Somma Vesuviana, Rianna: “Soldi pubblici in fumo”

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Quella ascoltata nell’ultima seduta di question time chiesta dal consigliere Salvatore Rianna, passato all’opposizione da qualche tempo, è una storia che arriva da lontano e riguarda l’area compresa tra via Ferrante d’Aragona e corso Italia.

 

Nel 2010, il 25 novembre, il comune di Somma Vesuviana dispose l’occupazione d’urgenza dell’area, atto propedeutico all’esproprio. A gennaio dell’anno successivo il proprietario propose ricorso al Tar impugnando il decreto di occupazione. A quel punto il comune di Somma Vesuviana si costituì invocando il rigetto del ricorso e il Tar nella sentenza respinse le motivazioni del proprietario che, però, impugnò la sentenza con ricorso in Consiglio di Stato nel dicembre 2017. Qui inizia il “mistero”: perché il Comune di Somma Vesuviana, pur regolarmente intimato, non si è costituito in giudizio? I motivi, nella risposta che l’assessore Rita Di Palma ha fornito in aula al consigliere Rianna non si sono compresi ma, di fatto, sappiamo che il Consiglio di Stato, con sentenza di agosto 2022, ha accolto in parte il ricorso del proprietario. Il motivo è paradossale: parliamo della delibera di consiglio comunale n.10 di febbraio 2006 alla quale è allegata una relazione geologica relativa ad un sito diverso rispetto all’area in oggetto. La relazione riguarderebbe infatti l’area di via Dietro le Torri e non il sito compreso tra via Ferrante d’Aragona e Corso Italia. Quindi, il Comune è stato condannato al pagamento delle spese legali (5mila euro). Ma davvero la relazione era non pertinente? Il consigliere Rianna sostiene che non sembra essere così e che il lavoro dei due geologi Pietro Di Palma e Raia Giuseppe sarebbe stato invece adeguato. “Se ci fosse stato l’avvocato dell’Ente le cose sarebbero andate diversamente” – sostiene il consigliere che poi, in sede di consiglio comunale in occasione del Question Time da lui proposto è andato oltre: quando si tratterà di indennizzare il proprietario dell’area, saranno davvero i responsabili di tutto a pagare? Facciamo dunque un’altra ipotesi: se la relazione geologica fosse realmente stata sbagliata – deduzione che sarebbe spettata all’assessore o agli uffici – altri soldi dell’ente sono effettivamente andati in fumo visto che quella relazione fu regolarmente pagata con la somma di 15mila euro. C’è poi il paradosso dei paradossi: ad oggi, senza alcuna opera, senza un parcheggio che servirebbe a decongestionare il Casamale e soprattutto sarebbe fondamentale per la scuola elementare, senza dunque l’opera prevista sebbene presente nel piano delle opere pubbliche, il Comune dovrà sborsare oltre 150mila euro per cause in cui non si è nemmeno preoccupato di costituirsi. La ditta che avrebbe dovuto eseguire i lavori ha infatti intentato causa al Comune che, anche in questo caso, non si è costituito in giudizio. La sentenza è divenuta esecutiva nel luglio 2022.
Insomma, un comune contumace. E come direbbe il nostro Antonio De Curtis al secolo Totò: e noi paghiamo.