Il Lutto nell’era Digitale e dell’IA: la presenza irrevocabile di un assente

Dall’inizio della storia, l’uomo ha conosciuto la malattia, il dolore, l’infelicità e l’ineluttabile morte. “Non si muore perché ci si ammala, ma ci si ammala perché bisogna morire” afferma Umberto Galimberti, descrivendo la natura tragica della vita umana. Tuttavia, nell’era della tecnica questa domanda di senso viene radicalmente rimossa e risolta nella ricerca della funzionalità ed efficienza. La tecnica in possesso del medico oggi è sempre maggiore e le procedure sempre più efficienti, si pensi all’uso sempre più esteso dell’Intelligenza Artificiale e degli Algoritmi (Generative AI for Healthcare) nel campo della diagnostica e nei prossimi anni della prognostica e del sistema delle decisioni, così come nelle terapie sempre più personalizzate e di precisione.

L’uomo moderno ha dovuto allargare la sua visuale sulla morte, visto che la modernità l’ha resa quasi inopportuna per un individuo che ormai insegue il mito dell’immortalità (Morin, 2002). Questo cambiamento è stato caratterizzato da una tendenza sistemica a escludere la morte dall’ambito pubblico e domestico, un processo sociologico analizzato in modo incisivo da Norbert Elias. Sicuramente la tecnologia ha demolito il tabù della morte. L’ecosistema online attuale e l’IA, ha però introdotto una nuova “presenza invasiva” della morte, inoltre avvicina chi sta vivendo la stessa sofferenza: «L’interattività dei social crea aggregazione, intorno al memorial si forma una comunità che condivide lo stesso dolore. Questo scambio è prezioso soprattutto oggi, visto che si sono quasi persi i rituali per elaborare il lutto nella società; un tempo c’erano le veglie e i rosari, adesso ci sono le commemorazioni online» sostiene Ziccardi nel suo libro “Il libro digitale dei morti”. Il sorgere di questa nuova realtà ha portato alla nascita di campi di studio specialistici, come la Tanatologia Digitale o Digital Def, dedicati a comprendere come le tecnologie stiano modificando la nostra interazione con la morte, il lutto, la memoria e l’immortalità. Affrontare il lutto nell’era digitale significa riconoscere che la perdita si manifesta in un contesto di presenza paradossale e persistente. Il principale impatto psicologico e psichiatrico di questa nuova realtà è l’aumento della vulnerabilità allo sviluppo del Disturbo da Lutto Prolungato (PGD), causato in parte dalla difficoltà nel raggiungere l’accettazione e dall’impedimento strutturale all’oscillazione funzionale prevista dal Modello del Processo Duale (DPM) di Margaret Stroebe e Henk Schut: orientamento verso la perdita (Loss-Oriented), tutte le emozioni e azioni direttamente legate al dolore, al ricordo della persona deceduta, alla tristezza, al bisogno di rielaborazione. Orientamento verso il ripristino (Restoration-Oriented): le azioni e i pensieri rivolti alla ricostruzione della propria vita, alla gestione delle nuove responsabilità, alla ricerca di nuovi significati.

