Casalnuovo, omicidio davanti all’elementare: sotto torchio un sospettato

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  I carabinieri di Castello di Cisterna hanno anche sequestrato un’auto, una vecchia Punto.    Omicidio Ilardi: scatta la girandola dei sospettati. Ne hanno presi due la notte scorsa. Uno è stato rilasciato. L’altro lo tengono sotto torchio i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna. I militari hanno anche sequestrato l’auto da cui lo hanno prelevato. E’ una punto di colore blu scuro, un vecchio modello, di almeno quindici anni fa. All’interno i carabinieri hanno trovato degli oggetti che però non sono stati resi noti. Secondo le indiscrezioni trapelate ieri il sospettato, per il quale però fino a ieri pomeriggio non è scattato il fermo  giudiziario, gravita nell’ambito del clan Gallucci, la famiglia che domina il rione della ricostruzione di Casalnuovo, dove c’è una storica base dello spaccio di cocaina. Famiglia che, attraverso Raffaella Gallucci, sorella del capoclan Vittorio, defunto anni fa, sta accusando Antonio Barone, il boss del clan Veneruso a sua volta finito sotto processo, ma poi assolto, a luglio, per aver preteso una tangente fissa del 30 % sulla vendita della polvere bianca nel territorio alla porta orientale di Napoli. Di Barone Ilardi, sempre in base alle indiscrezioni investigative, era il fedelissimo guardaspalle. Intanto Antonio Barone è libero. Abita sul centrale corso Umberto, proprio dove ieri è stato crivellato di colpi da killer espertissimi il suo fidato gregario, 26 anni, che ha lasciato una moglie molto giovane e un figlioletto di appena due anni. E’ stata una vera esecuzione mafiosa, messa a segno in pieno giorno, accanto al muro di una grande scuola elementare e appena mezz’ora prima che dal plesso, il circolo didattico Antonio De Curtis, uscissero centinaia di bambini. Un omicidio in perfetto stile camorristico: killer a bordo di una moto che hanno sparato tra la gente da distanza ravvicinata, sorprendendo in pieno la vittima di turno. Ilardi è morto quasi subito. Forse non si è accorto di niente. I sicari lo hanno tolto di mezzo con una raffica di proiettili. A Casalnuovo non succedevano fatti del genere dal giugno del 2009, quando fu ucciso a colpi di kalashnikov lo storico boss Pasquale Iorio Raccioppoli. Poi, nel settembre dello stesso anno, l’assassinio nelle campagne di Gricignano di Aversa di Giuliano Sovereto, genero del boss Vittorio Gallucci, defunto da anni. Gallucci era il marito di Maria Mosti, considerata dall’antimafia la capoclan della famiglia. Attualmente Maria Mosti è agli arresti domiciliari. Uno dei suoi figli, Federico Gallucci, è libero da meno di un mese. E ora tira aria di guerra a Casalnuovo. La guerra più brutta e cruenta: quella per il controllo totale dei lucrosi proventi di mamma cocaina. Nel frattempo monta la polemica politica. Subito dopo l’omicidio Ilardi il sindaco di Casalnuovo, Massimo Pelliccia, si è recato dal prefetto Gerarda Pantalone. Pelliccia ha sollecitato il rafforzamento dei controlli nel territorio che amministra. Ma l’ex assessore alla polizia municipale, Mario Perna, ieri ha diramato un comunicato molto critico: ” Si velocizzi, senza indugiare ulteriormente, il progetto di videosorveglianza “VISUA”, implementandolo con le strade escluse: via Roma, via Nazionale delle Puglie, la ex 219, Casarea “.

Pulizia delle fogne, la Gori si sveglia: a Pomigliano cantieri aperti e strade chiuse al traffico

