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L’Annuario 2015
L’intento è fornire il pubblico di un ritratto della società. Con l’avanzare della tecnologia e con la transizione dalla versione cartacea a quella pdf, affiancata dalla possibilità di consultare direttamente il sito, l’istituto statistico arricchisce sempre più il suo prodotto, rendendolo più fruibile a tutti gli utenti. Cittadini, studenti, studiosi e policy maker hanno accesso diretto a informazioni e dati autorevoli su vari argomenti, organizzati in 24 capitoli.
Da territorio e ambiente alla finanza pubblica, dalla sanità alla giustizia e all’istruzione, passando per elezioni, contabilità, agricoltura, imprese, trasporti e qualsiasi aspetto della popolazione e delle famiglie italiane.
Proviamo a sintetizzare ulteriormente l’annuario statistico e a ritrarre lo stivale in poche righe.
La vita media della popolazione italiana continua a crescere, circa 80 anni per gli uomini e 85 per le donne. Lo stato di salute percepito è “buono” o “molto buono” per il 70% dei residenti in Italia, con un giudizio leggermente migliore degli uomini sulle donne, e dei settentrionali rispetto ai meridionali.
Più dell’8% del totale dei residenti in Italia è straniero e fetta corposa degli stranieri residenti (circa il 60%) si concentra al Nord e la maggior parte di essi proviene dall’Unione Europea.
Per quanto riguarda istruzione e formazione, il 34,5% della popolazione possiede una qualifica professionale o un diploma di istruzione secondaria; meno del 14% dei residenti con più di 25 anni possiede un titolo di studio terziario e tra chi lo possiede è prevalente la componente femminile. Le lauree che contano il maggior numero di occupati sono scientifiche, in particolare scienze matematiche, informatiche e ingegneria.
Il tasso di disoccupazione della Campania è 21.74%, tra i più alti dello stivale.
La struttura del sistema produttivo italiano resta incentrata sulle microimprese. Ciò che rappresenta una novità è, indubbiamente, il rapporto delle suddette con internet e, in particolare, con l’e-commerce. Quasi il 70% delle imprese italiane ha più di 10 addetti presenti sul web, e circa il 43% ha effettuato commercio elettronico.
Tutto questo e tanto altro può essere trovato nell’Annuario statistico italiano.
http://www.istat.it/it/archivio/171864
CONTI IN TASCA
http://ilmediano.com/category/conti-in-tasca-2/
San Sebastiano: un ruolo per la Protezione Civile
Da tempo ci si chiedeva della reale funzionalità e delle precise mansioni delle sezioni comunali di Protezione Civile e, alla luce del suo riordino locale e da quanto si sta osservando in paese ci si chiede il perché ci si ostini ancora in un uso privatistico o quanto meno inidoneo di questa preziosa risorsa.
Allo scadere dell’anno solare sono state ultimate le pratiche per e la messa in atto del PEC (Piano di Emergenza Comunale) del comune di San Sebastiano al Vesuvio. Sono stati avviati i primi contatti per la creazione del COC, ovvero il Centro Operativo Comunale, quello che dovrà monitorare costantemente il territorio sansebastianese e fungere da connessione tra la sede regionale della Protezione Civile, la prefettura e il Sindaco. I nominativi per il Centro Operativo sono stati già forniti al comandante dei Vigili Urbani, responsabile della PC, ma davanti a tanto impegno e professionalità si continuano a vedere le tutine giallo fosforescente vagare in ogni dove e per ogni come del paese.
