San Giovanni a Teduccio, le “Sentinelle del Rispetto” difendono il territorio alla Cappella del Rosario

C’è un filo invisibile ma robusto che lega la tutela dell’ambiente alla riscoperta della memoria storica, e a San Giovanni a Teduccio questo legame ha preso la forma dell’entusiasmo di decine di bambini.

 

Nelle mattinate del 22 e 23 giugno, le strade del quartiere hanno ospitato una mobilitazione collettiva nata per difendere il territorio dal degrado urbano e celebrare la rinascita di un gioiello architettonico locale. Al centro dell’iniziativa, la storica Cappella del Santissimo Rosario in Corso San Giovanni a Teduccio, diventata il fulcro di un’importante operazione di riscatto sociale.

Un presidio di civiltà contro lo sversamento illecito

La sfida per il decoro della zona si è consumata proprio sul sagrato della struttura seicentesca. Lo spazio antistante l’edificio, purtroppo bersagliato da tempo dall’abbandono selvaggio dei rifiuti, è stato trasformato in un centro nevralgico di informazione e ascolto grazie a un gazebo straordinario allestito da ASIA Napoli.

L’obiettivo della campagna è stato quello di intercettare le criticità del quartiere e raccogliere le segnalazioni dei residenti, proponendo soluzioni condivise per ripulire l’area. Un’azione di prevenzione che non resterà isolata: i promotori hanno già annunciato un imminente giro di vite che prevede il potenziamento dei controlli e l’installazione di telecamere di videosorveglianza per sanzionare chi deturpa il suolo pubblico.

Accanto ai tecnici dell’azienda e ai rappresentanti della Municipalità, delle parrocchie e dei comitati civici, si è schierata una delegazione speciale: gli alunni dell’I.C. 46° Scialoja-Cortese-Rodinò. Per i ragazzi non si è trattato di un debutto, ma della prosecuzione di un legame profondo, dato che l’istituto aveva già adottato simbolicamente la cappella negli anni passati all’interno di un progetto didattico sulla cittadinanza attiva.

Piccoli attivisti crescono: l’assalto pacifico delle “Sentinelle

Coinvolti nelle attività del campo estivo della scuola, i giovanissimi studenti si sono mossi come vere e proprie “Sentinelle del Rispetto”. Accompagnati dai genitori, i bambini hanno invaso pacificamente l’area esibendo cartelli e striscioni colorati realizzati in classe, pensati per scuotere le coscienze dei passanti sul tema della raccolta differenziata. Molti di questi messaggi ecologisti sono stati poi affissi dalle famiglie nei punti più critici e trafficati del quartiere per garantire una presenza visiva costante e duratura.

Durante le due mattinate, i piccoli cittadini si sono trasformati in intervistatori, raccogliendo dati sulle abitudini domestiche dei residenti per un’indagine interna alla scuola. Nei casi di cittadini più pigri o disinformati, i bambini hanno assunto il ruolo di tutor ambientali, distribuendo il materiale informativo di ASIA e illustrando le corrette modalità di smaltimento dei rifiuti. Un momento di formazione reciproca che ha permesso anche agli adulti di dialogare con gli operatori presenti, sciogliendo i dubbi più frequenti sulla gestione quotidiana della spazzatura.

Questa mobilitazione ecologica coincide con un momento storico per il patrimonio culturale di San Giovanni. La Cappella del Santissimo Rosario, di proprietà della Curia di Napoli, ha infatti appena mostrato il suo nuovo volto dopo la rimozione dei ponteggi che nascondevano i complessi lavori di consolidamento strutturale della facciata esterna. Il quartiere si riappropria così di un luogo fondamentale per le proprie tradizioni e la propria fede, in attesa che nelle prossime settimane partano anche i cantieri per il restauro degli spazi interni.

Il successo di questa operazione urbanistica è il risultato di una straordinaria alleanza territoriale che ha visto collaborare il Decano, il Comitato Civico e la Parrocchia San Giovanni Battista, insieme a una galassia di associazioni attive sul territorio come ACLI Beni Culturali, Barra R-Esiste, Figli in Famiglia, l’ODV “Il Sorriso”, Gioco Immagini e Parole, Il Mondo che Vorrei, “Voce nel Deserto” e il Centro Subacqueo S. Erasmo.

