Ieri sera ancora una grande partecipazione al terzo appuntamento organizzato da cittadini e associazioni. L’appello della gente: “Basta ecomafie”. Amministrazione comunale assente alla marcia.
Ieri sera migliaia di persone hanno riempito le strade di Acerra, città simbolo dei mali della Terra dei Fuochi. E’ stato il terzo appuntamento della “Fiaccolata per la Vita”, l’iniziativa ideata nel 2013 da cittadini e associazioni allo scopo di tenere alta l’attenzione sull’emergenza ecomafia. Ma ieri l’organizzazione della fiaccolata ha portato a casa un risultato molto positivo non solo in termini quantitativi. Questo perché anche il livello dei politici che si sono mescolati alla folla è stato altissimo.
In piazza c’erano infatti Luigi Di Maio, il vicepresidente della Camera (M5S), e Alessandro Di Battista, anche lui parlamentare del Movimento Cinque Stelle. Massiccio il gruppo dei pentastellati: il senatore Sergio Puglia, il deputato Salvatore Micillo, il consigliere regionale Marì Muscarà. Durante il percorso la fiaccolata si è fermata sotto il palazzo di via Calzolaio di proprietà dei fratelli Pellini, gli imprenditori locali dello smaltimento dei rifiuti condannati in secondo grado per disastro ambientale.
Qui i cittadini, fiaccole in pugno, si sono stretti in un minuto di silenzio molto significato, mentre accanto a Di Battista e a Di Maio si poteva distinguere Alessandro Cannavacciuolo, il figlio dei pastori di Acerra le cui greggi furono sterminate a causa della diossina nei terreni. Cannavacciuolo da allora ha iniziato una vera crociata contro gli inquinatori di aria, acqua e suolo. Vicino al noto ambientalista locale c’erano Vincenzo Petrella, dei “Volontari Antiroghi di Acerra”, e Armando Esposito, delle ” Guardie Ambientali “.
Comunque la partecipazione dell’associazionismo è stata ben più ampia grazie all’arrivo, tra gli altri, degli esponenti del “Coordinamento Comitato Fuochi”, del comitato “Donne del 29 Agosto”, dei “Volontari Civici”, e di componenti delle “Mamme Coraggio”.
Dal corteo è spiccata la figura di Maria Di Buono, vedova di Michele Liguori, il vigile eroe cacciatore di discariche abusive morto di cancro nel gennaio dell’anno scorso. Toccante è stata la scena che si è consumata nel piazzale antistante il cimitero, dove ad accogliere la fiaccolata c’era la soprano Miriam Ciccotti, che ha cantato l’ “Ave Maria” di Schubert e la famosa canzone, ma in versione lirica, “Terra Mia”, di Pino Daniele. Contemporaneamente l’emozione è aumentata quando si è sviluppata la fila delle persone adunate per la posa terra dei lumini accesi.
Di Maio e Di Battista però non hanno voluto fare comizi. I due leader hanno ritenuto doveroso non caratterizzare in chiave politica l’evento. A ogni modo hanno rilasciato dichiarazioni di un certo peso. “Non ci sono più scuse – ha detto il vicepresidente della Camera – chi commette crimini ambientali va in galera. Con la legge sugli ecoreati è stato fatto un primo passo verso un cambio di rotta definitivo comportamentale”. Di Maio si è pure soffermato sul processo Pellini. “Osserveremo con attenzione cosa deciderà il terzo grado, la Cassazione: io non permetterò che questo territorio sia lasciato solo”, ha concluso l’esponente di punta del Movimento Cinque Stelle.
