I pittori “dimenticati” della “Scuola di Resina”, De Gregorio, Rossano, Cecioni e De Nittis

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Marco De Gregorio, che era di Resina, forse già nel 1855, o forse nel 1861, dopo aver smesso la camicia rossa di garibaldino, aprì uno studio alla Favorita di Portici. Si unirono a lui Federico Rossano e, nel 1863, Giuseppe De Nittis e Adriano Cecioni. Nacque la “Scuola di Resina“,che anni dopo Domenico Morelli chiamò “la Repubblica di Portici“,con maligna allusione alle simpatie politiche di Marco De Gregorio e alla sua manifesta attenzione per i circoli anarchici: e amici tra gli anarchici aveva, allora, anche De Nittis. Corredano l’articolo le immagini di due quadri: l’autoritratto di Federico Rossano e “Edoardo Dalbono a passeggio” ritratto da G. De Nittis.

I pittori della “Scuola di Resina” non vinsero né concorsi né “pensionati”, che, scrisse Adriano Cecioni, erano in mano ad una “camorra” e a Domenico Morelli. Morelli veniva descritto dai nemici, e a, bassa voce anche da qualche amico, come un Papa dell’Arte, a cui era concesso dal Potere il potere di santificare e scomunicare, e anche di assolvere. I quattro fondatori della Scuola – scrisse Diego Martelli, ideologo e patrono dei “Macchiaioli“, – “sono dei “radicali in arte, non riconoscono alcuna autorità “e hanno interesse solo per la verità, e non “per la moda“, né per “il danaro“, De Gregorio morì nel 1876. Francesco Netti, che si era buttato a destra, ma un poco se ne vergognava, commemorò l’amico riconoscendo che in lui l’uomo e il pittore coincidevano, nel segno di un’“onestà rigida e inalterabile, di un cuore aperto e ingenuo. Prima di dire una menzogna in pittura si sarebbe lasciato tagliare le mani.”.

Tuttavia, “non è stato un bravissimo pittore” sentenziò il Netti: che era un buon pittore, ma non aveva né l’occhio né la sensibilità necessari per comprendere la grandezza dell’arte del suo amico. Del resto, le tendenze anarchiche di De Gregorio, attento lettore degli scritti di Bakunin, erano note a tutti, e molti sapevano che anche De Nittis era stato attratto da idee “estreme”: l’anarchico Carlo Cafiero era suo amico d’infanzia. I due quadri le cui immagini corredano l’articolo sono una chiara testimonianza di aspetti importanti delle novità introdotte dalla “scuola di Resina”. Nell’autoritratto Federico Rossano affida alla sua immagine il compito di esprimere non il nobile ossequio ai valori ideali dell’arte, come avevano fatto quasi tutti i pittori prima di lui, ma il silenzioso corruccio di chi “sente” il vivere come un duro, quotidiano combattere. L’uomo raffigurato da De Nittis, di spalle, con bombetta in testa, giacca non proprio elegante, e bastoncino da passeggio, nessuno penserebbe, a prima vista, che sia un pittore: De Nittis, a cui piaceva scherzare e fare ironia, rappresenta con chiarezza il carattere estroso dell’amico, come se volesse ricordarci che Dalbono aveva l’abitudine di incontrarsi all’alba, sull’altura di San Potito, con modelli e modelle, per studiare gli effetti della prima luce: e talvolta, tra i convocati, c’era un incappucciato, la cui presenza induceva abitanti e passanti a sospettare che quel gruppo di persone “celebrasse” riti magici.

Era naturale che Morelli e i pittori della Scuola di Posillipo non parlassero bene dei pittori della “Repubblica di Portici”, ostili, programmaticamente, allo “storicismo romantico “di Morelli e ai paesaggi idealizzati di Giacinto Gigante, di Filippo Palizzi, di Gabriele Smargiassi. I “porticesi” si proposero di seguire la “lezione” dei Macchiaioli e di rappresentare la vita vera e la fatica quotidiana degli “umili”: questo progetto spinse De Gregorio e Laezza a girare per la campagna vesuviana e ad osservare con grande attenzione il mondo dei contadini. Molti pittori si fecero conquistare dal programma dei “porticesi”, ma delle opere di pochi abbiamo notizie precise. Per esempio, di Giuseppe Giuliani, “una enigmatica figura di pittore di origine pugliese, si sa poco o niente ed è probabile, data anche la qualità del suo lavoro, che più di uno dei suoi quadri circoli oggi sotto il nome di qualche più illustre contemporaneo. Anche molti dipinti della produzione di De Gregorio sono andati dispersi, il che rende assai difficile una ricostruzione attendibile della sua vicenda artistica.”( Christine Farese Sperken).