Ufficialmente la Protezione Civile a San Sebastiano al Vesuvio è rappresentata da un’associazione denominata “Save me”. Questa associazione, fondata nel 1989, stipulava convenzioni annuali col comune di San Sebastiano ma veniamo a sapere dal presidente uscente che con la mancata stipula delle convenzioni negli ultimi tre anni, questa, in pratica, non esiste più. Qualcosa di simile pare l’abbia confermato pure il comandante dei Vigili Urbani a chi ha redatto il PEC; ma cosa vuol dire che non esiste più? Vuol dire che senza soldi non si cantano messe e quindi non si può pagare l’assicurazioni per i componenti dell’associazione e tanto meno per il fuoristrada utile per gli spostamenti e per le altre attività di competenza. Praticamente l’associazione di protezione civile Save me, non può operare sul territorio comunale per la mancata convenzione e pur appartenendo ad una rete regionale non può intervenire per la carenza assicurativa e questo sempre se non si vuol fare finta di nulla, come spesso si fa, e lasciare che tutto segua il suo percorso finché non ci scappa l’incidente.
Orbene, ci vien da chiedere a chi di competenza: chi sono allora quelle persone che vagano con tuta e stemma della PC per il paese? A che titolo lo fanno? Sia ben chiaro, chiunque è libero di partecipare alla vita civica e prestare gratuitamente la sua opera volontaria e questo fermo restando permangano le idonee condizioni di sicurezza per se stessi e gli altri ma a questo punto, per quanto detto sopra e per quanto scritto in seguito, che lo si faccia senza divisa, e a proprio nome. Contrariamente si potrebbe pensare in un uso privato di un servizio pubblico o in apparenza tale, per scopi propagandistici o comunque inidonei alle precise funzioni di previsione, prevenzione e soccorso.
A scanso di equivoci e per evitare di poter sembrare qualunquisti alleghiamo gli estremi di legge che regolamentano il servizio di protezione civile.
L’art. 3, comma 1, della legge n. 225 del 1992 e successive modificazioni recita quanto segue: “Sono attività di protezione civile quelle volte alla previsione e alla prevenzione dei rischi, al soccorso delle popolazioni sinistrate e ad ogni altra attività necessaria e indifferibile, diretta al contrasto e al superamento dell’emergenza e alla mitigazione del rischio, connessa agli eventi di cui all’articolo 2” di suddetta Legge. L’articolo di 2 difatti afferma: “Ai fini dell’attività di protezione civile gli eventi si distinguono in: a) eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo che possono essere fronteggiati mediante interventi attuabili dai singoli enti e amministrazioni competenti in via ordinaria; b) eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo che per loro natura ed estensione comportano l’intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria; c) calamità naturali o connesse con l’attività dell’uomo che in ragione della loro intensità ed estensione debbono, con immediatezza d’intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo.”
La stessa Legge, all’articolo 18, comma 1, chiarisce anche i termini stessi del volontariato con testuali parole: “Il Servizio nazionale della protezione civile assicura la più ampia partecipazione dei cittadini, delle organizzazioni di volontariato di protezione civile all’attività di previsione, prevenzione e soccorso, in vista o in occasione di calamità naturali, catastrofi o eventi di cui alla presente legge.
Va quindi da sé che la regolazione del traffico, la scorta ai cortei e alle processioni, il servizio d’ordine durante manifestazioni sportive e culturali e tutti quegli impieghi non normativi della PC corrispondono ad un uso scorretto della stessa.
(Fonte foto : rete Internet)
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Il modello Buonajuto
L’intervista al nuovo che avanza in salsa vesuviana, una lunga conversazione a tutto campo col giovane sindaco di Ercolano.
Finalmente riesco ad incontrare – la fonte dei miei mal di pancia – e devo dire che in effetti il personaggio Ciro Buonajuto è accattivante e lo è nella misura in cui si differenzia dal suo irascibile e intrattabile predecessore. Fa il simpatico a oltranza, fa l’amicone anche se non t’ha mai visto e a prescindere dagli strali che da tempo gli invio ma è persona gradevole e corretta nella discussione. Quanno’o diavolo t’accarezza vo l’anema, diceva mia nonna e forse è così ma il nostro compito di cronisti è quello di registrare quel che i tempi ci offrono e lasciarlo ai posteri o chi vorrà trarne le giuste conclusioni.