Gli interventi sui collettori fognari sono prevosti  da lunedì 14 dicembre a giovedì 17 dicembre. Disposti  divieti di transito e sosta nelle strade interessate per la durata dei lavori.   Si tratterà di sopportare una dose di traffico più elevata del solito ma probabilmente ne varrà la pena. Questo perché la Gori, la società privata che gestisce a costi, ancora misteriosamente elevatissimi, il ciclo integrato delle acque, ha deciso finalmente, dopo anni di immobilismo, di pulire le fogne che ormai non riescono a smaltire neppure il minino temporale. Si partirà la settimana prossima da Pomigliano, nella vallata a est di Napoli che giunge fino a Nola e che si allaga puntualmente a ogni pioggia copiosa. Ecco intanto ciò che ha comunicato il comune di Pomigliano. ” Salvo avverse condizioni climatiche – si legge nel messaggio diramato oggi – lunedì 14 dicembre via Roma sarà interdetta al transito delle auto dall’incrocio con piazza Garibaldi a quello con via Pirozzi. Martedì 15 dicembre toccherà al tratto stradale di via Capitano. Mercoledì 16, in via Arturo Ferrarin scatterà il divieto di sosta dall’incrocio con via Felice Terracciano all’incrocio con via Francesco Caiazzo; stesso provvedimento, giovedì 17 dicembre nel tratto di via Locatelli che va da via Felice Terracciano all’incrocio con via Caiazzo”. (Fonte foto: Rete internet)

San Gennarello di Ottajano, 14 maggio 1645: una processione contro la siccità e una cappella consacrata a San Gennaro

Maggio 1645: l’ ottajanese Altomando, priore del Convento del Carmine a Napoli, i proprietari napoletani della “campagna” tra San Gennarello e Striano, una cappella sacra a San Gennaro, la produzione di grano e di robbia, la ricca economia del territorio.   Si pensava che nel 1716 Francesco Montella consacrasse a San Gennaro la chiesa eretta in San Gennarello di Ottajano perché egli era protonotario apostolico e Sagrista Maggiore del Duomo di Napoli. E invece le carte raccontano tutta un’altra storia. E’ il maggio del 1645: da mesi non piove, e la siccità sta prosciugando la terra e “le biade” nel vasto territorio di Ottajano che è compreso tra le strade che vanno una a Palma e l’altra a Sarno. In realtà, non c’è solo grano in questi campi feraci, ci sono anche piante tessili – nella masseria “ dei Pozzi” c’è anche la robbia – e ci sono cavalli e vitelli, la cui sofferenza viene registrata puntualmente dal cronista. Giovanni Leonardo Ammirati, fattore dei Medici di Ottajano e Orsino Finiello e Micione Nappo, rappresentanti dei proprietari “indipendenti”, chiedono aiuto a Diana Caracciolo, che amministra di fatto il feudo al posto del figlio Giuseppe, che ha nove anni. I supplicanti vogliono una “rogazione”, una processione che chieda alla Provvidenza di porre fine alla siccità in un bagno di pioggia “benefica”: perché ci sono anche le piogge devastanti e malefiche. Racconta Ernesto De Martino che a Rivello e a Potenza certi frati, per costringere i contadini a pagare le decime dovute ai conventi, diffondevano la voce che essi fossero capaci, grazie a una formula magica, di librarsi in aria e di “pilotare” sui campi dei contadini ribelli nuvole temporalesche che avrebbero distrutto immediatamente il raccolto con gli scrosci di pioggia. Nella Campania Felix le “rogazioni” contro le calamità naturali facevano parte del calendario ufficiale delle processioni e si svolgevano, di solito, prima dell’Ascensione e, nei “luoghi” del vino, nella prima settimana di settembre. Nel Vesuviano si ricorreva al rito solo in casi eccezionali, che tuttavia erano diventati più frequenti dopo l’eruzione del 1631. Diana Caracciolo si rivolge a Ottaviano Altomando, che da quattro anni è il Priore del Convento del Carmine a Napoli. Il Priore, uno dei più importanti giuristi dell’Ordine, è ottajanese e appartiene a una famiglia di notai che sulla Montagna e nel Piano di Ottajano possiede oliveti e vigneti, case “palaziate” e masserie. Nell’interesse della comunità e anche nel suo interesse il potente Priore ottiene il placet per la “rogazione”, che si svolge nel pomeriggio rovente del 14 maggio 1645. Guida la processione il carmelitano Luca Antonio Rossi, che nonostante la giovane età ha fama di grande predicatore: e che tanta fama non sia usurpata l’hanno già sperimentato i fedeli di Marigliano e di Somma. Lo accompagnano Giovanni de Alia, “ dottore” della Chiesa Nolana, e tre sacerdoti ottajanesi, di cui il cronista indica solo i cognomi, Iovino, Parisi e Mazza. Dietro si snoda il corteo che si configura come una vera e propria processione penitenziale, in cui non mancano le donne “scapillate”: tutti i “supplici”, invitati “ a voce” dal carmelitano e dai sacerdoti, confessano i propri peccati e chiedono, tra le lacrime, che la Madonna e i Santi liberino i loro cuori dalle insidie del diavolo, e i campi, che il Rossi benedice e asperge senza sosta di acqua santa, dall’ inferno della siccità, “ a siccitate”. Nella “ campagna” di Felice Sepe “napolitano” c’è un’ edicola con l’immagine della Madonna del Carmelo, il cui culto si è diffuso nel territorio dopo l’eruzione del 1631: qui il corteo si ferma e il Rossi invoca la protezione della Madonna Nera. Lungo la “ via di Sarno”, nella “ campagna” di Scipione Ranieri, che “abita in Napoli”, ma è certamente ottajanese, c’è una “cappelluccia”: il cronista non dice a chi è consacrata, ma racconta che davanti ad essa il corteo invoca San Gennaro: il che ci induce a ritenere, per analogia, che al Patrono di Napoli sia dedicato quel luogo sacro. Il fascio dei documenti ci dice che quasi tutta la fertile pianura tra San Gennarello e Striano è in mano a proprietari napoletani: è logico pensare che essi abbiano affidato le loro masserie al Patrono della loro città. Dunque, il culto di San Gennaro è già radicato nel territorio, quando nel 1716 Francesco Montella gli dedica la Chiesa. E l’istituzione di questa Chiesa non inizia la costruzione dell’identità di San Gennarello, ma è, al contrario, la conseguenza di un processo culturale, sociale e economico che è già iniziato da quasi un secolo e che presenta aspetti di notevole interesse. A questi aspetti e alle famiglie che nella prima metà del ‘600 hanno costruito nel territorio a cui poi venne dato il nome di San Gennarello un solido sistema economico ho dedicato molte pagine nel libro che sto scrivendo sulla storia delle famiglie di Ottajano ( e di San Giuseppe e di Terzigno) nel sec.XVII e, per una sorta di obbligo morale, sulla vita di Giuseppe I Medici: non è giusto che si scrivano sciocchezze e banalità su questo principe di Ottajano, che è stato uno dei protagonisti della storia napoletana del ‘600, e che non fu mai banale, nemmeno nella pratica dei vizi, che pure erano molti e non lievi. E’ probabile che la “rogazione” guidata da Luca Antonio Rossi sia stata efficace. Nel 1646 Ottajano rifornisce di robbia i tessitori di Palma e del Vallo di Lauro: i “vatecari” ottajanesi trasportano anche sabbia e “cenere di selce”, che vengono impiegate nella lavorazione della ceramica e del vetro. Ma questa è un’altra storia. Mi auguro che qualcuno la scriva.