Somma Vesuviana, riceviamo e pubblichiamo un appello per la pace sottoscritto da un gruppo di docenti

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Riceviamo e pubblichiamo d un gruppo di docenti del Liceo Torricelli Siamo un gruppo di docenti del Liceo Torricelli di Somma Vesuviana e con il presente documento, che sottoscriviamo a titolo esclusivamente personale, desideriamo avviare una riflessione critica, istituire un dialogo aperto e assumere una chiara posizione in merito agli eventi in corso nel mondo e, in particolare, in Palestina. Il ritorno della guerra in Europa, i numerosi conflitti su scala globale e l’accelerazione della corsa al riarmo rappresentano una grave minaccia per la convivenza civile e la pace tra le nazioni. In questo contesto, insieme all’incertezza, crescono le preoccupazioni per il destino delle generazioni future. A Gaza, teatro di macerie e morti, abbiamo assistito con dolore a un crimine che è stato riconosciuto dalla Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite come “genocidio”, perpetrato da un esercito contro un popolo, attraverso il blocco dell’ingresso di farmaci, attrezzature mediche, cibo e acqua. La privazione di risorse vitali, unita agli attacchi indiscriminati, ha trasformato il territorio palestinese in una prigione a cielo aperto, in cui il diritto alla vita e il rispetto della dignità umana sono stati costantemente negati. Allo stesso tempo, la comunità internazionale si è rivelata incapace di porre un argine effettivo alle persistenti violazioni del diritto, come ha dimostrato la repressione subita dalla due missioni civili e umanitarie della Global Sumud Flotilla e della Freedom Flotilla. Il dramma in Palestina è divenuto ormai un simbolo del progressivo smarrimento morale e civile dell’Occidente, del fallimento dell’universalismo della ragione e della crisi dei principi fondanti della nostra identità culturale: il rispetto dei diritti umani, la dignità della persona, la libertà, la democrazia e la giustizia. La ferita aperta nell’ottobre del 2023 con l’attacco di Hamas a Israele e il massacro di inermi cittadini ha dato il via a una spirale di violenza e odio che non ha risparmiato né uomini né principi. Le recenti trattative di pace, pur con i loro limiti, hanno aperto sicuramente uno spiraglio di speranza, che tutti auspichiamo si concretizzi in una definitiva e stabile conclusione dei bombardamenti ai danni della striscia di Gaza, nella restituzione di tutti gli ostaggi e nella reale possibilità di una convivenza pacifica tra israeliani e palestinesi. Ma siamo consapevoli che si tratta di obiettivi ambiziosi e sicuramente non raggiungibili nell’immediato. Il rischio ancora più grave è che, avviato il percorso, cali il sipario sulla Palestina e di qui a qualche tempo l’oblio avvolga quanto è accaduto. Per questo dinanzi ad un simile scenario, in qualità di cittadine e cittadini, ma anche e soprattutto in qualità di insegnanti siamo chiamati a non restare in silenzio, pena il fallimento del nostro ruolo e della nostra funzione sociale. La scuola si configura come uno spazio pubblico di relazioni, in cui poter edificare un patrimonio di conoscenze, idee e riflessioni, atto a conoscere e perfezionare se stessi, il mondo e l’umanità; ad ampliare l’orizzonte delle diverse esistenze; a discernere tra le molte azioni umane quelle conformi alla dignità della nostra natura. A partire da questa visione, riconosciamo con fiducia la capacità delle nuove generazioni di assumere un ruolo attivo e consapevole, come protagonisti di un futuro più giusto, solidale e orientato al bene comune. Alla scuola spetta il compito di sostenere questo potenziale, offrendo strumenti di pensiero critico, spazi di confronto e solidi riferimenti etici e culturali. In piena coerenza con i principi fondamentali della Costituzione italiana, ribadiamo con fermezza il nostro impegno per la promozione della pace e il rifiuto categorico della «guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Alla luce di quanto sopra esposto, i docenti firmatari:
  • esprimono una ferma condanna contro ogni forma di occupazione, apartheid, colonialismo e genocidio, con particolare riferimento alla situazione in Palestina;
  • riconoscono la responsabilità e la necessità, come educatori ed educatrici, di promuovere la consapevolezza storica e il senso critico degli studenti, anche rispetto all’attualità e al contesto geopolitico;
  • desiderano promuovere momenti di riflessione pubblica, anche in collaborazione con gli studenti, le famiglie e il territorio, sui temi della pace, dei diritti umani e del diritto internazionale;
  • si impegnano a monitorare attentamente e costantemente l’attuale scenario internazionale, con particolare riguardo all’evoluzione della situazione geopolitica, alle iniziative umanitarie intraprese e alle forme di resistenza civile e non violenta;
  • hanno intenzione di trasmettere questo documento ai media e ai giornali locali e nazionali, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica e mantenere viva l’attenzione sulle vicende in Medio Oriente e in altre aree del mondo interessate da guerre;
  • ribadiscono con forza che la scuola non può essere neutrale di fronte alla disumanità e all’ingiustizia, e che il nostro ruolo educativo implica una presa di posizione chiara e pubblica a favore della pace, della dignità umana e della legalità internazionale.
È il nostro piccolo contributo affinché quanto accaduto in Palestina non abbia mai più a ripetersi! Per la vita e per la pace, contro la morte e la guerra. Nella terra di Palestina come in ogni altra parte del mondo.      

