Nola, il Comitato Provinciale sulla sicurezza ridefinisce l’organizzazione della Festa dei Gigli

Riceviamo e pubblichiamo: Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica a Nola: focus su sicurezza, decoro e rispetto delle regole della Festa dei Gigli 2026 Si è svolta questa mattina la riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica convocata da Sua Eccellenza il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, che per la prima volta si è riunito a Nola su impulso del Sindaco Andrea Ruggiero. All’incontro hanno partecipato i rappresentanti della Procura della Repubblica di Nola, delle Forze dell’Ordine e degli organi preposti alle attività di vigilanza e controllo. In apertura dei lavori, il Prefetto ha evidenziato il positivo andamento degli indicatori relativi alla sicurezza cittadina, sottolineando come Nola abbia registrato una diminuzione dei reati a vario titolo pari al 9%, risultato che testimonia l’efficacia della collaborazione tra istituzioni e forze impegnate quotidianamente sul territorio. La riunione si è quindi concentrata sull’organizzazione del dispositivo di sicurezza in vista della Festa dei Gigli 2026, con particolare riferimento alle modalità di svolgimento della Ballata dei Gigli e della Barca. Per tale ragione, il Prefetto ha incontrato anche i rappresentanti delle Paranze, individuati dal Regolamento della Festa (art.11) quali incaricati del trasporto a spalla delle Macchine da Festa. Nel corso del confronto, svoltosi in un clima di piena collaborazione, è stata ribadita la necessità di una concreta assunzione di responsabilità da parte dei Capiparanza nella conduzione dei Gigli e della Barca, al rispetto delle norme di sicurezza e alla tutela del decoro urbano. Pur richiamando le criticità emerse lo scorso anno e le conseguenti sanzioni adottate, il Prefetto ha manifestato la volontà di affrontare l’edizione 2026 in un clima di rinnovata collaborazione, orientato al superamento delle precedenti posizioni e fondato su una responsabilità condivisa tra tutti i protagonisti della Festa. Un percorso che punta a preservare e valorizzare la manifestazione attraverso il rigoroso rispetto delle regole e degli orari stabiliti dalle autorità competenti. Grande attenzione è stata rivolta alla durata dello svolgimento della Ballata. In via preliminare, è stato condiviso che la processione del 28 giugno dovrà concludersi in un orario compreso tra le 05:00 e le 06:00 del mattino di lunedì 29 giugno. Il tutto sarà definito con successiva ordinanza e tempestivamente comunicato ai Capiparanza, affidatari del trasporto delle Macchine, e ai Maestri di Festa, responsabili dell’affidamento del trasporto, che verranno coordinati dalla Fondazione Festa dei Gigli, nel rispetto delle disposizioni delle autorità competenti. L’incontro ha confermato la volontà comune di garantire il regolare svolgimento della Festa dei Gigli 2026, assicurando il giusto equilibrio tra la tutela di una tradizione secolare, riconosciuta patrimonio immateriale dell’umanità, e le imprescindibili esigenze di sicurezza ed ordine pubblico.

Ottobre 1870: l’ordine fu preciso: il brigante Pilone va ucciso, non va arrestato. I tribunali hanno già troppo lavoro