Innanzitutto ci parli del cosiddetto modello Ercolano poiché tanto se ne parla ma al momento non è ancora chiaro di cosa si tratti.
«Quando si parla di modello Ercolano mi viene un po’ da sorridere perché non esiste un modello Ercolano in assoluto. Io so che fa riferimento al quel modello che mi riguarda quando parlano di me ma il modello Ercolano è anche quello della lotta alla camorra dove esiste una sinergia tra magistratura, commercianti e carabinieri e perché dico che è un modello, perché paradossalmente tutti si sono limitati a fare il loro dovere, i commercianti hanno denunciato e hanno confermato le loro denunce in tribunale, i carabinieri, non soltanto hanno arrestato ma sono stati vicini ai commercianti come se fossero dei fratelli maggiori e la magistratura, non soltanto ha condannato ma ha confermato la presenza dello stato a Ercolano.»
A tal proposito, Ercolano viene spesso riproposta dall’informazione come un luogo dove il racket, l’usura e la camorra non esistono più ma in base a quello che sappiamo e quello che dice lei non sembra proprio così.
«La camorra è stata decapitata, i vertici dei clan sono tutti in galera, va da sé che quando questo accade, il vuoto che lascia la delinquenza organizzata lo devono colmare le istituzioni, non l’assistenzialismo e tanto meno la rassegnazione. Sicuramente la camorra è stata decapitata ma non dobbiamo dimenticare che di fronte alla casa comunale ci sono dei fortini che ci ricordano cos’era Ercolano, non cento anni fa ma quindici anni fa! Bisogna sempre tener alta la guardia perché la legalità è un concetto culturale che va insegnato e metabolizzato e non bastano gli arresti ma ci vuole un lavoro importante nelle scuole.»
Questo senz’altro, è importante parlare ai bambini ma è molto più facile parlare e trasmettere taluni messaggi anche agli adulti …
«Assolutamente sì, non sottovalutiamo il fenomeno, la camorra si sconfigge soltanto quando si crea la cultura della legalità.»
Certo ma problemi di legalità hanno toccato da vicino un elemento importante della sua giunta, non direttamente, questo è chiaro ma un familiare del vicesindaco è stato interessato da una vicenda giudiziaria abbastanza seria. Lei come vede questa cosa?
«Mi farebbe piacere, che con la stessa attenzione ci si concentrasse su una cosa che forse non tutti sapete, perché fa più notizia il provvedimento cautelare degli arresti domiciliari che il provvedimento, preso pochi giorni fa, del riesame.»
Siamo al corrente anche di questa cosa ma, almeno da parte nostra, abbiamo esclusivamente sottolineato l’opportunità o meno di tale scelta e non abbiamo mai enfatizzato sulle due precedenti conferme degli arresti domiciliari.
«La misura cautelare è stata revocata e mi auguro che la magistratura possa fare il suo corso nel più breve tempo possibile affinché possa emergere quella che è la verità e mi auguro che la verità sia quella di un uomo innocente.»
Certamente ma il problema che ci siamo posti e lo abbiamo scritto in un nostro articolo è che l’attuale vicesindaco ha altri due fratelli indagati, in altri due procedimenti diversi. Situazioni che sicuramente si chiariranno ma ci chiediamo fino a che punto sia opportuna politicamente una situazione del genere.
