent’anni sono l’immenso inceneritore di rifiuti ultra abusivo e a cielo aperto di un’area popolata da centinaia di migliaia di persone. Il pompiere vuole restare nell’anonimato mentre si confessa al giornalista. « A volte non abbiamo acqua a sufficienza – confessa – per non parlare dei mezzi e del personale: troppo pochi di fronte a questo disastro giornaliero  ». Ormai in certe giornate di sole che picchia e vento forte è diventato difficile contattare i vigili del fuoco attraverso il 115. In alternativa meglio tentare di comunicare il “consueto” rogo tossico attraverso i contatti web di Sma Campania, l’ente che si deve occupare del controllo, della mappatura e della gestione a distanza di questa piaga. Ma è un compito arduo. Tutte le contromisure, arresto in flagranza dei piromani, coordinamenti vari delle forze dell’ordine territoriali, videosorveglianza, droni, strombazzate dalle istituzioni un giorno si e l’altro pure sembrano naufragare in quello che ormai appare come un colossale quanto tragico flop. Gli scarti delle fabbriche che smaltiscono “al nero” i loro rifiuti continuano ad essere regolarmente sversati nelle campagne e quindi incendiati sul posto. Nulla sembra poter fermare questo volano quotidiano di cancro. Intanto mercoledi sera, nella cattedrale di Acerra, il vescovo Antonio Di Donna darà il via all’ennesima iniziativa della Chiesa locale organizzata allo scopo di lanciare l’ennesimo appello a cui la cittadinanza rischia di assuefarsi. Gente che vorrebbe da parte delle istituzioni, almeno da quelle più rappresentative e meno politicizzate, prese di posizione ben più concrete e decise di un’omelia, sia pure dai toni duri, pronunciata dall’altare. A ogni modo stavolta Di Donna, forse anche per meglio dare evidenza al suo appello, ha invitato in cattedrale Filippo Santoro, vescovo di Taranto, la città martoriata dalle scorie dell’Ilva e dal tumore. Dunque Taranto come Acerra e viceversa ? Sia come sia la Terra dei Fuochi campana brucia i suoi veleni come brucia i suoi veleni dai grigi camini l’immenso impianto siderurgico pugliese. Nel frattempo però è dalle stanze dei bottoni che ci si attende quello slancio, o meglio, quel rilancio scaturito da una spinta morale che sembra essersi esaurita improvvisamente, dopo la mobilitazione di due anni fa del popolo di questo sfortunatissimo e incenerito hinterland napoletano.    

Sospetto voto di scambio ad Acerra: Di Maio interroga il governo

Il leader cinquestelle chiede come mai finora nulla sia stato fatto. Luigi Di Maio l’altro giorno ha depositato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno Marco Minniti chiedendo come mai nonostante da molto tempo si segnalino ad Acerra vari episodi di sospetto voto di scambio nulla sia stato fatto finora dagli organi di controllo competenti. Il vicepresidente della Camera dei deputati cita una serie di articoli di stampa sull’argomento, un filmato che proverebbe il reato e alcune denunce, anche molto recenti, firmate dai militanti locali del Movimento Cinque Stelle.

Le signore della “Fidapa” visitano il Museo Correale di Sorrento, dove le “aspettava” Angelica de’ Medici di Ottajano