L’obiettivo a lungo termine è ambizioso: l’intenzione della Curia è infatti quella di convertire l’antico tempio – che custodisce sull’altare una preziosa tela seicentesca della Madonna del Rosario, attribuita a Francesco de Amato e commissionata da Felice Garofalo – in un centro stabile di promozione culturale.

La valenza pedagogica e sociale dell’evento è stata sottolineata con forza dalla Dirigente Scolastica dell’I.C. 46 Scialoja-Cortese-Rodinò, la dott.ssa Rosa Stornaiuolo, che ha voluto tracciare il bilancio dell’iniziativa:

“La scuola ha il dovere di abitare il territorio e trasformare la cittadinanza in azione concreta. Vedere i nostri alunni diventare ‘Sentinelle del Rispetto’ davanti alla Cappella del Rosario – un bene che hanno adottato e che oggi rinasce – dimostra che la bellezza va difesa dal degrado. Insegniamo ai ragazzi che lo spazio pubblico appartiene a loro: la presenza dei genitori e la rete con ASIA e le associazioni dimostrano che quando San Giovanni unisce le forze, la rinascita della periferia diventa realtà, partendo proprio dai passi dei nostri studenti.”

Festa dei Gigli di Nola, stretta sugli orari: la ballata dovrà concludersi entro le 6 del mattino

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Il sindaco firma l’ordinanza per contenere i tempi della processione. Obiettivo: garantire sicurezza, ordine pubblico e ridurre i disagi per i residenti NOLA – La Festa dei Gigli, uno degli eventi religiosi e popolari più identitari della Campania, si prepara a vivere l’edizione 2026 con regole più stringenti. Il Comune di Nola ha infatti deciso di intervenire sugli orari della tradizionale ballata dei Gigli, stabilendo un limite preciso: la processione dovrà concludersi entro le ore 6 del mattino. La decisione, formalizzata attraverso un’ordinanza firmata dal sindaco, segna un cambio di passo significativo nella gestione di una manifestazione che ogni anno richiama migliaia di persone tra fedeli, appassionati e visitatori provenienti da tutta la regione e non solo. La Festa dei Gigli, riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità insieme alle grandi macchine a spalla italiane, rappresenta il cuore della tradizione nolana. Otto obelischi in legno, alti oltre venti metri e decorati artisticamente, vengono trasportati a spalla dai cullatori in una lunga processione che unisce fede, musica, devozione e appartenenza identitaria. Negli ultimi anni, tuttavia, la durata della ballata è diventata oggetto di crescente discussione. I tempi spesso molto dilatati della processione hanno generato criticità legate alla sicurezza, alla gestione dei flussi e ai disagi per i residenti del centro storico, costretti a convivere per ore con blocchi della circolazione, rumori e affollamento fino a tarda mattinata. La scelta dell’amministrazione mira dunque a trovare un equilibrio tra il rispetto di una tradizione secolare e le esigenze organizzative di una città profondamente cambiata rispetto al passato. Limitare i tempi non significa intaccare il valore spirituale e culturale della festa, ma provare a renderne la gestione più sostenibile. Il provvedimento ha inevitabilmente acceso il dibattito tra i protagonisti della festa. Da un lato c’è chi considera necessario un maggiore rigore per tutelare sicurezza e vivibilità urbana; dall’altro, non manca chi teme che tempi troppo rigidi possano alterare i ritmi naturali di una manifestazione che vive di pause, slanci emotivi e dinamiche rituali consolidate nei secoli. La Festa dei Gigli resta molto più di una celebrazione religiosa. Per Nola rappresenta un patrimonio identitario, un legame profondo con la memoria collettiva e con la devozione per San Paolino, il santo patrono cui la festa è dedicata. L’edizione 2026 si annuncia quindi come un banco di prova importante. La sfida sarà preservare l’anima autentica della manifestazione coniugandola con nuove esigenze di organizzazione, sicurezza e rispetto della città. Un equilibrio delicato, ma ormai imprescindibile per il futuro di una delle tradizioni popolari più straordinarie del Mezzogiorno.