Afragola sotto assedio, in meno di 24 ore 2 sparatorie

In questi giorni ad Afragola regna il caos, in meno di 24 ore si sono verificate 2 sparatorie, 3 ragazzi feriti

Nella serata di ieri, martedì 21 ottobre, poco dopo le 23, in Traversa Murillo Fatigati, sono stati sparati 40 colpi d’arma da fuoco contro un’abitazione.

Sembrerebbe trattarsi di una “stesa”, ma la dinamica è ancora tutta da chiarire. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Casoria che hanno

trovato, sparsi sull’asfalto, 40 bossoli di vario calibro.

Questi sono stati scagliati contro un’abitazione appartenente a due incensurati, apparente bersaglio dell’azione. Non si registrano feriti, ma la tensione e la paura nei cittadini è forte.

Stando ad una prima ricostruzione delle forze dell’ordine, a sparare sarebbero stati degli sconosciuti a bordo di un’auto, fuggiti subito dopo l’operazione.

Questo episodio è accaduto a distanza di meno di 24 ore dalla prima sparatoria. Infatti, la notte precedente si è verificato un’agguato in Via Sportiglione, ad Afragola, fuori un bar.

In questa occasione sono stati esplosi 15 colpi, provenienti da un auto che aveva sparato per uccidere.

Sono stati feriti 3 ragazzi: un 18enne e un 28enne già noti alle forze dell’ordine per spaccio e contrabbando e un 28enne incensurato.

Uno è stato colpito alla nuca, uno alla spalla e l’altro all’addome. I ragazzi sono stati trasportati d’urgenza all’Ospedale Cardarelli e all’Ospedale di Frattamaggiore e nessuno di loro è in pericolo di vita.

Le indagini sono coordinate dal nucleo investigativo di Castello di Cisterna e hanno accertato che i colpi non erano dello stesso calibro, il che significa che sono state usate più armi.

Analizzando il modus operandi dell’operazione, sembrerebbe trattarsi di una matrice mafiosa.

A seguito di questa situazione insostenibile, il prefetto di Napoli Michele Di Bari si è recato ad Afragola, subito dopo aver partecipato ad un convegno sulla devianza giovanile a Caivano.

Il Prefetto ha dichiarato: “Serve una risposta unitaria dello Stato. Il modello Caivano ci insegna che alla repressione deve affiancarsi il recupero sociale, perché senza coesione e responsabilità collettiva la violenza continuerà a ripetersi”.

Sono in corso le indagini per individuare la direzione di fuga e i responsabili. Gli inquirenti stanno analizzando i bossoli e le immagini delle telecamere di sorveglianza installate nella zona.

La popolazione di Afragola è ferita e spaventata da questi episodi criminali e chiede tutela da parte delle istituzioni, sperando che tutto questo passi presto.