Alessandro Di Battista dal canto suo ha dichiarato al collega Emanuele Amoruso, del giornale on line “Punto!” che “bisogna sostenere i comitati e i cittadini in lotta” e che “siamo qui senza bandiera perché la camorra è ancora forte, perché si è infiltrata ovunque anche in parlamento, perché in Regione il presidente della commissione antimafia è indagata per voto di scambio, perché la terra dei fuochi non è stata bonificata nonostante l’Unione europea abbia stanziato i fondi e la Regione non riesce a spenderli; perché si continua a morire di tumore e la camorra ci specula sopra e per far capire che il crimine organizzato – e lo dico da romano che sono dovuto diventare esperto perché anche a Roma e nata, anche per colpa del Partito democratico, una mafia autoctona come mafia capitale – la mafia, la camorra, la ‘ndragheta senza la corruzione della politica non avrebbero la forza che hanno. Questo vogliamo far passare”.
Nel frattempo è stato avvertito come il più classico dei silenzi “assordanti” l’assenza della giunta comunale di Acerra alla manifestazione. Silenzio che pesa di più se si considera che ai due precedenti appuntamenti della Fiaccolata per la Vita il sindaco Raffaele Lettieri si è sempre presentato, fascia tricolore al petto.
a sx Alessandro Di Battista, a dx Alessandro Cannavacciuolo
E’ del patron del Napoli Aurelio De Laurentiis lo yacht “Angra” andato in fumo, ieri pomeriggio, al largo delle acque di Posillipo, a Napoli.
Lo yacht del patron del Napoli Aurelio De Laurentiis è stato distrutto ieri pomeriggio da un incendio scoppiato al largo di Posillipo, a Napoli, mentre tornava da Ischia con la famiglia e alcuni amici. A bordo dell’imbarcazione anche due nipotini.
Sono stati tratti tutti in salvo, senza alcuna conseguenza se non un grande spavento, così come lo stesso De Laurentiis afferma ai microfoni dei primi giornalisti accorsi al molo Luise, lì dove sono stati condotti con un tender. Ad attendere al molo il patron del Napoli calcio, il figlio Luigi.
Ancora sconosciute le cause dell’incendio; forse un corto circuito.
L’imbarcazione si trovava circa mezzo miglio al largo di Villa Rosebery, la residenza partenopea del Presidente della Repubblica che affaccia sul mare, quando si sono sviluppate le fiamme, piuttosto alte, che sono state immediatamente notate dalle altre ville e dalle case della collina di fronte.
Cannavaro, che aveva assistito ai soccorsi, aveva postato le immagini su Instagram, ma sono stati i suoi followers a rivelargli che lo yacht era quello di De Laurentiis.
(Fonte foto: rete internet)
Ma i militanti Pd replicano: ” abbiamo già risolto tutto con la proprietà: non c’è notizia “.
Dopo la vicenda della Casa del Popolo di Acerra si amplia il raggio degli attriti tra la fondazione Gerardo Chiaromonte e i vari circoli napoletani del Pd che gestiscono gli immobili di proprietà dell’istituto intitolato allo storico parlamentare comunista. Questo perché c’è un’ingiunzione di sfratto giacente al tribunale di Nola che pende sul destino della Casa del Popolo di Pomigliano, storica ex roccaforte del centrosinistra, la città del polo delle grandi fabbriche, degli operai di Fiat, Alenia e Avio. E’ un’ingiunzione di sfratto per morosità. La prima udienza al tribunale di Nola si è tenuta giugno. E’ stata rinviata. Nel frattempo gli esponenti locali del circolo di Pomigliano replicano affermando che ” è stato tutto risolto “, che ” la questione si è appianata ” e che ” quindi il fatto non c’è “. Ieri ci sarebbe stato un colloquio tra l’amministratore della fondazione Chiaromonte, Antonio Gagliotti, e un rappresentante del circolo del Pd di Pomigliano. ” La fondazione Chiaromonte non andrà avanti, fermerà tutto – annunciano i militanti della città delle fabbriche – pagheremo l’affitto con la rinuncia ai gettoni di presenza in municipio da parte dei nostri consiglieri comunali “. L’accordo “bonario” con la fondazione sarebbe stato raggiunto proprio ieri. Dal canto suo Gagliotti preferisce glissare. ” Ci sono già state troppe polemiche: non ho intenzione di dire nulla “, risponde, o meglio, non risponde al telefono. A ogni modo non c’è motivo di dubitare che la faccenda Pomigliano sia destinata a ridimensionarsi. Qui c’è già chi è pronto a scommettere che ” alcuni mesi di affitti arretrati ” – questo è quanto sostengono ancora i militanti pomiglianesi – ” saranno pagati quanto prima “. ” Del resto Gagliotti ha ragione – aggiungono dal capoluogo industriale gli iscritti al partito – la fondazione deve far quadrare i conti. C’è da pagare l’Imu per gli immobili che gestisce in tutta la provincia e in Campania. E si tratta di cifre grosse…”.