Ottaviano saluta per l’ultima volta “nonna Panarella”, la più longeva della città

Maria Catapano muore a 103 anni.   Lo scorso settembre, una grande festa: Maria Catapano, detta e’ Panarella compì 103 anni e stabilì un record di longevità che riguardava non solo Ottaviano ma l’intera area vesuviana. Ieri, Maria Catapano se ne è andata: la nonnina di Ottaviano ha lasciato questa terra, peraltro rimanendo lucida fino alla fine e circondandosi dell’affetto dei suoi parenti ma anche dei tanti amici che hanno voluto salutarla per l’ultima volta. Nonna Panarella era abituata a stare al centro dell’attenzione per la sua longevità: ricevette la prima festa quando compì i cento anni e poi, compleanno dopo compleanno, ha sempre saputo trovare parole di simpatia per chi le stava vicino. A settembre anche il sindaco Luca Capasso partecipò ai festeggiamenti e lo stesso primo cittadino ieri ha voluto dedicarle un post su facebook: “Ha avuto una vita lunga, ha dato e ricevuto affetto. Qualche mese fa festeggiamo il suo compleanno, oggi Ottaviano la saluta per l’ultima volta. Dal Paradiso protegga la città e tutti gli ottavianesi”

Parco nazionale del Vesuvio, la strage dei pini

Centinaia di pini vengono tagliati nel Vesuviano e questo a scapito della bellezza, della salubrità del territorio e del parco che dovrebbe rappresentarlo. Il caso di San Sebastiano e Pollena.

C’è una strage silenziosa in atto all’ombra del Vesuvio, una stage lenta ma inesorabile che sta decimando i pini nelle aree urbane di quei comuni che fanno parte del parco nazionale del Vesuvio. Sembra che ormai esista una corsa al taglio degli alberi, in prevalenza di specie pinus pinea, i cosiddetti pini domestici, ma la stessa sorte stanno subendo i pini marittimi e i pini d’Aleppo presenti sul territorio.