La Digital Death è definita dal cortocircuito esistenziale generato dalla costante veicolazione della presenza nel web, in netto contrasto con l’assenza fisica e l’irrevocabilità che caratterizzano la morte biologica. Il WEB, un luogo di perenne attualità e simultaneità, crea un singolare paradosso: l’interruzione del flusso vitale viene bypassata dalla permanenza della traccia elettronica. In questo contesto, lo status del defunto diventa, per citare Thomas Macho, “l’incarnazione della presenza di un assente“. Questo fenomeno si manifesta in modo acuto nella gestione dei profili social. I profili restano attivi, ma “congelati”, ovvero privi di continuità nelle pubblicazioni, ma permanentemente accessibili. Questa situazione genera complesse problematiche di natura psicologica per i familiari. Da un lato, il profilo del defunto funge da “rifugio” che raccoglie un numero di ricordi e contenuti senza precedenti. Dall’altro lato, i parenti in lutto sperimentano questa presenza come un “ricatto costante” poiché ogni connessione e accesso al profilo evoca la sensazione che il defunto sia ancora “vivo”. L’irrisolto psicologico indotto da questo paradosso digitale si pone come un ostacolo significativo all’elaborazione sana del lutto. I modelli classici suggeriscono che la risoluzione del lutto implichi una graduale “disinvestitura” affettiva dall’oggetto perduto. La presenza continua digitale, agendo come un ricatto emotivo costante, sabota questo meccanismo fisiologico. La spinta verso l’immortalità digitale rappresenta il tentativo più estremo di aggirare la mortalità biologica, dissociando l’identità elettronica dall’esistenza fisica. Invenzioni come Eterni.me, Eter9 e Lifenaut mirano a creare cloni o “spettri digitali” capaci di pensare e comunicare anche in assenza della persona fisica.

La necessità umana di ritualizzare la perdita si è tradotta in spazi digitali specifici. I rituali digitali, come i cimiteri virtuali (il primo fu creato da Michael Stanley Kibbee 24 anni fa), sono luoghi “discorsivi” che cercano di ridefinire il tempo e lo spazio del lutto. Su scala più ampia, le piattaforme social media fungono de facto da spazi di memoria collettiva. Facebook è già considerato “il più grande cimitero del mondo”, con stime che prevedono che il numero di utenti deceduti supererà quello degli utenti vivi entro il 2098, data la decisione di non eliminare automaticamente gli account.

La clinica psichiatrica ha oscillato nella definizione del lutto come disturbo. Già nel 1915, Freud aveva avvicinato il lutto non elaborato alla melanconia. Successivamente, la sofferenza persistente è stata concettualizzata come un “blocco evolutivo” o “lutto congelato,” in cui l’esistenza del soggetto viene paralizzata dal momento doloroso della perdita. Prima dell’attuale classificazione, i modelli clinici riconoscevano varie forme patologiche, tra cui il Lutto Cronico (incapacità di riprendere la vita quotidiana ad anni di distanza dalla scomparsa, spesso accompagnato da disattenzione per la propria salute fisica e abuso di sostanze), il Lutto Ritardato (risposte eccessive a eventi recenti che attivano temi legati a una morte lontana), e il Lutto Inibito (caratterizzato da preoccupazioni croniche e pensieri di morte). Il riconoscimento internazionale del Disturbo da Lutto Prolungato (Prolonged Grief Disorder – PGD) rappresenta un passo cruciale nella tassonomia clinica, distinguendo il dolore persistente e invalidante (la malattia) dalla tristezza intensa ma funzionale (il lutto normale). Questa classificazione permette ai clinici di orientarsi verso protocolli di intervento specifici. Il PGD è caratterizzato da un dolore persistente e intenso per la perdita. Affinché lo stato depressivo e l’impoverimento della vitalità siano considerati disfunzionali e invalidanti, e per differenziarlo dal lutto normale, sono stati stabiliti criteri temporali precisi. Nel DSM-5-TR (2022), il disturbo è diagnosticabile se persiste per almeno 12 mesi negli adulti (6 mesi in bambini/adolescenti), con una sintomatologia focalizzata sul desiderio intenso (longing), la preoccupazione per il defunto e un dolore emotivo persistente. Analogamente, l’ICD-11 (2018) include il Grief Disorder (GD), richiedendo una durata minima di 6 mesi per preoccupazione intensa o angoscia che persiste in modo disfunzionale. I dati epidemiologici indicano che il PGD non è un’evenienza rara. In ampi campioni, la prevalenza di casi probabili è stata stimata intorno al 5.4% utilizzando i criteri ICD-11.