Sgominata la gang dei rapinatori che ha terrorizzato il Vesuviano

Stamattina la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere emessa dal Tribunale di Nola, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di due soggetti di 34 e 30 anni, per i reati di concorso in rapina pluriaggravata e continuata, furto e ricettazione. Il 3 Settembre 2025, tra le ore 19:30 e le ore 21:30, due uomini, a bordo di un’automobile, con il volto travisato da maschere raffiguranti una nota saga cinematografica ed armati di pistola, hanno consumato ben cinque rapine in rapida successione, tutte ai danni di personale impiegato presso vari Distributori di carburante, nei Comuni di Sant’Anastasia, Somma Vesuviana e Pomigliano d’Arco. L’immediata attività d’indagine, svolta da personale della Squadra Mobile, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola, articolatasi  nell’escussione delle vittime e di alcuni testimoni e nella visione delle immagini degli impianti di videosorveglianza pubblici e privati presenti nelle zone interessate, ha consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dei due uomini in relazione a ben 11 episodi delittuosi,  nel periodo che va dal 3 settembre al 9 ottobre 2025, che hanno consentito loro di trare un profitto di circa 10.000 €. Si è accertato, inoltre, che i due destinatari dei provvedimenti, utilizzano come “covo” un’abitazione nel Comune di Acerra (Na) all’interno del quale conservano armi, veicoli rubati ed altro materiale utilizzato per commettere le rapine. Il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

Sant’Anastasia, maggioranza in frantumi. Loading: il ciclo del sindaco è finito

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Mancano pochi mesi alle prossime elezioni comunali. Nel frattempo la maggioranza perde altri due consiglieri e un assessore al bilancio. Ormai resta poco o niente di quella squadra di governo scelta dai cittadini nel lontano 2019.

Tuttavia, nel corso dell’ultimo consiglio comunale, in un ennesimo delirio di onnipotenza, attraverso una visione quasi imperiale del proprio mandato elettorale, a quanto pare il ruolo dei consiglieri è inutile: il Sindaco dichiara di voler andare avanti a testa bassa.

Come d’abitudine, non sono mancate minacce e offese, stavolta divise equamente tra le due ali dell’assise. Al consigliere Mario Gifuni e a Santina Viola, ai quali va la nostra vicinanza, il sindaco ha riservato pesanti offese e toni minacciosi del tutto fuori luogo e insensati. Il disco suona sempre la stessa musica: o con me, o contro di me.

Ma il passaggio al limite del grottesco il primo cittadino ce l’ha riservato quando ha sostenuto di voler allertare le forze dell’ordine affinché vigilino sulle prossime elezioni. Secondo lui è necessario prevenire eventuali comportamenti fuori legge di taluni candidati. L’ennesima ridicola lezioncina di moralità da parte di chi ha più volte macchiato di fango il proprio passato politico continuando, però, a sentirsi migliore degli altri.

Arriva addirittura ad attaccare la Costituzione italiana e il sistema elettorale, affermando che siano sbagliati. Sbagliati come le leggi che permettono a un consigliere eletto dal popolo di poterlo sfiduciare, ignorando che si tratta delle stesse leggi che gli hanno permesso di ricandidarsi malgrado una condanna.

Sant’Anastasia Loading è disgustata da uno spettacolo talmente mortificante per le massime istituzioni cittadine. Lo è ancor di più per i cittadini costretti a subire tanta ipocrisia e tanta incapacità. Eppure manca poco. Una manciata di mesi e lo scenario potrebbe essere totalmente ribaltato.

Per cinque lunghi anni abbiamo lavorato senza sosta. Abbiamo avanzato proposte, organizzato iniziative, abbiamo tenuto vivo il dibattito politico garantendogli la giusta dignità. Peccato che dall’altra parte ci siamo scontrati con un livello di preparazione politica del tutto inadeguato alle aspettative.

Per questo sarà necessario riprogrammare da zero le politiche sociali, ripristinare le attività culturali di un paese che dispone di mille risorse ad oggi ignorate. Altrettanto urgenti saranno gli interventi sull’economia che, negli ultimi anni, ha visto collassare numerose attività commerciali.

Sant’Anastasia è stata offesa, umiliata, degradata. Farla ripartire non sarà semplice, ma sentiamo il dovere di mettere a disposizione ogni nostra competenza affinché i cittadini tornino a essere orgogliosi della propria classe politica.

