“Autonomia ed Autismo”, il co-housing per potenziare l’autonomia personale e le relazioni sociali

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“Autonomia ed Autismo”, il co-housing per potenziare l’autonomia personale e le relazioni sociali Oggi a Nola la presentazione del progetto “Casa Mia” della Consulta Regionale Crhonlus in collaborazione con l’Ambito sociale N23 “Autonomia ed Autismo”: nell’aula consiliare del municipio di Nola un convegno per presentare il progetto “Casa mia” con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero della disabilità e dell’Assessorato alla Scuola, alle Politiche Sociali ed alle Politiche Giovanili. Il work shop è promosso dalla Consulta Regionale degli Handicappati ODV in collaborazione con l’Ambito sociale N23, del quale fanno parte 14 Comuni dell’area nolana con Nola capofila, e si terrà alle 11 di giovedì 23 gennaio 2025. Interverranno: Giuseppe Bonino, coordinatore dell’Ambito sociale N23, Rosanna Peluso, direttrice del distretto sanitario 49 dell’Asl Na3 Sud, Vincenzo Di Ruocco, responsabile del centro per l’impiego di Nola, Angelina Franco, responsabile di elevata qualificazione della gestione amministrativa dell’Ambito sociale N23, Pietro Carucci, presidente dalla Consulta Regionale CRH ODV. Nel corso dell’incontro sarà presentata l’attività del progetto “Casa Mia” che punta a favorire il potenziamento dell’autonomia personale e sociale delle persone con disturbo dello spettro autistico. Attraverso la formula del co-housing si perseguirà l’obiettivo di favorirne una maggiore autonomia nello svolgimento di azioni quotidiane e nelle relazioni sociali. Sei utenti saranno accolti all’interno di una abitazione ed è lì che saranno attivati percorsi educativi che mirano ad accompagnare i coinquilini in percorsi di vita indipendente ed eventualmente prepararli ad esperienze fuori dal nucleo familiare sempre accompagnati dagli operatori e coordinati da una cabina di regia della quale faranno parte professionisti come neurologi, psicologi ed educatori e coordinatori amministrativi. Ciascuno dei partecipanti sarà accompagnato presso la struttura e poi riportato a casa ogni giorno, dal lunedì al venerdì.

Sequestro di pesce spada nel Vesuviano: non era a norma

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In data 22 gennaio u.s., una motovedetta del Reparto Operativo Aeronavale di Napoli in servizio “117”, nell’ambito dell’intensificazione dei controlli di polizia economico finanziaria, ha intercettato nelle specchio acqueo prospiciente il Comune di Torre del Greco, un natante da diporto a bordo del quale sono stati rinvenuti esemplari di pesce spada sottomisura. A tale proposito la norma prevede che gli stessi non possano essere pescati se di lunghezza inferiore ai 125 cm. o di peso inferiore ai 25 kg. Nel caso di specie, i sette esemplari pesavano complessivamente 30 kg. e non superavano i 50 cm. di lunghezza. Per quanto precede, il danno ambientale alla fauna marina è ingente se si considera che un esemplare adulto di pesce spada può arrivare a pesare anche più di tre quintali. Al responsabile, originario della zona, è stata sequestrata l’attrezzatura, il pescato ed inflitta una sanzione amministrativa di € 16.000,00. Il prodotto ittico pescato in frode, dopo gli accertamenti sanitari dell’ “A.S.L. Napoli 1 Centro”, che ne ha appurato la destinabilità al consumo umano, è stato devoluto in beneficenza ad una parrocchia che accoglie giornalmente bisognosi e senzatetto. L’attività di prevenzione e repressione della pesca di frodo da parte della componente aeronavale partenopea continuerà incessante nell’ambito dei consueti servizi di “Polizia del Mare”, i quali vengono assicurati senza soluzione di continuità, 24 ore su 24 nell’ambito della circoscrizione di servizio con particolare riguardo alle aree marine protette e a tutte le zone tradizionalmente prese di mira dai predoni del mare.  

