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lunedì, Ottobre 18, 2021

“Simmo ‘e Baku paisà”: l’Italia vola agli Europei, ma c’è poco da esultare

Gli azzurri vincono con l’Azerbaijan ma squadra e ct restano cordialmente antipatici. Per cinque buoni motivi.
L’Italia ha battuto l’Azerbaijan 3 a 1 e si è qualificata per la fase finale degli Europei. Lo ha fatto con una giornata di anticipo: una circostanza che restituisce fiducia agli azzurri e all’ambiente, da anni ormai preoccupato per una decadenza, quella del calcio italico, che appare evidente. Eppure non tutti hanno gioito come matti dopo la vittoria della squadra di Conte: io, per esempio, tifavo Azerbaijan (sommessamente, s’intende) per cinque buoni motivi. Eccoli:
1. La simpatia dell’allenatore azero. Robert Prosinecki da giovane aveva un grande talento. Croato, giocò sia nel Real Madrid che nel Barcellona ed è stato l’unico giocatore della storia ad aver segnato ai Mondiali giocando per due squadre diverse: nel 1990, in Italia, segnò agli Emirati Arabi Uniti con la maglia della Jugoslavia, mentre nel 1998, in Francia, segnò alla Giamaica e ai Paesi Bassi con la maglia della Croazia. In panchina, oggi, sembra un Carletto Mazzone giovane. La barba incolta, poi, fa molto Maurizio Sarri (che, però, ogni tanto si rade). Insomma, è uno simpatico. Al contrario di altri ct.
2. Il padiglione Expo parla napoletano. Chiunque sia stato all’Expo è rimasto colpito dalla bellezza del padiglione dell’ Azerbaijan: un gioco di vetro e acciaio, elementi sospesi, suggestioni sonore. Non tutti, però, sanno che c’è un pezzettino di Napoli in quel padiglione. Come scrive Cristina Zagaria su Repubblica, “il disegno è made in Italy e ha un cuore napoletano. A realizzarlo è stato infatti il team Simmetrico network (Daniele Zambelli), Arassociati e AG&P, con l’ingegneria napoletana di iDeas (che tra l’altro si è occupata degli allestimenti del padiglione Usa all’Expo milanese), project manager, architetti, ingegneri ed esperti in tecnologie multimediali che hanno dedicato all’intero progetto 18 mesi”.
3. Simmo ‘e Baku paisà. Dagli inizi degli anni ’70, Baku, capitale dell’Azerbaijan è città gemellata con Napoli. Non si tratta solo di un gemellaggio ma di una vera e propria intesa istituzionale tra la città partenopea e la capitale azera. Sabato scorso, insomma, contro l’Italia giocavano amici nostri. Con l’Italia, invece, giocavano connazionali nostri: amici non so. E poi Baku è una città bellissima: vedere foto per credere.
4. La faccia di Conte al gol di Insigne. Quando Lorenzo Insigne ha segnato (due volte) contro il Milan, le telecamere hanno indugiato sulla faccia di Conte (e del suo sodale, Lele Oriali): era triste, imbarazzato, decisamente a disagio. Certo, non era obbligato a esultare: ma non aveva affatto l’espressione di uno che aveva appena visto dei gol capolavori.
5. “Cosa stai combinando con parrucca?”. Antonio Conte ha ricevuto a febbraio un avviso di conclusione indagini. È indagato per frode sportiva e potrebbe essere rinviato a giudizio: dovrebbe, in tal caso, affrontare un processo. A maggio, poi, il Corriere dello Sport ha riportato alcuni virgolettati di una chat fra Doni e Santoni nell’ambito delle indagini della Procura di Cremona sul calcioscommesse. “Cosa stai combinando con parrucca?”, sarebbe stato questo il messaggio che l’ex portiere avrebbe inviato a Doni prima di un Siena-Portogruaro. Gli investigatori vogliono capire se quella espressione usata fosse riferita a Conte che all’epoca era allenatore dei toscani (perché non so se si vede, ma Conte ha fatto il trapianto di capelli. L’autotrapianto, ad essere precisi). Ora: sui social (e mai nelle piazze) chiediamo in continuazione le dimissioni di politici che, a volte, non sono neppure formalmente indagati. Vengono intercettati oppure fotografati, in ogni caso beccati ad assumere comportamenti discutibili e noi strepitiamo: “A casa! Non sono degni di rappresentare l’Italia!”. Facciamo bene, sia chiaro. E fanno male quelli che si aggrappano alla poltrona pur di non mollarla. La domanda è: Conte è forse degno di rappresentare l’Italia del pallone? Forza Azerbaijan, sentite a me.

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