Direttivo Pd sbatte la porta, Bene preserva il campo largo: “Sensibilità diverse nel partito, rispettiamo mandato degli elettori”

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Bene: “Il mandato del 2024 resta la nostra guida. Il PD continua ad essere parte del progetto di governo”

 

«Prendo atto della decisione assunta dal direttivo cittadino del Partito Democratico. La rispetto, ma ritengo doveroso ribadire che il mandato ricevuto dagli elettori nel 2024 resta il punto di riferimento dell’azione amministrativa e politica di questa maggioranza.»

 

Lo dichiara il sindaco di Casoria, Raffaele Bene.

 

«Casoria è stata tra le prime realtà a costruire concretamente il campo largo, anticipando un modello che oggi rappresenta il punto di riferimento del centrosinistra. Quel progetto non appartiene ad una singola forza politica, ma ad una visione condivisa che mette insieme tutte le energie riformiste e progressiste. Per questa ragione continuo a considerare il Partito Democratico parte della maggioranza. Il Partito Democratico è una grande comunità politica e, come accade in tutti i grandi partiti, al suo interno convivono posizioni, idee e sensibilità differenti. È naturale che vi siano confronti e valutazioni diverse, ma questo non può cancellare un percorso politico e amministrativo costruito insieme nell’interesse della città.»

 

«Non credo inoltre che la decisione del direttivo possa essere interpretata come la posizione dell’intero partito. Ci sono amministratori, iscritti, elettori e simpatizzanti che continuano a riconoscersi pienamente nel percorso politico e amministrativo costruito insieme. Ci sono tanti interlocutori che hanno lavorato e continuano a lavorare gomito a gomito con le forze di maggioranza per raggiungere obiettivi concreti per il benessere di Casoria ed altri all’interno del partito che non si sono mai sentiti parte del progetto, se non al momento dell’elezione. Una diversità di vedute che è nei fatti, ma che non può essere liquidata come pensiero unico, peraltro in contrasto col mandato conferitoci dai cittadini.» continua Bene.

 

«Da sindaco continuerò a lavorare con questo spirito, rispettando ogni opinione ma restando fedele al mandato politico ricevuto dai cittadini. Il progetto amministrativo del 2024 prosegue con determinazione e continuerà ad avere nel Partito Democratico un interlocutore. Continuerò – conclude il primo cittadino – a guidare un’amministrazione di centrosinistra, coerente con il mandato ricevuto dagli elettori, aperta al dialogo e orientata a rafforzare l’unità di tutte le forze che condividono una visione riformista, progressista e responsabile per il futuro di Casoria.»

E nell’’800 gli Ottajanesi controllavano a Napoli una famosa casa da gioco, quella di Porta Capuana