Guerra ufficializza la candidatura: “Credo nell’impegno civile”

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Riceviamo e pubblichiamo Giusiana Guerra : “Mi candido perchè da sempre credo nell’impegno civile !”.     “Alle Regionali di Novembre, in Campania, sono candidata nella lista di Forza Italia e lo faccio perchè credo nell’impegno civile. Da sempre credo nel valore dell’ascolto come strumento concreto per costruire una società più equa. Sono con i giovani, per i giovani, sono con le famiglie, con chi crede che anche la diversità sia una ricchezza e sono con le imprese, con la ricerca scientifica, con il mondo della scuola. Dobbiamo creare e dare percorsi nuovi per fare della Campania la regione in grado di attirare ricercatori, giovani, imprese, investimenti. Sono disponibile ad incontrare tutti!”. Lo ha affermato Giusiana Guerra, sommese che ha ufficialmente la sua prima scesa in campo in politica, alle Regionali di Novembre.   E la Guerra interviene subito su quanto è accaduto in queste ore a Caivano!   “Il ritrovamento di coltelli a scuola, a Caivano, e’ un segnale grave di disagio giovanile. Ora dobbiamo ricostruire il tessuto sociale, sostenere le famiglie e ridare fiducia ai ragazzi. Questi fatti, purtroppo non accadono solo a Caivano. Colgo l’occasione per esprimere tutto il mio apprezzamento per quanto sta facendo don Maurizio Patriciello. E’ fondamentale fare rete sul territorio coinvolgendo le famiglie. Ottimo il lavoro del Governo nazionale – ha concluso la Guerra – del quale Forza Italia ne è parte, con la realizzazione di spazi, strutture sportive. Dobbiamo continuare a lavorare sul tessuto sociale del territorio, non fermarci dinanzi alle sfide di cambiamento. La risposta deve essere sociale, culturale e comunitaria: dobbiamo ridare dignità alla scuola. Solo unendo istituzioni, comunità e famiglie potremo trasformare la paura in speranza e dare nuova vita alla Campania”.

Tentativo di occupazione al Liceo Vittorio Imbriani: gli aggiornamenti

Ieri mattina, 22 ottobre, intorno alle 7:30, un gruppo di studenti ha chiesto con insistenza le chiavi al personale del Liceo Vittorio Imbriani di Pomigliano d’Arco. Spaventato dalla situazione, il personale ha immediatamente contattato le forze dell’ordine. Non riuscendo ad accedere all’edificio, gli studenti hanno occupato l’ingresso principale, impedendo così il regolare svolgimento delle lezioni. All’arrivo della dirigente scolastica e dei rappresentanti delle istituzioni competenti, il tentativo di occupazione si è trasformato in vero e proprio un sit-in. La situazione si è risolta con la decisione di convocare un’assemblea straordinaria in data odierna. Intorno alle 13:00 di ieri, gli studenti hanno lasciato l’area e fatto ritorno a casa. Le proteste degli studenti nascono dal malcontento verso i lunghi tempi d’intervento della Città Metropolitana, accusata di non agire con tempestività di fronte alle carenze strutturali del plesso. L’incontro previsto per questo pomeriggio avrà lo scopo di chiarire le problematiche e favorire il dialogo tra studenti e istituzioni, nella speranza che la parola e il confronto possano prevalere su forme di protesta più radicali come l’occupazione.

Napoli, torna l’annuale appuntamento della Fondazione San Bonaventura con biblioteche, archivi e musei

Nel contesto delle celebrazioni dei 2500 anni di Storia di Napoli riparte il progetto annuale SBAM Ed. 2025: il consueto appuntamento della Fondazione San Bonaventura rivolto agli operatori culturali del mondo delle biblioteche, degli archivi e dei musei.

