Scende in campo la Chiesa dopo il rinvio a data da definire sulla decisione di riaprire gli impianti di stoccaggio di Acerra e Giugliano in vista dello stop di più di un mese del termovalorizzatore, fermo per manutenzione che scatterà a settembre. Intanto il vescovo di acerra, Antonio Di Donna, con un messaggio diramato ieri spera di persuadere le autorità competenti a escludere i due comuni dalla decisione di conferire i rifiuti che non potranno essere bruciati durante la chiusura programmata dell’inceneritore, ubicato anch’esso ad Acerra insieme all’impianto di stoccaggio che la società della Città Metropolitana, la “Sapna”, ha chiesto di far riaprire nel territorio della diocesi che Di Donna amministra. “Acerra ha già pagato un prezzo troppo alto”, avverte però il prelato. Il riferimento è anche alla stessa scelta, risalente al 1995 e poi concretizzata nel 2001 con l’apertura del cantiere, di costruire proprio da queste parti il termovalorizzatore. Ma non solo. Accanto al colosso brucia rifiuti fu realizzato nel 2004 uno dei più grandi impianti di stoccaggio della regione, capace di ospitare 120mila tonnellate di rifiuti. E’ lo stesso impianto che ora, pur essendo in parte ancora zeppo di scarti ammassati da 14 anni sulle piazzole, Città Metropolitana e Regione vorrebbero riaprire. ”Giugliano e Acerra – eccepisce però il vescovo – sono città già interessate da un’enorme pressione del ciclo dei rifiuti. Si continua a voler far ricadere i costi ambientali e sociali di questa crisi su territori che hanno già pagato un prezzo troppo alto”. Di Donna replica poi al dato di fatto, avanzato dal nostro giornale, che i sindaci campani non vogliano ospitare impianti di stoccaggio per far fronte all’emergenza che ormai aleggia come uno spettro su Napoli e su tutta la sua area metropolitana. Basti osservare gli accumuli di rifiuti che nella periferia del capoluogo e in tanti comuni già si stanno formando. ”Non si tratta di voler seguire la logica “non a casa mia” – risponde il vescovo – mi chiedo piuttosto perché si debba infierire e accanirsi sempre sugli stessi territori, sempre e solo su Acerra e altri, approfittando della rassegnazione di queste città, che piangono i loro morti e i loro malati?”. A ogni modo il massimo esponente della Chiesa locale concorda sul problema che le amministrazioni comunali abbiano assunto un comportamento incerto su questa vicenda e sostiene che quella che si profila non sia un’emergenza ma che sia una situazione prevista con qualche anno di anticipo. “Comprendiamo la diffidenza dei comuni – aggiunge – ma facciamo nostra la proposta della Regione: quella di individuare altre aree per una equa distribuzione, più siti di stoccaggio, purché questo avvenga all’interno di un piano organico e con garanzie da parte della Regione che i siti non restino tali per anni e che siano poi bonificati”. Polemiche su polemiche. Il vescovo nel messaggio si scaglia pure contro il termovalorizzatore, giudicato dalle comunità della zona alla stregua di un “mostro”. “Possibile – si chiede il prelato – che non si riesca a trovare un’alternativa all’inceneritore? Possibile che in tutti questi anni il piano regionale dei rifiuti non abbia prodotto risultati concreti?”. In ogni caso alla fine del comunicato Di Donna ammette che il fermo del termovalorizzatore possa determinare un’emergenza per cui si augura che “questa nuova emergenza possa essere un’opportunità per una migliore raccolta differenziata e aiuti a rompere la dipendenza dall’inceneritore di Acerra attraverso un piano improntato al riciclo e agli impianti alternativi”.