Sant’Anastasia, nuovo ingresso nel gruppo consiliare del Pd

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Riceviamo e pubblichiamo la nota del Pd di Sant’Anastasia Il Partito Democratico di Sant’Anastasia comunica l’ampliamento del gruppo consiliare con l’ingresso della dottoressa Rosalba Punzo. Con questo atto arriva a compimento un percorso di riavvicinamento della stessa nel partito al quale aveva già militato e ha aderito in occasione degli ultimi due tesseramenti del partito democratico. Il segretario e il gruppo consiliare danno il benvenuto alla nuova componente, augurandosi un proficuo lavoro insieme.

Casoria Now, scommessa vinta: 5mila presenze tra Natale e San Mauro

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CASORIA. Buona la prima. L’edizione d’esordio di “Casoria Now – Vibrazioni Metropolitane” ha riscosso un ottimo successo di pubblico e tanti consensi anche oltre i confini cittadini.

La rassegna invernale, ribattezzata “Casoria Christmas”, ha fatto registrare un totale di circa 5mila presenze, considerando tutti gli eventi organizzati dal 9 dicembre fino al 18 gennaio, con i picchi nella “Notte Bianca” del 4 gennaio (oltre 2mila presenze nell’arco delle 7 ore della manifestazione) e del gran finale di sabato 18, quando al PalaCasoria  “Domenico D’Alise” James Senese si è esibito davanti a circa 700 persone, chiudendo così anche le celebrazioni per San Mauro. A corollario dei due eventi principali tante iniziative che hanno coinvolto anche la zona di Arpino e in tutte le aree della Città, richiamando molte famiglie. Un esperimento, quello di Casoria Now – Vibrazioni Metropolitane, che sarà replicato nei prossimi mesi, con una rassegna estiva, organizzata sempre grazie al supporto di Città Metropolitana.

“Possiamo ritenere la scommessa vinta per l’entusiasmo che siamo riusciti a ricreare a Casoria rendendo gli eventi fruibili a tutti. Riportare tanta gente a vivere la Città come in occasione della Notte Bianca e ridare il PalaCasoria a un big della musica erano due obiettivi ambiziosi e sono stati centrati grazie a un impegno sinergico. Ora prepareremo un cartellone estivo all’altezza della nostra Città” ha dichiarato il vicesindaco e assessore alla Cultura Gaetano Palumbo.

“Da sempre la nostra idea di Città era improntata alla partecipazione ed agli eventi. Crediamo nell’aggregazione e negli eventi musicali e culturali come strada per creare un’alternativa positiva ai nostri giovani e a tutta la nostra collettività” ha evidenziato il sindaco Raffaele Bene.

Acerra, dai lavori di ripavimentazione del centro storico spunta un mosaico del I Secolo

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ACERRA. Una straordinaria scoperta a conferma della grande ricchezza del patrimonio storico-artistico di Acerra. Durante i lavori di ripavimentazione del centro storico, in via Lauro, è infatti emerso un pavimento a mosaico. Esso presenta nel campo centrale, delimitato da una linea nera, un motivo geometrico del tipo reticolato romboidale a linee doppie e costituisce il piano pavimentale di un ambiente. Secondo la Sovrintendenza di Napoli, proprio per il motivo geometrico riscontrato, è ipotizzabile una datazione al I sec. a.C. “Davvero una bella notizia per la nostra città – ha sottolineato il sindaco Tito d’Errico – che ci è giunta proprio mentre sono in corso le attività di ripavimentazione del nostro centro storico, un luogo la cui riqualificazione si sta completando grazie ai Fondi del PNRR che il Comune ha saputo intercettare negli ultimi 12 anni. Lavori che sono sotto la tutela della Sovrintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio di Napoli con la quale c’è un’interlocuzione costante al fine di continuare nell’opera di valorizzazione del meraviglioso patrimonio storico-artistico di Acerra. Una volta che saranno completati tutti gli interventi necessari, il mosaico ritrovato in via Lauro verrà esposto all’interno del Museo Archeologico di Acerra e Suessula”.      

In casa droga e un tesoro da 18mila euro: giovane in manette

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Nella mattinata di ieri, la Polizia di Stato ha tratto in arresto per detenzione illecita di sostanze stupefacenti un 24enne di Scafati. In particolare, gli agenti del Commissariato di Pompei, con il supporto di un’unità cinofila antidroga dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, hanno controllato l’abitazione del 24enne, dove hanno rinvenuto, ben occultati, 5 involucri di cocaina del peso di 281 grammi circa, 2 bustine contenenti circa 4 grammi di marijuana, due bilancini di precisione e 17.850 euro suddivisi in banconote di diverso taglio, chiaro provento dell’attività delittuosa. Per tal motivo, l’indagato è stato tratto in arresto dal personale operante.

