Genitori picchiati per i soldi della droga, arrestato figlio: voleva bruciare casa

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SAN GIORGIO A CREMANO – Minaccia e pesta i genitori per droga. Carabinieri arrestano 26enne Ha minacciato di incendiare casa e poi ha picchiato padre e madre. Voleva denaro per acquistare droga e non accettava rifiuti. Stanchi di subire la sua tossicodipendenza, i genitori di un 26enne di San Giorgio a Cremano hanno chiesto aiuto ai carabinieri. Arrivati nell’appartamento, il giovane era evidentemente agitato, il padre dolorante ad una spalla per una scarica di pugni. Nonostante i militari della stazione locale fossero presenti, il 26enne non ha smesso di minacciare di morte i genitori. E’ così finito in manette, arrestato per maltrattamenti in famiglia e tentata estorsione. Ora è in carcere, in attesa di giudizio. Le vittime racconteranno anni di vessazioni mai denunciate.

Padre Antonio Vivoda, l’eremita del Monte Faito

Classe 1908, originario di Veglia, in Istria, l’eremita Padre Antonio Vivoda fu un personaggio straordinario, che tendeva spesso a stupire chi lo osservava. Negli anni ’50 del Novecento il culto per san Michele Arcangelo nel riedificato santuario sul Monte Faito fu incentivato grazie alla sua umile presenza. Intervista allo scrittore David Barra. Era vero un eremita, con sandali di cuoio e calzini di lana; anche il suo lungo saio era in lana ed il cappuccio bigio. La croce pettorale di legno di ciliegio era infilata al cingolo di corda ritorta a quattro capi e gli girava intorno alla vita. Aveva l’aspetto – come affermò in un suo articolo il giornalista del Mattino, Carlo Di Nannidi un corazziere di Einaudi, ma la lunga barba nera era degna di Assalonne, e i capelli più lunghi cadevano bruni e lucidi sulle forti spalle di questo figliolo dell’Istria, il quale aveva lasciato il bel tempio di Padova, dedicato al santo di cui porta il nome, e il suo ordine religioso dei minori conventuali per passare a quello dei camaldolesi e sconfinare nell’ascetismo puro degli eremitani. In gioventù fu compagno di studi di P. Massimiliano Kolbe, il martire di Auschwitz. David Barra, scrittore e blogger, nasce in provincia di Napoli nel 1982. Da anni collabora con diverse testate online. Nel 2018, insieme a Nicola Ventura, pubblica Maledetti ’70: Storie dimenticate degli anni di piombo e nel 2021 firma Borghesia violenta, i bravi ragazzi del terrorismo italiano, entrambi per Gog edizioni. Attualmente è co-amministratore del sito web www.spazio70.com e delle piattaforme social collegate al progetto. David ha fornito un contributo eccezionale sulla figura di questo eremita.
David Barra
David, cosa ci racconta di curioso su questa figura? “Era il 31 dicembre del 1950: un freddo pungente avvolgeva la vigilia del nuovo anno. Il Vesuvio, con il cratere imbiancato, si stagliava maestoso all’orizzonte, mentre un copioso manto di neve ricopriva l’intera catena dei Monti Lattari. Nelle eleganti stanze del Grand Hotel Monte Faito, a oltre mille metri di altitudine, il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi osservava quel paesaggio irreale, lontano dal trambusto delle città sottostanti. Con la consorte e le figlie, il fondatore della Democrazia Cristiana aveva scelto di trascorrere il Capodanno in quella tranquilla località campana. Un ponte radio con Castellammare di Stabia garantiva, comunque, il contatto con Roma, permettendo la gestione degli affari di governo anche da questa oasi remota. La giornata era scandita da un ritmo insolito. Era di domenica, e come di consueto, la famiglia De Gasperi desiderava partecipare alla Santa Messa. Tuttavia, la tempesta di neve infuriava, rendendo impossibile raggiungere il nuovo Santuario di San Michele Arcangelo, recentemente consacrato, ma inaccessibile lungo quelle strade innevate. De Gasperi, uomo di profonda fede, accettò con serenità l’imprevisto, osservando dalla finestra il paesaggio avvolto dal turbinio del vento. In quel momento, però, una figura inaspettata emerse dalla tormenta. Avvolto in un umile saio di lana, un frate dalla lunga barba nera avanzò con passo lento, ma deciso, verso l’ingresso della struttura. Era proprio padre Antonio Vivoda. Il frate attraversò l’anticamera del Grand Hotel per offrire il conforto della fede: la Santa Messa, disse, sarà celebrata all’interno dell’albergo. Per i presenti fu un momento di grande emozione, un’occasione per sentirsi vicini a Dio anche nel cuore della tormenta”. Cosa rappresentò all’epoca la riedificazione del nuovo santuario sul Monte Faito? “La benedizione del nuovo tempio, avvenuta il 24 settembre del 1950, colmò un vuoto durato 88 anni, restituendo dignità e luce al Monte Faito, uno dei luoghi più antichi per il culto micaelico. Il nuovo santuario fu ricostruito in un punto diverso rispetto