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Stupro in Circum, l’UDI: “Caso per niente chiuso. Bisogna andare avanti con la nostra solidarietà”

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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dell’UDI (Unione Donne in Italia) della sottosezione di Napoli:
“Lo stupro di cui è stata vittima una giovane donna, nella stazione della Circumvesuviana di San Giorgio a Cremano, è l’espressone terroristica della guerra in atto contro le libertà femminili. Non si può dire diversamente anche nel descrivere la vicenda giudiziaria di cui si è reso protagonista un GIP, che ha scarcerato uno dopo l’altro gli indiziati sospetti autori del crimine.
Per le gravi circostanze che da subito hanno sollevato gravi sospetti sull’operato del magistrato, il provvedimento “folle” è ora oggetto esso stesso di indagine presso la Procura.
Il Centro Dafne presso l’Ospedale Cardarelli di Napoli, e i medici stessi hanno diagnosticato e attestato, su base scientifica, il trauma e lo stato di sofferenza fisica, in un referto, non una perizia, ma un atto pubblico.
Le motivazioni del provvedimento oggi sotto accusa che, va sempre ricordato, riguardano un caso di violenza sessuata, (lo stupro, uno dei reati più gravi contro la persona e secondo una risoluzione ONU un vero e proprio mezzo bellico), dimostrano che il magistrato non applica, per non conoscenza, o volutamente ignora la Convenzione di Istanbul, legge dello Stato. Le stesse motivazioni poi contengono un attacco diretto alla vittima, e, non solo di conseguenza, a chi ne ha constatato le condizioni: infatti, mostrando anche qui di non conoscere la vera rilevanza dei fatti, il giudice è entrato nel merito delle diagnosi, ripetiamo referti, arrogandosi il potere di respingerle come si trattasse di perizie di parte.
Si desume da tutto questo che il giudice ha espresso un provvedimento viziato da numerosi pregiudizi e lacune che dovrebbero aprire seri dubbi sulla sua competenza ad operare non solo sul crimine di cui ci occupiamo.
Non crediamo sia un caso che tutto questo modo di procedere, che denunciamo anche per la modalità trasandata con la quale si sono raccolte prove e circostanze, contenesse un attacco diretto al Centro Dafne, che gestisce il percorso rosa nell’Ospedale Cardarelli.
Noi esprimiamo tutta la nostra solidarietà alle operatrici di Dafne e a tutte le vittime che hanno contribuito a tutelare. Alle une e alle altre rinnoviamo la nostra fiducia, alle prime per la loro competenza, alle seconde per la verità che offrono generosamente”.
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