Pmi, Confapi: su fondi europei Regione Campania da bocciare

Il presidente Falco: «Serve centralizzare la progettazione dei Comuni»

NAPOLI – «Parlare non basta, è un atteggiamento populista che lasciamo ai politici più beceri, noi che rappresentiamo le Pmi abbiamo il dovere di proporre modelli operativi. All’analisi dei fatti, ci sorprende come i gruppi parlamentari si battano per cose, seppur eticamente importanti, come ad esempio i vitalizi, e non su come spendere i fondi dell’Unione Europea. In Italia si sprecano dai 5 ai 6 miliardi ad essere ottimisti ogni anno. E quindi non è possibile fare finta di niente. È accettabile, arrivare ad ogni consiliatura all’emissione di decreti istituenti dei veri e propri calderoni? Calderoni che una volta vengono chiamati «Parco Progetti» e l’altra «Accelerazione della spesa», al fine di contenere tutte le necessità degli Enti Locali che, chissà per quale motivo, prima non erano finanziabili e poi lo diventerebbero. Cosa infatti che non succede, poiché al controllo di secondo livello, tutti i progetti vengono respinti e/o stralciati».

Lo ha detto Gianpiero Falco, presidente Confapi Napoli.

«Siamo quindi, in una situazione in cui, politicamente vi è uno sforzo alla spesa che non corrisponde alla capacità dei richiedenti di progettare ma anche e soprattutto l’incapacità della Programmazione regionale di fare il proprio lavoro e cioè di istruire gli Enti richiedenti e le imprese sui requisiti minimi di accesso. Per non parlare dei valutatori che assistono, “ragioneristicamente”, alla presentazione dei progetti – prosegue Falco –. Di cosa abbiamo bisogno quindi, e qui mi rivolgo all’uomo capace e adeguatamente ostinato nel perseguire il raggiungimento degli obiettivi e cioè al Presidente De Luca, e anche a tutte le istituzioni nazionali di riferimento. Crediamo che si debbano ri-centralizzare le funzioni di progettazione delle opere infrastrutturali da realizzare. Si devono dotare le amministrazioni locali di un parco progetti reale e non sulla carta con una valutazione di priorità dell’intervento in questione. Questa cosa si chiama “Agenzia dello sviluppo del Mezzogiorno” che può fungere – spiega il presidente Confapi – da intermediario, magari per piccoli e medi Comuni per l’accesso ai fondi dell’Unione e quindi all’arrangement della progettazione tecnica ed economico-finanziaria e soprattutto, come accadeva in passato può essere in grado di gestire la priorità dei fondi nazionali per i centri dell’intero Mezzogiorno».

«Continuare così, caro Presidente De Luca, vuol dire continuare a mantenere una classe dirigente e amministrativa incapace, inefficiente e quindi costosa che crea solo nuovi benestanti irresponsabili. Metta quindi mano alla centralizzazione delle proposte di intervento, suddividendo la programmazione per province e metta sul tavolo già da ora i progetti disponibili evidenziandone la fattibilità e la finanziabilità oltre che la priorita; faccia dare senso alle parole programmazione e valutazione agli uffici della Regione. Noi – conclude Falco – siamo con le nostre esperienze sul campo a completa disposizione per darle un contributo che riteniamo importante. Sappiamo che possiamo fidarci di lei».