Ancora misteriosi i motivi del ferimento del grande volatile.
Una brutta avventura ma a lieto fine quella che stamane ha visto protagonista, suo malgrado, una cicogna, uno dei grandi uccelli migratori per eccellenza. Il grosso volatile stamane stava solcando i cieli dell’entroterra orientale napoletano ma a un certo punto si è ferito ed è atterrato bruscamente rimanendo “intrappolato” in un appezzamento di terreno, nei pressi della cittadina di Brusciano, a poca distanza da via Guido De Ruggiero. Non si sa ancora se a ferire l’animale sia stato il solito cacciatore senza scrupoli. A ogni modo qui il proprietario del fondo, il signor Antonio Di Palma, ha notato che la cicogna zoppicava, che non riusciva a riprendere il volo. E Di Palma non ha esitato un attimo: ha subito chiamato la polizia municipale nel tentativo di salvare il bellissimo animale. Nel frattempo l’uomo ha bloccato la cicogna ferita, tranquillizzandola e coccolandola per poterla mettere al riparo in un recinto. Poco dopo i poliziotti municipali hanno contattato il corpo di Polizia Provinciale, che ha provveduto a portare l’uccello presso l’ospedale veterinario di Napoli per le cure del caso.
La sentenza di morte delle famiglie acerrane si è abbattuta inesorabile su Adalberto Caruso, 57 anni, cognato del boss Cuono Lombardi.
Negli ambienti che contano, in quel di Acerra, si parlava male da tempo di Adalberto Caruso detto Ignazio, 57 anni, sposato, due figli, pregiudicato e cognato del boss Cuono Lombardi, attualmente detenuto. Troppo litigioso, sempre pronto alla rissa con chiunque ” Ignazio” alla fine è diventato il bersaglio del più classico degli agguati mafiosi. Ieri sera, poco dopo le 20 e 30, un killer gli ha piazzato un colpo di Beretta in testa, in pieno centro e in mezzo alla gente , in piazza San Pietro, uno slargo ubicato nello snodo tra le due arterie principali di corso della Resistenza e di corso Italia. Intanto quella di ieri sera è stata un’esecuzione di quelle, come dire, “scientifiche”. Il sicario è infatti probabilmente sceso da una moto, o da una vettura, condotta da un complice. Nessuno s’è accorto di niente però. Il killer si è quindi avvicinato di parecchio alla vittima predestinata ed ha sparato al capo un solo colpo, che ha fatto centro alla perfezione. Caruso si trovava nei pressi della panchina piazzata davanti all’edicola votiva dell’Addolorata, che sulla sua sommità ha un grande crocefisso. E’ stato ammazzato là, in pochi secondi. Forse si è accorto che lo stavano per uccidere solo all’ultimo istante. E’ stato un agguato talmente imprevedibile e fulmineo che da più parti si ipotizza che il sicario abbia agito a volto scoperto. Intanto, sulla base delle prime ricostruzioni degli investigatori, si registra il fatto che Caruso era un pregiudicato che gravitava in un ambito in cui sono la regola lo spaccio di droga, l’usura, le estorsioni e le ” mediazioni ” più o meno lecite delle controversie finanziarie tra la gente. Certo è che Ignazio era il parente stretto di un pezzo da novanta della storia della mala acerrana e non solo, il cognato cioè di un certo Cuono Lombardi, boss e sicario spietato emerso dalla famiglia del superboss Mario De Sena. E’ infatti una storia fatta anche di killer tremendi quella dei Lombardi e dei De Sena , di sicari di punta ritenuti più che affidabili dal capo dei capi della storia della camorra, Raffaele Cutolo. Cuono Lombardi discende da quel retaggio di