Scoperto terrorista dell’Isis in provincia di Napoli: portato in carcere

Nelle prime ore della mattinata di oggi, a conclusione di un’articolata attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli – Gruppo di Lavoro Antiterrorismo,  svolta nell’ambito delle attività di prevenzione ed il contrasto del terrorismo internazionale di matrice islamica,  la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad una ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere emessa dal G.I.P. di Napoli nei confronti di un giovane cittadino marocchino residente in provincia di Napoli. Il reato contestato è quello di cui all’art. 270 bis C.P (associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico). Sono state, altresì, eseguite attività  di perquisizione nei confronti di soggetti che erano emersi nel contesto nelle medesime indagini e che si ritiene siano in collegamento con l’arrestato. L’attività di indagine, condotta da personale della DIGOS della Questura di Napoli e supportata dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, avviata nella precedente estate, attraverso contributi informativi e tecniche di indagine informatica, ha consentito di acquisire plurimi elementi indiziari  in ordine all’adesione dell’indagato al gruppo terroristico ISIS, nonché in ordine alle attività di apologia e diffusione, con mezzi telematici,  di materiale multimediale ascrivibile al contesto – anche di addestramento – dell’organizzazione terroristica,  confermata da esternazioni di progettualità violente contro la comunità ebraica di Napoli. Il trentenne, di origine marocchina, aveva manifestato anche la volontà di procurarsi un coltello per dar corso alle progettualità terroristiche . Si rappresenta che vige il principio di presunzione di innocenza e che la responsabilità delle persone sottoposte ad indagini sarà definitivamente accertata solo ove intervenga sentenza irrevocabile di condanna.

Somma Vesuviana, il convento e la chiesa del mastio aragonese tra storia e curiosità

