Servirsi della mensa “organizzata” dal comune e dalla scuola, pagare in base all’ISEE (come l’anno scorso), portare il pasto da casa? Questo il dilemma.
Un gruppo di genitori della Scuola Materna Matilde Serao sta portando avanti una battaglia contro il “Caro Mensa”. Essi “… tenendo conto … del disagio economico che potrebbe portare ad una non frequenza regolare dei bambini nelle attività pomeridiane … che nella Scuola Pubblica comincia la crescita civile e sociale, e che la scuola dell’infanzia è un percorso significativo e fondamentale nel continuum del sistema educativo italiano …”, ai sensi dell’articolo 4 del D.M. 2 giugno 1991, si sono “determinati” in un “Comitato 3° L Materna Matilde Serao” (13/10/2015 prot. Comune n. 0019739, prot. Scuola n. 4922C27): “Autodeterminazione in materia di tutela del diritto di accesso alla scuola pubblica e di non discriminazione dei soggetti socialmente ed economicamente più deboli”.
Il presidente del Comitato, A. Pizzano ha dichiarato “… Attualmente il malcontento verso il “Caro Mensa”, viene espresso rifiutando di comprare i buoni pasto o comprandone solo una parte … E’ un’ingiustizia … da un punto di vista sociale viene messa in atto una “discriminazione” verso chi non ha le condizioni economiche per poter usufruire del tempo pieno in una scuola pubblica … qualcuno ritiene “erroneamente” obbligatoria la fruizione del servizio, ricattando i genitori, con uscite anticipate, che hanno come esigenza primaria quella del tempo pieno per i loro figli … già in altri comuni italiani, ad esempio Vicenza, Como, periferia di Milano, Cosenza, Pistoia, Lucca, Pomezia, Bologna, Venezia, Genova, Giugliano, ed altri) ha prevalso l’iniziativa di portarsi il vitto da casa …”.
Il Comitato, incoraggiato dalle Leggi n. 444/1968, n. 881 del 1977, e dal D.M. 3 giugno 1991 (… pluralismo culturale ed istituzionale … funzioni della scuola materna … orario e organico degli insegnanti … integrazione degli alunni … programmazione educativa e didattica … tutela del diritto di “non discriminazione” economica, sociale, politica e religiosa … pari dignità … uguale partecipazione alla vita di una società libera … consapevolezza dei diritti del bambino … educazione soddisfatta quando la famiglia, la scuola e le altre realtà formative cooperano costruttivamente fra loro in un rapporto di integrazione e di continuità … ecc …) ha proposto di: “ … Rispettare l’orario pieno, compreso quello pomeridiano, provvedendo alla fornitura del vitto per i figli, non avvalendosi del servizio di mensa già predisposto … Redigere e coordinare un menù, per ogni classe, per un pasto unico giornaliero, uguale per tutti i bambini che aderiscono a questa iniziativa (Tale menù sarà comunicato nelle forme e nei tempi adeguati presso i locali della scuola, al personale addetto) … Garantire i diritti di frequenza e permanenza … Svolgere le attività programmate, approvate e condivise … Determinare, infine, di manlevare in solido il Sig. Preside, le Maestre e il personale addetto, da ogni responsabilità conseguente a queste attività, che restano ancora svolte in coordinamento con le stesse figure, nel pieno e totale rispetto reciproco dei ruoli istituzionali e funzionali ricoperti …”.
Alla missiva “auto determinante” inviata dal Comitato, ha fatto seguito la risposta dell’amministrazione comunale (prot. 20315 del 20-10-2015) sintetizzata nella “ … scorretta interpretazione del comma 6, art. 4 del D.M. 3 giugno 1991 … la possibilità di costituirsi in comitati e gruppi di lavoro è finalizzata a creare un clima di dialogo, di confronto e di aiuto reciproco con le istituzioni scolastiche, e non certamente la possibilità di sostituirsi ad esse … evidenzia inoltre il tassativo divieto, così come previsto dalle normative igienico-sanitarie vigenti in materia a provvedere direttamente alla fornitura dei pasti nelle scuole in sostituzione del servizio pubblico, erogato in regime di servizio a domanda individuale …”.
Intanto, mentre l’inizio della mensa e delle attività pomeridiane è slittato di una, forse due settimane, è aperta la battaglia tra chi (Il Comitato) chiede di prendere provvedimenti a difesa degli obblighi e dei diritti alla frequenza scolastica, e il diritto civile di non discriminazione nei confronti dei soggetti più deboli appartenenti alla comunità di Volla, e chi (L’ Amministrazione comunale e la Scuola) ritiene che la “faccenda” sia solo una questione di scelte, di competenze e di divieto imposto da “fantomatiche” norme igienico-sanitarie, che forse vengono poco rispettate, se si consente ai bambini più grandi di portare da casa il famoso “panino” e/o di consumare il cibo negli stessi luoghi nei quali vengono consumate le ore di lezione, tanto per gradire.
Chi la spunterà? Staremo a vedere, sia noi, sia quelli che sognano una cucina e un refettorio in ciascuna scuola del territorio, magari internalizzando il servizio e rendendolo sostenibile da tutti, ricchi e poveri.