La “casa da gioco” è già citata nei documenti connessi alla “prammatica” del settembre del 1735 con la quale il re Carlo di Borbone – diventato, come re di Spagna, Carlo III – incominciò a regolare la complicata materia del gioco d’azzardo, il cui disordine giovava a tutti, ai “direttori” delle case e anche a chi avrebbe dovuto controllare la situazione. Sto tentando di scrivere un libro sulla storia sociale degli Ottajanesi nell’’800 – attività, alimentazione, mestieri – e ci sono mestieri particolari, di cui non è giusto tacere. Correda l’articolo l’immagine del quadro di Filippo Palizzi “Giocatori della morra”.   Carlo di Borbone decise di “reprimere l’audacia e la nera malizia dei giocatori”, di bloccare tutto il complicato sistema delle frodi che si commettevano nelle bische e, soprattutto, di impedire che crescesse la potenza delle famiglie che prestavano ai giocatori danaro ad usura e pretendevano “regalie” da quelli che vincevano somme consistenti: era l’alba della storia della camorra, e probabilmente il termine “camorra” deriva proprio dal gioco della “morra” e dal nome di una casa da gioco che si trovava di fronte al Palazzo Reale. I provvedimenti di Carlo portarono qualche danno alle casse dello Stato, perché fu abolito il sistema dell’arrendamento e dunque venne cancellata la gara di appalto per la riscossione delle “gabelle” che pagavano ogni anno i “tenutari” delle case da gioco.   Fu dichiarato illegale il gioco dei dadi e vennero chiuse 10 case in cui il gioco si praticava: ne restarono aperte solo poche, e tra queste alcune frequentate anche dai forestieri, a Porta S. Gennaro, a Port’Alba (alla Sciuscella), al Mercato e quella “Camorra” di cui abbiamo già parlato. Fu ridotto il numero delle “case” in cui si praticava il gioco delle carte: restarono aperte “Babilonia”, “Sghizzitiello” e le “case” di Porta Reale e di Porta Capuana. Un documento della Polizia borbonica ci dice che nel 1837 i “tenutari” della “casa” di Porta Capuana erano gli ottajanesi Francesco Perillo e Giovanni Di Palma, la cui condotta era “in ogni momento rispettosa della legge”. I Perillo controllavano nella sola Ottajano 4 “taverne” in cui era autorizzato il gioco delle carte “fino ad ora tarda”: e di solito questa autorizzazione il Decurionato la concedeva solo a chi aveva l’autorevolezza necessaria per mantenere l’ordine e per evitare che nelle bettole il vino e il gioco alimentassero risse e confusione. Erano così “autorevoli” i Perillo che ad essi e ai Di Palma i Medici affidarono, proprio in quegli anni, il compito di vendere ai bottegai napoletani del Porto e del Mercato il vino “del Terzigno”.   E’ lungo l’elenco dei “giochi” che Carlo di Borbone vietò rigorosamente: chiunque venisse sorpreso a praticare questi giochi veniva punito con “tre anni di presidio” – una forma di “soggiorno obbligato”- “se nobile, e con tre anni di galera con la frusta se ignobile” – così si legge nel testo della “prammatica” – : però i “nobili” pagavano anche una multa di 200 ducati, mentre gli “ignobili” dovevano  versare solo 20 ducati: il danaro delle multe veniva dato, di solito, come premio alle “spie” che permettevano alla polizia di sorprendere i giocatori in flagranza di reato. A dieci anni di “presidio, se nobili, di galera, se ignobili” veniva condannato anche chi fabbricava dadi falsi: una legge del 1803 dispose che i pacchetti di carte venissero suggellati da un commissario e da lui venissero aperti sul tavolo da gioco “sotto pena di 10 anni di esilio”. Ma quando Carlo se ne andò in Spagna, le sue leggi sul gioco persero a poco a poco incisività e efficacia, e il figlio Ferdinando gli scrisse che la colpa era soprattutto di chi doveva controllare, e, invece, chiudeva gli occhi e fingeva di non vedere: il danaro fa questo effetto, e la “sentenza” di Ferdinando sarebbe stata ripetuta, in tutte le salse, nei secoli a venire. Fino ad oggi.   I “tenutari” delle “case” più importanti, soprattutto di quelle in cui si giocava il “faraone”, ingaggiavano donne belle e compiacenti e “cavalieri” compiacenti e belli il cui compito era quello di “spingere” verso i tavoli da gioco signore e signori, napoletani, italici e stranieri, forniti copiosamente di moneta: si guadagnò da vivere in questo modo, nel suo soggiorno napoletano, anche il principe dei seduttori, quel Giacomo Casanova, il cui cognome ha assunto un significato metaforico. Ma di lui parleremo in un altro articolo, e un articolo dedicheremo alla protezione riservata da Carlo e dai successori al gioco del lotto, che portò copiosi tributi alle casse dello Stato e divenne tema della storia sociale e della letteratura napoletane.  

Terzigno Verde riparte: al via le escursioni serali con meditazione nel Parco Vesuvio

