Così si esprime il Governatore campano dopo nuova giornata di disagi per gli utenti Circumvesuviana.
“E’ una situazione complicata dove chi ci ha preceduti ha fatto disastri. Basti dire che tra poco camminiamo a piedi”. Il governatore campano Vincenzo De Luca commenta cosi’ – nell’abituale appuntamento del martedì a Radio Kiss Kiss Napoli – l’ennesima giornata da incubo per gli utenti della linea Circumvesuviana con 34 corse soppresse.
Poi l’annuncio: “Tra le cose che illustreremo nella conferenza stampa di domani un programma per l’acquisto di 25 nuovi treni e 300 nuovi bus. Poi dobbiamo intervenire anche nelle stazioni.
Piano piano – ha concluso – prendiamo in mano la situazione e la risolviamo”.
Barricato sull’antico maniero: l’addetto dell’ente regionale in liquidazione, senza stipendio da 40 mesi, sta mettendo in campo una protesta stoica.
Ieri mattina si è arrampicato sul Castello di Acerra e dopo aver fatto esplodere un paio di petardi si è messo a lanciare le tegole del tetto, da venti metri di altezza. Tegole che si sono frantumate al suolo, a poca distanza dai poliziotti che osservavano la scena dal basso. Agenti che stavano bloccando i rifornimenti di cibo e acqua a coloro che manifestavano per il diritto al lavoro. E’ giunta a questo punto l’esasperazione di Giovanni D’Errico, 49 anni, una figlia, addetto del Consorzio Unico Di Bacino di Napoli e Caserta ma senza salario da 40 mesi. D’Errico si è barricato per tutta la mattinata sul tetto dell’antico edificio insieme a un altro senzatutto, Andrea Panico, che poi però dopo un paio d’ore ha deciso di scendere e di andare via, lasciando solo il suo compagno di sventura. La protesta è scattata mentre il vicepresidente della giunta regionale, Fulvio Bonavitacola, teneva a Napoli una riunione con i sindacalisti del Consorzio di smaltimento dei rifiuti di Napoli e Caserta, i cui addetti, circa 2mila, sono senza salario e senza incarichi da quasi tre anni e mezzo. Bonavitacola sta tentando di trovare una serie di soluzioni per alleviare la disperata condizione in cui versano gli addetti CUB. Venerdi scorso uno di loro, un operaio di Mugnano, di 67 anni, si è suicidato. La sua famiglia però si è affrettata a comunicare che non si è tolto la vita per motivi legati al lavoro. A ogni modo la tensione è alle stelle tra gli addetti del Consorzio. La scorsa settimana hanno proclamato lo stato di agitazione i 166 operai che sorvegliano i siti di stoccaggio provvisorio dei rifiuti ubicati a Marigliano, Giugliano e Villaricca. Alcuni di loro, allo scopo di rendere più visibile la protesta, sono anche saliti sulle “colline” di ecoballe ammassate nelle campagne della Terra dei Fuochi. Nel frattempo l’epicentro della protesta in questo momento è Acerra, la città dell’inceneritore e delle migliaia di disoccupati ormai rimasti senza nemmeno più un barlume di speranza. Giovanni D’Errico ha trascorso tutta la notte barricato sul tetto del Castello Baronale. Ma intorno alle 23 di ieri i vigili del fuoco hanno tentato di installare un materasso gonfiabile sotto il tetto su cui si è barricato l’operaio finito senza salario da anni. A quel punto D’Errico ha pensato che la polizia stesse per preparare un blitz finalizzato allo sgombero del tetto del Castello per cui è tornato a lanciare tegole al suolo. Risultato: il materasso gonfiabile non è stato montato. Nel frattempo Giovanni ha portato con sé un piccolo arsenale: petardi e bombe carta. Minaccia di “bombardare” l’antico maniero e di farsi esplodere. Intanto i lavori di restauro del Castello e di rifacimento dell’area antistante sono bloccati. Un gruppo di addetti del Consorzio insieme ad alcuni disoccupati della zona, in presidio da ore, rivendicano l’assunzione nei nuovi cantieri fatti aprire dal comune.