Sui fastidi arrecati dalle piante, sono anni ormai che si sprecano le lamentele dei cittadini dei comuni del Vesuviano, quei comuni che, per anni, si sono fatti un nome grazie al loro verde urbano e che oggi sembrano rinnegare quel patrimonio creato in tanti decenni. A San Sebastiano al Vesuvio ad esempio, possiamo rilevare un’inesorabile tendenza al deperimento e il conseguenziale abbattimento delle conifere che stranamente seccano e che quindi vanno abbattute per evitare pericoli maggiori.

Si può facilmente notare che quei pini, soprattutto quelli prossimi alle abitazioni, secchino nel giro di pochi mesi. Spesso abbiamo notato strane incisioni nelle cortecce di questi alberi e quasi sempre opposte al lato strada. Gira infatti voce che nella cittadina vesuviana sia in voga una sorta di fai-da-te da parte di quelle persone che, stufe di aghi e resina, iniettano acido nelle incisioni o tra le radici uccidendo l’albero. Anche le amministrazioni vesuviane però ci mettono del loro e mentre, fino a pochi anni fa, i pini erano intoccabili, ora ne vengono abbattuti a centinaia e con le scuse più varie.

L’ultimo caso più eclatante è quello di Pollenza Trocchia, dove addirittura in un’ area parco hanno abbattuto una sessantina di pini. È accaduto nel cosiddetto Rione Micillo e il tutto in virtù di una opinabile riqualificazione urbana e di ipotetici danni ai sottoservizi. La cosa che più colpisce in questa storia è quella che nel bel mezzo di un parco nazionale e in base alla sola perizia di parte, il comune di Pollena ha abbattuto quegli alberi e il tutto mantenendo all’oscuro l’ente parco. A sollevare il caso è stato Roberto Braibanti, Responsabile Provinciale di SEL per l’ambiente che pare sia riuscito a frenare l’azione delle motoseghe. Lo abbiamo sentito per una dichiarazione sul fatto in questione:

« I miei esposti in procura e agli enti preposti per i pini di Pollena vanno al di là della sola difesa di alberi di più di 40 anni, che già renderebbe il tutto necessario, ma tendono a sottolineare un punto che credo rappresenti il cuore del problema: Il diritto! E cioè, se oggi un’istituzione, in questo caso il comune, può permettersi di forzare la legge andando a tagliare alberi protetti, credo sia un segnale negativo a tutti i suoi concittadini, ed quello che ognuno può fare quello che gli pare, fregandomene del diritto e assecondando i propri interessi particolari rispetto a quelli generali. Credo sia il problema vero di un Paese che infatti muore ogni giorno di illegalità diffusa. I pini di Pollena sono un pezzo, temo, di quel problema lì. »

Risulta evidente che in passato si sia piantato molto e senza criterio e che spesso, soprattutto per la viabilità automobilistica e pedonale, le radici dei pini comportino non pochi disagi e talvolta anche pericoli ma pare oltremodo evidente che, oltre al disprezzo per le vetuste piante, si attui il tutto senza rispetto alcuno per le competenze di parco e sovrintendenza. Inoltre abbiamo riscontrato, nel caso di San Sebastiano che là dove sono stati abbattuti i pini, non sono state piantate altre essenze arboree meno invasive e compatibili con il tessuto urbano e, dove c’erano gli alberi, ora ci sono solo buchi vuoti, altrettanto pericolosi per chi va a piedi o spesso riempiti di terra o da tronchi mozzati tutt’altro che esteticamente accettabili.

Taglio dei pini in Rione Micillo a Polena (foto R. Braibanti)
Taglio dei pini in Rione Micillo a Pollena (foto R. Braibanti)

Boscoreale. Gli “Aquino – Annunziata” nel mirino della giustizia, sequestro di beni per 10 milioni di euro

