In occasione di «Crisommole», la due giorni dedicata all’albicocca vesuviana, la commissaria prefettizia ha concesso agli organizzatori l’autorizzazione per tenere due convegni negli spazi esterni del Castello D’Alagno, gli unici spazi che hanno i requisiti di agiibilità e sicurezza. Gli spazi esterni sono stati resi fruibili dal pubblico grazie all’impegno e alla fatica degli Amici del Casamale, organizzatori della Kermesse, che hanno ripulito da cima a fondo il cortile, lasciato a lungo in uno stato di abbandono. Chi ha varcato i cancelli della maestosa struttura che domina sul borgo antico ne è rimasto molto affascinante e inevitabilmente il coro unanime è stato: «Perché il Castello D’Alagno è ancora chiuso? Perché tanta incuria per una gioiello simile? In realtà la storia dello storico Castello è lunga e travagliata.
Grazie ai fondi Por Campani 200/2006-misura 1.9- Pit Vesevo, dopo lunghi anni di attesa, nel 2007 iniziavano i lavori di riqualificazione del Castello D’’Alagno. Il progetto, approvato dalla Regione Campania e presentato dall’allora amministrazione D’Avino, prevedeva precisamente «Ristrutturazione e adeguamento funzionale del Castello D’Alagno. Museo Archeologico interattivo, biblioteca multimediale, centro formazione e documentazione archeologica». Il progetto divenne poi esecutivo qualche anno dopo con l’amministrazione Allocca e i lavori furono completati nel 2011 e certificati nell’aprile del 2012. Da allora e a tutt’oggi il maestoso Castello D’Alagno è ancora chiuso. Ma andiamo con ordine. Finiti i lavori, mancavano pochi atti relativi all’agibilità della struttura e l’amministrazione aveva garantito che in tempi brevi avrebbe restituito la storica struttura alla città per le finalità previste nel progetto originale. Il Castello sarebbe diventato principalmente un museo, che avrebbe dovuto accogliere innanzitutto i reperti estratti dagli scavi del sito archeologico di Starza Regina, la cosiddetta Villa Augustea, mentre il resto degli spazi sia interni che esterni dovevano servire esclusivamente per finalità culturali. Il Castello D’Alagno doveva essere luogo per iniziative espositive di artigianato e prodotti tipici, ma soprattutto luogo fisico di eventi, incontri e dibattiti. Ma, ahinoi, gli interessi dei soliti affaristi di turno e di una politica tutt’altra che interessata al bene comune prevalsero su tutti i buoni propositi. Il Castello D’Alagno per la sua invidiabile posizione e per il suo suggestivo fascino faceva gola non solo a qualche politico locale ma anche a tanti ristoratori che ne volevano fare luogo di ricevimenti ed eventi. I riflettori si accesero sulla struttura quando l’allora assessore alla cultura Emanuele Coppola pensò di aprire le porte del Castello d’Alagno, ancora sprovvisto di certificazioni, per una festa privata, o meglio per la festa di pensionamento di un dirigente scolastico. Immediata fu la reazione di rabbia e di sdegno della società civile e politica sommese tant’è che l’opposizione chiese in consiglio comunale anche la sfiducia dell’assessore, sfiducia che fu poi respinta poiché, sulla scorta di una ampia documentazione, Coppola sollevò il problema reale della gestione e del mantenimento delle spese del personale e della manutenzione del Castello. La proposte di Coppola di aprire il Castello, per eventi culturali e non, per far fronte alle spese di gestione fu sostenuta fortemente dall’allora sindaco Allocca tanto che si decise di mettere mano a un regolamento sulla destinazione d’uso del maestoso Castello e portarlo in consiglio comunale per l’approvazione. E così fu. Le finalità, quelle culturali, vennero però annullate dagli articoli che confermano chiaramente l’intento di destinare la struttura per aste, tombolate, catering e quant’altro. Dai popolari del Buon Governo e nello specifico da Vittorio De Filippo fu presentata alla V commissione (bilancio e turismo) e alla II commissione(cultura) una relazione con alcune osservazioni sulla bozza di regolamento presentata in consiglio, proposte accettate dal consiglio comunale. Intanto mentre si dibatteva in consiglio comunale e si sollevavano le proteste dalla forze politiche, civili e religiose del territorio, il sindaco Allocca, colpito da un male incurabile, non ebbe il tempo di portare avanti nessun progetto relativo al Castello D’Alagno e, soprattutto, non ebbe il tempo per portare a completamento le procedure per certificati indispensabili per aprirlo alla città: il collaudo, le certificazioni antisismiche e la certificazione antincendio. Con l’amministrazione Piccolo, costantemente in crisi con la sua stessa maggioranza, le sorti del Castello D’Alagno non sono state per niente felici. Il sindaco Piccolo e il suo esecutivo avevano messo mano al progetto e anche affidato ad alcuni tecnici il compito di avviare l’iter per ottenere le dovute certificazioni ma ancora una volta il tutto si è arenato a causa della crisi di maggioranza che, a distanza di poco meno di due anni, ha portato alle dimissioni de sindaco Piccolo e al commissariamento e poi alle elezioni, conclusesi da qualche giorno con la vittoria del candidato sindaco Salvatore Di Sarno. Insomma il Castello D’Alagno, i cui lavori di riqualificazione sono stati completati nel 2011, è rimasto chiuso per sei anni e da sei anni nessuno, cosa davvero strana, è riuscito a completare l’ter utile a renderlo agibile! Intanto in questi giorni i cittadini hanno potuto ammirarne le aree disponibili, ora staremo a vedere cosa ne sarà. Il neo sindaco ebbe a dire in un confronto alla Collegiata nonché in una intervista rilasciata al mediano.it «Sarà aperto subito». Ebbe a dire, anche, che sarebbe stata sede di una Università, ancorché telematica. E di un team che dovrà occuparsi di intercettare finanziamenti. Domani, l’insediamento di Di Sarno. Si auspica, prima dell’autunno magari, anche la restituzione del Castello alla città.