Raffaele Del Giudice chiarisce la posizione del Comune sull’affidamento del servizio di rimozione bonifica dell’amianto alla ditta gestita da un condannato per disastro ambientale.
Ha spiazzato tutti il vicesindaco di Napoli nonché responsabile del settore ambiente del comune, Raffaele Del Giudice. Si perché oggi Del Giudice ha dichiarato che lui aveva già provveduto a sospendere ben due mesi fa l’affidamento del servizio comunale di rimozione e di smaltimento dell’amianto alla Atr di Acerra, ditta che tra i soci ha un condannato in secondo grado a 7 anni per disastro ambientale nella Terra dei Fuochi. Dunque, a questo punto, la prospettiva è che il comune di Napoli stia per rimuovere dal servizio l’azienda finita al centro delle polemiche innescate dagli ambientalisti. “Il certificato antimafia non basta a giustificare la regolarità dell’affidamento del servizio all’Atr – aggiunge Del Giudice – peraltro io sono uno di quelli che ha fatto della lotta alle ecomafie la propria ragione di vita per cui non indietreggerò di un passo”. Polemica finita, quindi. Una polemica iniziata da alcuni ecologisti di Acerra che stanno da tempo denunciando in sede giudiziaria i soci e i loro parenti dell’azienda di smaltimento dei rifiuti pericolosi e non ubicata nella zona industriale della città dell’inceneritore. Si tratta di tre fratelli, tutti condannati a 7 anni anni di reclusione dal tribunale di Napoli per disastro ambientale aggravato nell’agro acerrano.
(Fonte foto: rete internet)
In via Basile, dove si trovano vari negozi e depositi di materie plastiche.
Due giovani sono rimasti feriti in una violenta esplosione avvenuta ieri in serata in un palazzo nel cuore di Napoli, in via Giambattista Basile, una traversa della centralissima via Sanfelice. Sono uno studente italiano di 24 anni e una studentessa britannica, di 22, in Italia per un progetto Erasmus. Sono stati portati in ospedale, al Cardarelli.
Non sono in pericolo di vita.
La deflagrazione è stata fortissima e ha causato paura e molti danni: decine di persone si sono riversate per strada così come si trovavano, spesso in pigiama, mentre l’onda d’urto dell’ esplosione ha divelto le saracinesche dei negozi, buttato via le fioriere, mandati in frantumi i vetri delle auto e spostato un’automobile, ribaltandola in mezzo alla strada. Le scale di uno dei palazzi vicino al punto dell’esplosione ha subito danni rendendo complicate le operazioni di evacuazione da parte delle squadre di soccorso.
Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato, quelli della Polizia locale e i Vigili del fuoco, mentre il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha coordinato le operazioni di soccorso dela Protezione civile dalla sede del Municipio, a Palazzo San Giacomo. Sono in corso gli accertamenti per verificare se i due palazzi evacuati hanno subito danni strutturali.
In attesa dei risultati, una quindicina di persone passeranno la notte fuori casa, ospiti in alberghi della città. Fra le ipotesi relative alle cause dell’esplosione la più probabile è considerata la fuga di gas o la deflagrazione di bombole di gpl. Nella zona ci sono molti depositi e botteghe artigiane che lavorano materiale plastiche, ferro e altri metalli. Le persone che abitano nella zona hanno trascorso la serata e parte della notte per strada, dove sono arrivati anche loro parenti e amici. “Una botta. Come un terremoto. E poi fumo, polvere. Ho preso mia madre. Sono scappata per le scale. Non sono come sono arrivata in strada. Sono viva per miracolo”. E’ il racconto di una donna ancora in vestaglia, per strada, in via Basile. Ha una cinquantina d’anni, è ancora bianca per la paura e sporca di polvere e qualche calcinaccio. “Ero in casa. E’ successo tutto all’improvviso. Sono scappata d’istinto. Abito al secondo piano e, nel buio, quelle scale mi sono sembrate infinite. Poi la strada. Un sollievo. Non pensavo potesse essere così terribile”, è il suo racconto. E alla domanda se ha avuto qualche segno prima dell’ esplosione la risposta è netta. “No, non ho sentito nulla. No, no, neanche odore di gas, anche se qui tutti dicono che l’esplosione può essere stata causata da una fuga di gas o da una bombola di gpl”. Poi si siede, e ripete: “Non so come ho fatto al buio, per le scale. E’ un miracolo”.