Blitz  congiunto dei militari della stazione di Torre Annunziata e delle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria – G.I.C.O di Napoli, contro Francesco Casillo, elemento di spicco del clan “Aquino- Annunziata”, attualmente detenuto, accusato di riciclaggio di denaro ed associazione mafiosa. Sequestrati di beni per un valore di 10 milioni di euro. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata e i Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria – G.I.C.O. di Napoli, hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro di prevenzione ai fini della confisca – emesso dall’Ufficio Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica di Torre Annunziata – di beni immobili, conti correnti bancari, depositi e polizze assicurative, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro, riconducibili a Casillo Francesco, elemento di spicco del clan Aquino-Annunziata (operante a Boscoreale e zone limitrofe). Casillo, attualmente detenuto, è già stato condannato in via definitiva per associazione di tipo mafioso, e riportato altre condanne per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e omicidio aggravato dalle finalità mafiose. Fu infatti arrestato nel luglio 2011 assieme ad altre 33 persone nell’ambito dell’operazione “Re Bomba”, che colpì i clan camorristici “Gionta” e “Aquino-Annunziata” operanti nell’area vesuviana, per i reati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, con il sequestro di beni per un valore  di 7 milioni di euro riconducibili ai predetti clan. Nel provvedimento restrittivo Casillo venne indicato come il capo di un’articolata compagine criminale che gestiva la fiorente piazza di spaccio del Piano Napoli di via Passanti Scafati di Boscoreale. Lo stesso è stato inoltre raggiunto, nel marzo 2014, da una misura cautelare in carcere quale compartecipe nella deliberazione ed organizzazione del duplice omicidio dei fratelli Manzo, avvenuto in Terzigno il 10 febbraio 2007, per il quale, a luglio scorso, è stato condannato alla pena dell’ergastolo dalla Corte d’Assise di Napoli. L’odierna indagine patrimoniale, condotta dai citati reparti su convergenti filoni investigativi, ha consentito di accertare la natura illecita del denaro utilizzato dall’indagato per l’acquisizione dei beni immobili in sequestro, derivante dal coinvolgimento dello stesso nel citato contesto associativo e dal riciclaggio di ingenti somme di denaro provenienti dal traffico di sostanze stupefacenti nell’acquisto di immobili, nel Casertano e nella zona Vesuviana, nonché dalla gestione delle attività economiche illecite poste in essere dall’organizzazione criminale, ed in particolare dalla gestione di una fiorente piazza di spaccio nel piano Napoli di Boscoreale. Le attività investigative hanno inoltre consentito di ricostruire la sproporzione tra i redditi e le attività economiche svolte dall’interessato, rispetto ai beni mobili e immobili di cui il medesimo e il suo nucleo familiare sono titolari, chiaro indicatore della provenienza illecita dei beni del Casillo. Tali attività di Polizia Giudiziaria hanno portato al sequestro di circa 60 immobili tra appartamenti, garage e terreni, e diversi rapporti finanziari riconducibili al Casillo Francesco e al suo nucleo familiare, per un valore complessivo di 10 milioni di euro.

Nola e Comacchio: patto di amicizia nel nome dell’Unesco

Domani alle 17 la sottoscrizione del documento in Municipio.  “Patto di amicizia” tra Nola e Comacchio in nome dell’Unesco. Nola nel 2013 con i Gigli e la rete delle grandi macchine a spalla italiane nella lista rappresentativa dei beni immateriali; Comacchio nel giugno 2015 ha invece ricevuto il riconoscimento Mab (Man and the Biospher) con il quale il territorio è stato accreditato a far parte del network internazionale delle Riserve della biosfera dell’Unesco. Domani, sabato 12 dicembre, alle 17 in Municipio sarà sottoscritto il documento ufficiale con il quale i sindaci delle due città, Geremia Biancardi per Nola, e Marco Fabbri per Comacchio, si impegneranno a potenziare gli scambi culturali, economici, industriali, ambientali ed educativi come fonti di opportunità ed occasioni di sviluppo promozionale. Il gemellaggio è stato reso possibile grazie alla sinergia tra le due amministrazioni comunali con l’assessorato ai beni culturali retto da Cinzia Trinchese, e la collaborazione della Fondazione Festa dei Gigli e della Soprintendenza Archeologia della Campania.   “Una nuova occasione di sviluppo e promozione per Nola e per i Gigli inseriti dal 2013 nella lista rappresentativa dei beni immateriali tutelati dall’Unesco – ha spiegato il sindaco Geremia Biancardi – che testimonia l’impegno profuso dall’amministrazione comunale nel piano di valorizzazione del patrimonio culturale. Un patto di amicizia che apre le porte a nuove opportunità al fine di incentivare e migliorare la reciproca conoscenza”.   “La salvaguardia del patrimonio culturale immateriale – afferma il consigliere della Fondazione, Gaetano Fusco – la sua diffusione e conoscenza, non può prescindere dall’incontro tra comunità, dalla storia e dall’identità delle stesse: è questo il programma che intendiamo sviluppare in ogni iniziativa”.   “In realtà – evidenzia l’archeologo Mario Cesarano, nuovo funzionario della Soprintendenza Archeologia della Campania – un punto di contatto con Nola va ritrovato anche nella comune matrice etrusca, civiltà che ha caratterizzato la storia di entrambe le città dal VI al IV a.C. Nel comacchiese, infatti, fu la città di Spina ad essere uno dei centri etruschi più vivaci e come Nola aveva importanti contatti con la Grecia, contribuendo a diffonderne la cultura e l’arte in gran parte della penisola”.