Cultura, è gemellaggio tra Liguria e Campania

Al via una importante iniziativa di  gemellaggio culturale tra le due regioni affacciate sul Tirreno promossa dal giornalista sorrentino Mario Esposito e dall’imprenditore genovese Davide Viziano, già Presidente di Genova2004 – Capitale Europea della Cultura. GENOVA – Un evento itinerante con tappa a Genova e in costiera sorrentina ed un gemellaggio nel segno della cultura e del turismo tra Campania e Liguria. È quanto promosso dal giornalista di Piano di Sorrento Mario Esposito e dall’imprenditore genovese Davide Viziano, attraverso il Premio nazionale “Penisola Sorrentina Arturo Esposito”. Tema dell’intesa è “Comunicare l’Arte” con un progetto che riprende e dà un nuovo slancio nazionale ad una attività intrapresa dagli inizi dell’ anno 2000 dal fondatore del Premio Arturo Esposito insieme con la famiglia Zeffirino, ambasciatrice della cucina italiana nel mondo IL GEMELLAGGIO Lo scambio culturale tra la Campania e la Liguria è realizzato attraverso le attività di due prestigiose istituzioni particolarmente attive nel settore della promozione artistica e dei beni culturali, “Il Simposio delle Muse” di Piano di Sorrento e “Palazzo della Meridiana” di Genova. Strumento del gemellaggio è la ventiduesima edizione del Premio nazionale “Penisola Sorrentina Arturo Esposito”®, una rassegna di eventi e di cultura itinerante patrocinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo e dall’Assessorato al Turismo della Regione Campania. Dopo una elegante mostra di conchiglie cammei, soggetti dell’artista sannita Giuseppe Leone, incisioni del maestro artigiano di Torre del Greco Francesco Scognamiglio, legata ai miti del mediterraneo (dall’uovo di Virgilio, alle Sirene di Sorrento, alla Sibilla cumana) con cui al Palazzo Grimaldi della Meridiana di salita San Francesco in Genova si è inaugurata la rassegna 2017. Toccherà ora alla Liguria trasferirsi in Campania, a Piano di Sorrento, per la serata d’onore che concluderà la ventiduesima edizione della kermesse. I PROMOTORI Promotori di questo stimolante scambio culturale tra le due regioni affacciate sul Tirreno sono il giornalista campano Mario Espositodirettore artistico del Premio e il costruttore ligure Davide Viziano. Presidente del Gruppo di costruzioni Viziano, presidente di Genova 2004 Capitale Europea della Cultura e di Palazzo della Meridiana, Davide Viziano è anche vicario (oltre che presidente per la Liguria) dell’UCID, Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti. A proposito del Premio e del gemellaggio culturale avviato tra Campania e Liguria così dichiara Viziano: “Si rinsaldano i legami tra Genova e Piano di Sorrento nati in occasione dell’ anno 2004 quando Genova fu Capitale Europea della Cultura. La collaborazione, che si è instaurata ora con il Premio Penisola Sorrentina Arturo Esposito sul tema importante di Comunicare l’Arte, è tesa a far conoscere le grandi valenze del nostro Paese che troppo spesso non vengono adeguatamente comunicate sia in Italia che all’estero. Vogliamo costruire un ponte ideale fra Liguria e Campania che attraversi e unisca l’ Italia con i suoi tesori e le sue bellezze” . IL PREMIO “PENISOLA SORRENTINA ARTURO ESPOSITO” Fondato nel 1996 dal poeta Arturo Esposito, il Premio è nato come un riconoscimento legato alla poesia. Dopo la morte del fondatore, avvenuta nel 2004, la kermesse ha ampliato e modificato il proprio target diventando una rassegna nazionale e trasversale, capace di guardare alla cultura a 360 gradi, spaziando dalla letteratura alla musica, dal cinema al teatro, dalla politica all’impresa. Tra i premiati illustri si ricordano Francesco Cossiga, Walter Veltroni, Giancarlo Giannini, Edoardo Sanguineti, Giovanni Raboni, Maria Luisa Spaziani, Alberto Bevilacqua,  Paolo Del Debbio, Francesca Cavallin, Giulio Scarpati, Pippo Baudo, Leo Gullotta, Nicola Piovani, Alessandro Sallusti, Toni Capuozzo, Luca Barbareschi. LE ANTICHE ORIGINI DEL PREMIO L’iniziativa, rinnovata e coordinata ora con una valenza nazionale da Mario Esposito e Davide Viziano, ha radici antiche. Nei primi anni del duemila, infatti, il fondatore del Premio “Penisola Sorrentina”, Arturo Esposito, decise di invitare a Piano di Sorrento lo chef genovese Zeffirino per assegnargli un riconoscimento speciale per la creatività gastronomica. Da quell’incontro nacque poi l’idea di esportare il format del Premio in Liguria. E prima di Genova altre mète sono state le sedi che hanno ospitato nel tempo la tappa ligustica della kermesse, tra le quali Portofino Vetta a Camogli e Villa Durazzo di Santa Margherita Ligure. Tra i premiati eccellenti della speciale sezione ligure si ricordano: Bruno Lauzi, Alfredo Provenzali, Marco Delpino, Sirio Guerrieri, Claudio G. Fava, Gino Paoli, Tonino Conte, Ilaria Cavo, Lele Luzzati, Giuseppe Conte ed Enrica Bonaccorti. Lo stesso Davide Viziano fu insignito del riconoscimento proprio nell’anno in cui era a capo di Genova2004 Capitale europea della cultura. Questo gemellaggio culturale, con iniziative culturali collegate tra Penisola Sorrentina e Liguria, è andato avanti fino al 2007 e ora, dopo dieci anni, ritorna in auge, puntando ad una vera e propria istituzionalizzazione. IL GEMELLAGGIO 2017, APERTO A GENOVA SI CHIUDERÀ A PIANO DI SORRENTO L’inaugurazione del Premio 2017 è stata ligure e si è svolta, questo inverno, a Genova presso il Palazzo della Meridiana, sede di prestigiose mostre e di eventi internazionali. Teatro della serata di chiusura sarà invece ad ottobre prossimo il “Delle Rose” di Piano di Sorrento, palcoscenico di grido nel cuore della costiera sorrentina, con cui si suggellerà questo importante progetto interregionale di promozione turistica e culturale.