(Fonte foto: rete internet)
Spettacolandia potremmo definirlo il locale che è anche un po’ parco divertimenti per i bambini, per questo è adatto alla realizzazione di qualsiasi tipo di evento che li coinvolga.Spettacolandia nasce da un’idea di Giovanni Napolitano, in arte Jo Napoli, artista molto conosciuto, che deve la sua fama alle diverse esperienze nel campo dello spettacolo sia televisivo che dell’animazione.
Jo inizia la sua carriera come animatore di feste per bambini, ma ben presto l’amore per l’arte comica lo fa crescere e si specializza in spettacoli di piazza.
Inizia così ad esibirsi in tutto il centro sud Italia.
Attratto, in seguito, dal magico mondo del teatro, scrive diverse commedie diventandone anche il regista e, a circa 30 anni, entra nel campo televisivo e cinematografico divenendo autore di diversi programmi televisivi per bambini, di satira e comicità.
La sua consacrazione come artista arriva con la partecipazione alla fiction trasmessa da Canale 5 “I Cesaroni”, ma tante sono le rappresentazioni che lo vedono protagonista, così come tanti sono i suoi personaggi presenti nelle trasmissioni di emittenti televisive sia locali che nazionali.
Nel 2012 entra a far parte dello storico gruppo di cabaret dei “Gipsy Fint” di cui è tuttora uno dei componenti.
Dopo aver creato così tanti spettacoli e dopo tanti anni nelle vesti di artista comico, nasce in lui la voglia di realizzare qualcosa di originale e di nuovo, magari nel suo territorio ed è così, con impegno e buona fantasia che nasce Spettacolandia.
E’ un locale un po’ fiabesco, adatto alla realizzazione di qualsiasi tipo di evento sia per bambini che per adulti; dotato di ampi e gradevoli spazi interni opportunamente studiati per organizzare feste e spettacoli a tema e di meravigliosi giardini esterni.
La grande novità di Spettacolandia è la capacità di rendere davvero partecipi e protagonisti i festeggiati ed i loro ospiti.
Speciali sono, ad esempio, le fiabe animate che qui vengono realizzate nel piccolo ed accogliente teatro, allestito nei minimi particolari per rendere indimenticabili i momenti di festa ai piccoli ospiti; così come speciali sono i giardini attrezzati per la realizzazione di grandi eventi quali comunioni, feste di laurea, concerti ed eventi live.
Facebook Spettacolandia
www.spettacolandia.it
whatsapp 3270357469
Spettacolandia Piazza Amodio n.1 Pollena Trocchia.
Il teatro per le fiabe animateIl giardinoIl giardinoIl contenuto di questo articolo ha finalità pubblicitarie.
Indagini a tappeto in buona parte della regione. Merci per un totale di 90mila euro.
I carabinieri del Nas di Napoli sono a caccia di farmaci sottratti illecitamente da una nota catena di farmacie ad altre farmacie. Si parla di 40mila confezioni di medicinali per un totale di 90mila euro di merci che un noto farmacista del Napoletano avrebbe trafugato ad altri colleghi utilizzando il sistema dei corrieri. La commercializzazione dei prodotti trafugati sarebbe avvenuta grazie alla falsificazioni di documenti contabili e fiscali. Intanto ieri la procura di Nola ha consegnato il decreto di perquisizione nelle mani dei militari del Nucleo Anti Sofisticazioni. Carabinieri che hanno quindi dato il via alle ricerche in un deposito e in tre farmacie di Marano di Napoli, Boscoreale, Torre Annunziata, Casoria e Ascea Marina, tutte riconducibili a un noto imprenditore operante nel settore farmaceutico. Perquisite anche le case di due collaboratori dell’imprenditore. Il provvedimento è scaturito nell’ambito di una complessa attività di indagine relativa al trafugamento, mediante raggiro di altre strutture farmaceutiche e corrieri incaricati dei trasporti, di un ingente quantitativo di prodotti farmaceutici il cui valore ammonta a circa 90mila euro. Nel corso dell’esecuzione del provvedimento, presso le strutture perquisite, sono stati rinvenuti e sequestrati gran parte dei prodotti farmaceutici da ricercare ( circa 40mila confezioni di varie tipologie) nonché timbri e documentazione fiscale e contabile falsificati utilizzati per la successiva commercializzazione dei prodotti attraverso i regolari canali distributivi. Allo stato risultano al vaglio della procura le posizioni di cinque persone coinvolte, a vario titolo, nell’attività investigativa.