all’originale, in una postazione più comoda e accessibile per i fedeli. In questo processo di rinnovamento, il ruolo di Padre Antonio Vivoda fu cruciale. Fondato nel VI secolo a seguito di una visione mistica avuta dai santi eremiti Antonino di Sorrento e Catello di Castellammare, l’antico tempio di San Michele Arcangelo per secoli aveva vegliato sulla Penisola Sorrentina dalla più alta vetta dei Monti Lattari. Tuttavia, nel corso del tempo, l’edificio subì gravi danni, prevalentemente a causa delle intemperie ma anche per le numerose incursioni. Nel 1862, fu abbandonato definitivamente per via delle continue scorribande di briganti, che lo resero un luogo inaccessibile e pericoloso. L’antica statua di San Michele custodita nel tempio, venerata per i numerosi miracoli a essa attribuiti, fu trasferita nella Concattedrale di Castellammare di Stabia. Del santuario, nel corso dei primi decenni del XX secolo, rimasero solo macerie sparse”. Come visse padre Antonio quegli anni? Accanto a quei ruderi, Padre Antonio Vivoda si ritirò per anni in meditazione, vivendo in una capanna costruita con le sue mani, immerso nella solitudine delle montagne. Egli custodì con devozione la memoria del culto, fino al giorno in cui un incontro straordinario cambiò il destino di quel luogo. Il Cavaliere Amilcare Sciarretta, dipendente della Banca d’Italia, incontrò il frate tra quei resti diroccati. Diversi anni addietro, nel corso della Prima Guerra Mondiale, il cav. Sciarretta aveva avuto una visione mistica a seguito dello scoppio di una granata, in una trincea della Venezia Tridentina. Caduto per terra privo di sensi, vide dinnanzi a sé il Golfo di Napoli, mentre un Angelo dalla spada infuocata gli parlava con voce solenne, dicendogli: «Devi ricostruire il mio Tempio!»”.
Cav. Amilcare Sciarretta (foto tratta da Libero ricercatore)
Come si conobbero il cav. Sciarretta e padre Antonio? Sciarretta, infatti, fu fatto prigioniero dagli austriaci e internato in un campo di concentramento, dove rimase per trentun mesi; cessate le ostilità, nel 1921, come dicevamo, fu assunto dalla Banca d’Italia e nel 1928 fu trasferito a Napoli e, infine, nel 1932, a Castellammare di Stabia. Si trovava bene in quel piccolo centro campano, e sarebbe stato davvero felice se non l’avesse tormentato la nostalgia delle montagne molisane, come ci racconta il redattore Luciano Neri sul settimanale Settimo giorno, nell’edizione del 13 maggio 1954. Sciarretta incominciò dunque, aiutandosi con un bastone, a inerpicarsi sulla mulattiera. Dopo molte ore di cammino, giunto in cima al monte, vide i ruderi di una vecchia chiesa. E, vicino, un monaco che gli si venne incontro dicendogli: Sono padre Vivoda, l’eremita del Faito. Volete riposarvi nella mia capanna? Stanco morto, Sciarretta non rifiutò, beve una tazza di latte seduto accanto a un fuocherello e fece amicizia con l’eremita. Questo mio abito è ad imitazione di quello portato da San Catello, patrono di Castellammare – spiega l’eremita rispondendo ad uno sguardo del suo ospite incuriosito – San Catello fu il costruttore della chiesa della quale avete visto or ora i ruderi. Era dedicata a San Michele Arcangelo. Per poco Sciarretta non svenne. Con voce convulsa chiese che gli si raccontasse la storia della chiesa. Seppe così che durante il VI secolo dopo Cristo, Catello vescovo stabiese, andato sulla vetta del Faito – che allora si chiamava Aureo – ebbe in visione San Michele Arcangelo che gli ordinò di costruire lì, sulle rovine pagane di un tempio dedicato a Ercole, una chiesa in suo onore. Quale fu la reazione del cav. Sciarretta? “Ispirato dal racconto di Padre Antonio, Amilcare Sciarretta si fece carico della missione di restituire vita al santuario, diventando una figura chiave nella sua ricostruzione. Con passione e determinazione, organizzò iniziative per raccogliere fondi e materiali, coinvolgendo la comunità in un’impresa dal profondo significato spirituale. Tra le attività più emblematiche vi fu la scalata della pietra: un rito di devozione in cui i pellegrini, spinti dalla fede, trasportavano personalmente i mattoni necessari fino alla sommità del monte. Questo gesto simbolico non solo contribuì materialmente all’opera, ma divenne anche un potente atto di partecipazione collettiva, cementando un legame indissolubile tra la gente e quel luogo sacro.
On. Alcide de Gaspari
L’ on. De Gaspari riuscì, infine, ad entrare nel santuario? La mattina del 1° gennaio 1951, con la tempesta ormai alle spalle, la famiglia De Gasperi poté finalmente recarsi al rinnovato luogo di culto dedicato a San Michele Arcangelo. L’esperienza, carica di solennità e bellezza, segnò per loro un inizio d’anno all’insegna della fede e della speranza, sotto lo sguardo protettivo dell’Arcangelo, di Padre Antonio e delle cime imbiancate dei Monti Lattari.        