Affrontare il lutto nell’era digitale, cosa fare? Nel trattamento del Disturbo da Lutto Prolungato (PGD), la psicoterapia trova la sua ragion d’essere nella supposizione che alcune sofferenze umane possano essere vinte o ridotte. Un aspetto cruciale del superamento del lutto è il processo di Meaning Making, ovvero la ricerca di nuovi significati e obiettivi di vita per ridefinire il futuro. La terapia mira a trasformare le rappresentazioni avverse della perdita (ad esempio, una malattia minacciosa) in scene di vita affettivamente positive (ad esempio, vedersi come una persona più forte grazie all’esperienza passata). La Psicoterapia Multimediale, sviluppata dal Professor Domenico Arturo Nesci, rappresenta un approccio innovativo che riconosce la centralità dei media digitali nella memoria. Questa tecnica utilizza attivamente suoni, video e immagini del defunto per aiutare il paziente a elaborare il distacco e superare i “blocchi evolutivi” o il “lutto congelato”. Riconoscendo che i ricordi sono ormai indissolubilmente legati ai media digitali, la psicoterapia multimediale trasforma il mezzo di potenziale riattivazione traumatica (il ricordo digitale) in uno strumento di guarigione. Offre un rituale di saluto psicodinamico e tecnologicamente aggiornato, fornendo al paziente un contesto controllato per affrontare l’onnipresenza del ricordo e facilitando il “far ripartire la vita”. Tecniche di Riconnessione Simbolica (IADC). La tecnica IADC (Induced After-Death Communication) è un’opzione che offre ai dolenti la possibilità di affrontare la perdita in modo profondo e simbolico, facilitando una comunicazione simbolica indotta con il defunto. Nel contesto della Digital Death, dove la presenza del defunto è iper-reale (il profilo congelato), l’IADC è particolarmente rilevante. Se la traccia digitale impone un dialogo esterno e potenzialmente patologico (il “ricatto costante”), l’IADC aiuta il paziente a internalizzare il dialogo e a spostare l’interazione da un piano esterno (il profilo) a un piano simbolico interno (il significato), permettendo così l’integrazione e la risoluzione della perdita.

Famaci, si o no? L’uso di farmaci nel lutto prolungato è un argomento complesso e va sempre valutato da un medico specialista (psichiatra): le evidenze indicano che gli antidepressivi non sono considerati il trattamento primario per il lutto prolungato in sé. Tuttavia, possono essere prescritti se il lutto prolungato si accompagna a un Disturbo Depressivo Maggiore (che può avere sintomi sovrapponibili ma con focus diverso) o ad altri disturbi d’ansia. In questi casi, lo specialista valuterà l’uso di farmaci come gli SSRI (Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina) o altri tipi di antidepressivi. Ansiolitici: a volte vengono usati per brevi periodi per gestire sintomi acuti di ansia o insonnia, ma c’è il rischio di dipendenza e non trattano la causa del disturbo. Il loro uso dovrebbe essere limitato nel tempo. L’emergere di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale per creare avatar o griefbots pone seri dilemmi etici. L’utilizzo di strumenti che mantengono l’identità del defunto in una forma rigida e “mummificata” comporta il rischio deontologico di favorire una dipendenza patologica e ostacolare l’accettazione della perdita. La discussione etica deve concentrarsi sulla dignità della memoria postuma e sul diritto dei familiari a elaborare l’assenza in modo sano. Il rischio è che l’industria tecnologica promuova una forma di “immortalità” statica e disfunzionale, compromettendo il processo di adattamento e re-integrazione del/dei dolente/i.

Dott. Giuseppe Auriemma

Medico Psichiatra Psicoterapeuta

Psico-Oncologo II livello, Coordinatore SIPO Campania

Ladri entrano in una gelateria a Somma Vesuviana

A Somma Vesuviana questa notte c’è stata una rapina in una gelateria conosciutissima nel centro della città

Altra rapina in questo fine settimana, che si aggiunge a quella nella farmacia di Pomigliano.

I ladri sono entrati, forzando la serranda, in una gelateria situata in Via Aldo Moro, corso principale della città.