spietatezze. E’ in questo contesto mafioso che è maturato l’agguato di ieri. Una risposta terribile all’omelia dell’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, uno sfregio dei clan consumato proprio nel giorno di San Gennaro e del suo ennesimo miracolo, condito dall’appello lanciato nel duomo di Napoli dal prelato : ” Basta morti, basta violenze “. Situazione, quindi, molto grave. Tanto che ieri ad Acerra si è recato sul luogo dell’agguato il nuovo comandante del gruppo carabinieri di Castello di Cisterna, il tenente colonnello Diego Coppola. L’ufficiale ha supervisionato di persona le primissime indagini. Raccapricciante un particolare: la materia cerebrale schizzata dalle testa della vittima è rimasta attaccata al suolo. L’acqua gettata a litri dai carabinieri non ha fatto nulla. Il cervello intriso di sangue è rimasto lì, sul basolato di largo San Pietro. Alla fine i militari hanno coperto tutto con la segatura.
L’ecosistema italiano delle startup vs. quello americano.
Il nuovo trend su Twitter è #IStandWithAhmed.
Ahmed è un quattordicenne di origini musulmane e cittadino americano, arrestato per aver introdotto nella sua scuola una bomba fatta in casa. La bomba era in realtà un orologio, ingegnosamente realizzato dal bambino. Una volta chiarita la questione, alle scuse sono seguiti due inviti: uno alla Casa Bianca, da parte di Obama, e uno a Facebook, da parte di Mark Zuckerberg.
Tra i tanti aspetti su cui questa storia fa riflettere, ce n’è uno in particolare.
Credo non risulti difficile a nessuno immaginare Ahmed – tra non molti anni e non per forza già laureato in ingegneria – lavorare per qualche grande azienda, mettere alla prova le sue capacità e realizzare qualcosa di concreto, o magari creare un prodotto tutto suo.
“Yes, We can” era solo lo slogan del Presidente americano, ma probabilmente continua a descrivere una realtà.
Il Paese dei balocchi non esiste, ma non è un caso se Mark Zuckerberg e Steve Jobs sono nati (lavorativamente parlando) in America. Si tratta di un mondo in cui le giovani menti sono, effettivamente e materialmente, incentivate a svilupparsi e a sviluppare.
La modalità odierna per passare dalle idee ai fatti è fondare una Startup. La linea di pensiero italiana, a riguardo, non è poi così differente da quella americana: innovare, promuovere e facilitare sono le parole chiave.
Considerata la forte crescita del fenomeno nell’ultimo triennio, sono molteplici i dati a disposizione, sufficienti per poter descrivere l’ecosistema italiano delle startup e metterlo a confronto con quello americano.
In termini di profili imprenditoriali il panorama d’oltreoceano non è troppo dissimile dal nostro. In effetti, ciò che cambia notevolmente sono i numeri.
In America, il bacino che maggiormente accoglie startup è sicuramente quello dell’alta tecnologia. In Italia, il 73% delle startup innovative rientra nel settore B2B, servizi alle imprese.
Stando a dati recenti la capitale italiana delle startup è Milano, con 466 imprese, vale a dire circa il 15% del totale. Napoli si colloca al quinto posto con 95 imprese, il 3%.
Numeri discreti, senza dubbio in crescita. Il lato carente è quello occupazionale: la media di dipendenti per ogni impresa è 2.6 e la metà delle startup con dipendenti ne impiega uno solo.
La discriminante tra lo scenario americano e quello italiano è sicuramente la burocrazia. Anche se, l’Italia comincia a muoversi esattamente in quella direzione.