Il dottor Alberto Angrisani (1878 – 1953), a pagina 70 del suo libro Brevi notizie storiche e demografiche intorno alla Città di Somma Vesuviana, afferma che il 19 agosto del 1618, in seguito a conclusione dell’Università di Somma, si costruì il Monastero delle donne monache Carmelitane con annesso oratorio. Dopo le Carmelitane arrivarono le suore Alcantarine ed, infine, i Padri Trinitari.   Il primo storico di Somma, l’abate Domenico Maione, attesta a pagina 14 del suo libro dal titolo La Regia Città di Somma del 1703,  che vi era il Monastero delle Monache di San Francesco, fondato ”per le femine delli Signori Piacenti, nostri Maioni, Granati, di Stefano, Vallerani, Marzulli di Somma, Polichetti di Sarno, Citi di Rossano, Capograssi di Salerno, Gio: Leonardo Orsini dei Conti di Sarno, Baroni di Rapinella, Reino, Prata, e Bosco Reale, e nobili di Benevento, e d’altre parti, & altre famiglie qualificate, come dall’instromenti delli 23 marzo 1592., e del 1593. per mano di Notar Gio: Lorenzo di Monna di Somma, e nel processo ex piis promissionibus Grannonij Placente, & aliorum nel Tribunale della reverenda Fabrica nelle filze della Diocesi di Nola…”. Ognuno delle seguenti famiglie aveva posto la rata sua per fondare detto Monastero. Lo stesso Maione scrive che tale convento fu distrutto […] per la peste dell’acque di Nola, in relazione alle inondazioni pestilienziali che colpirono la vicina città di Nola e casali tra il 1594 e il 1600. Il primo interrogativo che ci poniamo è: come fece l’epidemia a distruggere il convento? Cosa impossibile. Certamente a determinare all’epoca la propagazione nel nolano della peste, fu lo stato delle acque stagnanti e malsane nei canali di deflusso, scavati nel territorio, e nel fossato perimetrale della città di Nola; canali e fossato restati ostruiti per lungo tempo da detriti e materiali di vario genere, senza che si avesse avuto cura di procedere alla loro regolare e normale rimozione. E così la crescente diffusione dei virus batterici, non si lasciò attendere, infierendo soprattutto sulla parte più debole delle popolazioni circostanti [fonte www.binews.it]. L’ epidemia, comunque, toccò l’apice nel 1600. Fabrizio Capitello, invece, nella sua opera Raccolta di Reali Registri, Poesie diverse et Discorsi storici, dell’ Antichissima, Reale, & Fedelissima Città di Somma del 1705,  ci fornisce un’attestazione più plausibile, affermando, a pagina 16, che quel convento delle francescane fu distrutto sia dalle continue guerre che dalle eruzioni del Vesuvio. Le nobili monache, comunque, nell’uno o nell’ altro caso, dovettero lasciare quel convento, che cadde in rovina o fu totalmente distrutto. Il secondo l’interrogativo, che ci poniamo leggendo tanti autori che si sono occupati di storia locale, è: il convento appartenuto in origine alle monache francescane è lo stesso convento delle Carmelitane fatto costruire dall’Università di Somma nel 1618? Fu una riedificazione su quelle antiche fondamenta? Lo storico locale Angelo Di Mauro ha sempre sostenuto che il convento carmelitano prese il posto di quello delle francescane di via Botteghe, confermando che quest’ultimo fu fondato nel 1592 e ribadendo che fu distrutto per la peste delle acque avvenuta in Nola, citando stavolta il manoscritto sul clero di Gennaro Angrisani pagg. 150-150t. Francesco Migliaccio, avvocato e studioso di storia locale, nelle sue Notizie Inedite sulla storia Religiosa dal 1268 al 1895 – 1939, attesta a pagina 150 che il Monastero di Donne Monache sotto il titolo di San Francesco oggi (è) detto delle Carmelitane. Rimangono, comunque, tanti dubbi: il dott. Domenico Russo, addirittura, è convinto che quel convento delle nobili francescane non sia stato mai ubicato a Somma. Manca, quindi, una concreta ufficialità. Il terzo interrogativo è legato alla chiesa annessa al