Sant’Anastasia, rinviata la discussione sul futuro della biblioteca «Giancarlo Siani»

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Nel consiglio comunale di ieri, lunedì 13 marzo, non si è approfondito l’argomento del futuro della biblioteca cittadina. In ballo c’era una modifica al regolamento che tende alla possibilità di esternalizzare il servizio «biblioteca» e il vicesindaco Aprea ha confermato che l’intenzione è proprio questa. «Ma sarà sempre garantita l’esistenza della biblioteca» – ha detto. La consigliera Rosaria Fornaro ha messo l’accento soltanto sui tempi, pur confermando di avere accettato l’idea adeguandosi alla sua maggioranza, chiedendo dunque che la gestione si limitasse a dieci anni e non ai venti previsti. Sull’argomento, una interrogazione della capogruppo di Forza Italia, Annarita De Simone: «La cultura non è un business» – ha detto. E rivolta alla maggioranza: «Non fatevi portatori di questa malsana concezione». Sull’argomento è intervenuta oggi sui social la segretaria cittadina del Pd, Grazia Tatarella, auspicando che, sia pur esternalizzando il servizio, si pensi all’affidamento a un consorzio del terzo settore.

Cosa diventerà la biblioteca cittadina? Un caffè letterario? Una ludoteca corredata di libri e pc? Basterebbe, a dire il vero, tirare fuori dai cassetti l’associazione creata a suo tempo dall’amministrazione Iervolino e fare ricorso alle risorse già esistenti, quelle della cittadinanza che una biblioteca la vuole. Pensare ad un progetto da proporre ai finanziamenti regionali e comunitari ma, tant’è, ci si è limitati a constatare che «i fondi non ci sono». Quindi la decisione è quella di ricorrere ad un bando pubblico e affidarla in gestione. Per renderla appetibile ci si affiancherà ovviamente un’attività. Cosa, ancora non è dato immaginare. Bar? Libreria? Vedremo. Intanto l’idea dell’amministrazione ha incassato, almeno a metà, l’apertura della segretaria del Pd che sui social esterna la sua posizione in merito. «Ieri in consiglio comunale si è discusso della destinazione della biblioteca di Sant’Anastasia – scrive Grazia Tatarella –  un punto di riferimento per tanti giovani. Oggi la biblioteca è ancora chiusa in attesa di essere restituita alla cittadinanza. È di ieri la proposta dell’amministrazione di cederne la gestione soprattutto per mancanza di fondi. Il Partito Democratico non è contrario totalmente a questa proposta. Riteniamo infatti che una biblioteca “vecchio stile” (quella dove si andava a prendere in prestito i libri per intenderci) sia anacronistica e fuori luogo nell’era social e digital. Riteniamo invece che quel luogo possa essere affidato ad un consorzio operante nel terzo settore che possa utilizzare quei locali per attività sociali e culturali. Bisogna fare in modo che diventi una biblioteca 2.0, un luogo all’avanguardia dove proporre caffè letterari, attività teatrali e socio culturali, soprattutto dove i giovani possano trovare spazi per le loro attività. Ovviamente, come abbiamo sempre fatto, ci impegneremo affinché questo proposta possa essere concreta anche rientrando nella programmazione economica finanziaria della Regione Campania.È questa la proposta che porteremo nel prossimo consiglio comunale».

Nessuna apertura, invece, dalla capogruppo di Forza Italia, Annarita De Simone, la quale sottolinea come un’istituzione al servizio della società, quale è una biblioteca, debba rimanere assolutamente pubblica.

«La biblioteca comunale strutturata con finalità sociali può e deve nascere – dice la De Simone – rafforzando il concetto di comunità che si è sciaguratamente smarrito. Offrire quello spazio pubblico alla gestione di un privato, di un’unica “cricca”, non segue quei binari comuni che un’amministrazione dovrebbe costantemente alimentare. Per quanto mi riguarda, chi governa il paese ha l’obbligo di accogliere altre soluzioni, di smetterla con l’idea che tutto si possa risolvere attraverso l’arroganza e i colpi di mano. La proposta di Forza Italia va nella direzione di un progetto dove il Comune si faccia finalmente titolare di una nuova biblioteca, un luogo di cultura che si rinnova e nel quale possano operare soggetti appartenenti a tutte le categorie sociali: donne, giovani e meno giovani, diversamente abili e disoccupati. Insomma, un approccio collettivo e pluralista che può avvenire solo attraverso un tavolo programmatico, serio e costruttivo con gli assessorati competenti al fine di ridisegnare una biblioteca sociale che eviti l’ennesimo regalo al “solito personaggio. Forza Italia invita perciò questa amministrazione ad abbandonare qualsiasi idea privatistica abbia in mente, la cultura non è un business».