Borde in su, Brusciano si prepara alla Festa dei Gigli

Mancano sei giorni all’inizio della 142esima festa dei Gigli di Brusciano. La comunità è in fermento per l’evento tanto atteso. Cinque sono i comitati che schiereranno le macchine da festa nel cuore della città. Il primo appuntamento è con l’alzata della cosiddetta borda, il palo di legno intorno al quale viene costruito ogni maestoso obelisco. Ieri è stata la volta della “Gioventù”, del “Passo Veloce” e di “Giglio di Sant’Antonio”. Oggi tocca alla “Croce”, poi al gruppo “Ortolano”. I gigli iniziano a prendere forma, l’odore della legna ha invaso un centro cittadino che pullula di gente. Gli operai stanno installando le luminarie che con la loro luce coloreranno a festa le strade cittadine.  Non manca il chiacchiericcio: come da tradizione, anche quello. Ufficialmente il “via” è previsto per il prossimo mercoledì con la processione in onore di Sant’Antonio di Padova, a cui la Festa è dedicata. Nelle serate di giovedì e venerdì sfileranno i carri allegorici, sabato le fanfare. Poi domenica sarà il grande giorno della ballata dei Gigli. Artisti emergenti si presenteranno il giorno successivo, in occasione dell’iniziativa “Notte degli Artisti”. Martedì, invece, per concludere la kermesse del 2017, in piazza XI settembre si esibiranno in concerto Enzo Avitabile e i Bottari

Napoli. 13enne morta durante immersione. Non aveva il brevetto

Non aveva alcun tipo di brevetto ed era in attività di addestramento.  Lara Scamardella, la subacquea 13 enne morta il 13 agosto nelle acque tra Vivara e Ischia, non aveva alcun tipo di brevetto ed era in attività di addestramento. E’ quanto emerso dalle indagini della Guardia Costiera coordinate dal Tenente di Vascello Alessio De Angelis. Fabio Portella, esperto istruttore di speleologia subacquea di Siracusa, commenta: “Non doveva entrare neanche l’ istruttore Antonio Emanato in quella cavità senza uno specifico addestramento, cioè senza un brevetto speleologico, che comporta uno speciale addestramento ed una attrezzatura specifica”. “L’ attrezzatura più importante – aggiunge l’ istruttore – è il ‘filo di Arianna’, un sottile cavo legato al sub in immersione. Ad ogni modo, l’ istruttore non doveva portarci la ragazzina in addestramento”. La videocamera “GoPro” indossata sulla muta da Antonio Emanato è stata sequestrata, insieme al resto dell’ attrezzatura. Le immagini registrate saranno visionate da un consulente tecnico della Procura. (fonte foto: rete internet)

La Campania brucia ancora, roghi al Faito: evacuate ville ed alberghi

150 persone hanno trascorso la notte in strada per paura degli incendi e perché l’aria era irrespirabile.

Non si placa l’emergenza incendi del Monte Faito, tra Castellammare di Stabia e Vico Equense (Napoli). Le fiamme, innescate da diversi roghi che si sospetta di origine dolosa, hanno rovinato il Ferragosto ai turisti ed agli operatori turistici locali. Il sindaco di Vico Equense, Andrea Buonocore, costretto a ordinare l’ evacuazione di ville e alberghi del versante della montagna che guarda sul suo Comune. ”Ieri notte, quando sembrava che l’emergenza fosse finita – dice il vicesindaco di Castellammare di Stabia, Andrea Di Martino – l’incendio ha ripreso vigore nella zona bassa della montagna, in località Pozzano, dove una famiglia è stata costretta ad abbandonare la propria abitazione e dove c’è un insediamento di case popolari. Circa 150 persone hanno trascorso la notte in strada per il timore degli incendi e perché l’aria in casa era irrespirabile”.