La dinamica è ancora da accertare ma sembrerebbe che i malviventi sono entrati nel locale nelle ore notturne, ma senza destare sospetti dato che nessuno ha sentito nulla.

Il proprietario aveva chiuso l’attività come suo solito intorno alle 22:30 e questa mattina, alle 9:30, diverse persone hanno notato i danni riportati alla serranda, allertando le forze dell’ordine.

La gelateria non era dotata di cassa automatica, di conseguenza i rapinatori sono riusciti ad aprire la cassa portando via circa 100 euro che erano ancora in cassa.

Questa mattina sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Somma Vesuviana, eseguendo i rilievi e interrogando diverse persone. Ma niente, nessuno ha visto o sentito qualcosa.

Data la posizione centralissima della gelateria, questa mancanza di informazioni lascia interdetti gli inquirenti, che continuano le indagini per ricostruire la dinamica e risalire ai responsabili.

L’invito delle autorità è di rivolgersi a loro nel caso qualcuno abbia qualche informazione utile per le indagini.

Tentata rapina in farmacia a Pomigliano

Nella notte tra sabato 25 e domenica 26 ottobre, a Pomigliano D’Arco, si è verificata un’altra tentata rapina ad una farmacia

Ennesimo episodio criminale nella città di Pomigliano D’Arco. Durante la notte scorsa si è verificata una tentata rapina ai danni di una farmacia situata nel centro città.

I rapinatori hanno forzato la serranda e si sono introdotti nel locale ma, grazie ai sistemi di sicurezza con nebbiogeno, non sono riusciti a portare via il bottino, fuggendo dalla farmacia.

Questo è un altro episodio di tentata rapina che si aggiunge ad una lunga serie già denunciata dai commercianti di Pomigliano.

Le associazioni, i comitati e gli operatori economici locali chiedono un rafforzamento dei controlli e della sicurezza con dei presidi fissi delle forze dell’ordine e misure concrete di prevenzione.

La comunità dei commercianti di Pomigliano si sente completamente abbandonata dalle istituzioni, che non ha risposto alle ripetute richieste di aiuto e sicurezza.

Da parte della popolazione locale cresce la preoccupazione che questi episodi criminali possano aumentare e peggiorare, minando la sicurezza della città.

La città di Pomigliano richiede, ora più che mai, un intervento immediato da parte delle istituzioni, che possa ridare dignità e sicurezza in un’area che da troppo tempo manca.

FdI Napoli: Sangiuliano capolista, Ambrosio possibile sorpresa

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Nel giorno delle liste, il Tribunale è un alveare: faldoni che si accatastano, delegati che sfilano con le ultime firme, mormorii di corridoio che diventano titoli. Fratelli d’Italia arriva con una formazione ampia (ventisette nomi) e un messaggio preciso: presidiare città e provincia con profili riconoscibili e radicati. In cima, Gennaro Sangiuliano. La sua è una candidatura che fa da calamita: richiama attenzione mediatica, compatta i livelli del partito, dà un baricentro al racconto della campagna. La lista parla molte lingue del territorio: l’esperienza istituzionale convive con la competenza professionale, gli amministratori con i volti civici. Dall’hinterland vesuviano ai quartieri storici, ogni candidatura sembra portare in dote un pezzo di comunità: comitati, associazioni, reti di impresa, parrocchie, volontariato. È una geografia elettorale che FdI prova a cucire come un tessuto unico, puntando su parole chiave semplici e mobilitanti — lavoro, sicurezza di prossimità, infrastrutture, sostegno ai distretti produttivi — più che su slogan effimeri. Dentro questo mosaico, un nome corre veloce di bocca in bocca: Antonio Ambrosio. Imprenditore di Terzigno, volto molto presente nell’area vesuviana, viene indicato da più parti come la possibile sorpresa. Non solo per l’energia della campagna porta a porta, ma perché alle Europee 2024 ha già misurato sul campo un consenso oltre le ventimila preferenze: un capitale politico che, se ben riattivato, può spostare equilibri nella circoscrizione Napoli. Ambrosio ha costruito una reputazione “di prossimità”: meno proclami, più relazioni; meno passerelle, più cantieri sociali e imprenditoriali. È il profilo che intercetta il malessere pragmatico di chi chiede strade, servizi, opportunità e risposte chiare sui tempi. Il tandem Sangiuliano–Ambrosio racconta così due dimensioni complementari della stessa scommessa: da un lato il perno nazionale, capace di polarizzare attenzione e agenda; dall’altro il radicamento vesuviano, fatto di chilometri, strette di mano e reti minute. Attorno, un gruppo di candidature che presidia i diversi “campi” della società napoletana — professioni, associazionismo, amministrazioni locali — con l’ambizione di trasformare la somma dei singoli in una spinta collettiva. Da qui al voto, la partita si giocherà sulla capacità di tenere insieme città e provincia, media e territorio, messaggio e presenza fisica. Ma se l’umore che circola nei comitati è un indizio, la lista FdI a Napoli ha scelto di raccontarsi non solo con i nomi, ma con le storie: e in quelle storie, oggi, c’è un capolista che catalizza e un imprenditore vesuviano che — dicono — potrebbe sorprendere.