(Fonte foto: rete internet)
Il secondo incontro organizzato dalla SiPi. La cura attraverso la rottura della “camicia di forza” farmacologica.
Sabato 27 e domenica 28 febbraio alle 9, nell’Università degli Studi di Benevento Giustino Fortunato, la SIPI (Società Italiana di Psicoterapia Integrata) ha organizzato il secondo incontro regionale sulle malattie mentali, con sedute dal vivo di pazienti e familiari.
Obiettivo: diffondere un modello curativo dove psicoterapia, socio-riabilitazione e farmacologia hanno pari dignità. Promuovere un modello riabilitativo dal volto umano, facilitando l’accesso alla cura psicoterapeutica e psicoriabilitativa anche alle persone meno abbienti. Svolgere un puntuale programma di ricerca secondo un modello strutturato integrato che aiuti il paziente a ricostruire la sua individualità per diventare un cittadino attivo e responsabile.
“Non c’è famiglia nel nostro Paese che non sia toccata direttamente o indirettamente dalla malattia mentale. Ma la malattia mentale spaventa la nostra società – spiegano gli organizzatori – al punto che, pur rappresentando uno dei più gravi problemi che sta investendo le nuove generazioni e la sanità pubblica, è ancora un argomento tabù”.
Le due giornate intitolate Dalla disperazione alla speranza. Comprendere e curare la sofferenza mentale sono rivolte a medici, psicologi infermieri, tecnici della riabilitazione psichiatrica, educatori professionali, terapisti occupazionali, ma anche ai familiari di pazienti che soffrono di malattie mentali.
“I malati e le loro famiglie devono godere degli stessi diritti riservati a ogni cittadino nella scelta del metodo di cura, del luogo, del medico – ribadisce Giovanni Ariano Direttore Sipi – È necessaria una legge che regolamenti un sistema a rete di servizi pubblici, che rappresentino i diversi modelli di cura per il bene del malato e lo sviluppo scientifico.
Benevento è la seconda tappa del ciclo di incontri che toccherà tutte le province della Campania. La prima è stata Caserta, toccherà poi ad Avellino e Salerno fino al congresso nazionale dal titolo La psicosi, da pericolo a opportunità che si terrà a Napoli dall’11 al 13 novembre 2016.
Relatori dell’incontro: Marco D’Alema Responsabile CSM Roma, Presidente di AIRSaM (Associazione Italiana Residenze per la Salute Mentale, Giovanni Ariano Direttore Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Integrata, Nunzio Mauro, Responsabile Residenza Kairos. Partecipano anche: Luc Ciompi Università di Berna, Franco Rinaldi Università di Napoli Federico II e gli psicologi psicoterapeuti della della Sipi Tommaso Biccardi Amina Bisogno, Fernando Del Prete, Simona Digaetano, Grazia Marchesiello, Guido Moscariello.
Giovanni Ariano
In una data unica, domenica 21 febbraio alle ore 18:00, dopo il grande successo della prima data, NonsoloArt ripropone, in collaborazione con Progetto Buone Idee, Eva Hitler, uno spettacolo scritto e diretto da Riccardo Citro che mette in luce un aspetto diverso della Seconda Guerra Mondiale, la storia d’amore tra Eva Braun e Adolf Hitler.
Lo spettacolo andrà in scena presso il Museo il giorno 21 febbraio alle 18:00, proprio nel sottosuolo, lì dove i napoletani si rifugiavano per non assistere a ciò che la barbarie umana produceva fuori. Una rievocazione assolutamente non classica del conflitto che ha piegato il mondo. Uno spettacolo che porta in scena la coscienza di una donna, amante di uomo capace delle peggiori mostruosità.