Brusciano, al via la festa dei Gigli tra sicurezza, fede e folklore

    Stilato il programma della 142esima festa dei gigli di Brusciano: dal 23 al 29 entra nel vivo una festa attesa tutto l’anno. Importante ed innovativa la campagna di comunicazione messa in campo dall’amministrazione guidata dal Sindaco, Giosy Romano, volta a portare il messaggio della Festa oltre i confini cittadini e rientrante nel progetto regionale denominato ”La Festa dei Gigli 2107 – Nel segno della Solidarietà”. Particolare riscontro e apprezzamento si è avuto con il manifesto della Festa, realizzato dall’artista, Filippo Di Pietrantonio, un’opera dal grande contenuto e significato di fede, tradizioni e folklore, il tutto nel rappresentare il volto di una festa unica nel suo genere. Quest’anno è stata apposta particolare attenzione soprattutto alla sicurezza, come nel rispetto delle direttive del piano safety e security, richiesto dalla circolare prefettizia dopo i fatti di Torino. A tale proposito oltre a garantire per il secondo anno consecutivo le transenne per tutto il percorso dei carri, a tempo di record è stata realizzata l’installazione di telecamere ad elevato grado di risoluzione delle immagini, collegate via fibra lungo le strade cittadine interessate dalla manifestazione, in modo da consentire insieme al gelocalizzatore posto sui cinque obelischi, un monitoraggio costante dell’intera kermesse. Sul fronte primo intervento rafforzati i punti di primo soccorso della Croce Rossa per le serate della festa, con l’aggiunta di una postazione sanitaria ubicata per la sola giornata della domenica presso il piano terra dei locali del’ex casa comunale. Inoltre, un potenziamento delle forze dell’ordine permetterà una maggiore sicurezza e di poter gestire al meglio l’ordinanza del primo cittadino sul divieto di vendita e somministrazione di bevande in vetro durante l’intera manifestazione. Il 19 e 20 agosto anteprima della festa con la ballata dei gigli spogliati. Si parte il 23 con la Santa Messa e si chiude con il concerto di Enzo Avitabile, martedì 29 agosto. La festa, che culmina nel giorno della ballata dei Gigli, in programma domenica 27 agosto, è un omaggio al miracolo operato da Sant’Antonio di Padova. Si racconta della miracolosa guarigione del figlio di Cecca De Falco, una povera popolana, gravemente ammalato. Il tutto sarebbe avvenuto nel 1875 in quella che oggi è via Cavalcanti in un cortile oggi storico simbolo di quell’evento. Il calendario delle celebrazioni prende il via il 23 agosto con la celebrazione della Santa Messa in Piazza Gramsci officiata da Don Salvatore Purcaro. A seguire la processione del Santo per le strade cittadine. Al termine del rito religioso, largo al gruppo folkloristico “La Frustica” di Faleria dal 2014 è il Gruppo Folkloristico Ufficiale della Nazionale Italiana Rugby, che sfileranno per le vie cittadine con il suono di vari strumenti musicali, tra cui alcuni unici e particolari, realizzati con materiali semplici e particolari, per poi terminare la loro esibizione in piazza XI Settembre. Quello che da sempre caratterizza la festa di Brusciano è sicuramente la sfilata dei carri. Grande anche quest’anno il lavoro degli artigiani per realizzare modelli sempre più accattivanti e ricchi affascinati tematiche. Giovedì 24 agosto in mattinata la quarta edizione della Pedalata Ecologica per le vie cittadine patrocinata dal Comune e organizzata dall’Associazione sportiva Rock Mocerino. In serata tocca ai comitati “Croce” e “Passo Veloce ” mostrare le proprie suggestive creazioni. Ventiquattro ore dopo invece a raccogliere consensi ed applausi saranno i comitati “Gioventù 1985”, “Sant’Antonio” e “Ortolano 1875”. Il sabato sera da tradizione è dedicato alla sfilata delle fanfare. Un gustoso antipasto di quello che accade domenica 27 agosto. Il grande giorno della “Ballata dei Gigli” si apre con la messa alle ore 08.30 nella chiesa Santa Maria delle Grazie e a seguire la benedizione dell’obelisco operata da Don Salvatore Purcaro e con la visita del sindaco Giosy Romano a tutti i comitati. Quindi il via alla ballata degli obelischi per le vie del paese, che riprenderanno nel tardo pomeriggio dopo la sosta di metà giornata. Anche quest’anno sarà possibile seguire la Ballata dei Gigli in diretta su Video Nola che racconterà in tivù tutte le medesime emozioni e i momenti salienti, che vivono quanti invece hanno la possibilità di gustarsi la festa lungo le strade della città di Brusciano. Le serate successive come da tradizione sono dedicate agli spettacoli. Lunedì in piazza serata dal tema “La Notte degli Artisti” un evento organizzato dalla Proloco di Brusciano con il patrocinio del Comune di Brusciano. Una serata con l’esibizione di artisti emergenti bruscianesi, che spazieranno dalla musica all’arte vissuta in tutte le sue forme. Il tutto prima del clou del martedì quando ad esibirsi sul palco in piazza XI settembre sarà il cantautore partenopeo Enzo Avitabile e i suoi Bottari.