All’ingresso c’è il quadro in cui Luca Postiglione ritrasse Angelica de’ Medici di Ottajano, che sposò Alfredo Correale, fondatore, con il fratello Pompeo, del Museo. Nella divisione del patrimonio dei Medici ad Angelica toccarono vigneti e quadri. Il tavolo per il gioco del biribissi è quasi certamente quello che appartenne a Luigi de’ Medici. La sezione ottavianese della “Fidapa”, che da sempre promuove la conoscenza del patrimonio artistico e culturale del territorio e ne tutela la conservazione, non poteva non visitare il Museo Correale di Sorrento, uno straordinario “deposito” di reperti archeologici, di oggetti d’arte, di porcellane, di quadri, di libri: le signore “fidapine” erano “attese” da Angelica de’ Medici, dei principi di Ottajano, e cioé dal suo ritratto, eseguito con una tecnica magistrale da Luca Postiglione. E venerdì l’incontro è avvenuto. Donna Angelica fu proprio come la vide il pittore napoletano: amante del bello e dell’eleganza, ma anche degli affari, riservata, vigile – lo sguardo aquilino de’ Medici-, sospettosa, ma nobilmente rispettosa delle buone maniere. Era figlia di Michele e di Giulia Marulli dei Duchi di San Cesario, e dunque sorella di Giuseppe V, ultimo principe di Ottajano. Morto senza eredi Giuseppe, le donne si divisero il patrimonio: e non fu un’operazione facile. Angelica fece la parte del leone: rinunciò al Palazzo di Ottajano che attraverso il gioco dei matrimoni divenne poi proprietà dei Lancellotti di Lauro, ma ottenne decine di moggia di vigneti e di oliveti, quasi tutte in territorio di Terzigno, che in parte vendette già nei primi anni del Novecento. Nel 1907 un signore di Terzigno presentò un educato “ricorso” al Durelli, Commissario straordinario di Ottajano, comunicando che la nobildonna attraverso i suoi agenti aveva riscosso il sostanzioso contributo comunale per “i danni del Vesuvio” per un fondo di 9 moggia che non apparteneva più a lei dal 1902, da quando l’aveva venduto al “ricorrente”: lo dimostrava l’allegato atto notarile. La smemoratezza dei nobili…. La quadreria dei Medici di Ottajano era il prezioso risultato di tre secoli di acquisti, di “corredi” matrimoniali, di lasciti: erano stati ospiti della famiglia il Solimena, Volaire, Pietro Fabris,Vervloet, Smargiassi, i Palizzi. Luigi de’ Medici aveva protetto Pitloo e gli aveva fatto assegnare la cattedra di paesaggio presso l’Istituto delle Belle Arti, il pronipote e erede Giuseppe IV aveva collezionato opere di Duclère e grazie al matrimonio con Anna Gaetani dei duchi di Miranda era diventato padrone del palazzo di Chiaia – che da palazzo Miranda divenne Palazzo Ottajano – e della eccezionale quadreria che il palazzo ospitava.Gli atti notarili dicono che, nella divisione, Angelica ottenne un numero cospicuo di opere, ma non ne forniscono l’elenco: è probabile che notizie più precise si trovino nel contratto matrimoniale. Non ci sono dubbi sul fatto che nelle collezioni del Museo Correale ci sono quadri “portati” a Sorrento dalla nobildonna ottajanese: lo testimonia il suo ritratto, collocato accanto a quello del marito, all’ingresso del Museo. Certamente un quadro di Vervloet con “il porto della Torre” faceva parte del patrimonio di Giuseppe IV, nonno di Angelica: potrebbe essere l’opera, del Vervloet, che i curatori del Museo intitolano: “Torre del Greco”.( v. foto in appendice). E il raffinato tavolo per il gioco dei biribissi (vedi foto) potrebbe essere quello che appartenne a Luigi de’ Medici, come sembra indicare lo stemma dipinto in una delle “stazioni”. Le signore della “Fidapa” hanno visitato tutti i piani del Museo, dedicando particolare attenzione, oltre che ad alcuni quadri, alle porcellane e ai mobili. Il dovere di cronaca ci impone di aggiungere che la luminosa giornata si è conclusa magnificamente sulla terrazza di un ristorante, aperta sull’incanto di un “paesaggio di mare” degno del pennello di Giacinto Gigante. La gioia del convito è parte integrante di quella cultura del Bello che le signore della “Fidapa” di Ottaviano amano, interpretano, rappresentano.
L. Postiglione, Angelica de’ Medici di Ottajano