Il corrispettivo italiano dello statunitense “Startup Act” è l’ “Italia Startup Visa”. Si tratta di un programma presentato dal Mise, incentrato sullo snellimento delle procedure. L’obiettivo principale è quello di attrarre imprenditori innovativi extra-Ue; di fatti, la domanda del richiedente ha un tempo massimo di valutazione di 30 giorni.
Seppur aprire le porte a imprenditori interessati al nostro mercato è fondamentale, è d’obbligo ricordare che innumerevoli sono i cervelli in fuga italiani che popolano le aziende straniere.
I vertici del Movimento Cinque Stelle puntano più che mai sulla terribile situazione ambientale in cui versano ancora i territori della Campania.
Stasera saranno i due leader nazionali del Movimento Cinque Stelle, il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, a capeggiare la “Fiaccolata per la Vita” in una delle aree simbolo della Terra dei Fuochi: Acerra. Il corteo partirà alle 19 dal centro della città dell’inceneritore. Sono attesi anche il parroco della Terra dei Fuochi, don Maurizio Patriciello, e il dottor Antonio Marfella, il noto medico dell’istituto nazionale dei tumori “Pascale”. Il tentativo delle associazioni ambientaliste è di rimettere al centro dell’agenda politica la questione dei roghi tossici, che continuano imperterriti a flagellare la Campania, dello scarico abusivo dei rifiuti e della presenza di impianti industriali fortemente inquinanti. ” Non è cambiato nulla: qui si continua a morire di tumore, a tutte le età “, sostengono gli ecologisti che stanno conducendo da anni, spesso in modo troppo isolato, la battaglia contro l’ecomafia.
Sonorità d’impatto che incontrano la venatura punk della band, nella canzone che anticipa i prossimi lavori discografici
Giovanissimi, ma già capaci di sviluppare con efficacia le proprie idee artistiche: gli “A Day After Hurricane” hanno pubblicato ufficialmente, il 20 agosto, il proprio singolo d’esordio su tutti i canali commerciali. Prende il titolo di “Makes me fall” il bigliettino da visita dei 5 musicisti che danno vita alla band: nati nel 2011 come formazione anagraficamente under-18, le tante esibizioni live hanno plasmato e fatto maturare la capacità di produrre brani propri, concretizzando un fugace quanto succulento antipasto dei prossimi lavori discografici tuttora in cantiere.
Ritmica ossessiva, chitarre sature ed un testo coinvolgente: questi gli ingredienti del brano interamente scritto ed arrangiato dalla band, riconducibile ai canoni alternative rock ma rinfrescato da una composizione musicale capace di rapire letteralmente l’ascoltatore; la sinossi della canzone racconta di un sogno in cui il protagonista si accorge che tutta la realtà che lo circonda è mistificata e falsa, unica via d’uscita da questa prigione è viaggiare, impadronirsi di quanta più cultura possibile al fine di trovare la giusta messa a fuoco della propria persona.
Un inno che è diventato soggetto del primo videoclip ufficiale registrato dagli “A Day After Hurricane”: la collaborazione con Yulan Morra (che si è occupato della direzione alla regia) ha prodotto tre minuti e mezzo di filmato totalmente dedicati alla band, fra paesaggi evocativi e chiaroscuri crepuscolari.
Non resta quindi che ascoltare, condividere e supportare la musica di Simone, Rino, Raffaele, Marco e Ciro: A Day After Hurricane si presenta, proiettando l’attenzione ai prossimi episodi dedidati ai propri ascoltatori.