“Sono felice?” Questa frase letta sul diario di Eva Braun ha indotto in me lo stesso tipo di ricerca. Sono felice? Ma cosa vuol dire essere felici? Vuol dire forse essere se stessi e liberare i propri istinti e le proprie passioni? Eva, romantica, piena di sogni e non come si è spesso dipinta, dissoluta e intrigante, non riesce a liberare la propria essenza e pende dalle labbra del capo della Germania; accetta tutto, piega la testa, si mette subito in ginocchio, il suo è un cuore semplice e sottomesso. Sedici anni in attesa di un premio grande, le nozze, che arrivano il giorno della sua morte. Al centro della scena, attraverso i suoi occhi, le sue memorie, la sua vita e il suo amore infinito, ci mostra un lato umano di Adolf forse mai rivelato. Se da un lato i costumi e il trucco rispecchiano il periodo storico effettivo, dall’altro echi, stratificazione scenografica e luci concettuali permettono un gioco teatrale su livelli onirici, allegorici e introspettivi che consentono allo spettatore di spaziare tra sfere razionali ed emotive”. Riccardo Citro
NonsoloArt, in collaborazione con Progetto Buone Idee presenta:
EVA HITLER
scritto e diretto da Riccardo Citro
con Roberta Astuti, Viviana Cangiano, Riccardo Citro, Francesco S. Esposito, Paolo Gentile, Serena Pisa.
Costumi: Federica Del Gaudio.
Trucco: Maria Luisa Toscano.
Foto: Pepe Russo
Torna per la terza settimana di febbraio, il consueto appuntamento con “L’Inferno di Dante”, giovedì 18 febbraio, con quattro turni, alle ore 9, 10.15, 11.30 e 12.45.Tappeto Volante di Domenico M. Corrado presenta:
L’inferno di Dante nel Museo del Sottosuolo di Napoli
Personaggi e Interpreti (In ordine di apparizione): Monica Caruso; Mario Guadagno; Anna Edipio; Emilio Caruso; Maria Giusy Bucciante; Giancarlo Grosso; Diletta Acanfora; Vincenzo Veneruso; Federica Cannavo; Salvatore Mazza; Enzo Varone; Ciro Zangaro; Federica Cannavo; Francesco Merlino; Rodolfo Medina; Il Genere Umano.
Musica: Enzo Gragnaniello
Disegno Luci: Franco Polichetti
Elementi scenici: Mario Paolucci
Video: Giada De Gregorio
Costumi: Federica Amato
Maschere: Luca Arcamone
Coreografie: Monica Caruso
Grafica: Ciro Cozzolino
Ufficio stampa: Emma Di Lorenzo
Foto: Luigi Maffettone
Direzione Museo: Luca Cuttitta
Direzione tecnica: Franco Polichetti
Direzione di scena: Mario Paolucci
Segreteria: Laura Alfano
Produzione esecutiva e amministrazione: Adelaide Oliano
Adattamento e regia: Domenico M. Corrado
Tutte le date e gli orari de “L’Inferno di Dante” nel mese di febbraio:
Giovedì 18 febbraio ore 9- 10.15 – 11.30 – 12.45
Giovedì 25 febbraio ore 9 – 10.15 – 11.30 – 12.45
La prenotazione è obbligatoria.
Per maggiori info e/o prenotazione info@nonsoloart.it – 3936856305 – www.tappetovolante.orgVISITA GUIDATA AL MUSEO DEL SOTTOSUOLO con ‘O Munaciello
Date e orari:
Da venerdì 19 a domenica 21 febbraio turni ore 10- 11.30 – 15 – 16.30;
Da venerdì 26 a domenica 28 febbraio turni ore 10- 11.30 – 15 – 16.30;
Museo del Sottosuolo di Napoli (diretto da Luca Cuttitta)
Piazza Cavour, 140 (vicinissimo alla fermata della Metropolitana linea 1 e 2 di Museo)
tel. 081451085
Per informazioni e prenotazione (consigliata)
www.tappetovolante.org/prenota 081 863 1581/ 339 18 88 611
Per richieste di accrediti, è possibile contattare l’ufficio Stampa del “Museo del Sottosuolo” e della “Tappeto Volante” ai seguenti recapiti:
Emma Di Lorenzo tel. 3394290222 mail comunicazione.tappetovolante@gmail.com
APPUNTAMENTO ANCHE FUORI DAL MUSEO DEL SOTTOSUOLO con…
“Non farmi ridere, sono una donna tragica”:
Giovedì 18 febbraio ore 20.45 Teatro San Francesco di Scafati
Da venerdì 19 al 28 febbraio è in scena al Nuovo Teatro Sancarluccio lo spettacolo di Massimo Andrei interpretato da Gea Martire e dallo stesso Andrei. Info e prenotazioni 081-8631581-4104467
La produzione è della Tappeto Volante.