Ferisce carrozziere con la mannaia: non lo aveva assunto dopo la prova

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QUARTO. Non lo assume, lo colpisce con la mannaia. Tentato omicidio in una carrozzeria. 25enne arrestato dai carabinieri   “La vita è appesa ad un filo” non è solo il titolo di un film dei primi anni 90. È anche un’espressione legata alla precarietà dell’esistenza. Nella storia che racconteremo, la vita è quella di un carrozziere di 53 anni e il filo è quello di una mannaia di acciaio.   Sul manico ancora il prezzo d’acquisto, un bollino giallo, 15 euro. È il costo di un’idea che si è concretizzata nell’officina della vittima, in via Viticella. Mahmoud Nasser ha chiesto al 53enne di essere assunto. Qualche mese fa era stato in prova ma le cose non erano andate bene. Il rifiuto è stato rinnovato, la reazione spropositata. Nasser ha impugnato la mannaia e ha colpito il 53enne al collo. La vittima ha provato a difendersi ed è stato ferito anche alle mani. Qualcuno ha sentito urlare e ha allertato i carabinieri. Quelli della tenenza di Quarto e della sezione radiomobile di Pozzuoli sono arrivati in pochi minuti. Nasser era ancora armato, la lama sanguinante impugnata. Disarmato e bloccato, il 25enne di origini tunisine è stato arrestato per tentato omicidio. È ora in carcere. Il carrozziere è stato portato d’urgenza in ospedale, dimesso con 14 giorni di prognosi.

Violentata nell’ex mercato ittico: arrestato responsabile

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Una donna è stata violentata in una baraccopoli a Napoli, a pochi passi dall’ex mercato ittico. La vittima è una donna di 30 anni della Guinea: alcuni residenti l’hanno sentita urlare, chiedere aiuto disperata. Era a pochi passi dalla baraccopoli improvvisata tra la strada e i cancelli che delimitano il porto industriale, una zona segnata da un forte degrado. Ai carabinieri la donna ha raccontato di essere stata aggredita e violentata e grazie alle sue indicazioni è stato arrestato l’uomo il responsabile: è un clochard di 37 anni, di origini ghanesi, già noto alle forze dell’ordine.

