Si è tenuta ieri sera nel chiostro di San Domenico la presentazione della XXX edizione del Palio, una grande festa storica e popolare che si terrà il 9/10/11 settembre. I giovani, tantissimi, son già all’opera per una festa che è tutt’altro che semplice da organizzare. Otto squadre con 64 giocatori dei Rioni storici e sei 6 giochi che si svolgeranno in Piazza Vittorio Emanuele III. I giovani si stanno occupando di scenografie, di comunicazione, dei giochi per bambini. Intanto, si cercano anche generosi sponsor poichè tutto parte dal nulla e ci vogliono almeno ottomila euro per le spese essenziale. Auspichiamo che gli imprenditori locali sostengano questa manifestazione che sa unire le vecchie e nuove generazione e che sa raccontare mirabilmente la nostra storia, le nostre tradizioni.
Il titolo di questa edizione è molto originale ed è Don Nicola De Sena, importantissimo punto di riferimento di tutti i giovani per un mondo unito, a spiegare il senso di questa scelta
“Perché la mia presenza? Perché il Palio nasce in ambito ecclesiale, nella parrocchia di san Giorgio (dove attualmente sono parroco), con i Giovani per un mondo unito.
Questa trentesima edizione “giocata” del Palio di Somma Vesuviana deve essere compresa alla luce proprio del titolo.
Giochi di pace
In un contesto europeo ancora una volta coinvolto in una guerra, il gioco resta sempre uno strumento, seppur piccolo, per gridare la nostra intenzione di pace. Le Olimpiadi fermavano le guerre, certo il nostro momento non è paragonabile a tale evento, ma nel nostro piccolo vogliamo fare riferimento ai tanti conflitti che si sono venuti a creare col tempo nella nostra società. Anche il covid, oltre l’emergenza sanitaria, ha contribuito a creare inimicizia sociale, incapacità di dialogo. Noi vogliamo riaffermare il “benessere” delle relazioni, che parta dalla riscoperta della bellezza di se stessi. Già il filosofo Gadamer affermava “il gioco è uno specchio nel quale spesso in modo sorprendente e spesso in modo estraneo ravvisiamo noi stessi: come siamo, come potremmo essere e che cosa ne è di noi”.
Così noi rilanciamo il Palio non solo come evento, ma come modello interpretativo di una nuova modalità d’essere nel mondo: non più singoli che forzatamente si mettono insieme e talvolta entrano in conflitto, ma come un’unica entità “umana”, caratterizzata dall’unicità di ciascuno nell’unità di una comunità sociale.
Sei la terra che ho
Questa frase è presa da una canzone di Branduardi. Vuole significare non un possesso esclusivo e maniacale, ma un sentimento di forte legame con qualcosa che mi è stata data e che è mia, fa parte del mio essere.
Proprio perché coinvolti in un determinato tempo storico e in un determinato spazio geografico, ci sentiamo coinvolti nell’esprimere la nostra appartenenza a questa terra vesuviana, non solo ripercorrendo la storia legata alla nostra città, ma lanciando uno sguardo sul presente. La nostra terra è martoriata dall’inquinamento criminale, in questi giorni sulla nostra montagna ci sono stati troppi incendi; nelle nostre terre serpeggia ancora la criminalità, non si riesce ancora a trasformare la cultura nel punto nevralgico di ogni nostro territorio.
Noi non abbiamo la presunzione di essere i salvatori della patria, ma diamo segnali di ripresa, articolati in questi punti:
-torniamo ad abitare i nostri spazi comuni, è un incentivo ad allontanare la criminalità;
– ricollochiamo le famiglie, i ragazzi al centro delle attenzioni di una città;
– costruire (seppur con fatica) un coordinamento per le attività sociali e ludiche della nostra tradizione, perché non ci siano primogeniture da consegnare, ma una passione comune per questa terra da condividere.
Questo Palio avrà ridimensionata solo la forma, mai cambierà la sostanza, l’impegno, la passione, la voglia di crescere insieme.
Don Nicola de Sena