La moda dei “bagni a mare” nella Napoli della “Belle ‘Epoque”, tra posteggiatori, guappi, venditori di fichi e turchi napoletani.

Nella Napoli della “Belle ‘Epoque” i “posteggiatori” che cantano nelle “rotonde” davanti agli stabilimenti balneari destinati alla media borghesia confermano ancora una volta la verità di quello che pare un “luogo comune”: Napoli tutta è un teatro perenne, in cui i napoletani sono tutti attori. La descrizione di Francesco Cangiullo, che nel 1913 partecipò, a Ottajano, a una gara podistica organizzata dal Circolo che poi si sarebbe chiamato “A. Diaz”.
“A. Campriani, Bagni a Mergellina”
Tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento i bagni a mare, da privilegio dei nobili e dei ceti ricchi, divennero a Napoli una moda anche per la media borghesia. E incominciò un’epopea che Scarpetta, Di Giacomo, Serao, Narciso, Gaetano Miranda, figlio glorioso di Sant’Anastasia, e Artieri, e i pittori hanno raccontato ora con i toni vivaci del realismo, ora nei colori malinconici della nostalgia che richiama le immagini del tempo che fu, della donne belle, del mare, del sole, delle canzoni. “Se chiudo gli occhi – scrisse Giovanni Artieri – , odoro il legno fresco delle scalette e dei camerini, bagnato dall’acqua del mare; odoro i cesti di fichi e d’uva primaticcia portati in barca, tra i pali degli stabilimenti, per chi, dopo la bagnatura, volesse comprarne.”. Le spiagge di Napoli si popolarono di “stabilimenti”: i più importanti erano i Bagni Cannavacciuolo, il Padiglione Cinese, Da Carrioli, l’Alhambra al ponte della Maddalena, e l’Eldorado, a Santa Lucia, che il proprietario, Gabriele Valanzano, un personaggio fantastico, aveva dotato di “café chantant”, di eleganti cabine di legno, ma anche di tende, in tutto simili a quelle che si vedono nel film “Un Turco napoletano”. E realistica è anche la scena del film in cui i clienti del settore “uomini” si appostano per spiare le ospiti del settore “donne”. Mario Mattoli, un grande regista che aveva la mania della precisione, fece indossare alle bagnanti costumi d’epoca, il cui disegno era stato ricavato dai cataloghi dei Grandi Magazzini “Mele” e di altre famose sartorie napoletane, impegnate nella soluzione di un difficile problema, disegnare abbigliamenti da spiaggia che rispettassero il decoro e nello stesso tempo “ascoltassero” i primi venti della libertà della donna, e gli impulsi delle novità: guidavano la sperimentazione le “botteghe” di Giuseppe Ottajano e di Raffaele Donnarumma a via Duomo, e quelle che i Syeies tenevano tra via Duomo e via Guglielmo Sanfelice. Davanti ad alcuni “stabilimenti”, di piccole dimensioni, vennero costruite delle “rotonde”, in cui i bagnanti aspettavano il loro turno per prendere in fitto un camerino. A questo pubblico in attesa i “posteggiatori” cantavano le loro canzoni, mentre un ragazzo girava, armato di piattino, per una “cortese offerta”, che nel gergo dei musicanti si chiamava “chetta”, dal francese “quete”: la scena è stata descritta da Viviani nell’atto unico “A musica d’’e cecate”. Adolfo Narciso racconta di aver sentito la romanza “Oh! Begli occhi di fata” cantata da un giovane “posteggiatore” dalla grande voce, che si chiamava Enrico Caruso, e la famosissima “Mpruvvisata” interpretata da Giovanni Attanasio: e in una “rotonda” davanti ai Bagni Di Costanzo Salvatore Gambardella, uno dei padri della canzone napoletana, fece eseguire la sua prima creazione, “’A retirata d’’a fanteria”. In poco tempo, intorno ai “posteggiatori” si formarono piccoli gruppi, che comprendevano il “fine dicitore”, “’a macchietta”, e il “maestro” dell’”improvvisata”, capace di “improvvisare” versi sulla base di un motivo musicale. Il re dell’”improvvisata” fu Armando Gill. Ma di questo parleremo in altri articoli, e in un “giallo” che sto scrivendo, ambientato nella Napoli che vive gli ultimi bagliori dell’ “ Epoca Bella” e vede partire le navi che portano i nostri soldati alla conquista della Libia: c’erano, tra questi soldati, molti ottajanesi, e molti vesuviani. Davanti ai lidi e nei ristoranti e nei caffè in cui i “posteggiatori” andavano a chiudere la giornata con le “serate” l’ordine era garantito dai guappi, che gestivano perfino il movimento dei facchini e delle carrozze. Dicono le carte d’archivio che una sera del giugno 1903 due gruppi di “posteggiatori”, sostenuti da amici e da ammiratori, scatenarono una rissa davanti alla birreria “Monaco” in piazza Municipio: ma riportò immediatamente la calma Gennaro Zanelli, noto come “l’acquaiuolo”, perché gestiva un banco dell’acqua in piazza S. Maria degli Angeli. Nelle carte della polizia era registrato come “uomo di conseguenza”: e di lì a poco sarebbe stato coinvolto nelle indagini sul delitto Cuocolo, e dunque nel primo grande processo di camorra. Nel 1912 lo spettacolo notturno di Napoli ispirò una “illuminazione” a Francesco Cangiullo, genio del futurismo napoletano, pittore, scrittore, che l’anno dopo avrebbe partecipato, a Ottajano, a una gara podistica, organizzata dal “Circolo Sportivo” che poi si sarebbe chiamato “ Circolo A. Diaz”: a Santa Lucia, davanti al ristorante Astarita – scrisse il Cangiullo – “ le barche da nolo nella penombra turchina si ninnano come fette di poponi. Le caldarroste scoppiettano. Una padella frigge. Gruppi di popolane sedute a riva stritolano taralli bagnati nell’acqua sulfurea. Gli abitanti marinai del borgo luciano sono addossati alle finestre dello chalet Savoia e spiano l’interno, l’ampio salone in cui stanno “dame in décolletés” e uomini in frac… A mezzanotte, poi, nei “restaurants” di Santa Lucia Nuova trillano tutti i mandolini dei posteggiatori della riva che cantano alle mense delle sciantose, “ancora pulsanti di canzoni cantate e ballate..” “E allora tu, nell’odore del mare senti un odore d’amore.”. Anche questa era Napoli.