«Io non sono un giustizialista e quindi mi limito solo all’opportunità politica perché sarei un grandissimo egoista se valutassi il comportamento del mio vicesindaco alla luce di quelli che sono gli episodi giudiziari che riguardano la sua famiglia, che ripeto, non sono definitivi, anzi, per quel che riguarda Nicola (Nicola Fiengo, fratello di Luigi attuale vice sindaco, ndr.) è stato emesso un provvedimento che revoca le misure cautelari. Sarei un egoista perché baderei soltanto a quella che è la visibilità di un sindaco e la sua giunta. Io mi limito invece a valutare Luigi Fiengo, il mio vicesindaco sulla base dell’azione amministrativa che lui mette in campo. E che posso dire di lui? Lui ha due deleghe importanti. Tutela degli animali e sport; bene, parliamo della prima, lui, ha creato un banco alimentare per animali, lui, sta lavorando affinché si faccia un bando per la costruzione di un canile a Ercolano che a noi ci costa trecentomila euro l’anno; lui ha ripristinato quello che è un criterio di normalità per l’utilizzo del campo sportivo Solaro perché prima il comune perdeva ottantamila euro all’anno perché il comune consentiva a poche associazioni sportive di utilizzare il campo, ora invece individuando un criterio di rotazione ha ripristinato la normalità ed individuando dei prezzi compatibili col mercato. Quindi veda, il mio vicesindaco sta facendo un lavoro importante e per tanto voglio limitarmi a valutarlo per questo. Qualora però, l’attività giudiziaria che riguarda i fratelli, dovesse condizionare la sua attività politica allora naturalmente ne prenderei atto ma fino a quando non c’è nessun condizionamento … »
Che tipo di condizionamento?
«Se lui, a causa delle vicende giudiziarie dei fratelli, non dovesse svolgere più, come io gli chiedo di svolgere, l’azione amministrativa.»
Quindi basandosi, non su valori oggettivi, ma soggettivi …
«Sì, io valuto lui, se lui dovesse essere condizionato nella sua attività dalle vicende che riguardano la famiglia io ne prenderei atto ma devo dire la verità, lui ha dimostrato una grande responsabilità, ha lavorato più di prima e meglio di prima.»
Capisco ma anche per il suo ruolo o quello della sua famiglia, assistendo i Fiengo, non crede possa essere giudicato conflittuale con la sua carica di sindaco?
«Da quando sono sindaco non li assisto più.»
Sì ma la sua famiglia immagino di sì …
«Mio padre fa l’avvocato ed io faccio l’avvocato, siamo due persone diverse, mi rendo conto che faccia più notizia la famiglia che difende ma in Italia esiste un codice deontologico in virtù del quale a difendere non è una famiglia ma un avvocato. La mia famiglia non difende nessuno!»
Non avete uno studio?
«No, non abbiamo uno studio associato, io sono l’avvocato Ciro Buonajuto, con la mia partita IVA e mio padre con la sua, questo, da quando faccio il sindaco, l’ho fatto, non perché sono furbo, ma per una questione di opportunità, mi sembra giusto che sia così ma soprattutto per non creare condizionamenti all’attività di mio padre. Mio padre difende, o ha difeso Nicola Fiengo ma devo dire la verità, pensando al lavoro che fa mio padre e che faccio anch’io, non capisco e non immagino quale potrebbe essere il vantaggio di mio padre o del suo assistito, dal fatto che io sia il sindaco? Se fossi stato il magistrato presente nel collegio, avrei capito il vantaggio ma non voglio immaginare che la magistratura possa sentirsi condizionata perché l’avvocato dell’imputato ha un figlio che fa il sindaco. Non credo che il mio ruolo possa aver riportato un vantaggio, né a mio padre, né all’imputato.»
Per quel che riguardo un altro contesto conflittuale, vero o presunto che sia, per quel che riguarda la famosa questione della mozione per l’acqua pubblica e il suo ruolo di legale della GORI, cosa ci può dire?