convento: quella che noi oggi vediamo ergersi nella sua maestosità di fronte alla Pizzeria Aragonese. Il dottor Alberto Angrisani, a pagina 70 del suo libro Brevi notizie storiche e demografiche intorno alla Città di Somma Vesuviana, afferma che il 19 agosto del 1618 in seguito a conclusione dell’Università di Somma, si costruisce il Monastero di donne monache Carmelitane con annesso oratorio, citando Gianstefano Remondini [Della Nolana Ecclesiastica Storia, Tomo I, pag.303]. Successivamente, Angrisani  attesta che questa notizia riportata dal Remondini contrastava con l’affermazione di una lapide del 1680, esistente nell’oratorio delle Carmelitane, che attribuiva la costruzione della chiesa alla famiglia Orsino dei Conti Sarno, venuta in Somma nel 1528. La lapide, però, parla della chiesa non del monastero. Gli Orsino, comunque, ufficialmente erano presenti a Somma già nel 1529, quando Raimondo, artium et medicine doctor, a causa della guerra del Conte di Lautrec, Odet de Foix, trovò abitazione in loco. La notizia della costruzione della chiesa da parte degli Orsino, oltretutto, è confermata anche dagli storici Nicolò D’Albasio [Memorie di scritture e ragioni, in Napoli, 1696, 29] e Domenico Maione [op.cit., 15]. Gli Orsino sicuramente – spiega Russo – contribuirono all’abbellimento della chiesa con stemmi e altro. Quella lapide del 1680, purtroppo, fu frammentata durante i lavori di sopraelevazione del convento, come vedremo, tra il 1945 e il 1946. I resti furono utilizzati come piano di calpestio nel viale del giardino del Palazzo Alfano – de Notaris di via Casaraia [cit. D. Russo]. Tornando al monastero delle monache carmelitane, Angelo Di Mauro, nel suo libro Università e Corte di Somma, a pagina 202, scrive a riguardo: a seguito delle delibere dell’Università del 29 aprile, 10 giugno e 26 ottobre (1618), Francesco Antonio de Mauro e Orazio Maione, rappresentanti del quartiere murato,  i dottori Gio: Lorenzo de Monda (o Monna) e Anacleto Zito (Cito) per gli altri due quartieri (Prigliano e Margarita), […] vengono incaricati di edificare sul mastio aragonese di Porta Terra e nel fondo annesso, di proprietà del medico Gio: Leonardo Stayevano (o Staibano), il monastero delle Donne Monache dell’Ordine di S. M. del Carmelo. Il convento viene edificato tra le case di Francesco Castaldo, un tempo abitato da Laurienzo Figliola, di Gabriele della Marra e dove era una via vicinale che andava insino alla casa della Lama da sopra le mura di Somma [Archivio Collegiata U bis 6, pag. 10]. Tale attenta descrizione risulta in contraddizione al fatto che il convento delle carmelitane avesse preso il posto di quello delle francescane di via Botteghe. Il nuovo convento, da come sembra, fu edificato ex-novo. Il governo locale, comunque, si impegnò a pagare non solo 400 ducati l’anno per il mantenimento delle 16 consorelle, ma anche a nominare quattro governatori: due del Casamale, uno di Prigliano e uno di Margarita. Di Mauro, altresì, attesta che l’Università devolse a favore delle monache la gabella del quartuccio, della farina e del pane fin dal dicembre del 1618 e attribuì loro anche 200 ducati per otto maritaggi di ragazze povere [Atti Regia Camera della Sommaria del 7 luglio 1694, vol. 1, pagg. 186, 187 – vol. III B pag. 276 – vol. III A pagg. 216, 233] Nel 1810, con la soppressione napoleonica, le suore Carmelitane abbandonarono per sempre il monastero. Con sovrane risoluzioni del 28 dicembre del 1814 e del 6 novembre 1816, secondando il pio desiderio della congrega de’ Morti (1650), la chiesa con alcuni annessi fu concessa al sodalizio, affinché la mantenesse al divin culto e quivi officiasse, pur mantendo il proprio oratorio di fondazione di sua proprietà contiguo alla chiesa Collegiata. Vista, però, la domanda di Suor Maria Serafina de Liso superiora e fondatrice del