Altre scene tratte dallo spettacolo teatrale “Eva Hitler”
Barricati in casa: Pasquale e Stefania hanno pagato la villetta 150milioni di vecchie lire. Poi chi ha intascato ha dichiarato il fallimento. E così hanno perso l’alloggio.
Alle dieci di ieri mattina l’ufficiale giudiziario, una donna, è nervosa, molto nervosa. Chiama i carabinieri per far sfrattare da una casa di viale dei Platani, a Casalnuovo, città di costruttori avidi e fuorilegge, una coppia di anziani, Pasquale Panico, 62 anni, e Stefania Caramelli, di 67, entrambi affetti da handicap fisici di non poco conto. Pasquale e Stefania si sono barricati nell’alloggio. La loro è una storia molto triste. Nel 2001 hanno perso in un incidente stradale uno dei due figli gemelli e l’anno scorso hanno anche perso all’asta giudiziaria quella che hanno sempre ritenuto la loro casa. Una villetta per la quale nel 1993 pagarono 150 milioni delle vecchie lire in forma di anticipo, attraverso un compromesso, un preliminare d’acquisto, firmato davanti al notaio. Poi però chi ha intascato è fallito e la casa è finita nelle mani del curatore fallimentare nominato dal tribunale, curatore che nel marzo dell’anno scorso ha fatto mettere all’asta, dal tribunale di Nola, e quindi venduto quel bene frutto di immensi sacrifici. Nel frattempo il responsabile del fallimento, N.P., 55 anni, di Pomigliano, un “amico degli amici casalnuovesi”, è stato condannato in primo grado a 7 anni di reclusione per truffa e bancarotta, dopo anni e anni di un lunghissimo processo. Il notaio è stato assolto. Una sentenza arrivata molto tardi perché la casa finisce nelle mani di altre persone. Che ieri si presentano davanti alla villetta insieme alla nervosa ufficiale giudiziaria e a un carabiniere. Alle dieci del mattino si teme il peggio in viale dei Platani. Pasquale e Stefania si sono barricati in casa. Non hanno alcuna intenzione di uscire. Sopraggiungono altri due militari. Poco dopo arrivano anche don Peppino Gambardella e don Tommaso Izzo, rispettivamente parroci della chiesa madre di San Felice, a Pomigliano, e della chiesa dell’Annunziata, a Casalnuovo. Scatta l’opera di mediazione. E alla fine l’ufficiale si calma un po’: concede un altro mese di tempo alla coppia di anziani. Dopo un paio d’ore torna una calma apparente in viale dei Platani. ” Ma non me ne andrò mai da qui: non ho alternativa “, dichiarerà nel pomeriggio Pasquale Panico. Pasquale e Stefania sono solo alcune delle vittime del “sistema Casalnuovo “. Qui tanta gente per non essere sfrattata è stata costretta a “ricomprarsi” la casa dopo la vendita all’asta. In questo malandato territorio della provincia di Napoli sono sorte tante villette ” pezzottate “, case abusive, non commerciabili, realizzate su suoli agricoli con licenze per case coloniche ma poi vendute ai “polli” di turno come alloggi residenziali. Oppure case realizzate nei palazzoni della speculazione grazie ad ardite interpretazioni di un vecchio piano di fabbricazione. Tutti immobili ( nella vicenda sono stati coinvolti circa 130 tra ville e appartamenti ) confiscati in un inquietante fallimento, strappati ad ignari acquirenti. E’ il “sistema Casalnuovo”, capitale storica della truffa edilizia e del cemento selvaggio, città di 50mila abitanti storicamente dominata da una consorteria di affaristi, alcuni dei quali figurano nel dossier sullo scioglimento del comune per infiltrazioni mafiose. Era il dicembre del 2007. Non tanto tempo fa. ” Intanto qui a farla da padroni sono sempre gli stessi “, l’amarezza di Pasquale e Stefania.