La location è la Biblioteca Fra Landolfo Caracciolo, nel cuore del Complesso monumentale San Lorenzo Maggiore in via Tribunale 316, un’oasi di fede e cultura, che s’ affaccia su piazza San Gaetano a Napoli, dove confluisce l’antica via San Gregorio Armeno. L’ evento, giunto alla quinta edizione, è stato realizzato grazie al contributo della Regione Campania in collaborazione con il Ministero della Cultura. Il 24 ottobre, dopo la registrazione dei partecipanti, vi saranno due sessioni: la prima a partire dalle ore 10:00 fino alle 13:00; e una seconda dalle 15:00 alle 18:00. Il giorno dopo, il 25 ottobre, una terza sessione sempre dalle 10:00 alle 13:00 e una sessione conclusiva a partire dalle 15:00 con la consegna finale del Premio Maneant 2025, che gratifica la resilienza di operatori culturali e istituti (archivi, biblioteche e musei), specialmente quelli periferici. Tantissime le personalità presenti. Valorizzare il patrimonio librario, documentario e museale significa riaffermare i valori profondi della storia millenaria di Napoli, ancora oggi un esempio culturale unico. Da qui nasce, soprattutto, la forte necessità di riflettere sul rapporto tra le professioni culturali, da una parte, e l’intelligenza artificiale generativa, dall’altra. La Cultura è pronta ad affrontare l’impatto con le IA? Saranno numerosi, allora, i tavoli di lavoro e i punti focali che aiuteranno i partecipanti, in questi due giorni, ad approfondire le nuove sfide lanciate dall’intelligenza artificiale. A tutto ciò bisogna aggiungere anche la digitalizzazione del patrimonio culturale: un tema non nuovo, poiché da decenni si lavora con scanner, metadati e archivi online. Oggi, però, con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, tutto potrà cambiare in quanto le banche dati digitali non sono più solo un contenitore, ma un interlocutore attivo, capace di generare e restituire conoscenza in forme nuove e imprevedibili. L’ evento, certamente, metterà a confronto operatori culturali e gestori dei grandi contenitori digitali al fine di aprire un dibattito su più piste come il ruolo delle raccolte digitali nella costruzione della memoria storica e sui modelli partecipativi per la valorizzazione delle risorse digitali, considerando non solo il ruolo dell’utente, ma anche quello dell’operatore culturale – sia esso bibliotecario, archivista o storico dell’arte – nella costruzione di architetture digitali integrate. Si porrà tanta attenzione sull’intelligenza artificiale che sta trasformando l’accesso, l’organizzazione e l’interpretazione del patrimonio culturale. Questa relazione propone una riflessione sul ruolo dell’operatore culturale nell’era dell’IA: tra automazione e personalizzazione. Quali competenze servono per garantire una mediazione critica, inclusiva e responsabile? Infine si aprirà la dinamica di un laboratorio che, con l’intento di offrire un contributo alle celebrazioni per i 2500 anni di Napoli, proporrà un confronto attorno a una sperimentazione condotta dalla Direzione Generale per la Digitalizzazione e la Comunicazione del MiC. Utilizzando tecnologie di intelligenza artificiale applicate a banche dati digitali (libri, archivi, opere d’arte) relative al patrimonio della Campania, sono stati generati percorsi culturali e tematici innovativi sulla storia millenaria del territorio. Il tavolo di lavoro, strutturato in forma laboratoriale, presenterà i risultati dell’esperimento e ne discuterà limiti, potenzialità e prospettive con l’apporto di bibliotecari, archivisti e storici, per riflettere sul ruolo delle istituzioni culturali nella costruzione di nuove forme di narrazione digitale.
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“La stazione dei Carabinieri torna in città”: l’annuncio del sindaco di Nola

Riceviamo e pubblichiamo

“Ho chiesto al Prefetto e alle forze dell’ordine di potenziare il controllo del nostro territorio ed  ho ricevuto concrete rassicurazioni sulla  maggiore presenza in città, con particolare attenzione al centro storico, soprattutto nei fine settimana. Più controlli, più posti di blocco, maggiore sicurezza a piedi per le zone ad alta sensibilità”: è quanto riferisce il sindaco di Nola, Andrea Ruggiero che ieri ha preso parte al Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato dal Prefetto di Napoli Michele di Bari all’indomani della rapina ai danni di un gioielliere.

“Quello di ieri – aggiunge il primo cittadino – è stato un confronto proficuo e concreto, che ci ha permesso di affrontare con lucidità le criticità del territorio nolano, in particolare quelle legate ai luoghi della movida e alla sicurezza dei giovani nei fine settimana”.

“In più – annuncia  Ruggiero – entro la fine 2025 ritornerà la stazione dei Carabinieri in città, che avrà sede al primo piano dell’edificio  delle Poste di piazza Sant’Antonio Abate”.

“Parallelamente  – spiega il primo cittadino – proseguiranno i lavori nella sede definitiva della Compagnia di Nola in via Amerigo Vespucci, con l’obiettivo di restituire alla città nel minor tempo possibile un comando moderno e pienamente operativo”.

