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Agrimonda, Mariglianella e Marigliano non rispondono ai commissari, né si attivano: cittadini indignati

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Sembra incredibile, eppure continua l’epopea Agrimonda, che poi diventa odissea per gli abitanti della zona che circonda l’ex deposito di fitofarmaci andato in fumo nel lontano 1995, e da allora mai bonificato. In verità, soprattutto in questo periodo, a mancare sono anche le più basilari azioni di intervento, tese alla ordinaria manutenzione del sito, alla messa in sicurezza di emergenza e alla rilevazione di elementi dannosi per la salute dei cittadini.

A portare avanti la battaglia civica per la salvaguardia dell’ambiente e per la tutela della salute pubblica è ancora una volta Ciro Tufano, presidente del comitato cittadino “Ambiente e Territorio”, il quale lamenta una totale assenza da parte delle istituzioni, e questo a quasi due mesi dalle elezioni che si sono svolte proprio nei comuni di riferimento dell’emergenza Agrimonda: Mariglianella e Marigliano. “In riferimento all’emergenza sanitaria in atto – scriveva già lo scorso 7 novembre Tufano – che sta facendo registrare, nei Comuni di Mariglianella e Marigliano come su tutto il territorio nazionale, un costante incremento dei contagi, tutti siamo invitati ad adottare comportamenti corretti e responsabili, attenendoci scrupolosamente alle note misure igienico-sanitarie. Ma i nostri sindaci, responsabili della salute pubblica (nonché autorità sanitaria locale secondo la legge, ndr) sono a conoscenza delle condizioni dell’area ex Agrimonda?”. Ciro Tufano, giustamente, la definisce una situazione di “grave degrado igienico-sanitario, oltre che ambientale”, tale da rendere “indifferibile” un intervento atto a risolvere “i pericolosissimi inconvenienti” nel sito.
Ma cosa è stato fatto fino ad ora? Quasi niente.

I cittadini residenti sono sopresi soprattutto dalla nota “prot. 961 dell’1 giugno 2020”, con la quale il Dipartimento di Prevenzione UOPC n. 48 dell’ASL Napoli 3 SUD non evidenziava particolari ragioni di urgenza, limitandosi a ribadire quanto già acclarato in precedenza, e cioè “la necessità di adottare un sistema idoneo alla eliminazione dell’inconveniente” (ossia la proliferazione di microorganismi e insetti e fenomeni putrefattivi maleodoranti).

Nei mesi scorsi la nomina dei due commissari ad acta da parte del difensore civico regionale, avv. Giuseppe Fortunato, che si sono insediati presso i comuni di Mariglianella e Marigliano, sembrava prefigurare la fine di una vergognosa vicenda di scaricabarile che ha visto, per venticinque anni, politica e autorità sanitarie incapaci di porre in essere misure idonee di MISE (messa in sicurezza di emergenza). Quelle misure che oggi più che mai sono inderogabili, necessarie per eliminare il rilascio di esalazioni maleodoranti – e chissà quanto nocive per l’essere umano – che provengono dall’area dell’ex sito Agrimonda, dove solo nel dicembre 2018 è terminata la rimozione delle sostanze pericolose che ivi giacevano dall’estate del 1995.

Una ventina di giorni fa, lo scorso 27 ottobre, Ciro Tufano del comitato cittadino inviava alle autorità e alle istituzioni una nota per richiedere chiarimenti ufficiali in merito alla situazione igienico-sanitaria e ambientale del sito. Protocollare documenti: l’unico strumento a disposizione di un cittadino che diversamente non riesce a interloquire con chi di dovere. Se gli attuali primi cittadini si fossero almeno una volta recati nell’area ex Agrimonda, prima, durante o dopo la campagna elettorale dello scorso settembre, il comitato Ambiente e Territorio avrebbe loro chiesto la sinergia per realizzare tre azioni urgenti:

  1. L’istituzione di un tavolo permanente di informazione, controllo e verifica sui lavori e sulle risorse necessarie, sullo stato di attuazione complessivo del programma di disinquinamento (piano della caratterizzazione e bonifica ) dell’area;
  2. L’istituzione di un assessorato specifico in uno dei due comuni, dedicato alla conoscenza della situazione complessiva, alla divulgazione sullo stato di avanzamento complessivo del disinquinamento, al confronto con gli altri Enti coinvolti e soprattutto con i cittadini che non sono a conoscenza di nulla;
  3. Infine la stipula urgente di intese/convenzioni con l’ARPAC o altri Enti, anche accademici, di comprovata affidabilità, per il controllo della qualità dell’aria, mediante installazione di centraline idonee e non più a “naso”.

Intanto, lo scorso 29 settembre il commissario di Mariglianella, avv. Antonino Galletti, decretava di assegnare un termine pari a 30 giorni per la presentazione del piano di caratterizzazione, ed ulteriori 30 giorni per l’autorizzazione del piano con eventuali prescrizioni integrative (art. 242 D. Lgs. 152/2006), “provvedendosi medio tempore alla totale messa in sicurezza del sito e del telo di HDPE già installato e presentando una mensile e dettagliata relazione al Difensore Civico, presso la Regione Campania, al fine di verificare lo stato dei luoghi, ricevere aggiornamento sullo stato del procedimento e, infine, consentire di definire il procedimento”. La stessa cosa aveva già fatto l’avv. Isabella Luciani per Marigliano, dove è commissario, addirittura anticipandosi al 25 settembre e decretando di assegnare al comune un termine di 30 giorni per contribuire, massimamente, unitamente al comune di Mariglianella, al piano di caratterizzazione, e ulteriori 30 giorni per l’autorizzazione del piano, “provvedendosi medio tempore a contribuire alla totale messa in sicurezza del sito e del telo di HDPE”, presentando una mensile e dettagliata redazione al difensore civico regionale.

Va da sé che nulla di tutto questo è avvenuto e i 30 giorni sono trascorsi già da almeno due settimane. Dinanzi all’ennesima inazione da parte delle autorità preposte, l’esasperazione dei cittadini ha raggiunto inevitabilmente il picco: “Malattie infettive causate da batteri patogeni, virus e protozoi parassiti sono tra i più comuni e diffusi rischi per la salute causati dall’acqua stagnante – afferma con indignazione Tufano – Purtroppo non esiste solo l’emergenza Covid. È vergognoso dover vivere in un ghetto alla fine del 2020, un ghetto insalubre paradossalmente generato da una messa in sicurezza per la quale, fino ad oggi, sono stati già investiti due milioni di euro da parte della Regione Campania”. La stessa Regione che lo scorso 3 luglio era intervenuta fisicamente sul sito, attivandosi per la riparazione di una parte di telo danneggiato dalle intemperie, e dedicandosi all’aspirazione e allo smaltimento delle acque accumulate sull’intero piazzale. Tuttavia, senza un’adeguata ma soprattutto continuativa manutenzione del sito, già il giorno dopo, 4 luglio 2020, a seguito di un’acquazzone l’area tornava praticamente alla precaria condizione precedente.

Le operazioni da parte della Regione Campania – 3 luglio 2020
La situazione al 4 luglio 2020

Ad ogni modo, la Regione governata dal presidente Vincenzo De Luca è successivamente intervenuta nella vexata quaestio con una nota del 13 ottobre scorso, nella quale si legge che “il piano di caratterizzazione, predisposto da ARPAC, è stato approvato con decreto dirigenziale n. 48 del 17/02/2020”. Inoltre, scrive ancora il dirigente UOD Bonifiche, “in merito al ruolo della Regione, si precisa che essa ha assunto il ruolo di soggetto attuatore della caratterizzazione ambientale in virtù di quanto già previsto nella convenzione sottoscritta con il Comune di Mariglianella nel dicembre 2012, in attuazione dell’Accordo di Programma del 18/12/2012, e non in quanto soggetto competente, trattandosi di intervento da eseguire in danno su un’area di proprietà privata”.