Alcune pagine della storia del brigante Antonio Cozzolino detto “Pilone” – le “amicizie”, le trappole, le lettere anonime, i tradimenti, e la sua stessa uccisione – ricordano altre pagine della storia d’Italia. Ho scritto “I briganti del Vesuvio” 15 anni fa, e le copie del libro vedo che sono vendute sui soliti “canali” di “internet”. Non so come accada. Perdonate la mia ignoranza. Riscriverò il libro, che raccontava la storia del brigantaggio vesuviano non da un solo punto di vista, e cambierò il titolo. Apre l’articolo un’immagine tratta da un post di Alfonsina Bellio.     Il brigante Antonio Cozzolino devastò il territorio tra Boscoreale e Ottajano dal 1861 al 1863, anno in cui fuggì a Roma. Nel 1868 tornò nel “suo” territorio e le autorità impartirono alle forze dell’ordine una disposizione chiara e netta: bisognava evitare che il brigante, catturato, finisse danti a un tribunale e incominciasse a “cantare”: dunque, era necessario ucciderlo. La provincia fu messa in stato d’assedio, si allertarono spie e informatori, tutti quelli che “odoravano” di rapporti con Pilone furono sorvegliati con la massima cura, e prima tra tutti la sorella, moglie di Francesco Baino, ex gendarme borbonico, diventato agente sanitario in Sorrento e destinato, con scarsa cautela, o con molto acume, -dipende dai punti di vista- a controllare “gli approdi delle barche”.   Il 9 maggio 1870 Giulio De Gasparis, brigadiere dei Carabinieri di Boscotrecase e tre militi salirono ad “appiattarsi” nel bosco del Mauro, avendo saputo che lì si nascondeva il brigante. All’improvviso sentirono dei fischi modulati ad arte, come segnali, e subito dall’intrico tenebroso dei cerri uscì nel chiarore lunare la fantastica forma di un uomo alto, curvo nelle spalle, che si muoveva con sospettosa lentezza, zoppicando. Il De Gasparis, ligio alle regole, uscì allo scoperto e intimò l’alt. Pilone gli sparò due colpi di pistola che gli frantumarono “l’osso sottostante al ginocchio”: il brigadiere morì dissanguato. Tra le querce e i castagni si svolse la caccia notturna: i tre carabinieri inseguirono il brigante rispondendo con le carabine ai colpi del suo Lafrancheux, finché egli non si dileguò nel profondo del bosco. Ci furono molti arresti e il sindaco di Boscoreale, la cui moglie era sorella di Pilone e che secondo gli informatori tollerava che “il briante” passeggiasse la sera per le vie del paese “come fosse il re”, fu messo sotto sorveglianza, e con lui gli ambigui fattori e guardiaboschi di Giuseppe IV de’ Medici. Michele Biancone, un “paglietto” che faceva la spia per conto del Sottoprefetto Alessandro Righetti, disseminò il territorio di trappole. Le lettere anonime flagellarono senza pietà conniventi veri o presunti di Pilone. Di Salvatore Paolillo, sacerdote di Resina, si scrisse che egli conservava i biglietti del brigante ” al di sotto dei quadri”.  La polizia non poté controllare, perché il Paolillo aprì agli investigatori la sua “fabbrica di cuoio”, ma non l’abitazione: e gli investigatori non fecero obiezioni. L’anonimo autore di un velenoso “esposto” del 12- 7-70 affermò che era Pasquale Cola, “una belva, un camorrista”, colui che impediva “di purgare questa nostra tormentata provincia dal fuoruscito Antonio Pilone”. I Carabinieri in una nota riservata dichiararono che don Pasquale era un pessimo soggetto e che frequentava Scafati e Boscotrecase “perché interessato al dazio consumo” di quei Comuni, e anche perché a Boscotrecase, ai Bergamaschi, possedeva una masseria. Ma non ci andava più, da quando Pilone era tornato. Rivelarono infatti i Carabinieri, a smentire l’anonimo, che già nel ’62 don Pasquale aveva promesso alla questura di consegnare il brigante. L’ultimo agguato al brigante fu preparato con cura, perché egli non ne uscisse vivo. Il 14 ottobre 1870 un traditore lo portò in un cerchio di poliziotti che, vestiti in borghese e mischiati con la folla, avevano occupato, sotto la regia del delegato Petrillo, un lungo tratto di strada a Napoli, tra l’Albergo dei Poveri e l’Orto Botanico. Pilone scendeva dal Museo a passo lento, per la zoppia: forse lo accompagnava il suo “giuda”.   Indossava una giacca di velluto, pantaloni di tela a righe, una cravatta viola, e un panciotto nero, che teneva aperto, “come costumano i contadini”, scrisse il cronista del “Pungolo”. Calzava un cappello bianco e gli occhiali azzurri rendevano più gentile “il profilo regolare e piuttosto bello” del volto. Un attimo prima di entrare nel cerchio, il giuda si allontanò. Pilone intuì, ma gli era già alle spalle l’appuntato Generoso Zicchelli e gli premeva le costole con la punta del pugnale e con la canna del revolver, dichiarandolo in arresto. Pilone si girò o sembrò che volesse girarsi, con la mano sul coltello: l’appuntato gli piantò il pugnale nel petto. Pilone crollò a terra e da terra cercò di parare i colpi che Zicchelli e un compagno gli vibravano con furia in faccia e nello stomaco. Ebbe ancora la forza di accovacciarsi nella pozza del suo sangue, come per difendere il volto dalle lame; la gente assisteva all’assassinio come diventata di sale e i questurini gridavano di star calmi, di non aver paura, poiché l’assassinato era Pilone. Infine lo caricarono su una carrozzella: dalla gola gli uscì un cupo ultimo rantolo. Morì prima che la carrozzella entrasse nel cortile della questura.  

