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Sfruttamento e salari bassi: girotondo all’Ipercoop

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Ieri migliaia di lavoratori della grande distribuzione hanno scioperato. E in Campania Auchan annuncia altri 120 esuberi. 

Donne e uomini che con i loro bambini hanno fatto il girotondo al ritmo di Bella Ciao. Centinaia di lavoratori che ieri mattina, sventolando le bandiere del sindacato davanti all’Ipercoop di Afragola, hanno detto no “alle politiche neoliberiste di riduzione selvaggia del salario e dei diritti nel settore della grande distribuzione commerciale”. L’occasione è stata la giornata di sciopero nazionale proclamata dalle organizzazioni di categoria contro il mancato rinnovo dei contratti di lavoro di Federdistribuzione, Coop e Confesercenti. Ma il presidio allestito dagli addetti del settore di Napoli e provincia all’ingresso del centro commerciale Le Porte di Napoli ha assunto i connotati del peggiore degli allarmi, quello per i posti di lavoro. In questo momento è infatti di nuovo la catena Auchan al centro dei contrasti. “L’azienda ha dichiarato altri 120 esuberi – fa sapere Antonio Napoletano, della segreteria regionale Uiltucs – e questo succede dopo che è stato appena siglato l’accordo nazionale per l’estromissione incentivata e volontaria di 1426 addetti, che se ne sono andati entro ottobre”.
Le eccedenze strutturali in Auchan Campania sono state per il momento individuate negli ipermercati di Pompei, Mugnano, Giugliano e Napoli- via Argine. Auchan, allo scopo di sfoltire manodopera campana in tempi celeri, ha inviato le lettere di trasferimento forzato in Piemonte, a Roma e nella sarda Olbia, per 34 addetti di Pompei. E in caso di rifiuto al trasferimento: licenziamento. I trasferimenti sono da completare entro il 24 novembre. Ma i drammi occupazionali e salariali riguardano anche l’altra grande catena campana di ipermercati, quella Ipercoop. Nell’iper di Afragola, a gennaio, scadrà la cassa integrazione per 120 dei 200 addetti: futuro più che incerto. “Ora però mi spaventa il fatto che la Coop – dice Luana Di Tuoro, della segreteria regionale Filcams – voglia peggiorare il contratto adeguandolo a quello, ben più aggressivo e peggiorativo, di Federdistribuzione”. Di Tuoro ha però annunciato una buona notizia: Ikea e i sindacati hanno raggiunto la quadra sul rinnovo del contratto integrativo. Nel negozio di Afragola i lavoratori saranno chiamati al referendum martedi e mercoledi prossimi. “La firma del contratto integrativo Ikea – puntualizza la sindacalista – potrà rappresentare una chiave di dialogo con tutte le altre aziende del settore”.
Tiene intanto banco il nodo del rinnovo contrattuale. Ecco le proposte di Federdistribuzione per il rinnovo: aumento salariale, non retroattivo e in tre rate, solo se si aumentano flessibilità e produttività e se si dà il via al congelamento degli scatti di anzianità, al congelamento della tredicesima e della quattordicesima, alle sedici settimane a 44 ore e alle sedici a 32 ore con pagamento in via ordinaria, all’aumento delle ore a 40 perdendo le 72 ore di permessi retribuiti, alla flessibilità del giorno di riposo, con la possibilità dei sette giorni di lavoro consecutivi, al calcolo del tfr non più su 14 mensilità ma solo su 12 e al pagamento in via ordinaria e non maggiorata delle domeniche. “In pratica – replicano i sindacati – Federstribuzione, Coop e Confesercenti non vogliono rinnovare i contratti aumentando i salari sulla base del solito caro vita che ci flagella da sempre a fronte dei salari più bassi d’Europa. A questo punto – concludono le organizzazioni di categoria – dobbiamo pensare che vogliono lo scontro frontale”. Filcams-Cgil, Uiltucs-Uil e Fisascat-Cisl ripeteranno lo sciopero di ieri anche per il prossimo 19 dicembre.

 

 

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