Sant’Anastasia, gran successo per la seconda edizione del progetto “Sotto l’albero: una scuola per tutti”

Si è svolta  presso il I C S “TENENTE MARIO DE ROSA”   di Sant’Anastasia la seconda  edizione del progetto “6.DONI.LAB – Sotto l’albero: una scuola per tutti!”, promosso dall’associazione nazionale “Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti”, con la collaborazione dell’ Associazione Solid’Arte,dei “Supermercati Piccolo” , insegnanti del plesso  e del Comune di Sant’Anastasia. Alla manifestazione hanno partecipato il Sindaco Lello Abete e il  vicesindaco Carmen Aprea, il vicepresidente UICI della Provincia di Napoli, Enrico Mosca, il giornalista e scrittore Francesco De Rosa  e naturalmente il consigliere Responsabile U.I.C.I. di zona, Giuseppe Fornaro. Dagli interventi dei presenti è emersa chiaramente la volontà di collaborare in una sinergia di forze e di intelletti, poiché l’impegno delle associazioni a favore dei disabili e coloro che le sostengono, dai politici agli imprenditori, rappresentano un punto di forza per un paese che desidera innanzitutto l’arricchimento sociale e culturale, e quindi il progresso civile. Sono seguiti i ringraziamenti allo sponsor , che per la sua sensibilità verso i non vedenti, è divenuto un forte sostenitore di questa associazione, realizzando tra l’altro sogni di traguardi sportivi a livello nazionale. Il progetto è stato illustrato da Sandra  Minichini, che ha spiegato il significato delle sei edizioni legate ai doni di Froebel come occasioni di incontro tra le scuole e le associazioni e ha sottolineato l’importanza dell’intervento competente dell’insegnante durante l’utilizzo degli ausili didattici. L’evento, allietato dai canti dei bambini della scuola e dalla a visita di babbo natale  intento a distribuire  dolcetti a tutti i bambini  è stato il pretesto  necessario per divulgare nuove informazioni su  tutti coloro che sono direttamente o indirettamente coinvolti sul mondo della disabilità visiva, e stringere quei rapporti indispensabili tra associazioni e insegnanti che a volte rimangono spaesati di fronte ad una disabilità così particolare. Il cuore della manifestazione è stato quindi il tavolo degli ausili didattici che ha destato un vivo interesse. A questa seconda edizione inoltre, sono stati regalati  dei cesti natalizi alle rappresentanze delle scuole presenti che, tra gli omaggi dello sponsor contenevano  il “secondo dono”, di ispirazione Froebeliana proposto come attività di gioco  didattico proponibile in un contesto di ” inclusione sociale” e  riprodotto durante i laboratori delle associazioni. Non è mancato anche in questa seconda edizione un momento di grande commozione dopo la proposta  dello scrittore Francesco De Rosa che, concludendo il suo intervento, ha lasciato a tutti un momento di riflessione con la lettura della poesia di Antonio Sabia: La cecità dell’anima Una notte ho sognato un bambino, da solo giocava in mezzo al prato. Aveva gli occhi chiusi, sfiorava i petali. Mi chiese: “Come sono questi fiori?” “Belli.” Gli risposi. “Perchè sono belli?”, mi guardava con gli occhi chiusi e mi sentii stringere il cuore. “Perchè sono colorati di giallo, rosso, verde e blu.” riposi, “E com’è il giallo? Il rosso? Il verde? Il blu?” mi chiese, mi guardava con gli occhi chiusi e mi sentii mancare il fiato. “Non lo so.” Risposi. “Te lo spiego io.” mi disse. Con gli occhi chiusi si avvicinò a me, mi fece sedere. Mi chiuse gli occhi, mi accarezzò, mi baciò, mi abbracciò. Con gli occhi chiusi, sorrideva. La mattina mi svegliai e mi accorsi che avevo ancora gli occhi chiusi. Provai ad aprirli, ma non ci riuscii. Provai ad immaginare, non ci riuscii. Con gli occhi chiusi non ho ancora imparato a sorridere. Appuntamento quindi alla terza edizione!!!!

