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Ma il nome del componente della giunta Piccolo la cui signora sarebbe stata assunta dal concessionario, ancora non lo si scrive nero su bianco. Il sindaco Piccolo: «Glielo chiederò io in consiglio comunale, non quello richiesto da loro bensì la seduta già convocata».

«La moglie di un assessore? Quale assessore?». Così risponde (e come potrebbe farlo diversamente, ci viene da aggiungere?) il sindaco Pasquale Piccolo a domanda precisa, vale a dire: «Cosa dice in merito ai manifesti del Pd che, dopo aver annunciato alla cittadinanza che la moglie di un assessore era stata assunta alla Geset, ora informa delle sue dimissioni?». Il sindaco non risponde perché il nome non è stato fatto ma, aggiunge, sarà lui a chiederne conto in consiglio comunale. Ma non il consiglio comunale che Forza Italia e Pd hanno chiesto sull’argomento, bensì la seduta già convocata per lunedì. «Il consiglio comunale ad hoc? Non possiamo convocarlo perché l’opposizione non ha saputo stilare la richiesta: per una cosa del genere occorre la maggioranza qualificata, ossia avrebbero dovuto firmare la richiesta di convocazione in dieci, invece le firme sono solo nove. Ma stiano tranquilli – prosegue Piccolo – potranno farlo il nome, glielo chiederò io in aula». Intanto però, il Pd locale ha fatto circolare un altro manifesto, un secondo atto di accusa. Sempre anonimo, manco a dirlo. «L’assessore, invece di dimettersi e lasciare l’incarico pubblico disonorato con il suo comportamento, insiste e preferisce far dimettere la moglie dalla Geset». Ma giacché queste prove ci sarebbero (lettera di assunzione, lettera di dimissioni….) perché non produrle? La risposta, a meno che non si tratti di una non meglio identificata coscienza istituzionale che spinge l’opposizione a parlare di «fatti personali» solo e soltanto nelle sedi consone (il consiglio comunale). Ma ciò vorrebbe dire, si auspica, che nell’accusa precisa non c’è reato bensì solo inopportunità. Perché se reato si ipotizzasse, non si comprende come mai nessuno sia ancora andato in Procura (o sì?). Nell’attesa di conoscere le risposte, il Pd incalza, anzi «pensa». «Il Pd pensa che all’assessore resti solo una cosa da fare: dimettersi. Il sindaco cosa fa o sa?». A quanto pare basterà andare in consiglio comunale (all’ordine del giorno ci sono regolamenti, adempimenti finanziari e il palazzetto dello sport di Santa Maria del Pozzo) per avere, almeno, la risposta a quest’ultima domanda.