Scisciano, allevamento abusivo di cani : denunciato 80enne

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Siamo a Scisciano e i carabinieri della stazione di San Vitaliano intervengono con i medici dell’Asl veterinaria Na3 Sud in un terreno a via Molino. La segnalazione arrivata ai militari parla di maltrattamenti agli animali e basta poco per trovarne conferma.   Nel terreno recintato i carabinieri e i medici hanno trovato un allevamento abusivo con 8 cani: 7 cuccioli di chihuahua e un meticcio. I piccoli erano rinchiusi in piccole gabbie ed erano in pessimo stato igienico sanitario. Il meticcio era legato con una catena al collo. Il lager è stato sequestrato mentre il proprietario del terreno – un 80enne del posto già noto alle forze dell’ordine – è stato denunciato. Gli 8 cani sono stati affidati ad una clinica veterinaria convenzionata per le cure del caso.

Pomigliano. Corse pericolose nei parchi, blitz della Polizia Municipale: sequestrati quattro mezzi

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POMIGLIANO D’ARCO – Con l’avvento delle prime giornate di caldo afoso, i parchi pubblici comunali rappresentano l’ambiente ideale per una passeggiata rigenerante all’aperto. Tuttavia, la quiete di anziani, famiglie e bambini è stata recentemente messa a dura prova. Al Comando della Polizia Municipale sono giunte infatti numerose e dettagliate segnalazioni da parte di cittadini, in particolare persone molto anziane, che lamentavano il continuo e pericoloso “scorrazzare” di ragazzi a bordo di biciclette, e-bike e monopattini elettrici, pronti a sfrecciare tra i viali e le aree gioco creando costante disturbo e situazioni di oggettivo pericolo.     La risposta istituzionale è scattata immediata nella mattinata di oggi. Gli agenti della Polizia Municipale hanno eseguito un apposito servizio di controllo del territorio e di contrasto al degrado urbano nei principali polmoni verdi della città. Il fulcro dell’operazione è stato il parco pubblico Giovanni Paolo II, dove la task-force del Comando ha intercettato e sottoposto a sequestro amministrativo 3 e-bike e 1 monopattino elettrico. I conducenti dei mezzi, tutti minori non accompagnati, sono stati fermati e, contestualmente alle sanzioni previste, riaffidati ai rispettivi genitori, convocati sul posto.     Il quadro normativo: l’Ordinanza Sindacale n. 1/2025 L’intervento odierno si è svolto in stretta applicazione delle disposizioni contenute nel documento ufficiale “Ordinanza Sindacale n. 1/2025 – Norme di comportamento nei parchi pubblici cittadini”. Il provvedimento, firmato dal sindaco Raffaele Russo il 08.01.2025, punta a garantire la sicurezza, la salute e la quiete pubblica all’interno delle aree verdi. In base a tale ordinanza, è tassativamente vietato:
  • Accedere con qualsiasi veicolo quali autovetture, autocaravan, caravan, motocicli, ciclomotori e similari (fatta eccezione per i soli veicoli espressamente autorizzati dall’Ente);
  • Accedere e circolare con biciclette su aree destinate a verde pubblico, aree gioco, aree fitness e su tutti i percorsi pedonali (sono escluse dal divieto le sole piste ciclabili e le piccole biciclette munite di ruotini laterali posteriori per bambini, purché sottoposti alla vigilanza degli adulti);
  • Utilizzare pattini a rotelle, skateboard, monopattini e similari ai ragazzi di età superiore a 10 anni sottoposti alla vigilanza degli adulti.
Tolleranza zero per la sicurezza urbana Oltre al sequestro cautelare dei veicoli ai sensi dell’art. 13 della Legge n. 689/81, la violazione delle prescrizioni comporta una sanzione amministrativa pecuniaria fissa pari a 200 €, che in questo caso specifico è stata notificata ai genitori dei minori in qualità di esercenti la potestà genitoriale. “I parchi pubblici devono rimanere oasi di tranquillità e sicurezza per le fasce più vulnerabili della nostra popolazione, come gli anziani e i bambini” – fanno sapere dal Comando di Polizia Municipale. L’attività di monitoraggio e pattugliamento degli agenti all’interno dei parchi cittadini proseguirà senza sosta per tutto il periodo estivo, al fine di scoraggiare comportamenti incivili e garantire il pieno rispetto delle regole di convivenza civile.

