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Somma Vesuviana, la notte dei capitoni…

Qualche anno fa, nei periodi natalizi a Somma Vesuviana, a Napoli e nel suo hinterland, il freddo si imponeva e faceva la sua figura. Il gelo spesso si aggirava tra le stanze, lanciando duri moniti alle famiglie che si contendevano, a forza di ancate, ma con gesti lenti e decisi, il tiepido calore, emesso da un piccolo braciere, cui, spesso, veniva aggiunto un poggiapiedi di legno, di forma circolare, per potenziare l’offerta. Odore di cenere e di carbonella bruciata ed un cucchiaio mezzo consumato per girare.

I più fortunati avevano un focolare che funzionava a pieno ritmo e nelle case stavolta si imponevano sapori di pino, di querce e di ulivo.   Tutto faceva atmosfera ed anche ‘lo spassatiempo, con castagne, ceci secchi, semi di zucca e noccioline americane sembrava trovare una diversa dimensione. L’inverno era una presenza immancabile. Un convitato di ghiaccio. Un amico sincero ed irrinunciabile. Si attendeva la promessa di pace e di luce con grande e spasmodica fiducia e la speranza viveva il momento migliore. Le massaie sfornavano in grande quantità struffoli, roccocò e mostaccioli, costruendo il sapore dolce della festa più importante. Adesso l’atmosfera a tinte delicate del Natale sembra spazzata via dalle vaporiere delle stufe a pellet e dai termo camini. Lentamente si è affermata anche la moda dei termosifoni, utilizzati in molte abitazioni più come orpello che come sistema di riscaldamento. Il progresso si impone e trasforma la vita intera nel suo complesso. Aumentano gli agi e diminuiscono le difficoltà del vivere quotidiano, ma spariscono dalle nostre città figure rappresentative e per certi aspetti mitiche e straordinarie. Tutti abbiamo il diritto di migliorare la qualità della vita. Il ricordo di quello che è stato, la nostra storia ed i disagi che abbiamo vissuto, però, ci devono sempre accompagnare. Non ci sono più, per esempio, i venditori improvvisati che rendevano leggendaria ‘La notte dei capitoni’. Questi imprenditori originali, dotati di grande senso di inventiva, per sbarcare il lunario e per raccattare qualche lira nel periodo della festa di Natale, organizzavano un’offerta commerciale fuori dall’ordinario.  Se riuscivano a procurarsi un piccolo capitale per acquistare ai Mercati Generali del pesce di Napoli un prezioso carico di capitoni e di anguille, allestivano in una piazza, in un angolo della città o in un diverticolo viario una pescheria in piena regola. La vendita dei capitoni durava dal 22 dicembre e fino alla vigilia di Natale. Per mettere in piedi l’occasionale punto vendita bastavano quattro vasche ovoidali di legno, con il fondo dipinto di azzurro, collocate una sull’altra, una fontana con acqua corrente ed una potente lampadina ed il gioco era fatto. I venditori abusivi esercitavano la loro “professione” in un arco di tempo molto limitato, ma in pratica per tre giorni non dormivano mai. Avevano sempre l’attenzione rivolta ai capitoni che facevano rapide giravolte, si agitavano e spesso riuscivano a superare lo sbarramento delle vasche e rotolavano in strada. Era una guerra continua tra i venditori ed i capitoni, che mai domi, corpulenti e robusti erano i più degni di finire in padella. Nelle strade si consumavano gustose scenette, cui partecipavano, divertiti i passanti che si affannavano e davano volentieri una mano per recuperare la preziosa merce che spesso si perdeva negli anfratti e nelle buche di strade dismesse e palazzi. I venditori autorizzati delle pescherie, che facevano quel lavoro per mestiere, invece, erano molto più pratici e sapevano come tenere a bada anguille e capitoni. Di notte, poi, si viveva un’atmosfera magica che sembrava copiata dalla pubblicità del panettone Bauli. I commercianti abusivi di capitoni, che spesso avevano visto il mare solo da lontano, narravano racconti dal sapore marinaro. Le lotte tra pescatori, piovre giganti e pescecani, in mezzo a tormente di freddo e di vento, la facevano da padrone. Era un vero spasso sentir parlare di gesta epiche, narrate con il beneficio dell’inventario. I più smaliziati abbozzavano un sorriso e qualcuno, stanco e vinto dal sonno, reclinava dolcemente la testa.  Il tempo trascorreva quasi lento e programmato fino alle ore 18 della vigilia di Natale, quando i giochi erano ormai fatti. La notte dei capitoni si concludeva così, mentre da lontano il frastuono delle bombe carta squarciava il buio della notte, oramai imminente.

(fonte foto: archivio storico di somma vesuviana)

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