Natura, benessere e consapevolezza ambientale: ogni Sabato d’Estate appuntamento nel Parco Nazionale del Vesuvio con le iniziative curate dall’associazione Terzigno Verde OdV, tra trekking, meditazione e aperitivi al tramonto. – Ripartono le iniziative estive di Terzigno Verde con un calendario di appuntamenti dedicati alla scoperta del territorio, alla tutela dell’ambiente e al benessere della persona. Per tutta l’Estate, ogni Sabato sera sarà possibile partecipare a escursioni serali abbinate a momenti di meditazione immersi nella suggestiva cornice del Parco Nazionale del Vesuvio. L’obiettivo dell’iniziativa è promuovere una fruizione consapevole del patrimonio naturalistico vesuviano, creando occasioni di incontro, conoscenza e connessione con l’ambiente. Il primo appuntamento è in programma Sabato 27 Giugno 2026 con l’evento “Escursione al Chiaro di Luna e Meditazione nel Bosco”, organizzato in prossimità del plenilunio di Giugno, conosciuto come la suggestiva Luna della Fragola. I partecipanti percorreranno un facile e suggestivo sentiero che conduce al Bosco della Cupaccia di Terzigno, uno dei luoghi più panoramici e affascinanti del territorio, accompagnati dalla luce della luna piena e dai suoni della natura. Al termine del percorso è previsto un momento di meditazione guidata pensato per favorire l’ascolto interiore e rafforzare il legame tra la persona e l’ambiente naturale, in un’atmosfera unica e coinvolgente. L’escursione sarà curata da Francesco Servino, presidente dell’associazione Terzigno Verde e guida naturalistica. La meditazione sarà invece guidata dall’insegnante Rosaria Di Maria, che accompagnerà il gruppo in un’esperienza di rilassamento e consapevolezza immersa nella quiete del bosco. «Percorrerne i sentieri del Parco significa creare un legame concreto con il territorio e contribuire anche alla sua salvaguardia. I sentieri frequentati rappresentano il più efficace presidio contro il degrado e contro chi porta morte e distruzione in questi luoghi. Allo stesso tempo, la meditazione ci aiuta a sviluppare una connessione più profonda con l’ambiente naturale, rendendoci più consapevoli e sensibili verso ciò che ci circonda. Le iniziative di Terzigno Verde vogliono proprio unire questi due aspetti: la conoscenza e la frequentazione del territorio da un lato, la crescita della coscienza ambientale dall’altro. Solo ciò che si conosce e si ama si è davvero disposti a difendere» dichiara Francesco Servino. L’intero calendario estivo di Terzigno Verde sarà caratterizzato da appuntamenti settimanali che uniranno escursionismo e pratiche di benessere, offrendo ai partecipanti l’opportunità di vivere il Parco Nazionale del Vesuvio in una dimensione più autentica, lenta e consapevole. L’appuntamento del 27 Giugno prevede il ritrovo alle ore 20:00 presso l’Agri Resort del Vesuvio, in via Vicinale Lavarella a Terzigno. L’esperienza, della durata complessiva di circa due ore, prevede un contributo di partecipazione di 15 euro. Si consiglia di portare con sé acqua, un tappetino da yoga o un telo mare per la meditazione e di indossare abbigliamento comodo con pantaloni lunghi, scarpe chiuse adatte alla camminata e un giubbotto leggero. È consigliato, ma non indispensabile, l’utilizzo di una torcia e dei bastoncini da trekking. Per partecipare è necessaria la prenotazione ai numeri 3934577654 o 3421976757.  

“I bambini non si toccano”: Casalnuovo in piazza dopo l’abuso su un minore

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Da giorni la comunità di Casalnuovo è profondamente scossa da un tragico episodio avvenuto la scorsa settimana.

Secondo quanto emerso, un bambino di 12 anni si sarebbe recato in un negozio per ritirare una pergamena quando, nel retro della bottega, avrebbe subito un abuso da parte del commerciante, un uomo di 47 anni.

A raccontare il dramma è stata la madre del minore attraverso i social network: «Gli è stata strappata l’infanzia in un istante». Circa un’ora dopo l’accaduto, il bambino, fortemente traumatizzato, avrebbe chiamato il padre chiedendogli: «Mi prometti che non ti arrabbi?», prima di confidargli quanto successo.

Secondo le informazioni diffuse finora, l’uomo si sarebbe presentato spontaneamente alle autorità, costituendosi. Le forze dell’ordine stanno ora svolgendo tutti gli accertamenti necessari per ricostruire la vicenda e verificare ogni dettaglio.

L’episodio ha lasciato senza parole non solo i cittadini di Casalnuovo, ma anche gli abitanti dei comuni limitrofi. Nella serata di ieri si è svolta una fiaccolata alla quale hanno partecipato numerose famiglie, genitori e bambini, per chiedere giustizia e manifestare vicinanza alla vittima.