Progetto Civico allarga il centrosinistra: da Acerra il sostegno a un progetto riformista

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Domani, 12 giugno, una delegazione del Comitato Progetto Civico Acerra, rappresentata da Nicola D’Onofrio, prenderà parte a Roma, presso il Palazzo dei Congressi, all’Assemblea Nazionale di Progetto Civico, un appuntamento significativo per consolidare un percorso politico e amministrativo che mette al centro i territori, le comunità locali e le esigenze concrete dei cittadini.

La partecipazione all’iniziativa rappresenta un’importante occasione di confronto con amministratori, rappresentanti istituzionali e realtà civiche provenienti da tutta Italia, accomunate dalla volontà di costruire una proposta politica credibile, concreta e radicata nelle esperienze amministrative.

Nicola D’Onofrio sottolinea come la crescita di Progetto Civico rappresenti un’opportunità per rafforzare e ampliare il campo del centrosinistra attraverso una visione riformista, pragmatica e moderna, capace di coniugare buon governo e attenzione ai bisogni reali delle persone.

Le priorità indicate dal coordinatore nazionale Alessandro Onorato – sicurezza urbana, welfare di prossimità, sostegno alle famiglie, sviluppo economico e qualità dei servizi pubblici – coincidono con le sfide che ogni giorno amministratori e comunità locali si trovano ad affrontare. Temi che richiedono risposte concrete, competenza amministrativa e capacità di ascolto.

Acerra, come molte realtà del Mezzogiorno, ha bisogno di politiche capaci di creare opportunità, rafforzare la coesione sociale e migliorare la qualità della vita dei cittadini. In questo contesto, il contributo delle esperienze civiche può svolgere un ruolo determinante nella costruzione di un centrosinistra aperto, inclusivo e profondamente radicato nei territori.

L’Assemblea Nazionale sarà anche un momento utile per valorizzare il lavoro delle amministrazioni locali e favorire la nascita di una rete sempre più ampia di amministratori, associazioni e cittadini impegnati nella promozione del bene comune.

Il Comitato Progetto Civico Acerra continuerà a lavorare per favorire la partecipazione democratica, valorizzare le energie migliori della città e promuovere una cultura politica fondata sulla competenza, sul dialogo, sulla responsabilità amministrativa e sulla capacità di trasformare le idee in risultati concreti per le comunità.

Spari contro carabiniere a Sant’Anastasia, trovato il responsabile

SANT’ANASTASIA – Svolta nelle indagini relative agli spari avvenuti nei giorni scorsi a Sant’Anastasia al termine di una lite per motivi di viabilità. I carabinieri sono infatti riusciti a individuare il presunto responsabile dell’agguato che aveva scosso la comunità locale e generato forte preoccupazione tra i residenti. L’uomo si è presentato spontaneamente presso gli uffici dell’Arma accompagnato dal proprio avvocato, consentendo agli investigatori di chiudere rapidamente il cerchio attorno alla sua posizione. Nei suoi confronti è scattata una denuncia in stato di libertà. Durante gli accertamenti è stata inoltre consegnata la pistola che sarebbe stata utilizzata durante l’episodio. L’arma, secondo quanto emerso, risultava rubata a un appartenente alle forze dell’ordine nel corso del 2024. I fatti risalgono alla serata di martedì scorso in via Marconi. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, tutto sarebbe iniziato da una discussione nata per questioni legate alla circolazione stradale tra due persone che viaggiavano a bordo di motocicli. La tensione sarebbe rapidamente degenerata fino a trasformarsi in un inseguimento. Durante la fuga, il presunto aggressore avrebbe esploso sei colpi d’arma da fuoco all’indirizzo dell’altro centauro. Fortunatamente nessun proiettile ha raggiunto il bersaglio. Cinque colpi si sarebbero conficcati nella parete di un edificio mentre un sesto avrebbe danneggiato uno pneumatico di un’auto parcheggiata lungo la strada. La vittima, un carabiniere libero dal servizio, ha immediatamente allertato i colleghi facendo scattare l’intervento delle pattuglie della Compagnia di Castello di Cisterna e della stazione locale. Sul posto sono intervenuti anche i sanitari del 118. Le indagini proseguono per chiarire ogni dettaglio della vicenda e verificare eventuali ulteriori responsabilità legate sia all’utilizzo dell’arma sia alla dinamica degli spari. Secondo quanto riportato da Fanpage, la consegna spontanea della pistola e la presentazione ai militari hanno rappresentato il passaggio decisivo che ha consentito di identificare il presunto autore dell’episodio