Le ricette di Biagio: “pommes Anna”. Dedicare una ricetta di patate a una bella donna. Mah…

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Raccontano gli storici dell’arte della cucina che Adolphe Dugléré, uno dei più famosi chef parigini della seconda metà dell’Ottocento, dedicò questo piatto di patate ad Anna Deslions, protagonista, nell’epoca di Napoleone III, del mondo del piacere e del vizio raffinato che i Francesi chiamarono “demi-monde”, “mezzo-mondo”, dal titolo di una commedia di A.Dumas figlio. Il “demi-monde” era quello delle donne spregiudicate che “giravano” intorno alla società dei nobili e dei ricchi e cercavano di imitarne modi e comportamenti e di mettere le mani sul loro danaro.   Ingredienti: 1kg. di patate, gr.70 di burro, sale, pepe. Fate sciogliere in una padella di 24 cm. 20 gr. di burro e incominciate a sistemare uno strato di fettine sottili di patate sovrapposte. Aggiungete sale, pepe e una parte dei restanti 50 gr. di burro fuso. Continuate ad alternare strati di fette sottili di patate e sale, pepe e burro fuso, esercitando lievi pressioni sulle sfoglie e continuando a cuocere a fuoco basso. Fate cuocere gli strati di patate per 20 minuti e poi mettete la padella, ancora per 20 minuti, nel forno preriscaldato a 200°. Quando la superficie delle patate sarà dorata, sfornate “le pommes Anna” e portate in tavola. (Immagine e ricetta derivano dal sito “Allacciate il grembiule”).   Anna Deslions (1820 – 1873) interpretò nel modo più completo intenzioni, comportamenti e programmi del “demi-monde” negli anni di Napoleone III che, probabilmente, da giovane l’aveva frequentata e aveva avuto modo di conoscerne il carattere forte e risoluto che indusse i Parigini a definirla, giocando sul suo cognome, “la Leonessa dei Boulevards”. E grazie a lei vennero chiamate “leonesse” tutte le protagoniste del “demi-monde”, anche Celèste Mogador, fiera della sua assoluta libertà, ballerina, cantante, attrice, scrittrice. Il “demi-monde” sollecitò l’attenzione di Baudelaire, di Gustave Flaubert e di ‘Emile Zola, che, secondo gli studiosi, disegnò la protagonista del suo capolavoro, “Nanà”, ispirandosi alla storia di Anna Deslions. E c’è chi ritiene che la “Carmen” di Bizet sia il ritratto di Celèste Mogador e che una “leonessa” sia anche Nini Gueule, al centro della scena nel luminoso quadro di Renoir “Il palco” (immagine in appendice). La storia di Anna Deslions è quella tipica delle “leonesse”: nasce da povera famiglia, subisce fin da ragazza la violenza, è costretta a esercitare il mestiere in un postribolo, e a poco a poco diventa “cortigiana”, frequenta uomini importanti, si fa vedere nei teatri, costruisce un patrimonio di gioielli, di pietre preziose e di abiti raffinati: si racconta che, quando si accingeva ad incontrare uno spasimante, vestisse abiti con colori che piacevano a lui. La signora incontrava i suoi “clienti” in una sala a lei riservata del Café Anglais, il ristorante sul Boulevard des Italiens, frequentato dai ricchi e loquaci borghesi: disse Stendhal che, pranzando due volte alla settimana al Café e ascoltando le chiacchiere degli altri ospiti, egli sapeva tutto ciò che accadeva a Parigi. Era naturale che lo chef del Café, Adolphe Ducléré, dedicasse a una cliente così importante un “piatto” creato da lui, a base di patate, che esercitavano ancora un ruolo importante nella cucina raffinata grazie ai trattati scritti da Antoine Parmentier nella seconda metà del ‘700. I Napoletani sono mangiatori di patate, e usano il termine “’a patana” come metafora poco elegante dell’organo sessuale femminile. E forse ritengono giusto che il cuoco francese abbia dedicata alla “leonessa dei boulevards” una ricetta a base di patate. Ma non direbbero, i Napoletani, che la Deslions “teneva ‘a patana ‘mmocca”, teneva la patata in bocca, e cioè parlava in modo poco chiaro. La signora si faceva capire, immediatamente e chiaramente. Il sapore fiacco delle fettine di patate – noi Napoletani diremmo il sapore “sciacquo”- prende vigore dalla presenza del burro, che Parmentier giudicava un insostituibile “medicina” per ingredienti deboli nel tono. Lo studioso francese usa proprio il termine “medicina”, ricordando forse che per gli antichi il burro era solo una crema medicinale. Ma di questo parleremo prossimamente.

