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Sant’Anastasia, Rifondazione Comunista contro la costruzione della piscina comunale

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«In un momento di grossa difficoltà come questo – commentano gli attivisti di Rifondazione Comunista di Sant’Anastasia – l’amministrazione comunale dovrebbe occuparsi di problematiche più serie rispetto alla realizzazione di un’opera di carattere ludico».

 

Durante l’ultimo consiglio comunale, tenutosi il 21 aprile scorso, la maggioranza di governo, all’unanimità, e con l’appoggio del consigliere d’opposizione Carmine Capuano, ha votato per la pubblicazione di un bando di gara che propone la costruzione di una piscina comunale.

Noi di Rifondazione Comunista, trovando questa iniziativa della maggioranza stonata rispetto a ciò che sono le abilità fino ad oggi dimostrate dalla giunta Abete, poniamo all’attenzione di quanti leggeranno questo comunicato diversi interrogativi:

 

È davvero utile che, la nostra amministrazione, in un momento di grossa difficoltà sociale, concentri la propria azione di governo su un’opera a carattere ludico quando sono tante, forse troppe, le zone d’intervento sulle quali il Sindaco e la sua Giunta potrebbero avanzare delle proposte? Commercio, turismo, politiche sociali, rilancio agroalimentare e artigianale, sono soltanto alcune delle tante aree che meriterebbero un seria programmazione attraverso speciali studi di settore ai quali affiancare competenze pubbliche e perché no, private.

 

Per quale assurda ragione, oggi, l’amministrazione Abete continua ad offrire, cedere (regalare), spazi pubblici a privati? La proposta di costruire una piscina, senza offrire una chiara proposta al Consiglio Comunale sulla quale esprimersi, confrontarsi, lascia spazio a troppe zone d’ombra. Forse vi sono accordi elettorali tra gli imprenditori locali e l’Amministrazione Abete sconosciuti agli anastasiani? E credo che questo Comune, i cittadini, abbiano già pagato abbastanza per strani rapporti sorti tra chi gestisce la cosa pubblica e gli imprenditori.

 

Per di più, secondo l’assessore Graziani, noto per dare mille spiegazioni evasive senza mai dire nulla, questa piscina potrebbe comprendere tutto o niente. Essere questo o quello. Eppure, la maggioranza, senza dare precise indicazioni, ha deciso di andare ciecamente per la sua strada deliberando che poi, ogni informazione, sarà chiarita all’interno del bando di gara. Insomma, i Consiglieri d’opposizione eletti dal popolo per un ruolo di vigilanza, ma finanche i partiti o le associazioni esterne al palazzo, sono relegati a non sapere. Sì! Sarà tutta una sorpresa! Ci troveremo a prendere atto di un bando sul quale, per ovvie ragioni, non si potrà più mettere mano. Una scatola chiusa. Prendere o lasciare.

 

Come mai, inoltre, se davvero questo paese ha così bisogno di una struttura del genere, si è scelto di portare avanti l’idea di una piscina comunale chiedendo però l’intervento di un privato? Tutto questo ci appare parecchio contradditorio.

 

Il privato, fin da quando il mondo ha visto la luce, ha sempre mal digerito la partnership con le Istituzioni. È risaputo, pure da chi è in tenera età, che l’imprenditore non gradisce paletti. Vincoli che lo limitano. Per tale ragione, chiediamo: quale vantaggio, per le fasce deboli di Sant’Anastasia, ad esempio, potrà mai offrire un privato?

 

E sia ben chiaro, e lo scriviamo per onestà intellettuale, la costruzione di una piscina comunale potrebbe vederci perfino d’accordo, se coinvolti. Un’eventualità che potrebbe verificarsi soltanto se venissero garantite delle fondamentali finalità sociali per i più deboli. Nella gravità economica in cui versano tantissime famiglie anastasiane, creare un ulteriore muro divisorio tra chi può e non può permetterselo, pare alquanto immotivato. Socialmente deprecabile. Il nostro compito è quello di abbattere gli steccati, non di alzarne degli altri.

 

Ed è per questo che, il Sindaco Abete e tutta la maggioranza, deve impegnarsi in tal senso. Deve assicurare che al privato non venga concessa l’ennesima occasione per fare business. Ma vi sia una chiara propensione sociale, un netto controllo comunale, sull’accesso e lo sfruttamento della struttura. Non vorrà mica, la combriccola Abete, creare un nuovo caso “Donna Giulia” dove il privato è andato ben oltre le direttive del bando?

 

Chiediamo, infine, in maniera del tutto ragionevole, che l’opposizione possa contribuire alla stesura del bando di gara o, quantomeno, lo si possa valutare nell’assise Comunale prima che questo divenga pubblico. Andare avanti a colpi di maggioranza, chiudendosi a qualsiasi forma di confronto, impoverisce il dibattito democratico svilendo il ruolo della politica. Finendo tutti per fare un disastroso tuffo in una piscina senza acqua.

 

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