Insomma, la palla torna anche al Comune Mariglianella, che secondo il dispositivo dell’articolo 250 del Codice dell’ambiente ha comunque priorità di intervento. Un comune che non è a rischio dissesto, ma il cui disavanzo verrà comunque ripianato in un quindicennio, così come permesso dalla legge vigente. Un comune che però, già adesso, dovrebbe farsi quantomeno carico della tutela dei suoi cittadini, magari dotando l’area in questione di una centralina per il rilevamento di eventuali sostanze nocive. Eppure, da quando è stato eletto, il sindaco Russo non sembra essersi interessato alla questione, il che ovviamente fa storcere il naso ai residenti della zona. In fondo Russo dovrebbe conoscere molto bene la situazione, considerando che è stato assessore (anche al bilancio) nelle due giunte Di Maiolo, l’ex sindaco che a settembre ha guadagnato un seggio nel consiglio regionale, e da cui tutti ora si aspettano molto per il territorio. Nessun intervento nemmeno da parte del nuovo assessore all’ambiente, Rocco Ruggiero (ex presidente del consiglio comunale). Entrambi, da noi interpellati, hanno sostanzialmente procrastinato, evitando di intervenire sulla questione.

Sulla vicenda interviene però Saverio Lo Sapio, attivista dei Verdi, ex consigliere comunale e anche candidato alle recenti elezioni mariglianesi, che dichiara: “Le questioni ambientali purtroppo vengono solo inserite a caratteri cubitali nei programmi elettorali, salvo poi essere accantonate puntualmente. La situazione di Agrimonda è chiara: c’è una disposizione del difensore civico regionale a far sì che il sito venga monitorato, in attesa della caratterizzazione, prima, e dell’eventuale bonifica, poi. Qui ora, subito, bisogna mettere in sicurezza l’area, per salvaguardare la salute dei cittadini che vivono a ridosso del sito. Questo non viene fatto ed è palese l’omissione da parte di tutti gli enti preposti”.

L’ultimo atto è una ulteriore nota del comitato Ambiente e Territorio che chiede all’amministrazione di Mariglianella (ma anche a quella di Marigliano) una copia della relazione dettagliata da inviare al difensore civico regionale, fino ad ora mai pervenuta. “I cittadini sono seriamente preoccupati per la loro salute e per quella dei loro figli, e chiedono una puntuale e cortese risposta”, che però tarda ad arrivare. Eppure i sindaci non mancano di aggiornare la cittadinanza con bollettini quotidiani che manifestano l’evidenza dell’emergenza pandemica, mentre un’altra emergenza, invisibile e silenziosa, si insinua nei terreni, nelle falde acquifere e nell’aria che l’ecomostro Agrimonda ha contribuito a impestare quasi trent’anni fa.

Cosa dovrà succedere, ancora, per far sì che le autorità sanitarie locali, sollecitate in ogni modo dai commissari ad acta, si muovano per rispondere all’emergenza ambientale in atto? La quotidianità di Ciro Tufano e degli altri residenti è fatta di un acquitrino puzzolente pieno di rifiuti, insetti, carcasse di piccioni morti che galleggiano. “Questo scempio è un pericolo sotto vari aspetti – afferma il comitato cittadino – in primis quello igienico-sanitario di cui il sindaco deve rispondere, non soltanto con un intervento immediato, ma anche e soprattutto per risolvere definitivamente il problema che si protrae dal lontano mese di luglio del 2019. Il diritto fondamentale a un ambiente pulito e salubre risulta essere fortemente compromesso. Che altro bisognerà attendere prima di un risolutivo intervento?”, si chiedono quasi senza speranze i cittadini, ora che è stato provato davvero di tutto e che le istituzioni non rispondono nemmeno alle urgenti pressioni dei commissari.