Marigliano, la madre del prof Addeo muore poche ore dopo il figlio

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MARIGLIANO – La morte di Stefano Addeo ha riportato al centro dell’attenzione pubblica il tema dell’esposizione mediatica e delle conseguenze che possono derivare dalle vicende nate sui social network. L’insegnante di tedesco, residente a Marigliano, è deceduto all’Ospedale del Mare di Napoli dopo essere rimasto ricoverato per diverse settimane in seguito a un grave episodio che aveva compromesso le sue condizioni di salute.

Secondo quanto emerso, il docente non è riuscito a superare le complicazioni cliniche sopraggiunte durante il ricovero. Il decesso sarebbe stato causato da un arresto cardiaco.

Il suo nome era diventato noto nel 2025, quando un contenuto pubblicato sui social aveva provocato una forte ondata di indignazione e acceso un acceso confronto a livello nazionale. Da quel momento il caso era diventato oggetto di dibattiti televisivi, interventi politici e migliaia di commenti sul web.

La vicenda aveva avuto anche conseguenze sul piano professionale. Nei confronti dell’insegnante erano infatti scattati provvedimenti che avevano portato alla sospensione dall’attività didattica, mentre continuavano gli approfondimenti sulla vicenda.

Nelle stesse ore in cui è stata diffusa la notizia della sua morte, è arrivata anche quella della scomparsa della madre novantaduenne, con cui Addeo conviveva. Un doppio lutto che ha reso ancora più drammatica una storia già segnata da mesi difficili.

Sui social e nelle principali piattaforme online si sono moltiplicati i messaggi di cordoglio ma anche le riflessioni sul peso che la pressione mediatica può esercitare sulle persone coinvolte in casi diventati di dominio pubblico.

La vicenda di Stefano Addeo torna così a interrogare l’opinione pubblica sul rapporto tra responsabilità individuale, giustizia sociale e impatto emotivo generato dall’esposizione continua sui mezzi di comunicazione e nelle piattaforme digitali.

Maglie false del Napoli e di Geolier, blitz della Finanza nel Vesuviano

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PORTICI – Producevano capi d’abbigliamento contraffatti raffiguranti calciatori del Napoli e il rapper Geolier all’interno di un laboratorio nascosto. È quanto scoperto dalla Guardia di Finanza di Napoli nel corso di un’operazione finalizzata alla repressione del commercio illecito di merce falsa.

L’attività investigativa ha condotto i militari della Compagnia di Portici all’individuazione di un opificio clandestino utilizzato per la produzione su larga scala di articoli destinati al mercato parallelo. L’obiettivo, secondo gli inquirenti, era quello di rifornire grossisti e rivenditori attraverso una filiera completamente irregolare.

All’interno della struttura, estesa per circa cento metri quadrati, i finanzieri hanno trovato attrezzature professionali per la lavorazione tessile, materiali semilavorati e centinaia di prodotti già ultimati. Gran parte della merce riportava immagini e riferimenti a personaggi molto popolari tra i giovani e i tifosi azzurri, tra cui alcuni giocatori della SSC Napoli e il rapper napoletano Geolier.

Nel corso del blitz sono stati identificati anche cinque lavoratori che stavano operando all’interno del laboratorio senza alcuna forma di regolare assunzione. Gli accertamenti sono stati estesi sia alle condizioni di impiego sia alla provenienza dei materiali utilizzati per la realizzazione dei prodotti.

L’operazione si è conclusa con il sequestro dell’intero opificio, delle attrezzature utilizzate per la produzione e di oltre 1.300 capi ritenuti contraffatti. Il valore complessivo della merce è ora al vaglio degli investigatori.

Due persone, indicate come gestori dell’attività, sono state denunciate all’autorità giudiziaria. Dovranno rispondere, a vario titolo, di reati legati alla contraffazione e alla ricettazione.

L’indagine si inserisce nelle attività di contrasto ai fenomeni dell’abusivismo commerciale e della violazione dei diritti di proprietà industriale, settori sui quali la Guardia di Finanza continua a mantenere alta l’attenzione in tutta l’area metropolitana di Napoli.