Volla, nell’auditorium dell’IC Matilde Serao il convegno “Legalità e Periferie”

“Nato ai bordi di periferia, dove i tram non vanno avanti più, dove l’aria è popolare, è più facile sognare che guardare in faccia alla realtà. Quanta gente giovane va via, a cercare più di quel che ha.” Così cantava Eros Ramazzotti più di trent’anni fa con concetti più che mai endemici ed attuali, anzi, di sicuro accentuati con il crescere esponenziale ed irregolare delle città. Le periferie, luogo abitato dagli ultimi, dai “cittadini di serie Z”, luoghi difficili dove, nella maggior parte dei casi, la libertà, la legalità e le opportunità scarseggiano, per non dire che sono assenti, dove più che spesso le uniche realtà che combattono l’emarginazione sono le parrocchie sbiadite, le scuole “sgarrupate” e le rare stazioni dei carabinieri. A Volla il 24 ottobre 2025 dalle ore 1830 si è tenuto, nell’auditorium dell’IC Matilde Serao il convegno “Legalità e Periferie” (Sguardi di comunità per Prevenzione e Sicurezza), organizzato da “Proloco Volla Mia”. Sono intervenuti, moderati da Buonincontro Gigi (pubblicista) e Della Mura Giuseppe, ingegnere edile, Simona Capone, autrice del libro “Santo Romano, la notte in cui Napoli rimase in silenzio”; Panariello Francesca, psicoterapeuta; Zurlo Vincenzo, scrittore; Gargiulo Paola, Docente; Maresca Catello, magistrato, (presente con un messaggio vocale) l’on Cascone Francesco, consigliere regionale e l’on Alessandro Battilocchio, presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e degrado delle città e Periferie. Ad introdurre il dibattito l’organizzatore, il consigliere comunale Lino Donato. L’On. Battilocchio, presidente della commissione “creata nel marzo del 2023 si pone come obiettivo la Necessità di porre le periferie al centro del dibattito politico obiettivo condiviso da tutti gli schieramenti politici e lo fa attraverso l’approfondimento delle tematiche, la raccolta dati, la presenza dello stato sul territorio… In tutte le città metropolitan sono in corso progetti finalizzati per il “recupero” delle periferie”. È nelle periferie buie che è nascosta la luce dei talenti, ed è dalle periferie che essi emergono quando hanno le facoltà e le opportunità di rivelarsi.