Band:
Simone Medio (Vocals)
Raffaele Salapete (Guitar/Backing Vocals)
Rino Candela (Guitar/Backing Vocals)
Marco Salapete (Bass)
Ciro Pio Maietta (Drums)
VIDEOCLIP UFFICIALE “MAKES ME FALL”: YouTube https://goo.gl/wtKhze
Per acquistare il singolo:
iTunes: https://goo.gl/yF9ubo
Spotify: https://goo.gl/NVEQ7f
Google Play: https://goo.gl/udz8aX
Amazon: http://goo.gl/3a4Qbe
Deezer: http://goo.gl/N5R1C1
Contatti Band:
La multinazionale nordeuropea Unilever sostiene che nell’impianto di Caivano ci sono garanzie cotrattuali eccessive, che fanno aumentare i costi. Sindacati sul piede di guerra.
Il cornetto è nato a Napoli e si fabbrica da decenni nel Napoletano, a Caivano. Ma la multinazionale Unilever, che proprio dal gelataio partenopeo Spica acquistò, negli anni Settanta, il brevetto del mitico cono gelato, sostiene che la crisi in Italia non si ferma e che l’impianto partenopeo è il più costoso e meno competitivo d’Europa. Qui troppi contratti full time a tempo indeterminato e troppe pause di lavoro. Sempre secondo l’azienda anglosassone fanno decisamente meglio di noi gli inglesi dello stabilimento omologo di Gloucester, dove pure si realizza il glorioso prodotto di culto italiano. Meglio dei napoletani fanno meglio anche i tedeschi di Heppenheim, fabbrica che realizza l’altro top della produzione di Caivano, il gelato Magnum. Risultato: la Unilever ha avviato la procedura di licenziamento per 151 degli 806 dipendenti. Operai, impiegati, quadri: i nordeuropei non fanno distinzioni. Sono tutti da tagliare, da rimuovere. Ed ecco la ricetta: introdurre il Wcm, il nuovo modello organizzativo adottato dalla Fiat di Sergio Marchionne. I sindacati però stanno reagendo di brutto. ” E’ un’ignobile iniziativa unilaterale che dobbiamo fermare “, hanno scritto nel comunicato di ieri i delegati di fabbrica, comunicato con cui le rsu hanno già fatto effettuare mezz’ora di sciopero per turno. ” Caivano – puntualizza la Unilever – è l’unica unità produttiva italiana operante nel settore del gelato e dei semilavorati collegati al gelato ed è anche l’impianto della compagnia con il più alto numero di addetti d’Europa “. La produzione dello stabilimento napoletano è dedicata per il 60 % al mercato italiano e per il 40 % ai mercati internazionali. ” Abbiamo ridotto le spese ma con risultati che – scrive l’azienda – non sono ancora sufficienti a mettere in sicurezza lo stabilimento, che resta il sito meno competitivo del network europeo del gelato. Questa fabbrica – specifica la multinazionale – soffre di una situazione paradossale, causata da una gestione storicamente non sufficientemente attenta alla competitività e al contenimento dei costi “. La Unilever va poi al nocciolo della questione sostenendo che tutti gli altri impianti europei produttori di gelato dello stesso tipo di quello prodotto all’Algida ( impianti inglesi e tedeschi ) riescono a massimizzare il beneficio dell’aumento dei volumi perchè sono molto più competitivi di quello di Caivano ” grazie a un’organizzazione più bilanciata e a una struttura contrattuale della forza lavoro più aderente all’andamento stagionale delle vendite “. Poi, ma non è cosa secondaria, c’è la questione del calo dei consumi in Italia, che secondo Unilever e gli indicatori economici di riferimento, continua imperterrita. Tra il 2011 e il 2014 c’è stato un calo del 14 % “. Nel quadriennio Caivano ha perso 14milioni di litri di gelato. Unilever nel frattempo annuncia che il rilancio avverrà attraverso il nuovo modello organizzativo denominato World Class Manufacturing, il sistema industriale inventato dal professore-guru giapponese Hajime Yamashina e adottato dalla Fiat di Sergio Marchionne. Ma le segreterie territoriali di Flai-Cgil, Fai–Cisl, Uila–UIL e Ugl agroalimentare, a nome di Carmine Franzese , Raffaella Buonaguro, Maurizio Vitiello e Marizio Figlioli affermano che ” un’azienda come Unilever dovrebbe fare da traino per attirare più volumi scongiurando i licenziamenti, che in un periodo di crisi del nostro paese produrrebbero problemi sociali in un territorio già provato. Il sindacato – avvertono i sindacalisti – ritiene di costringere a trovare soluzioni condivise che rilancino il sito e che lo rendano più competitivo come lo è sempre stato, ma se le intenzioni resteranno queste, e solo per aumentare il business, potrà e dovrà andare allo scontro drastico “.
