E mentre il comitato promotore si rivolge alla legge, il sindaco Piccolo si dice pronto a dare battaglia affinché non si «sprechino» più di 200mila euro per la consultazione, mentre il pentastellato Sannino chiede l’accesso agli atti della commissione di garanzia che ha ammesso il referendum. Intanto, piazza Francesco De Martino (già III Novembre) sarà intitolata a Giuseppe Moscati.
Biagio Esposito, presidente del comitato referendario che vorrebbe mutare il toponimo «Vittorio Emanuele III» della piazza principale cittadina con «piazza Commendatore Francesco De Siervo», si rivolge alla legge pur di far tenere quella consultazione che già un comitato di garanti ha giudicato ammissibile.

E lo fa con un ricorso ex artt.669 bis e 700 cpc, vale a dire un ricorso d’urgenza che serve per ottenere un giudizio diretto e la tutela di un diritto, ovviamente l’azione è contro il Comune di Somma Vesuviana nella persona del sindaco, Pasquale Piccolo.
E il primo cittadino non ha atteso, per replicare. Lo ha fatto, dunque, tramite il suo profilo Facebook, con l’intento di chiarire la questione «referendum». «Non ho nulla di personale contro il defunto commendatore De Siervo, del quale ho avuto il piacere di godere dell’amicizia, né contro tutti coloro che hanno firmato per il referendum – premette Piccolo passando poi alle precisazioni –tuttavia per quanto previsto dal regolamento comunale, il referendum richiesto non può essere accorpato a nessuna altra competizione elettorale e/o ad altro referendum, pertanto la somma di €.200.000,00(duecentomila euro) circa occorrente per espletarlo graverebbe per intero sul nostro bilancio comunale. Tale somma potrebbe avere anche una motivazione nel momento in cui andassimo a pronunciarci su una questione di primaria importanza per la collettività ma, nel caso di specie, lo stesso non produrrebbe alcun effetto, anche in caso affermativo, in quanto il comm. De Siervo è deceduto da appena sei anni e, in virtù di quanto previsto dalle leggi, sarebbero necessari ulteriori quattro anni per poter procedere alla intitolazione. Occorre inoltre precisare che questo referendum ha solo valore consultivo in quanto spetta solo alla Prefettura, dopo aver effettuati tutti gli accertamenti circa i requisiti richiesti e l’insussistenza di motivi ostativi, concedere l’autorizzazione finale. Ho avuto notizia dai social che è stato proposto un ricorso ex art 700 cpc al fine di ordinare al Comune di Somma Vesuviana l’espletamento del referendum. Mi batterò nelle opportune sedi, per le motivazioni di cui sopra, affinché questo referendum non abbia luogo e questo al fine di evitare un dispendio inutile di denaro pubblico».

E conclude il sindaco, perché non ci siano dubbi sul suo pensiero: «Se avessi la disponibilità della somma indicata, penserei piuttosto a sistemarla qualche piazza – direi che la mia posizione da alcuni definita fascista e antidemocratica è ancora una volta una tutela per i cittadini e conferma quel percorso di austerity che ho messo in atto dal primo giorno del mio mandato, scelta che sicuramente mi sta creando pochi consensi, ma che era ed è necessaria per consentire tra qualche anno alla nostra città di riprendere il posto che merita».
Piccolo si era già espresso in merito, sostenendo che pur se si facesse il referendum e questo dicesse sì all’intitolazione a De Siervo, sarebbe poi la Prefettura a negare l’autorizzazione. Nella querelle che sta francamente diventando pirandelliana capita poi che la giunta deliberi, il 6 maggio scorso, approvando un atto di indirizzo finalizzato ad intitolare a San Giuseppe Moscati, già medico «dei poveri» beatificato da Paolo VI e canonizzato da Papa Giovanni Paolo II, piazza III Novembre cioè quella piazza che fu intitolata, quasi come contentino “riparatorio” a Francesco De Martino. La delibera di indirizzo, nella quale si esprime l’auspicio che a De Martino si intitoli una piazza o una strada più «confacente alla sua personalità», è stata poi ratificata dalla commissione Toponomastica. Sovviene una domanda, e non occorre un referendum: ma quel che va bene per un Santo perché non si confà ad un senatore sia pure professore emerito e già Vicepresidente del consiglio dei Ministri? Oppure, con l’intento di bypassare il referendum, lo scopo è quello di ripristinare nella piazza principale di Somma Vesuviana la targa all’epoca scippata? Solo il tempo potrà dirlo.


Sulla questione è nel frattempo intervenuto anche Ciro Sannino, già candidato sindaco 5Stelle nel 2014, che ha protocollato una richiesta di accesso agli atti in merito al referendum e commenta: «Affinché si possa intitolare una determinata strada o piazza ad una personalità, è necessario che essa sia deceduta da almeno 10 anni. Guarda caso oggi il Sindaco fa un post dove richiama tale normativa e questo è bene. Ma se sapevano che il quesito referendario era contrario alle norme di legge perché la commissione dei garanti lo ha autorizzato?».

Piazza Vittorio Emanuele III? Si chiama, al momento, ancora così.