Brusciano, Inaugurato il Presidio “Nati per Leggere” presso la Casa Comunale

Riceviamo e pubblichiamo Brusciano— È stato inaugurato questa mattina, presso la Casa Comunale di Brusciano, il nuovo Presidio “Nati per Leggere”, fortemente voluto dall’Amministrazione guidata dal sindaco Giacomo Romano. Un luogo simbolico e accogliente, dove i più piccoli potranno incontrare i libri e le storie fin dai primi anni di vita, accompagnati da genitori, educatori e volontari. All’inaugurazione hanno partecipato numerose famiglie con bambini, accolti dalle volontarie di Nati per Leggere che, con entusiasmo e dolcezza, hanno guidato i piccoli “dritti alle storie”, trasformando la mattinata in una vera festa della lettura condivisa. Al taglio del nastro, insieme al sindaco Giacomo Romano, era presente il dottor Paolo Siani, pediatra e presidente della Fondazione Pol.i.s., che ha sottolineato l’altissimo valore educativo del programma Nati per Leggere: leggere ad alta voce ai bambini fin dalla nascita è un gesto semplice ma rivoluzionario. significa nutrire la mente, le emozioni e le relazioni. iniziative come questa rendono le comunità più forti, più consapevoli e più felici. questo sindaco, questa amministrazione hanno gettato un seme importante, un seme di futuro. Il programma “Nati per Leggere”, attivo in tutta Italia dal 1999, promuove la lettura in famiglia fin dai primi mesi di vita, come strumento di sviluppo cognitivo e relazionale. L’iniziativa coinvolge pediatri, bibliotecari, educatori e volontari formati, con l’obiettivo di diffondere la cultura della lettura come parte integrante della crescita. “Con questo presidio – ha dichiarato il sindaco Giacomo Romano – Brusciano compie un passo importante nella promozione dei diritti dell’infanzia e nella costruzione di una comunità educante. Investire nella lettura significa investire nel futuro dei nostri bambini, perché dove si legge si cresce meglio” “Ogni libro che apriamo tra le mani di un bambino è una porta che si spalanca sulla libertà, sull’immaginazione, sulla crescita – le parole dell’assessore Monica Cito – Leggere insieme è un atto d’amore: verso i nostri figli, verso la comunità, verso il domani. Con questo presidio, scegliamo di coltivare menti curiose e cuori sensibili”    

San Sebastiano al Vesuvio, trascina il cane per quasi 6 chilometri con l’e-bike

San Sebastiano al Vesuvio: Trascina il cane per quasi 6 chilometri con una catena a strozzo mentre lei è in sella alla e bike. Carabinieri denunciano 2 persone Ha le zampette completamente insanguinate, delle abrasioni evidenti sui polpastrelli ustionati ed è esausta. Sono queste le condizioni atroci in cui si presenta un cane razza pastore tedesco ai carabinieri della stazione di San Sebastiano al Vesuvio che sono intervenuti a piazza della Repubblica nel centro della cittadina a sud di Napoli. A chiamare un cittadino che è intervenuto. Sono circa le 21. Un uomo è in sella a una e bike e percorre via Libertà direzione piazza della Repubblica. Sta letteralmente trascinando un cane portato al guinzaglio con una catena a strozzo. Il cittadino chiama i carabinieri e intima a quell’uomo di fermarsi. Il biker ha 39 anni ed è già noto alle forze dell’ordine. Si ferma, toglie la catena e tenta di sollevare il cane. La povera bestia è esausta e non riesce a stare in piedi. L’animale piange dal dolore in una macchia di sangue che si allarga sempre di più. A quel punto intervengono anche altri passanti e la gazzella dell’Arma. I militari ricostruiscono la vicenda. Il cane – una splendida femmina di 5 anni, razza pastore tedesco e si chiama Bella – è di proprietà di un 54enne incensurato di Volla. Il 39enne, che verosimilmente si era proposto quale dog sitter, aveva preso in consegna Bella da Volla e l’aveva portata al guinzaglio in sella alla e bike proprio da lì: parliamo di 5 chilometri e 700 metri. I Carabinieri contattano il proprietario del cane. Sia lui che il 39enne sono stati denunciati per maltrattamento e abbandono di animali. A prendersi cura di Bella i medici dell’Asl veterinaria Napoli 3 sud che hanno preso in custodia l’animale attualmente ricoverato nella clinica veterinaria di Torre del Greco.