«Nel momento in cui mi sono candidato alle primarie, e non nel momento in cui mi sono candidato sindaco, io ho consegnato le quote per quel che riguarda il mio studio legale … »
Studio legale che non è quello di suo padre …
«È uno studio di cui ero associato e del quale non faccio più parte, io faccio un lavoro autonomo rispetto allo studio legale associato di mio padre. Rispetto alla GORI, mi fa piacere questa domanda, perché quando si parla di acqua pubblica, dobbiamo fare una differenza tra acqua pubblica ed acqua gratuita, perché quando si parla di acqua pubblica, io, e l’ho ribadito tante volte anche pubblicamente, sono uno di quelli che ritiene che l’acqua debba essere pubblica. Io ritengo che la remunerazione del capitale investito non debba esserci e non capisco il motivo per cui mi si attribuiscano responsabilità diverse! Quella mozione poi prevedeva che il sindaco e l’amministrazione invitasse il governo regionale ad adottare un provvedimento, ma è come se qualcuno mi invitasse a chiedere al governo nazionale di cambiare la Costituzione e fare passare la capitale italiana da Roma a Verona!»
Sì ma era una mozione …
«Una mozione che mi invita a cambiare il provvedimento è un esercizio dialettico … »
Ma pare che per quel che riguarda le unioni civili non sia stata fatta la stessa cosa …
«Non è la stessa cosa! È vero che siamo in attesa della norma che disciplinerà le unioni civili o i matrimoni, a seconda di quello che poi verrà licenziato; nel caso di specie invece, noi, abbiamo votato un regolamento che va a disciplinare, per quanto riguarda la materia per competenza dell’amministrazione comunale, le unioni di soggetti dello stesso sesso e di sesso diverso. Faccio un esempio: i servizi sociali, lì dove c’è una famiglia di fatto, l’amministrazione, quello che rappresenta l’autorità sul territorio, deve sapere che lì c’è una famiglia, deve sapere che lì c’è un bambino che potrebbe avere delle difficoltà, deve sapere che c’è una famiglia, una famiglia per come la intendo io, non giuridicamente parlando. Quindi, nei limiti della competenza dell’amministrazione, che sono residuali, ci tenevo a offrire questo segnale.»
Quindi lei sostiene che in questo caso i limiti di azione sono residuali, minimi ma ce ne sono rispetto alla questione della mozione dell’acqua …
«In quel caso, io non posso decidere nulla, per la questione delle unioni civili invece, io consento, grazie a quel regolamento, a due persone che vivono insieme, di comunicare all’amministrazione comunale che a quel determinato numero civico di quella via, esiste di fatto un uomo, una donna ed eventualmente un bambino. Solo questo posso dire e niente più.»
Cosa ci può invece dire sulla questione ambientale di Ercolano?
«È una questione che mi sta molto a cuore. La mia sfida è quella di riuscire a fare quelle cose che gli altri, negli anni precedenti, avevano detto che era impossibile fare.»
Ad esempio?
«Ad esempio un’attività di screening reale sul territorio. Al momento ci siamo affidati solo a degli elementi indicativi, che sono validi, per l’amor di Dio e che ci indicano un alto tasso di patologie da tenere in considerazione, dati indicativi che faccio miei; così come ascolto padre Marco Ricci, che mi dice: – io, quando ero lì (Parrocchia di San Vito nell’omonima frazione, ndr.) celebravo più funerali di quando sono qui – Sono elementi indicativi ai quali la scienza non sempre offre un riscontro ma che un sindaco deve tenere in considerazione altrimenti non è un sindaco, è un burocrate. Io continuo a verificare gli altri elementi indicativi, per esempio ho ascoltato di recente in un convegno il generale Costa del Corpo Forestale, che ha detto una cosa bella e paradossale, ha detto che i pomodorini che crescevano sulla discarica (Cava Montone, ndr.) non erano inquinati ma erano buoni, ciò non toglie che lì non devono crescere!»
Infatti non cresceranno più!
«Aggiungeva poi che il contenuto dei fusti e la schifezza ivi presente non ha raggiunto la falda acquifera, perché sul Vesuvio la falda acquifera sta a cento metri. Così, come quanto detto prima mi allarma, questo mi tranquillizza. Il problema vero, ha aggiunto Costa, sono le polveri sottili dell’amianto che è stato tirato su, paradossalmente, aggiungeva, quando stava giù era meglio.»
