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Somma Vesuviana, nella Casa delle Lucerne la mostra fotografica “La storia fa buona memoria”

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La mostra sarà inaugurata il 2 agosto  sul Borgo antico Casamale ed è promossa dall’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche in collaborazione con Casa delle Lucerne. 

 

L’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche e la Casa delle Lucerne nell’ambito della Festa delle Lucerne, giovedi  2 Agosto 2018 alle ore 19,30 Casa delle  Lucerne in  via  Michele Troianilello  sul Borgo antico Casamale, inaugura la Mostra Fotografica “ LA STORIA FA BUONA MEMORIA”  La mostra è promossa ed organizzata dall’ Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche – Casa delle Lucerne e Fondazione Prof. A.Rigoli C.I.E. Interverrà il Sindaco di Somma Vesuviana ,Salvatore Di Sarno, l’ing. Rianna Arcangelo, conclusioni del Prof. Angelo Calabrese, direttore Scientifico dell’Accademia. Durante le giornate della festa a tutti i visitatori  che sul Triangolo della Luce lasceranno un loro messaggio, sarà consegnato il diploma che la Casa delle Lucerne e l’Accademia hanno predisposto nel ricordo dell’evento. La ricerca storica fotografica è stata fatta dai volontari Servizio Civile Nazionale – Garanzia Giovani dell’Accademia.

 

LA  STORIA SI FA CON I DOCUMENTI

L’amore per le mie terre magiche mi deriva all’insuperabile Ernesto De Martino e ho attinto a Olindo Falsirol, mio Maestro, per quanto concerne la metodologia della disciplina, che ormai da anni rileggo in termini di Etnostoria, grazie all’illuminante invenzione del mio amico scienziato, il carissimo Aurelio Rigoli.  Devo ad Arcangelo Rianna, che mi onora della sua gratificante amicizia, il dono di molti strumenti di conoscenza, grazie ai quali ho osato, scevro da passionalità supponente, anzi con  motivata umiltà, proporre alcune aggiunte alle conoscenze interpretative scarsamente e non ragionevolmente documentate.

Arcangelo Rianna, casamalese autentico, non traligna: è  erede della sapienza,  distillata da un originario ceppo popolare, che per varie vicende storiche, sociali ed economiche risulta necessariamente poco “propenso”, suo malgrado, a dare testimonianza storica degli uomini e dei fatti di un sacrale Rione, arroccato e compatto nell’agglomerato di case,  da cui sicuramente  prende nome: amàle in greco significa legame di covoni, quindi  croce di case, arroccamento abitativo.

Il lavoro duro e secoli di soggezione al potere dominante e di conseguenza all’analfabetismo, duro a morire, anche se di ritorno, hanno consolidato un malinteso senso della Tradizione, per cui, il “fare come già fecero gli antichi”, dava, un tempo, sicurezza del futuro, affidato soprattutto all’atto di fede nella Speranza, prima ancora che alle progressive, nuove generazioni in transito.

Le Feste, nelle quali ragioni di interferenti credenze e di atavica umanità si giustificavano, confluendo sotto il sempre pietoso manto della religione evoluta, valevano e valgono per rafforzare vincoli d’amicizia, di buon vicinato, di pace ritrovata dopo ineludibili dissidi, di distintivo orgoglio civico, di attrattiva affluenza di comunità vicine e di stranieri che sempre contribuiscono ad estendere la  comunicazione, anche innovando.

Se conta poco la Storia dei grandi, subìta senza partecipazione, anzi servendo e tacendo, non ha senso quella minima dei miseri mortali, transitanti nel mondo del peccato, con la condanna scontata con il faticoso e obbligato rispetto delle opere e dei giorni, crescendo solo moltiplicandosi.

L’alternanza canonica dei nomi, almeno dei primogeniti, e il fregio di un soprannome identificativo e qualificativo giovavano all’anagrafe comunitaria per un immediato riferimento, al punto che, quelli di cui si ignorava il cognome, erano magari arcinoti e affezionati compagni di lavoro, di un buon bicchiere all’osteria, commilitoni sempre pronti a rievocare, chiamati addirittura compari per estensione dei rapporti familiari. In questa sede non conta il brivido sempre diversificato, che ci coglie in ogni Festa sommese.

Quel mondo ha i suoi canti estroversi, allusivi alla sana sensualità, le inimitabili e gareggianti voci soliste, le cerimonie devozionali, dove la Fede domina in assoluto, per le quali si avverte il bisogno di non confonderle con le feste: il sacro non si baratta con la profanità e la schietta allegria, sempre coinvolgente, non deve essere turbata da inqualificabili eccessi.

Il nostro tempo ha rivalutato le storie locali e le approfondite ricerche continuano a mettere in luce le incongruenze comportamentali di osannati protagonisti, che vissero, immuni dalle pallottole e dalle sciabolate, senza rimorsi e sicuri nel sonno degli ingiusti. Le microstorie, documentate e fidedegne, fanno,come ho scritto altrove “riflettere sugli uomini e i fatti delle nostre province.

Ci offrono la possibilità di riconoscere, a distanza ravvicinata, i veri briganti nel processo di unificazione nazionale, di prenderne atto e di renderci conto del perché non vennero  mai “perseguiti” dalla giustizia nel rispetto dell’equità. Il mio impegno, per fortuna condiviso,vale a non mescolare sacro e profano nel calderone, dal quale la confusione trapassa nel dimenticatoio.

La Casa delle Lucerne dell’ing. Arcangelo Rianna merita di assumere il ruolo di Archivio della più importante Festa del Casamale. Devono essere ricordati i protagonisti della Festa, dai Mast’ ‘e Festa ai personaggi popolarmente celebri, per serbarne la memoria, perchè non siano transitati nell’assoluto anonimato. Ci interessano i loro volti, i detti memorabili, le loro parole ricorrenti, le cifre caratteriali, i lavori praticati.

La Casa delle Lucerne si assume l’impegno di arricchire e custodire un archivio che faccia storia e memoria. Rivolge pertanto l’invito alle famiglie dei protagonisti della Festa delle Lucerne affinché forniscano foto e notizie necessarie a raccogliere dati da custodire e affidare ad una pubblicazione, in cui si ritrovino uomini e fatti del Casamale in Festa.

Ecco perché abbiamo dedicato i nostri banner ai siti del Casamale, associandoli ai volti che vi hanno trascorso una vita meritevole di permanere nella memoria. Arcangelo mi ha dato la gioia di conoscere le fattezze dei Mast’ ‘e Festa di Via Giudecca: Orazio Beneduce, detto: Mast’Orazio, Vincenzo Secondulfo, detto: zì Vicienzo ‘o putecaro, Pasquale Nocerino, detto: zì Pascale ‘o spitalone e inoltre di Angelo Iovino, detto: ‘o sparamaschio, di Mario Secondulfo , detto: ‘o mancino, Ignazio Coppola, detto zì Ggnazio, di Vincenzo Febbraro, detto zì Vicienzo ‘o barista, che, tra l’altro, finanziò la Festa del 1970. Finalmente un passo avanti; altri ne seguiranno se la “materia umana non è sorda” e se non persiste l’ostinazione di “invidiare a sé”, di negarsi, come scriveva il Foscolo, la possibilità di affidare ai posteri i fidedegni segnali degli uomini e dei fatti del Casamale in Festa.

Angelo Calabrese

Direttore scientifico

dell’Accademia Vesuviana Di Tradizioni Etnostoriche

 e dell’annesso Museo

    

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