Theleton: un cuore di cioccolata per sostenere la ricerca sulle malattie genetiche rare

Sabato e domenica 19 e 20 dicembre in 3000 piazze italiane tornano i cuori di cioccolato a sostegno della ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare. In Campania ci saranno banchetti nei comuni delle province di Napoli, Avellino, Caserta e Salerno. Dal 13 al 20 dicembre appuntamento con la maratona televisiva sulle reti Rai. Torna a dicembre la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi della Fondazione Telethon, da oltre vent’anni impegnata a finanziare e sviluppare la ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare. Sabato e domenica 19 e 20 dicembre, grazie a centinaia di volontari Telethon, in circa 3000 piazze italiane sarà possibile, con una donazione minima di 10 euro, ricevere un maxi cuore di cioccolato e sostenere la ricerca Telethon. In Campania saranno allestiti banchetti a Napoli, Avellino, Benevento, Caserta e Salerno e in molti altri comuni della regione. È possibile trovare la piazza più vicina sul sito www.telethon.it/piazze a partire dal 14 dicembre. I cuori di cioccolato sono inoltre in distribuzione presso alcune agenzie BNL-BNP Paribas, partner Telethon.   Filo conduttore delle iniziative di dicembre è la campagna #nonmiarrendo, un’espressione che testimonia la difficoltà quotidiana delle persone malate e delle loro famiglie ma anche la fiducia nella possibilità di farcela nella difficile battaglia contro la malattia.   Il “Cuore di cioccolato” Fondente o al latte, il cuore di cioccolato da 210 grammi è stato prodotto per la Fondazione Telethon da Caffarel, l’azienda torinese che dal 1826 produce cioccolato d’eccellenza, in un’elegante confezione regalo.  “Io sostengo la ricerca con tutto il cuore” è il messaggio che si legge sulla scatola, e il testo riportato all’interno della confezione ricorda l’importanza della generosità e della voglia di donare: i pazienti rari di tutto il mondo hanno bisogno di aiuto per superare le difficoltà della loro malattia e per continuare ad avere fiducia nella ricerca, che ha già restituito a molti bambini una vita migliore.   Testimonial d’eccezione di quest’anno è Simone Rugiati, il giovane e carismatico chef star della tv. Molto amato dal grande pubblico, conduce programmi di successo come IO, Simone e gli altri”, “Nudo e crudo”, Cuochi e Fiamme”. Per l’occasione Simone Rugiati ha preparato una ricetta esclusiva con il cuore di cioccolato di Telethon: una fonduta al cioccolato aromatizzato alla cannella con frutta di stagione e pandoro.   La maratona RAI Dal 13 al 20 dicembre si terrà la ventiseiesima edizione della maratona televisiva sulle reti RAI, nata per dare voce ai bambini e alle famiglie che si trovano ad affrontare una malattia genetica rara e per portare nelle case della gente l’impegno di Fondazione Telethon a favore della ricerca scientifica per trovare una cura per malattie spesso tralasciate dagli investimenti pubblici e privati proprio a causa della loro rarità. Il momento principale della maratona sarà il Telethon show in prima serata su Rai Uno venerdì 18 dicembre, affidato alla conduzione di Fabrizio Frizzi, Federica Sciarelli e Federico Russo. L’edizione 2014 della storica staffetta televisiva ha permesso di raccogliere 31,3 milioni di euro.   L’sms solidale: 45501 Dal 1° al 21 dicembre sarà attivo il numero solidale 45501. Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce e Tiscali. Sarà di 2 euro anche per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa Vodafone e TWT e di 5 e 10 euro per ogni chiamata effettuata da rete fissa TIM, Infostrada, Fastweb e Tiscali. Inoltre sarà attivo dal 1° al 31 dicembre il Numero Verde CartaSi 800.11.33.77 per le donazioni con Carta di Credito. È possibile sostenere Telethon tutto l’anno attraverso il sito web con una donazione (http://www.telethon.it/donation/) o scegliendo un prodotto solidale (https://www.telethon.it/shop-solidale), oppure sottoscrivendo il programma di donazione regolare Adotta il Futuro (https://adottailfuturo.telethon.it/).   Fondazione Telethon La Fondazione Telethon è una delle principali charity biomediche italiane, nata nel 1990 per iniziativa di un gruppo di pazienti affetti da distrofia muscolare. La sua missione è di arrivare alla cura delle malattie genetiche rare grazie a una ricerca scientifica di eccellenza, selezionata secondo le migliori prassi condivise a livello internazionale. Attraverso un metodo unico nel panorama italiano, segue l’intera “filiera della ricerca” occupandosi della raccolta fondi, della selezione e del finanziamento dei progetti e dell’attività stessa di ricerca portata avanti nei centri e nei laboratori della Fondazione. Telethon inoltre sviluppa collaborazioni con istituzioni sanitarie pubbliche e industrie farmaceutiche per tradurre i risultati della ricerca in terapie accessibili ai pazienti. Dalla sua fondazione ha investito in ricerca oltre 450 milioni di euro, ha finanziato oltre 2500 progetti con oltre 1500 ricercatori coinvolti e più di 470 malattie studiate. Ad oggi grazie a Telethon sono state messe a punto terapie per alcune malattie rare prima considerate incurabili (ADA-SCID, leucodistrofia metacromatica e sindrome di Wiskott Aldrich). I risultati degli studi di base e preclinici, inoltre, determinano, anno dopo anno, il complessivo avanzamento della ricerca Telethon verso l’applicazione di nuove terapie.