Brusciano-New York. Le Feste dei Gigli nel Mondo

Brusciano verso la 142esima Festa dei Gigli. L’eco bruscianese nella Ballata del Giglio di East Harlem a New York con l’Inno di Fiore D’Amore per Sant’Antonio e l’omaggio del comandante di Alzata, Phil Bruno. L’Associazione del “Giglio Passo Veloce” presieduta da Fiore D’Amore, con la sua “Paranza Suprema” quest’anno si presenterà nella Festa dei Gigli di Brusciano, in onore di Sant’Antonio di Padova, dal 23 al 29 agosto con il “Giglio Quattro Facce per onorare il suo Quarantesimo Anniversario. Quest’anno un altro evento straordinario per la soddisfazione di Fiore D’Amore, del Giglio Passo Veloce e di tutta Brusciano, si aggiunge a questa celebrazione e viene dall’America, con l’esecuzione dell’Inno dedicato a Sant’Antonio scritto dal compositore Fiore D’Amore. Nella “Giglio Dance” di domenica 13 agosto ad East Harlem, New York l’eco antoniano bruscianese ha risuonato in sintonia con lo scambio culturale curato dal sociologo Antonio Castaldo che in questi ultimi anni sta rinforzando i rapporti fra le Comunità, con al centro le Feste dei Gigli, di Brusciano e New York. Come nella testimonianza video su https://www.youtube.com/watch?v=VathvGS7Iow dove Phil Bruno, discendente del fondatore, oltre 100 anni fa, del Giglio di Sant’Antonio in America, il bruscianese Rocco Vivolo, comanda la sua alzata con la musica dell’Inno bruscianese. Da domenica scorsa entra quindi nel repertorio delle feste popolari in USA questo Inno che in patria, oltre all’autore D’Amore, ha trovato vari estimatori e provetti esecutori. Fra questi il maestro, leader storico e reduce di innumerevoli Feste dei Gigli in Campania, Tonino Giannino con il figlio Luigi; il maestro Maurizio Saccone con il figlio Michele; i giovanissimi emergenti, Pasquale Di Maio con il cantante Davide Ragosta; il maestro barrese, Franco Manca ed il cantante bruscianese, Alberto Di Maiolo. Ma una doverosa memoria va a chi non c’è più, Daniele Saccone, che in merito al citato “Inno” ha lasciato questa eredità artistica, come viene precisato nelle parole del fratello Maurizio, : “dalla melodia, avuta da Fiore D’Amore, adattandola ai versi l’ha arrangiata redendola eseguibile sia da gruppo bandistico sia da orchestra”. Daniele Saccone nato a Paduli BN nel 1965 si era diplomato in Flauto traverso, Composizione, Direzione e Arrangiamento per Banda la Conservatorio “Domenico Cimarosa” di Avellino e poi si era laureato in musica Jazz ed arrangiatore al Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli. La sua breve vita si è conclusa a Marigliano NA nel 2016. Nel 2004 il compositore Fiore D’Amore, scrive l’Inno musicale ispirato dai versi di Don Francecso Monda del 1875: «Che gran prodigio che bel portento./Ostie leggere versate al vento/sul capo fermansi del Dio Bambino/a foggia quasi di un cappellino./Erano sedici le ostie versate/ma solo tredici si sono fissate./Le altre andarono in preda al vento/che gran prodigio, che bel portento! » Nel 2017 le partiture sono state scritte da Maurizio Saccone per la piccola banda del Giglio di East Harlem, N. Y. . Il sociologo Antonio Castaldo promotore e curatore degli Incontri Brusciano-USA e portavoce della Giglio Society of East Harlem N. Y. «Con l’esecuzione dell’Inno dedicato a Sant’Antonio, per la prima volta a New York domenica 13 agosto per la Giglio Dance di East Harlem, si è rinsaldato un contatto familiare, tra Fiore D’Amore e Phil Bruno, nella recente riscoperta delle comuni radici bruscianesi; fatta una geolocalizzazione storica e sentimentale da quartiere a quartiere, da Casaromano e Cortaucci ad East Harlem,i poli di partenza ed arrivo di un antico progetto migratorio; riaffermati rapporti da Comunità a Comunità, da Brusciano a New York e da Paese a Paese dall’Italia agli Stati Uniti d’America, nel segno dell’amicizia tra i popoli. E dopo i distinti Inni Nazionali, la tradizione giglistica Italia-USA da quest’anno condivide l’Inno dedicato da Fiore d’Amore a Sant’Antonio di Padova. suggestioni ricordi e mozioni una storia che continua e si tramanda da generazione in generazione. Insieme al Santo quelle note ricordano l’arte, la gioia e il dolore dell’universale umano sentire e l’ancoraggio alla religiosità popolare quale espressione di fede e devozione». Alla Ballata dei Gigli di Brusciano di Domenica 27 Agosto 2017 per Sant’Antonio di Padova si metteranno in processione i Gigli, Croce Passo Veloce; Gioventù; Ortolano; Passo Veloce e Sant’Antonio.  