Nel concreto cosa si sta facendo?
«Noi abbiamo partecipato a un progetto che di chiama Life plus, che mi auguro ci sia finanziato. Questo progetto, curato dall’assessore all’ambiente Giovanna Di Fiore, prevede lo stanziamento di diverse centinaia di migliaia di euro destinati esclusivamente per Ercolano e per poter avere uno screening scientificamente rilevante, uno screening definitivo, per poter comunicare a tutti i cittadini ciò che respirano e ciò che eventualmente fa male o meno. Dico questo perché l’amministrazione, in questo momento, non credo abbia le risorse per poterlo realizzare ma stiamo lavorando giorno e notte per poter trovare una soluzione.»
A che punto siamo per l’adesione di Ercolano al protocollo della Terra dei Fuochi?
«La commissione bilaterale ci ha garantito che l’impegno del governo, sia regionale che nazionale, riguarderà anche Ercolano; noi, nel frattempo, stiamo monitorando il territorio affinché, là dove ci sia una criticità questa possa essere risolta. Il governo Renzi, che nonostante le critiche che gli sono rivolte credo sia l’unico governo che negli ultimi anni ha deciso di investire sulla Terra dei Fuochi, mentre gli altri hanno fatto solo campagna elettorale. Il governo Renzi ha previsto centocinquanta milioni di euro, il governo De Luca ha confermato che questi soldi verranno distribuiti tra i siti interessati, noi stiamo monitorando affinché a Ercolano quei soldi vengano spesi e spesi bene per eliminare tutte le criticità che ci stanno. Io mi auguro che grazie al governo Renzi la parola Terra dei Fuochi appartenga al passato, dopo la mia amministrazione.»
Per concludere, mettendo sulla bilancia le potenzialità di Ercolano e le sue criticità, in vista della ricandidatura a capitale italiana della cultura, quali sono le prospettive?
«È una sfida ambiziosa col rischio di perderla, e infatti per il 2016 l’abbiamo persa … »
Perché l’avete persa?
Questo non lo so, le motivazioni non ce l’hanno offerte … »
Io me ne sarei interessato … per non sbagliare dopo.
«No perché 2016 e 2017 sono due candidature con lo stesso dossier, quindi le motivazioni non te le offriranno non prima del 25 gennaio 2016. Ma perché la mia è una sfida ambiziosa? Lo è perché io avrei potuto far partecipare la mia città evidenziando Scavi, Vesuvio, Ville Vesuviane, invece, nel dossier, non si parla di questo ma si parla delle sue criticità. Ad esempio, quando ho contattato la Fondazione San Carlo, e l’ho fatta entrare nel progetto Ercolano capitale, non ho chiesto che il coro del San Carlo venisse a cantare negli Scavi, ho chiesto che il coro del San Carlo cantasse a via Trentola, dove c’era la camorra ora c’è il bello! Io non dimentico le mie criticità ma credo che Ercolano debba vincere la sua sfida proprio grazie alle sue criticità, perché se noi riconosciamo economicamente una somma a una città perfetta, questa somma non le cambia la stagione politica e non le cambia il futuro; se questa somma va a Ercolano, noi possiamo far capire ai nostri giovani che con la cultura non solo si può coinvolgere come abbiamo coinvolto ma si può anche pensare al futuro in maniera un po’ più rosea. Noi nella cultura abbiamo investito dove tutti gli altri hanno avuto paura, perché ti giri, guardi l’immondizia, ti giri guardi la strada rotta e dici – Cultura? Ma siamo pazzi? – Noi invece dobbiamo investire in cultura proprio perché abbiamo l’immondizia, la sfida vera non è soltanto una città pulita ma la sfida vera è un ragazzo di quindici anni che ti viene a dire: non perché non hanno alzato la bottiglia ma perché l’hanno buttata. Questa è la sfida culturale, che non è una sfida turistica.»