Monastero di Alcantarine in Napoli nella strada S. Antonio de’ Monti, la quale aveva fondato nel comune di Somma una novella Casa dello stesso Ordine nell’abolito monastero delle Carmelitane – che implorava la cessione della chiesa, e vista altresì, la rinunzia fatta dalla congrega stessa di voler ritornare nel suo antico oratorio, re Ferdinando II, con disposizione del 27 novembre del 1856, n° 3580, decretò il passaggio della chiesa alla Casa religiosa, con gli annessi cori, organo, sagrestia, ed il così detto parlatorio. Il convento, infatti, fu adibito a Conservatorio dell’Addolorata delle Suore Francescane Alcantarine ed era diventato di proprietà del 2° Gruppo delle Opere Pie di Napoli < Istituti Riuniti di Educazione Professionale Femminile>. Oltre al vetusto fabbricato vi era annesso un giardino di circa moggia 1 e 1/4 [L. Marchese, Pianta di Somma, Museo di Capua, 1799 – 1800]. Nel 1927, l’ente napoletano stabilí di cedere in enfiteusi tali proprietà. Il Municipio di Somma, dott. podestà Alberto Angrisani, venuto a conoscenza, chiese la concessione per poter destinare i locali ad uno scopo di utilità pubblica. L’opera pia accolse benevolmente la richiesta e, con lettera del 25 giugno 1928 n.2507, comunicò la cessione in enfiteusi. Il podestà si impegnó a corrispondere annualmente la somma di lire 4.000 all’Ente, iscrivendo la spesa nei bilanci comunali. La cessione fu fatta in base alle disposizioni del Codice Civile che regolava l’enfiteusi e le spese relative andarono per metà a carico del Municipio, che avrebbe consentito all’unica suor Alcantarina, Maria Angelica Manzo, di poter restare nel monastero per vita natural durante. Intanto, parallelamente, anche l’Ordine della Santissima Trinità, nella persona di Padre Fortunato Aprea, Ministro dei conventi napoletani – Trinità degli Spagnoli e S. Maria delle Grazie al Trivio – aveva avviato una propria trattativa con gli Istituti Riuniti di Educazione Professionale Femminile per la cessione a titolo d’infiteusi perpetua affrancabile. Ottenuto il permesso dal Definitorio Provinciale e Generale, con atto del 2 agosto del 1929 del notaio Tavassi, Padre Fortunato Aprea dell’ O.SS.T. rilevò definitivamente lo stabile con orto annesso. L’ ottantenne suora alcantrina fu sistemata altrove. Il 30 marzo del 1930, tra il tripudio di tutta la popolazione sommese, accompagnati dai propri Superiori, circa una trentina di Aspiranti Trinitari, provenienti dal Collegio del Trivio di Napoli, si stabilirono con grande gioia nel nuovo complesso [P. Bernardino Fratini, Provincia di San Giovanni de Matha dell’ Ordine della SS. Trinità, Roma 1990]. La cerimonia d’inaugurazione ufficiale si tenne il 6 aprile del 1930 alla presenza del Vescovo di Nola, Mons. Egisto Domenico Melchiori; del Vicario Generale del O.SS.T., Padre Antonino, in rappresentanza dell’assente Padre Generale; di p. Fortunato Aprea; delle autorità istituzionali; infine, di  una grande affluenza di popolo. Di quel glorioso convento carmelitano ancora oggi vi sono in situ, nella chiesa trinitaria, due tele del pittore Antonio Sarnelli (1712 – 1800), il cui pagamento è attestato in un documento conservato nell’Archivio del Banco di Napoli, Banco dei poveri, Giornale di cassa del 10 ottobre del 1749 [Archivio Russo]. Nell’estate del 1945, inziarono i lavori di sopraelevazione di un terzo piano nel Collegio trinitario, che si conclusero nella primavera del 1946, grazie alle maestranze locali della Ditta Martone [cit. P. Bernardino Fratini].  Grazie ai nuovi lavori, fu possibile realizzare nuove strutture come lo studio camerale, il nuovo refettorio e annessa cucina, una cappella interna al Collegio e altri posti letto furono aggiunti, portando la capienza a 120 unità e ospitando i giovani aspiranti e monaci provenienti dal Lazio.
Interno- Chiesa Padri Trinitari