«I bambini non si toccano» è stato il messaggio più volte scandito dai partecipanti, che hanno invitato l’intera comunità a non rimanere in silenzio davanti a una vicenda che ha profondamente colpito il territorio.

Incidente al Palasport di Comiziano diventa tragedia, muore uno dei due operai precipitati

Aggiornamento. Come riferito dall’Ansa è morto Carmine Spirito, l’operaio 66enne che insieme ad un collega stamattina è precipitato da una impalcatura per circa 5 metri. Le condizioni dell’uomo, ricoverato all’ospedale del Mare di Napoli, che con Bruno Sirignano, 57 anni, era impegnato nei lavori di riqualificazione del palazzetto dello sport di Comiziano, in provincia di Napoli, erano subito apparse gravi. Sirignano ha riportato traumi alle gambe. COMIZIANO – Sono in corso gli accertamenti sull’incidente avvenuto questa mattina nel cantiere del palazzetto dello sport di Comiziano, dove due operai sono rimasti coinvolti in una caduta da un’impalcatura alta circa cinque metri durante i lavori di riqualificazione della struttura. L’intervento dei soccorsi è stato immediato. Sul luogo dell’incidente sono arrivati i carabinieri della stazione di Cicciano e i militari del Nucleo Ispettorato del Lavoro, chiamati a verificare le circostanze dell’accaduto e il rispetto delle norme previste per la sicurezza nei cantieri. Tra i feriti c’è B. S., nato nel 1969, che ha riportato traumi alle gambe. Dopo le prime cure è stato trasferito all’ospedale di Nola, dove resta ricoverato. Le sue condizioni sono monitorate dai medici ma, secondo le informazioni disponibili, non sarebbe in pericolo di vita. Più critico il quadro clinico di C. S., nato nel 1960. L’uomo è stato trasportato in codice di massima urgenza all’Ospedale del Mare di Napoli. I sanitari lo hanno ricoverato in terapia intensiva, dove è stato intubato. La prognosi resta riservata e le sue condizioni sono giudicate estremamente gravi. Gli investigatori stanno cercando di stabilire se il cedimento sia stato provocato da un problema strutturale dell’impalcatura, da un errore operativo o da altre circostanze ancora da chiarire. Saranno fondamentali gli accertamenti tecnici e le testimonianze raccolte tra gli operai presenti nel cantiere. Nelle prossime ore potrebbero emergere ulteriori elementi utili a ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente. L’obiettivo delle indagini è accertare eventuali responsabilità e verificare il pieno rispetto delle disposizioni in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Case funerarie senza autorizzazioni e sedi condivise: maxi controllo nel settore delle onoranze funebri

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ARZANO – Una vasta operazione di controllo nel settore delle onoranze funebri è stata condotta nella giornata del 23 giugno nell’ambito delle attività di prevenzione e contrasto alle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nei comparti economici più esposti. L’iniziativa è stata promossa dall’Amministrazione comunale di Arzano, guidata dal sindaco Giuseppe Vitagliano, in collaborazione con il Nucleo Informativo del Reparto Territoriale Carabinieri di Castello di Cisterna.

L’intervento è stato coordinato dal comandante della Polizia Locale di Arzano, il colonnello Luigi Maiello, e si inserisce nel percorso di collaborazione tra Comune, Polizia Locale e Arma dei Carabinieri volto a monitorare eventuali situazioni di illegalità e verificare possibili condizionamenti criminali nel tessuto economico locale.

I controlli hanno interessato un complesso logistico situato in Traversa Nuova del Campo 51, a Napoli. Sul posto hanno operato il Nucleo Investigativo della Polizia Locale di Napoli, diretto dal maggiore Gabriele Salomone, insieme agli agenti della Polizia Locale di Arzano e al personale del Nucleo Informativo dei Carabinieri.

Nel corso delle verifiche sono state individuate due strutture utilizzate come casa funeraria e sala del commiato. Secondo quanto emerso dai primi accertamenti, non sarebbero stati riscontrati titoli autorizzativi idonei a consentirne l’esercizio.