Dopo il crollo dei partiti della Prima Repubblica è incominciata la “stagione dei sindaci”. Dal 1991 a oggi 250 Comuni sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose, e altri 100 sono stati “indagati” per anomalie amministrative. E’ un fenomeno solo italiano.
Nel 2015 è stato anche l’anno dei libri sulla mafia e sulla camorra: “La mala setta” di Francesco Benigno, l’analisi di Sales sull’ Italia delle mafie, l’amara denuncia che il magistrato Nino Di Matteo ha affidato a “Collusi. Perché politici, uomini delle istituzioni e manager continuano a trattare con la mafia”, e infine la storia di Pasquale Scotti, il superlatitante da poco arrestato in Brasile, che viene raccontata nel “Camorrista fantasma” da Luigi De Stefano, il commissario di polizia che per primo lo catturò, nel 1983, e da tre giornalisti: il compianto Enzo Musella, Gaetano Fragliola e GianMaria Roberti. Magistrati, poliziotti, studiosi e giornalisti ci dicono due cose: la prima è che l’ “economia dell’Italia è condizionata dalle mafie”( la Repubblica, 2/02/2015) e la seconda è che mafia, camorra, ‘ndrangheta, politici e parti delle istituzioni dello Stato hanno intrecciato una rete di relazioni così solide che più solide non si può. Negli ultimi 25 anni sono stati sciolti, “per infiltrazioni mafiose”, 250 Comuni e altri 100 sono stati “indagati” per far luce su incarichi e appalti avvolti nell’oscurità: gli studiosi del fenomeno ritengono che le organizzazioni criminali non si interessino più dei livelli alti del sistema politico, ma non mollino il controllo sulle amministrazioni locali, soprattutto da quando il crollo dei partiti tradizionali ha avviato quella che Aurelio Musi ha chiamato “la stagione dei sindaci”, dei sindaci eletti dalle civiche, dei sindaci dalle maggioranze “volubili”, che si cambiano da una settimana all’altra, dei sindaci che si sentono padroni del Comune.
Le carte e le cronache relative ai Comuni “indagati” dalle forze dell’ordine e dalla magistratura ci dicono che il malaffare segue, in sostanza, tre schemi. Il primo schema, diffuso dal Nord al Sud, è quello del sindaco “cane sciolto”. Il sindaco di Monterosso a Mare, paese ligure colpito dall’alluvione dell’ottobre del 2011, deve spendere 300.000 euro raccolti da “Sky Repubblica” per rimettere in sesto una scuola che però ha resistito abbastanza bene alla violenza della natura. Egli invita i funzionari a “inventare i danni”, adottando nella circostanza un metodo già collaudato: “un gruppo di professionisti” si impegna a redigere schede con il “sistema della somma urgenza in modo svincolato dalle usuali procedure”. (la Repubblica, 5/02/16): un sistema che fa miracoli, e non solo a Monterosso, come vedremo prossimamente.