Si ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati devono considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

Delibera e confilitto di interessi, ad Acerra si dimette l’assessore La Montagna

ACERRA – Francesca La Montagna ha rassegnato le proprie dimissioni irrevocabili dalla carica di assessore del Comune di Acerra. La decisione è stata comunicata nelle ultime ore al sindaco Tito d’Errico, che ha voluto esprimere pubblicamente il proprio ringraziamento per il lavoro svolto durante il mandato amministrativo.

L’avvocato La Montagna ricopriva diverse deleghe di rilievo, tra cui Politiche Sociali, Lavori Pubblici, Personale e Protezione Civile. Nel commentare la scelta dell’ex assessore, il primo cittadino ha sottolineato il valore istituzionale del gesto.

«Desidero esprimere il mio più sincero ringraziamento all’avvocato Francesca La Montagna per il lavoro svolto con impegno, passione e competenza. Un contributo prezioso per la nostra comunità», ha dichiarato il sindaco.

D’Errico ha poi evidenziato come le dimissioni siano maturate in un clima di responsabilità politica e personale, nel rispetto del ruolo istituzionale ricoperto e della linea seguita dalla coalizione di governo cittadina.

Nella lettera indirizzata al sindaco, La Montagna ha spiegato di aver assunto la decisione «con senso di responsabilità e nel pieno rispetto delle istituzioni», cogliendo l’occasione per ringraziare il primo cittadino per la fiducia accordata in questi anni. Un pensiero di gratitudine è stato rivolto anche alla Giunta comunale, al presidente del Consiglio comunale, ai consiglieri, ai dirigenti e ai dipendenti dell’ente.

Le dimissioni arrivano in un momento di forte attenzione politica ad Acerra. Negli ultimi giorni, infatti, il dibattito cittadino si era concentrato sulla segnalazione avanzata dal consigliere Andrea Piatto e dal gruppo Ecologisti & Cittadini riguardo una presunta situazione di conflitto di interessi relativa a una delibera comunale. Una vicenda che aveva spinto l’opposizione a chiedere chiarimenti e ad annunciare possibili iniziative politiche in Consiglio comunale.

Con l’uscita di scena dell’assessore La Montagna si apre ora una nuova fase per l’amministrazione guidata dal sindaco Tito d’Errico, chiamata nelle prossime settimane a ridefinire l’assetto della Giunta e la distribuzione delle deleghe.

Prof morto dopo caso Meloni, l’avvocato: “Si sentiva perseguitato, voleva solo insegnare”

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  Nuovi particolari emergono sulla vicenda di Stefano Addeo, il docente di Marigliano scomparso nei giorni scorsi dopo oltre un mese di ricovero all’Ospedale del Mare di Napoli. A riportarli è Repubblica, che ha raccolto le dichiarazioni dell’avvocato Donato De Sarno, legale del professore finito al centro della bufera nazionale per il post pubblicato contro la figlia della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Secondo quanto riferito dal legale al quotidiano, Addeo avrebbe vissuto gli ultimi mesi con un crescente senso di sfiducia e amarezza, maturato dopo le vicende disciplinari che avevano segnato la sua carriera scolastica. “L’ha vissuta come una persecuzione”, ha spiegato l’avvocato De Sarno a Repubblica, riferendosi al secondo procedimento disciplinare che aveva coinvolto il docente e che riguardava fatti antecedenti alla vicenda del post social. Secondo la ricostruzione del legale, Addeo era convinto che si volesse impedire il suo rientro in servizio dopo la sospensione già subita per il caso che lo aveva reso noto a livello nazionale. Il professore, stando al racconto del suo difensore, si sarebbe sentito profondamente ferito anche da alcune contestazioni emerse all’interno dell’ambiente scolastico. “Si è visto tradito anche dagli alunni”, avrebbe confidato nei mesi successivi all’esplosione della vicenda. Repubblica riferisce inoltre che De Sarno cercava di rassicurarlo e di spingerlo a guardare avanti, suggerendogli persino di organizzare uno dei viaggi studio che aveva sempre amato promuovere con gli studenti. Le parole del legale si aggiungono a quelle già espresse da colleghi, amici e persone che gli erano vicine, delineando il quadro di un uomo che, dopo la tempesta mediatica e disciplinare, non sarebbe più riuscito a ritrovare serenità. Le dichiarazioni riportate da Repubblica contribuiscono così ad arricchire il racconto degli ultimi mesi vissuti dal docente, offrendo uno spaccato più personale sulle difficoltà affrontate dopo uno dei casi più discussi dell’ultimo anno nel mondo della scuola e della politica.