Una megattera a Baia

Al largo del Castello di Baia, è spuntata dall’acqua una megattera. L’avvistamento è eccezionale: il cetaceo è rarissimo nel Mediterraneo È uno dei cetacei più grandi e affascinanti, famoso per i suoi spettacolari salti fuori dall’acqua e il suo canto melodioso. Dopo capodogli e delfini, ora è arrivato anche nel nostro Golfo. Un’esemplare di megattera, Megaptera novaeangliae, è stato fotografato ieri al largo del Castello di Baia, a Bacoli. Ad avvistarlo è stato Enzo Maione, titolare del Centro Sub Campi Flegrei, un diving center che opera nelle acque dello splendido Parco Archeologico Sommerso di Baia. Maione impegnato in una visita guidata al Castello, non ha esitato immortalare l’evento, pensando immediatamente a una balenottera. Ma proprio grazie alle fotografie ci si è accorti che, invece, era una megattera: le foto di Maione e del suo collaboratore Riccardo Sgammato postate sui social hanno attirato anche l’attenzione di Eleonora de Sabata, giornalista e fotografa che da vent’anni si occupa del mare e della sua salute. È stata lei a identificare correttamente la specie: le grandi pinne pettorali bianche infatti sono inconfondibili, tipiche delle megattere, che prendono il nome proprio da questa caratteristica fisica. Sempre de Sabata ricorda, poi, che non è la prima megattera che finisce nei nostri mari: nel 2012 ne fu avvistata una prima nell’Adriatico, poi al largo di Lampedusa e infine in Francia. Insomma aveva costeggiato praticamente tutta l’Italia. E non è detto che l’individuo avvistato a Baia non possa essere lo stesso di tre anni fa. Ma per confermare l’ipotesi servirebbe almeno un accurato fotoconfronto. In ogni caso si tratta di un avvistamento del tutto eccezionale: le megattere non sono solite frequentare il Mediterraneo, o almeno non si spingono così al suo interno. Di solito nuotano negli oceani e compiono lunghe migrazioni tra i mari tropicali e le acque polari, seguendo la linea di costa. Proprio per la loro abitudine ad avvicinarsi molto alle coste e ad avere rotte migratorie fisse, come molti altri cetacei, sono state oggetto di caccia: si calcola che fino al 1996, per la caccia la popolazione di megattere si sia ridotta del 90%. Anche la megattera di Baia è arrivata molto sottocosta, dove il fondale è profondo solo pochi metri, per poi allontanarsi verso il largo. Non sembrerebbe in difficoltà, ma per precauzione è stata allertata anche la Capitaneria di Porto di Napoli per intervenire tempestivamente in caso di necessità. Forse dopo Baia, si spingerà verso il Canyon di Cuma, la profonda valle sottomarina tra le isole di Ischia e Ventotene, monitorata con costanza e dedizione dal team di Oceanomare Delphis. Non resta che sperare in altri preziosi avvistamenti di quest’esemplare, per ricostruire la sua storia e accertarsi delle sue condizioni di salute.