(Fonte foto: Rete internet)
Lunedì mattina i bambini saranno accolti in aule approntate ad hoc prima del completamento delle opere di riqualificazione del plesso scolastico, previsto per i prossimi giorni. Stop, quindi, alle polemiche per il rinvio dell’apertura della scuola materna.
All’origine del ritardo, gli importanti e complessi lavori di adeguamento degli edifici del Secondo Circolo didattico, realizzati con i fondi europei «PON», Asse II «Qualità degli Ambienti Scolastici». Un’occasione che Rosaria Cetro, Dirigente del 2 Circolo Didattico, non si è lasciata scappare. Il PON ha l’obiettivo di realizzare piani di interventi finalizzati alla riqualificazione degli edifici scolastici pubblici in relazione all’efficienza energetica, alla messa a norma degli impianti, all’abbattimento delle barriere architettoniche, alla dotazione di impianti sportivi e al miglioramento dell’attrattività degli spazi scolastici. I lavori per i quali è stato concesso il finanziamento per il Circolo riguardano i plessi Don Minzoni e Rione Trieste .
Nonostante la complessità e la gravosità degli adempimenti previsti, il Dirigente scolastico Rosaria Cetro ha presentato il progetto e ottenuto il finanziamento, operando in sinergia con il Comune, proprietario degli edifici scolastici. L’incarico di progettista e direttore dei lavori è stato affidato all’ ing. Orlando Piantadosi.
Alla richiesta di finanziamento, nel 2010, ha fatto seguito un lungo e complesso iter burocratico con la produzione di numerosi documenti. L’Ente Comunale ha fornito il supporto tecnico. Dopo aver ottenuto tutte le autorizzazioni, sono state espletate le gare e affidati i lavori, con l’intento di consegnare al territorio, per il nuovo anno scolastico, una struttura sportiva e due edifici ammodernati. A fine giugno nel plesso Don Minzoni è stato realizzato il campetto sportivo con tanto di tribuna e sono stati, finalmente, sistemati i solai che presentavano infiltrazioni d’acqua.
Per tutta l’estate i lavori sono proseguiti senza interruzione anche al plesso di Rione Trieste, per la riqualificazione della scuola dell’infanzia. Lavori che le ultime amministrazioni comunali succedutesi, nonostante i numerosi solleciti, non hanno mai potuto fare per mancanza di fondi. Salvo piccoli interventi di manutenzione, la scuola era rimasta tale, come prima: umida e buia. É , quindi, grazie ai fondi PON Fesr ed a questo progetto che i bambini di Rione Trieste avranno una scuola bella, luminosa, sicura. Il disagio subito dalle famiglie, che hanno visto rinviare l’apertura della scuola di una settimana, con una ordinanza firmata dal sindaco Pasquale Piccolo, diventa comprensibile. Ma nonostante tutto, meglio accogliere i bambini in una Scuola degna di essere chiamata tale che in aule malsane. Ne è valsa la pena? Saranno i genitori e i bambini a dirlo, ma dalla scuola ne sono certi, a fronte delle polemiche e delle proteste moltiplicatesi sui social network.
«Con uno sforzo davvero sovrumano – assicurano dal plesso di Rione Trieste – lunedì tutti i bambini saranno accolti in aule appositamente allestite. Una soluzione transitoria, ma adeguata, perché ancora pochi giorni di lavoro e la scuola si presenterà a bambini e genitori nella sua veste più bella.»
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