L’attività ispettiva ha inoltre evidenziato una significativa promiscuità logistica e operativa tra diverse imprese funebri formalmente con sede in Comuni differenti ma operanti nello stesso complesso immobiliare. Le aziende, secondo gli accertamenti, avrebbero condiviso locali, aree di sosta, mezzi di trasporto, autofunebri, personale e altre risorse operative.

Le risultanze raccolte saranno ora oggetto di ulteriori approfondimenti per ricostruire l’effettiva organizzazione delle attività economiche presenti nel sito e verificare la corrispondenza tra le sedi dichiarate e quelle realmente utilizzate.

L’intero fascicolo, comprensivo della documentazione acquisita durante l’operazione, sarà trasmesso alle autorità amministrative e giudiziarie competenti per le valutazioni del caso. Saranno inoltre coinvolti gli uffici comunali competenti per gli eventuali provvedimenti amministrativi previsti dalla normativa di settore, comprese le verifiche sui titoli autorizzativi. Gli esiti degli accertamenti saranno infine portati all’attenzione degli organismi competenti anche per gli eventuali approfondimenti in materia di legislazione antimafia

Pomigliano, Schiamazzi notturni: giro di vite della Polizia Locale

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Schiamazzi notturni, interviene la polizia municipale e sequestra un motociclo ed un’auto privi di assicurazione. E’ accaduto a Pomigliano d’Arco , dove i vigili urbani stanno effettuando controlli straordinari nelle aree maggiormente interessate da fenomeni di degrado urbano e disturbo della quiete pubblica.   L’ultimo intervento ha interessato il parcheggio di via Miccoli, da tempo al centro delle segnalazioni dei residenti per la presenza, nelle ore serali e notturne, di gruppi di giovani e per comportamenti ritenuti pericolosi alla guida di auto e motocicli. L’operazione straordinaria sull’intero territorio è stata disposta a seguito delle numerose lamentele dei cittadini, che da tempo denunciano schiamazzi, rumori molesti, accelerate improvvise, sgommate e manovre che, secondo quanto segnalato, in alcuni casi farebbero ipotizzare vere e proprie gare improvvisate tra veicoli.   Nel corso del servizio gli agenti hanno identificato numerosi giovani presenti nell’area e sottoposto a sequestro un’autovettura e una motocicletta, entrambe risultate prive della copertura assicurativa obbligatoria. L’attività rientra nel piano di intensificazione dei controlli predisposto dal Comando di Polizia Municipale per contrastare situazioni di degrado urbano, garantire il rispetto delle norme del Codice della strada e restituire maggiore tranquillità ai residenti delle zone maggiormente interessate dalle segnalazioni.

IMPIANTISTICA SPORTIVA, MARIGLIANO OTTIENE UN MILIONE E 300mila EURO: RESTYLING A PONTECITRA E AL PALA ALIPERTI

La Regione Campania, attraverso l’ARUS — Agenzia Regionale Universiadi per lo Sport — ha assegnato al Comune di Marigliano finanziamenti per l’impiantistica sportiva per un valore complessivo di circa un milione e trecentomila euro.

I fondi saranno destinati alla struttura di Pontecitra, dove saranno effettuati vari interventi oltre al rifacimento della pista di atletica e alla riqualificazione del Pala Aliperti con interventi di restyling e di efficientamento energetico, due infrastrutture sportive di riferimento per la città e per l’intero territorio.

«Abbiamo lavorato con impegno alla predisposizione dei progetti e alla partecipazione ai bandi regionali, e oggi raccogliamo i frutti di quell’impegno. Restituiremo ai nostri cittadini e alle nostre associazioni sportive impianti rinnovati, sicuri e moderni. Investire nello sport significa investire nelle nuove generazioni, dare ai ragazzi spazi dignitosi dove crescere, formarsi, imparare il rispetto delle regole e il valore della squadra. Marigliano crede nei suoi giovani e questo finanziamento lo dimostra», racconta il sindaco Gaetano Bocchino.

«Questo è il frutto di un lavoro serio e di una visione chiara», aggiunge l’assessore allo Sport Dino Manna. «Abbiamo individuato le priorità, costruito i progetti e seguito ogni passaggio con attenzione».