Allarme infortuni in vista di Napoli-Inter: caso o problema?

Dopo il tracollo di Eindhoven, il Napoli è atteso da una partita di importanza vitale in casa contro l’Inter, che può significare redenzione o crisi definitiva. Oltre alla tenuta difensiva e mentale, la questione che più sta facendo discutere è quella relativa agli infortuni: nessuno degli assenti in Olanda riesce a recuperare per il big match del Maradona ed anzi a questi si è aggiunto Meret, vittima di una frattura al secondo metatarso del piede destro. Già nella seconda parte della scorsa stagione questo era stato un tema centrale della lotta scudetto e ora, con le tre competizioni, diventa ulteriormente decisivo. Trattandosi per la maggior parte dei casi di problemi muscolari, è lecito chiedersi se sia sfortuna o se ci sia una causa ben precisa. Senza dubbio, un fattore importante è dato dall’alto numero di partite che si gioca nell’arco di una stagione e che sottopone i tessuti muscolari ad uno sforzo sempre maggiore: questo è un problema che coinvolge tutte le squadre, vedasi l’anno scorso il City o anche la stessa Inter. Una seconda interpretazione sarebbe legata alla preparazione atletica di mister Conte, noto per gli elevati carichi dei suoi allenamenti. Dunque, aldilà di calciatori propensi agli infortuni come Buongiorno e Spinazzola, i metodi di lavoro durante le sedute potrebbero sollecitare ulteriormente dei muscoli già provati; in più fino ad adesso non hanno ancora dato vantaggi sul piano atletico, poiché non abbiamo ancora visto un Napoli fisicamente dominante.

Elezioni Regione Campania: in corsa sei candidati presidenti e 20 liste

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Si sono concluse negli uffici del Tribunale di Napoli le operazioni di deposito delle liste per le elezioni regionali in Campania del 23 e 24 novembre. Complessivamente sono 20 le liste che sono state depositate di cui 8 a sostegno del candidato del centrosinistra, Roberto Fico, e 8 a sostegno del candidato del centrodestra, Edmondo Cirielli. Quattro le liste dei candidati indipendenti: ‘Per – per le persone e la comunità’, che candida Nicola Campanile; ‘Campania popolare’, a sostegno di Giuliano Granato; ‘Forza del popolo’, che sostiene la candidatura di Carlo Arnese e la lista del candidato Stefano Bandecchi. Per il candidato del centrosinistra Fico scendono in campo il Partito democratico, il M5S, Avs, la civica ‘Fico Presidente’, ‘A Testa alta’, emanazione del presidente uscente Vincenzo De Luca, ‘Noi di Centro – Noi Sud’, lista vicina al sindaco di Benevento, Clemente Mastella, ‘Avanti Campania’, che mette insieme socialisti e repubblicani, ‘Casa Riformista’.
A sostenere il centrodestra di Cirielli sono le liste di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, la civica ‘Cirielli Presidente’, Noi moderati, Udc, Democrazia cristiana con Rotondi e Pensionati – Consumatori.