La Vergine Assunta ci protegga dalla barbarie dei “cafoni” del nostro tempo

Se la globalizzazione minaccia i fondamenti del vivere civile con i “mostri” dell’indifferenza, dell’egoismo, della barbara volontà di “sporcare” i valori della verità e della bellezza e di demolire i principi della civiltà, allora non bisogna dimenticare che il “mistero” di fede dell’Assunzione al Cielo di Maria Vergine ha dato alla storia dell’uomo quel senso nuovo che tutti noi, laici e credenti, dovremmo condividere e difendere, in nome della speranza. L’allarme l’ha lanciato, sul “Corriere della Sera”, Luca Mastrantonio indicando alcune “imprese” di questa estate cafona, i tuffi dal ponte della Costituzione in un canale, a Venezia, una doccia rinfrescante in una fontana prossima all’ “Ara Pacis”, turisti che si arrampicano e si  mettono in posa sui monumenti per fotografarsi e farsi fotografare, affamati signori che consumano panini e bevono birra seduti sulle scale di edifici classificati come “luoghi d’arte”, e poi i due turisti che entrano, indossando il costume da bagno, in una chiesa del Salernitano. Sono, questi rappresentanti della nostra civiltà, dei nuovi barbari: non li avrei chiamati “cafoni”. In questo termine di antica storia c’era l’ironia dei “signori” di città esercitata contro i contadini rozzi e ignoranti che abitavano in campagna: ma l’ironia non annullava del tutto un barlume di rispetto verso chi lavorava la terra. E nell’ espressione “pane cafone”c’era solo il rispetto: i “signori” riconoscevano la superiorità del pane che usciva dai forni di campagna, impastato e cotto con un’arte di antica tradizione. L’allarme lanciato dal “Corriere della Sera” ci spinge a riflettere sui tanti episodi di quotidiana cafonaggine di cui siamo attori e vittime: quando si parcheggia l’automobile in modo da bloccare le automobili e i movimenti degli altri, quando si guida e contemporaneamente si usa il telefono, quando si spreca l’acqua, quando i rifiuti vengono sversati lungo le strade, e nascosti tra le siepi dagli artefici di piccole e grandi discariche abusive.. E poi le incursioni quotidiane dei “nuovi “cafoni” sui “social”, la falsificazione della verità, la pratica ininterrotta dell’inganno, e poi la follia “razionale” di chi appicca gli incendi e distrugge ettari di bosco, e mette a rischio la vita dei cittadini, e mette in ginocchio l’economia di un territorio. E’ illuminante ciò che ha detto il pompiere volontario di Pavia, accusato di appiccare incendi: questo è un territorio dove gli incendi sono rari, io provvedevo a scatenare le fiamme, per poi correre a spegnerle, per provare l’adrenalina delle serie Tv americane. Alla base di tutto dicono che ci sia la maleducazione, e ci sia l’esibizionismo. Io mi permetto di aggiungere l’indifferenza, che è il “mostro” più terribile, e che ci fa capire quali sono le reali dimensioni del fenomeno, quale è il dramma di una società in cui decine di giovani assistono senza muovere un dito, voltandosi serenamente da un’altra parte, – o, peggio ancora, concentrandosi sulla ripresa della scena, per farne un video- al terribile pestaggio di un giovane italiano, Niccolò Ciatti, ucciso a calci e a pugni da tre russi davanti a una discoteca in Costa Brava. Ha meritato articoli sui giornali e fiumi di “mi piace” sui “social” “l’impresa” dell’anziano signore che sulla spiaggia di Porto Pino, in Sardegna, ha sgridato la signora che aveva versato in mare l’olio di una scatoletta di tonno e aveva nascosto la scatoletta sotto la sabbia: ma di tutti i bagnanti lui solo aveva “sentito” il richiamo dello spirito civico, del rispetto per il bene comune, e aveva trovato il coraggio per obbedire a quella voce. Come gli studiosi avevano previsto, la globalizzazione sta demolendo i vincoli, i meccanismi e i valori delle democrazie e dei sistemi sociali. La crisi produce una percezione sempre più intensa di solitudine, cancella la speranza, annulla la fiducia nel domani, costringe le nostre idee e i nostri progetti nell’angusto orizzonte dell’oggi, nella misera prospettiva dell’immediato presente. L’egoismo è il vero “mostro” della nostra civiltà, un egoismo assoluto, radicale che, congiungendosi con la paura, genera invidia, indifferenza, smarrimento, rifiuto ostinato della solidarietà, e, soprattutto, quel piacere perverso di sporcare la bellezza e la verità. Come ha spiegato Stefano Zamagni, sono sotto attacco i valori fondanti della civiltà cristiana e i principi della cultura dell’Occidente. Mi pare giusto affrontare questo tema nel giorno di Ferragosto, in cui le città d’arte ospitano migliaia di turisti che ci auguriamo abbiano rispetto per gli altri e per se stessi. Ma è giusto farlo oggi soprattutto perché si celebra l’Assunzione di Maria Vergine al Cielo, il mistero di fede che ha dato un nuovo senso alla storia dell’uomo e ha fatto della Madre di Cristo il baluardo contro la prevaricazione, contro la superbia e l’arroganza, contro gli egoismi, contro tutte le insidie dei “barbari” che minacciano i fondamenti della società civile. Il nostro giornale continuerà a difendere, per quello che può,con tutte le sue forze, questi valori assoluti, e in primo luogo il rispetto degli altri. Oggi aggiungiamo che, poiché rispettiamo gli altri, da sempre, non permetteremo a nessuno di non rispettarci: il culto della verità sta all’incrocio tra queste due strade. E questo vale per i laici e per i credenti.

Il San Carlo a Ferragosto apre le sue porte a turisti e cittadini

Domani, 15 agosto, il Teatro di San Carlo di Napoli sarà aperto per le visite guidate. Il San Carlo apre le sue porte a turisti e cittadini napoletani, proprio domani nella giornata di Ferragosto. In tanti, dunque, potranno visitare la sala, i palchi o lo storico foyer del lirico più antico d’Europa assieme al suo museo e archivio storico “Memus” presso Palazzo Reale. Nello specifico i turni di visita saranno nove: alle ore 10.30, 11.30, 12.30, 14.30, 15.30, 16.30, 17 e 18, in italiano, inglese e francese. I biglietti si possono acquistare presso la biglietteria del teatro. In vigore da inizio del mese, il calendario delle visite guidate proseguirà per tutto agosto. Da giovedì 17, inoltre, in teatro riprenderanno le attività artistiche con le prove per la trilogia mozartiana che sarà presentata in tournée dal 7 settembre all’Opera di Dubai, e subito dopo per gli altri appuntamenti tra cui la performance del Corpo di Ballo a Taipei per le Universiadi 2017 e l’atteso ritorno del Lirico napoletano dopo otto anni all’Arena Flegrea (dal 15 settembre) con Il Barbiere di Siviglia e con il balletto Cenerentola