Juve Stabia in amministrazione controllata: clan inflitrati in biglietti, tifo e catering

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“La criminalità organizzata aveva messo le mani su tutto: spostamenti della squadra, gestione della sicurezza, vendita dei biglietti e perfino delle bibite. Ai calciatori restava solo il compito di scendere in campo”.
Con queste parole il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, ha spiegato i motivi che hanno portato all’amministrazione controllata della Juve Stabia, società calcistica di Castellammare di Stabia.

FIGC VUOLE GLI ATTI, PARTITE A RISCHIO RINVIO

Il procuratore federale Giuseppe Chinè ha chiesto di acquisire tutti gli atti alla Procura di Napoli per valutare l’impatto del provvedimento sul campionato. La squadra dovrebbe scendere in campo domenica a Padova e mercoledì 29 ottobre affrontare il Bari allo stadio “Menti”. Tuttavia, sia Gratteri che il prefetto di Napoli, Michele di Bari, non escludono la possibilità di rinviare gli incontri in programma.

IL PROVVEDIMENTO DEL TRIBUNALE DI NAPOLI

La misura di prevenzione è stata disposta ai sensi dell’articolo 34 del Codice Antimafia ed eseguita dalla Polizia di Stato su disposizione della Procura partenopea. Il Tribunale di Napoli – Sezione Misure di Prevenzione ha emesso il decreto lo scorso 13 ottobre, accogliendo la proposta congiunta del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, del procuratore di Napoli e del questore.
Il provvedimento, che dispone la gestione giudiziaria dei beni della SS Juve Stabia Srl, nasce da una complessa attività d’indagine e da un’approfondita analisi patrimoniale che hanno evidenziato un sistema di infiltrazione mafiosa da parte del clan D’Alessandro, storicamente dominante nel territorio stabiese.

GLI ELEMENTI DELL’INCHIESTA

Secondo gli inquirenti, la società sportiva sarebbe stata coinvolta in un meccanismo di condizionamento sistematico, con diversi settori operativi affidati a soggetti vicini o appartenenti alla criminalità organizzata: dalla sicurezza interna allo stadio ai servizi di ticketing, fino alla gestione delle pulizie e del trasporto della prima squadra.
Le indagini si sono basate su dichiarazioni di collaboratori di giustizia e sull’ascolto di conversazioni registrate in carcere, anche con esponenti del clan Cesarano, rivelando una fitta rete di rapporti economici tra la società sportiva e imprese contigue alla camorra.

DAI DASPO AL CONTROLLO DEL TIFO ORGANIZZATO

Durante la partita Juve Stabia – Bari del 9 febbraio scorso, la polizia ha sorpreso un noto tifoso con precedenti penali, già destinatario di Daspo, impiegato ai tornelli come addetto al filtraggio.
Le verifiche sul sistema di biglietteria hanno inoltre svelato una diffusa alterazione dei dati anagrafici per permettere l’accesso allo stadio a persone interdette o pregiudicate, molte delle quali legate al clan D’Alessandro.

La presenza criminale si sarebbe estesa anche alla tifoseria organizzata, con numerosi provvedimenti di divieto di accesso emessi nell’ultima stagione calcistica: 22 Daspo fuori da episodi di violenza e altri 16 legati a scontri durante le partite.

FESTE, ULTRAS E POTERE LOCALE

Gli investigatori hanno sottolineato come il legame tra il tifo organizzato e la criminalità locale sia emerso in modo evidente durante la manifestazione del 29 maggio organizzata dal Comune di Castellammare per celebrare i successi sportivi della squadra.
Sul palco, accanto a dirigenti, autorità e rappresentanti istituzionali, erano presenti anche figure note del tifo stabiese, alcune con precedenti penali e provvedimenti restrittivi in corso.

SOSPETTI ANCHE NEL SETTORE GIOVANILE

Infine, l’influenza mafiosa sarebbe arrivata a toccare anche la struttura tecnica del vivaio, con la nomina di responsabili già sanzionati dalla giustizia sportiva e ritenuti in contatto con ambienti criminali.
Per la Procura, l’assenza di adeguati meccanismi di controllo interni ha consentito il consolidarsi di un sistema di commistione tra calcio e camorra che ora la magistratura intende interrompere attraverso l’amministrazione giudiziaria della società.