Acerra città più inquinata della Campania, opposizione vuole sfiduciare il sindaco in aula

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Riceviamo e pubblichiamo la nota di Coalizione Civica Acerra Dopo il 2023, anche nel 2024 l’Amministrazione d’Errico ci fa fregiare della coccarda di città con l’aria più inquinata della Campania: a marzo imponemmo una seduta di Consiglio comunale sui dati già allarmanti riscontrati sul territorio comunale, proponendo una serie di azioni organiche che, se adottate, avrebbero dato oggi un altro risultato. Questa Amministrazione comunale, come abbiamo avvertito per tempo, assolutamente non all’altezza della sfida epocale sull’ambiente e sulla salute. L’esempio sono le scelte fatte a Capodanno, nel giorno di più alto l’inquinamento, dapprima disponendo che i vigili urbani terminassero il turno alle 13.00 ma, proprio a quell’ora, approvando una delibera che preleva, con un atto palesemente illegittimo e da noi già denunciato ieri, 30mila euro per la Rievocazione Storica del 2025. Soldi che, anziché essere destinati per l’emergenza aria, saranno spesi per qualche intervista del consigliere regionale di famiglia che, ancora oggi, nulla ha prodotto concretamente per l’ambiente. All’incapacità del Sindaco e dell’Amministrazione comunale si somma l’inerzia della Città Metropolitana, che nemmeno quest’anno è stata capace di deliberare l’atto che renderebbe “Acerra zona satura” per l’inquinamento e il divieto a sommare altri insediamenti produttivi dannosi per l’aria: prendiamo atto che il campo largo che governa la Provincia di Napoli non è un bell’esempio di utile politica per il nostro territorio. Il Sindaco è incapace, e impossibilitato, a produrre la svolta urgente e necessaria. Siamo pronti a presentare e a votare una mozione di sfiducia che consenta alla città di ritornare alle urne in primavera: siamo in 8 e servono altri 2 consiglieri comunali per la presentazione della mozione che lo sfiduci. Il nostro appello va a quei colleghi capaci di mettere il futuro di Acerra davanti a tutto. I consiglieri comunali Giuseppe Casoria, Domenico Catapane, Vincenzo De Maria, Fausto La Montagna, Salvatore Maietta, Salvatore Messina, Antonio Nocera, Andrea Piatto

Legambiente, ecco le città più inquinate della Campania: Acerra e Pomigliano in testa per sforamenti

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L’inquinamento è sempre stato tra le maggiori preoccupazioni della città metropolitana di Napoli e, in questo 2024 appena terminato, non sono mancate delle pessime sorprese. Sono ben 8 i comuni della Campania che nello scorso anno sono andati oltre il limite consentito di 35 giornate in cui era possibile superare la concentrazione di 50 microgrammi di polveri sottili nell’aria. Il record è quello di Acerra, nella zona industriale, con ben 85 giornate, quasi tre volte superiore al limite. Tra le new entry di questa lista negativa troviamo Pomigliano D’Arco, con ben 44 giornate, mentre nel 2023 era riuscita a non superare il limite. Aggiunta alla lista anche Maddaloni, con 43 giornate, mentre ritroviamo San Vitaliano con 57. Stando al report di Legambiente, lo smog nei comuni campani sta gradualmente aumentando, portando quasi al limite il circondario di diversi comuni. Un allarme inquinamento che non può essere sottovaluto e che deve necessariamente essere monitorato per salvaguardare il benessere comune.  

Scisciano, arriva la Befana: l’evento si terrà il 6 gennaio in Piazza XX Settembre

Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del comune di Scisciano. Ultimo evento a tema natalizio il 6 gennaio 2025, organizzato nell’ambito del Cartellone degli Eventi Metropolitani 2024-2025. Continua la ricca programmazione natalizia del Comune di Scisciano con il nuovo evento “Arriva la Befana”, in programma lunedì 6 gennaio, a partire dalle ore 11.00, in Piazza XX Settembre. L’iniziativa rientra nella rassegna “Scisciano in Festa”, inserita nel Cartellone degli Eventi Metropolitani 2024-2025 e organizzata dall’Amministrazione Comunale di Scisciano, e ha già visto un’ottima partecipazione di pubblico in occasione dei due precedenti eventi, tenutisi sempre in piazza, il 15 e il 21 dicembre scorsi. Il 6 gennaio sarà la Befana ad arrivare nel cuore di Scisciano, con giochi, dolci, animazione e tante sorprese per adulti e bambini. Un’occasione imperdibile per tutta la famiglia per chiudere, nel migliore dei modi, le festività natalizie e cominciare l’anno nuovo. L’evento, che come detto ha beneficiato dell’inserimento all’interno del Cartellone eventi della Città Metropolitana di Napoli, rientra nella programmazione politico-strategica dell’Assessorato alla cultura e politiche sociali del Comune di Scisciano, rappresentato dall’Assessore dott. Raffaele Ambrosino, col Sindaco Avv Antonio Ambrosino, che dichiara: <<E’ alta l’attenzione dell’Amministrazione Comunale di Scisciano e dell’Assessorato che rappresento, con attività ludiche indirizzate ai più piccoli per contribuire fattivamente alla loro sana crescita educativa.>> Il progetto “Scisciano in Festa” mira, infatti, a valorizzare e promuovere l’aggregazione sociale nel contesto locale, attraverso una serie di eventi pubblici di natura artistica, culturale e ricreativa distribuiti in diverse date significative che proseguiranno fino a giugno 2025.      

Festa del Baccalà 2024, ecco i conti: il resconto delle spese

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Era il 22 maggio 2024 quando si tenne presso la sede della Vesuvia pro loco, la presentazione di “Racconto Somma: viaggio tra Cultura, Tradizione e Sapori”. Da allora ci sono state numerose attività per la valorizzazione del territorio e del commercio, scopo fondamentale e statuario di una pro loco. Siamo partiti da “Baccalà al Castello”, passando per la rievocazione storica di Lucrezia d’Alagno nel Borgo Casamale, finendo con il Festival dello Stoccafisso e del Baccalà Norvegese. Questo progetto, finanziato dalla Regione Campania nella somma di 50.000 €, è servito per realizzare la tradizionale Festa del baccalà, la quale Città ne ha fatto sempre vanto su tutto il territorio Nazionale. La pro loco, in stretta collaborazione con il Comune di Somma Vesuviana, ha fatto si che in quei giorni a Somma Vesuviana arrivassero circa 20.000 persone da tutto il territorio campano e oltre, a godersi le specialità del territorio, sia al festival, dove sono stati servite oltre i 12.000 pietanze, ma soprattutto nei vari ristoranti del territorio. Grazie alla sinergia con l’Ente Comunale, che ha fisicamente ricevuto il contributo regionale, si è pubblicizzata Somma Vesuviana su tutte le testate giornalistiche locali e nazionali, ma soprattutto con il baccalab abbiamo ammirato la nostra Città sulle emittenti televisive nazionali, sia Rai che Mediaset. La Vesuvia pro loco è stata presente, grazie alla collaborazione con Radio 1Station, costantemente sulle frequenze della radio in tutta la regione con spot radiofonici e interviste quotidiane per pubblicizzarne il festival. Hanno collaborato alla realizzazione dei piatti di baccalà vari ristoranti della Città con i loro Chef, pasticcerie e l’alberghiero di Ottaviano, con i loro studenti. Nel ricordare a tutti che la pro loco, essendo un’associazione autonoma non ha l’obbligo di rendere pubblici i propri conti, e nel sottolineare che i costi della festa sono stati quasi interamente coperti dal finanziamento regionale, le quali determine di impegno spesa fatte dal Comune di Somma Vesuviana, facilmente reperibili presso l’albo pretorio, la stessa Vesuvia pro loco, per senso di trasparenza e rispetto verso la Città, sottolinea che gli incassi della manifestazione sono stati usati, con rendicontazione, da parte dell’associazione per i restanti costi non coperti con il finanziamento e per ulteriori spese non previste dallo stesso finanziamento. In particolare i costi di organizzazione, coperti dal finanziamento con determine comunali sono stati:
  • Stand, palco, tavoli, elettricità e bagni: circa 21.000 €
  • Service, siae, artisti e spettacoli: circa 11.000 €
  • Piano di sicurezza, vigili, sefety, croce rossa e Rc: circa 16.500 €
  • Pubblicità, manifesti, depliant: circa 5.500 €
Costi coperti con gli incassi delle serate:
  • Spese per i ristoratori: circa 22.500 €
  • Rifornitori: circa 9.500 €
  • Personale, cuochi e servizi: circa 5.000 €
  • Spese varie sostenute dalla pro loco: circa 2.250 €
  • Copertura extra finanziamento: circa 4.000 €
Si precisa che la documentazione delle spese sostenute dalla pro loco, con tutte le ricevute, è esposta nella sede dell’associazione e visionabile da tutti i soci della stessa. Vesuvia Pro Loco APS