L’incredibile storia dell’“acquaiolo”, capolavoro di Vincenzo Gemito

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La storia è raccontata da Alfredo Schettini nella splendida biografia dello scultore che egli scrisse nel 1944. Gemito trovò lo “scugnizzo” che gli serviva come modello per la scultura in un modo che ci fa capire quanto fosse complicato, nel Maestro, il nesso tra l’uomo e l’artista. L’influenza del “Fauno danzante” trovato a Pompei.

 

Francesco II, ultimo re di Napoli, esule a Parigi, attraverso Filippo Palizzi chiese a Vincenzo Gemito un’opera che gli “ricordasse il suo regno perduto”. Mentre passeggiava per Santa Lucia Gemito fu colpito dall’immagine di un acquaiolo e dal suo “grido”Chi vo’ vevere”, e decise che un acquaiolo avrebbe scolpito per il re: non quel vecchio rugoso che aveva visto a Santa Lucia, ma uno “scugnizzo”. E quando individuò in un gruppo di scugnizzi quello che gli avrebbe fatto da modello, si presentò a lui come poliziotto, gli mise paura e gli ordinò: “accompagnami da tua madre”. E lo scugnizzo lo condusse a casa sua in un vicolo del Pallonetto. La mattina dopo la madre accompagnò il figlio nello studio dello scultore, che, scrive Schettini, sequestrò per molti giorni il ragazzo e lo tenne a dieta: non voleva che ingrassasse per non essere costretto a modificare le linee del disegno che aveva già definito nella sua mente. Per cogliere correttamente la percezione dello sforzo fisico, Gemito sottopose anche lo scugnizzo dell’”acquaiolo”, come altri “modelli”, a lunghe ore di posa sotto il peso dell’orcio, della “mummara”, riempita di sabbia e non di acqua, perché risultassero più naturali il bilanciamento del ragazzo sulle gambe asimmetricamente divaricate e la parziale rotazione del busto. La cura che Gemito metteva nel definire la posadei suoi modelli è testimoniata da una serie di fotografie eseguite nel 1913 dal pittore Eugenio Buono. L’opera, la cui immagine correda l’articolo, è conservata a Roma, nella Galleria Nazionale d’Arte moderna (è alta cm.55), ma essa ebbe numerose repliche, anche una in nichelio platinato a olio, e una in argento presentata nel 1911 all’ Esposizione Internazionale di Roma. Alcuni studiosi ritengono che il modello di questa scultura sia il “Fauno danzante”  trovato a Pompei nel 1830, ma nella statua antica c’è tra i movimenti delle parti del corpo una equilibrata corrispondenza che inutilmente cercheremo nell’opera di Gemito.  L’acquaiolo viene in avanti con la gamba sinistra e con il braccio sinistro, la cui tensione è in parte bloccata dalla coppa piena d’acqua che il ragazzo mostra al pubblico. Questa tensione parziale verso lo spettatore è sottolineata, in modo magistrale, dal movimento delle dita dei piedi che si sollevano dalla base d’appoggio: e la funzione di questa base è quella di definire rigorosamente lo spazio in cui lo scugnizzo è libero di contorcersi. Anche l’inclinazione dell’addome viene per così dire compensata dal peso della “mummara” che si “scarica” a sinistra (per chi guarda): in definitiva non c’è equilibrio tra le tensioni delle membra, ma lo spettatore sente che è un fatto momentaneo, che alla fine le parti si sistemeranno in una naturale corrispondenza. La scultura rappresenta “un momento”. Essa è un’opera certamente realistica, ma il realismo di cui è testimonianza non ha carattere sociale, perché lo scugnizzo non soffre per la sua nudità che è in fondo una testimonianza della sua povertà. Pare che egli senta di essere un attore, di dover interpretare il ruolo che l’artista gli ha assegnato. Egli è contento del compito, lo dimostrano il suo sorriso e i riccioli arruffati. E’ il mistero di Napoli, da sempre uno smisurato teatro, in cui tutti sono (siamo?) chiamati a recitare una parte. Herman Melville venne affascinato dai balconi: Balconi con donne. Un panno sul selciato. Dopo una naturale riluttanza ci hanno dato strada. Uno spasso. Mi sono voltato indietro e ho reso il più grato e grazioso inchino di cui sono stato capace. Dal balcone mi hanno sventolato fazzoletti. Grida di simpatia.

Somma, scongiurato il licenziamento degli operatori cimiteriali. SI.NA. L.P. e FAILMS: “Continueremo a seguire da vicino la questione”

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Somma Vesuviana. Dopo lo stato di agitazione di questa mattina a seguito del licenziamento dei dipendenti in servizio presso il cimitero cittadino, il Comune ha disposto la proroga di un anno dei servizi cimiteriali, facendo sì che gli operatori possano mantenere il proprio impiego. Le dichiarazioni dei rappresentanti dei Sindacati SI.NA. L.P. e FAILMS. Giornata difficile per gli operatori della ATI Somma Servizi srl impiegati presso il cimitero di Somma Vesuviana che questa mattina hanno ricevuto improvvisamente la lettera di licenziamento. Alla base di questo provvedimento vi era il contratto, ormai scaduto, che il Comune aveva stipulato con la ditta che si occupa del servizio cimiteriale. Dopo momenti di grande tensione, a seguito dell’intervento dei Sindacati, del Sindaco Di Sarno e del Dirigente dei Lavori Pubblici Dott. Schiattarella, si è giunti alla risoluzione del problema con una proroga di un anno concessa dal Comune all’azienda, evitando così il licenziamento dei lavoratori. Di seguito riportiamo le dichiarazioni dei rappresentanti dei Sindacati SI.NA. L.P. e FAILMS: “Grande tensione, stamattina presso il Cimitero di Somma Vesuviana ha interessato gli operatori cimiteriali dipendenti della ATI Somma Servizi srl.Il contratto di affidamento del servizio è infatti, scaduto e tutte le unità impegnate avevano già ricevuto le lettere di licenziamento. L’intervento dei sindacati SI.NA. L.P. e FAILMS, subito giunti per contestare l’ accaduto e sostenere la protesta, nonché l’intervento delle istituzioni, ha consentito la proroga del servizio e quindi le procedure di licenziamento sono rientrate. Ovviamente i sindacati continueranno a seguire da vicino la questione, assicurandosi di garantire nell’attualità e per il futuro il lavoro”.   SI.NA. L.P.                                                                                                   FAILMS Giacinto Leone Luigi Raiola