Il secondo schema è quello classico: gli amministratori locali sono “pupazzi” manovrati dai pupari camorristi e mafiosi. Gli esempi sono innumerevoli, e segnano tutta la storia italiana. Roberto Saviano ha raccontato di recente (la Repubblica,16 gennaio 2016) il caso del siciliano Francesco Campanella, “collaboratore di giustizia, braccio destro di Nino Mandalà, boss di Villabate”. Il Campanella, presidente del consiglio comunale di Villabate fino al 1999, divenne nel 2000 segretario nazionale dei giovani dell’Udeur: Ma “è ricordato”, scrive Saviano, perché procurò a Bernardo Provenzano una carta di identità valida per l’espatrio, e perché contribuì alla fondazione di un “Osservatorio permanente sulla criminalità”: con il permesso di Mandalà e di Provenzano. “Questa paraculata serviva a dare alla mafia un pedigree antimafia”: una pratica assai diffusa, dalle Alpi alla Sicilia. ” Campanella – scrive Nino Di Matteo, che lo interrogò – rappresentava quel mafioso dalla faccia pulita che tanto conta nella nuova strategia delle cosche”. E fu lui a far da tramite tra i boss di Villabate e “una grande impresa romana” che voleva costruire nel territorio comunale un centro commerciale polifunzionale che sarebbe stato “il secondo d’Europa”. Nel computer di un architetto “trovammo – scrive, disgustato, il magistrato –l’elenco dettagliato degli impegni assunti dalla società imprenditrice nei confronti di criminali e assassini”. I mafiosi di Villabate avrebbero indicato le ditte a cui andavano affidati gli appalti per la costruzione; i nomi degli impiegati da assumere, “nella misura del 20% sul totale”; le ditte e i commercianti a cui sarebbero stati ceduti il 30% dei negozi realizzati nella galleria del centro commerciale. Recentemente, per aiutarci a capire come siamo combinati, Enrico Deaglio ha ricordato che uno degli uomini più ricchi d’Italia, – le sue società valgono 5 miliardi di euro –, un siciliano nato a Castelvetrano, ma arricchitosi in Lombardia dove è morto il mese scorso, viene sospettato dalla DIA di essere il prestanome di Messina Denaro, il capo dei capi, anche lui di Castelvetrano (Il “Venerdì”, 12/02/16).
Il terzo schema è il meno frequente nella casistica dei Comuni sciolti per infiltrazioni: forse gli inquirenti non riescono ancora a inquadrarlo in una prospettiva nitida, forse è un meccanismo ben congegnato. Seguono questo schema le vicende di alcuni Comuni del Casertano: la storia politica della centrale termoelettrica di Sparanise ne è un esempio “didattico”, perché vede convergere gli interessi di aziende care alla Destra e di società care alla Sinistra: secondo alcuni giornalisti nessuno si è preoccupato dell’interesse dei cittadini ( “Pensiero libero” 12/11/ 2009 ; “ImolaOggi.it”, 22 /12/2014). Il terzo schema è la ripetizione del secondo: ma al posto dei camorristi ci sono i politici di un certo livello e di potere consistente, che impongono sul territorio le ditte di loro gradimento. Ovviamente, questi “onorevoli” protettori possono essere “amici” dei camorristi, e camorristi essi stessi, ma tutti i “giocatori” tendono a mettere in evidenza la “legalità” delle relazioni: il politico che conta non ha bisogno della pistola per farsi rispettare, dispone di mezzi “legali” di persuasione. Egli protegge gli amministratori locali a molti livelli, tutela in molti modi, può offrire candidature, e, con la necessaria riservatezza, posti di lavoro nelle ditte a lui care, soprattutto se esse svolgono la loro attività in Comuni contigui: il raccomandato di Castello di Sopra lo mandiamo a Castello di Sotto, e viceversa: e così non diamo nell’occhio. Il politico che conta aiuta gli amministratori locali “amici” a curare la propria immagine con sagre, mostre, feste e premi.
Ma la “stagione dei sindaci” ha dato un potere straripante alla burocrazia comunale, che ha il compito di costruire su basi solide l’impianto delle “pezze d’appoggio”. Gli autori dei libri citati non danno al tema lo spazio che esso merita: eppure tutti i documenti che ho letto, e non sono pochi, dicono chiaramente che spesso l’ultima parola tocca ai burocrati, soprattutto quando gli amministratori trovano una qualche difficoltà nel leggere e nello scrivere quelle carte là. “Non ha alcun senso mandare a casa i politici e lasciare al loro posto i dirigenti o i funzionari che hanno concretamente favorito le infiltrazioni..Chiederemo con urgenza una mappatura degli impiegati della pubblica amministrazione che, pur essendo stati condannati per reati commessi durante l’attività, continuano ad occupare lo stesso posto e ad attendere alle stesse funzioni. Credo che neanche il 10% sia stato assegnato ad altre funzioni.”. Lo diceva, nel dicembre 2006, Francesco Forgione, presidente della Commissione Antimafia ( CdM, 29/12/06). Potrebbe dirlo anche oggi, parola per parola.
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