Ilaria Montilli, 25 anni e mamma di una bimba di un anno e mezzo, napoletana residente a Sant’Anastasia, si è spenta all’ospedale Cotugno, ultima tappa di un’odissea cominciata con il ricovero al Loreto Mare a metà marzo.
Era bellissima, Ilaria. Due occhi grandi e scuri, lunghi capelli neri e, sul suo profilo Facebook, tenere foto di personaggi Disney, quelle del suo matrimonio, con la mamma, i parenti, gli amici. Era mamma di una bimba di un anno e mezzo. Ed è lei la venticinquenne di Sant’Anastasia che a metà marzo fu trasportata d’urgenza al pronto soccorso del Loreto Mare. Viene dimessa poco dopo ma due giorni più tardi, il 16 di marzo, arriva a Villa Betania. Da lì viene trasferita al Policlinico e infine al Cotugno dove è morta ieri, per un edema alla testa causato dalla meningite.
Aveva mal di testa la giovane mamma, vomitava e si lamentava di dolori allo stomaco ma al Loreto Mare le diagnosticarono soltanto una febbre e la dimisero in giornata. La febbre sale, assume dei farmaci da banco ma la temperatura non accenna a diminuire. Finché i parenti non decidono, dopo un ennesimo malore, di trasportarla a Villa Betania. Nella clinica di Ponticelli la sottopongono ad esami finché si decide il trasferimento al Policlinico dove Ilaria viene ricoverata nel reparto di rianimazione. I medici sospettano una meningite, perciò la trasferiscono al Cotugno.
Ed era così, infatti. Una meningite a stadio avanzato. Dopo parecchi giorni di coma, Ilaria non ce l’ha fatta lasciando un vuoto immenso in suo padre, in suo marito, nella bimba che non ha nemmeno due anni. Era un’estetista, Ilaria. Lavorava con passione e con la stessa passione amava, ricambiata, i suoi cari. La chiamavano Illy e sotto le sue foto del profilo Facebook, nei giorni scorsi, in molti scrivevano messaggi affettuosi, augurando alla giovane mamma di guarire, per riabbracciare presto la sua “principessa”.
Per il momento non risultano denunce da parte dei familiari e non si è ancora certi se la tragedia che ha strappato alla vita una ragazza così giovane poteva o meno essere evitata con una diagnosi ai primi sintomi della malattia.