Finanziato il progetto di ricostruzione della scuola Carlo La Catena

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CASORIA. Il 2024 si è  chiuso con una bella notizia per la popolazione scolastica di Arpino e per tutta la comunità casoriana. La Regione Campania ha accolto il piano presentato dall’Ufficio Tecnico del Comune di Casoria, ritenendo finanziabile il progetto di demolizione e ricostruzione del plesso “Carlo La Catena”.

Il progetto, relativo alla struttura che fa parte del IV Circolo Didattico “Giacomo Puccini”, rientra tra i 57 giudicati prioritari dall’Ente regionale. Un passo decisivo, dunque, per mettere il punto definitivo su una vicenda aperta da 4 anni, con la chiusura decisa per motivi di sicurezza ed i relativi disagi che Comune e studenti hanno dovuto fronteggiare. L’opera, finanziata per quasi 4 milioni di euro, permetterà non solo di riaprire un punto di riferimento per l’istruzione nella zona di Arpino, ma soprattutto di poter fruire di una struttura totalmente nuova e con concezione moderna.

“Il risultato di oggi è frutto di un lavoro lunghissimo e sul quale tanti si sono spesi in silenzio. Voglio ringraziare soprattutto le famiglie e gli studenti per aver affrontato questi anni difficili, ma il nostro obiettivo principale era quello di dare ad Arpino una scuola moderna che possa diventare un punto di riferimento anche oltre le lezioni” ha dichiarato il sindaco Raffaele Bene.

A seguire l’ultima fase dell’iter l’assessore ai Lavori Pubblici Andrea Capano“Gli uffici hanno lavorato tanto nel solco di quel processo di normalizzazione e di risoluzione delle emergenze che non poteva non toccare la scuola Carlo La Catena. È un risultato che premia l’impegno e che ci deve dare la spinta per arrivare alla riapertura in tempi brevi appena l’iter sarà concluso”

Ricercato arrestato durante Cenone con la famiglia: blitz prima del secondo di pesce

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NAPOLI: dal cenone al carcere, la (triste) storia del Capodanno di un 30enne di Secondigliano. Arrestato dai Carabinieri Antipasti e primo piatto appartengono già al passato. Letteralmente al 2024. Struffoli e dolci natalizi sono ancora da scartare. Una breve pausa per il conto alla rovescia, un saluto al nuovo anno, baci e abbracci,  spumante nei calici e una cucchiaiata di lenticchie perché “portano soldi”. Tocca al secondo. Tutti di nuovo in tavola. Finirà per freddarsi perché nella lista degli invitati (o meglio dire degli “imbucati”) spunterà anche la voce Carabinieri. Il capo famiglia, 30 anni di Secondigliano, sarà l’ultimo a sentire il campanello della porta ma il primo a capire che quelle uniformi non sono lì per unirsi alla festa. Deve scontare quasi sei mesi di carcere, da agosto dello scorso ha lasciato i domiciliari senza autorizzazione ed è sparito dai radar. I militari della stazione di Secondigliano non hanno mai smesso di cercarlo.  Fino alla notte più lunga dell’anno. Scoprono che il 30enne è tornato a casa per festeggiare il capodanno con la famiglia. Ed è lì che lo arresteranno, in esecuzione di un provvedimento della procura di Napoli Nord fino a quel momento rimasto pendente. L’uomo ha lasciato casa, finendo nel carcere di Poggioreale. Prima di andare via, in napoletano, si lamenterà di non aver nemmeno finito di mangiare con “mammà”.