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Somma Vesuviana, la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli in comodato all’Accademia Vesuviana

14795724_2008361762723413_1918028150_oLa chiesa sconsacrata, da anni transennata e ricettacolo di rifiuti, potrà rinascere a nuova vita. Il presidente dell’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche, Biagio Esposito: «Finalmente potrà partire il progetto di recupero, ringrazio tutti coloro che ci hanno aiutato in questa impresa».

Occorre solo perfezionare l’iter burocratico per dire «missione compiuta». La diocesi di Nola, dopo il parere favorevole del collegio dei Consultori e del consiglio per gli affari economici della Curia, ha comunicato all’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche che l’antica sede parrocchiale di Rione Trieste è concessa in comodato alla stessa Accademia il cui presidente, Biagio Esposito, ha subito annunciato via Facebook la sua soddisfazione: «Finalmente l’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche può realizzare il progetto “Fare e Saper Fare” grazie alla concessione della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli da parte del Vescovato di Nola. L’incarico del progetto di recupero è stato affidato all’architetto Ludmilla Manarola, docente di scienza delle costruzioni all’Università Federale Siberiana Russa».

Dei gloriosi trascorsi della chiesa restano ormai solo ruderi. Ma i suoi fulgori cominciarono – come il responsabile dell’archivio storico di Somma Vesuviana, Alessandro Masulli, ha proprio ieri ricordato sui social – agli inizi del 1600, tramutando in chiesa la preesistente piccola cappella dove era collocato un quadro con l’immagine dell’Annunziata. Fu dotata di quadri, di altare, di stemma in marmo con stucchi barocchi sul portale d’ingresso, di un paliotto in broccato di seta con armi ed insegne dell’Annunziata ma – come si ritrova nei manoscritti storici – era già dedicata a Santa Maria di Costantinopoli. Negli anni successivi altri due altari furono costruiti e il patrimonio si arricchì di nuovi dipinti. Nel 1751 la chiesa fu affidata al banco della SS Annunziata di Napoli e nel 1858, molto più tardi, al Vescovo di Nola che all’epoca era Monsignore Giuseppe Formisano.

Distrutta dall’eruzione del 1906, fu ricostruita quasi ex novo e divenne parrocchia nel 1927. Molti parroci vi si avvicendarono fin quando nel 1969 don Francesco Mormile si adoperò perché la chiesa fosse allargata e avere un complesso dove poter svolgere le varie attività parrocchiali. Il parroco don Alfredo Muoio continuò il progetto di Mormile e nel 1971 fu posta la prima pietra sul nuovo suolo con lavori che proseguirono poi fino al 1976. La chiesa fu benedetta e aperta al culto il 28 marzo del 1976, con il vescovo Guerino Grimaldi. Dopo circa 40 anni in quella struttura regna solo il degrado. Ora, pare, una speranza c’è. Per la chiesa e per quel che essa significa per il quartiere.

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