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Sanità privata, corteo a Napoli: migliaia con la Cgil. “Subito regole per i diritti”


La mappa delle crisi gravi in tutta l’area metropolitana.  

 

La sinistra sindacale che batte tutti, anche quelli che remano contro la mobilitazione dei lavoratori. Quella di ieri era infatti una scommessa per la Cgil: uno sciopero con corteo dei lavoratori della sanità privata voluto nonostante le divisioni, il no della Cisl e della Uil, ed il cui esito pareva incerto fino all’ultimo momento. Ma la scommessa è stata vinta. La Camera del Lavoro di Napoli e della Campania, insieme al sindacato di categoria, la Cgil Funzione Pubblica, ieri mattina è riuscita a portare in corteo oltre duemila addetti delle cliniche private e delle altre strutture convenzionate e accreditate della regione. Lavoratori che hanno manifestato sul lungomare colorando di bandiere bianche  e rosse il breve tratto che collega palazzo Santa Lucia, sede della presidenza della giunta regionale, a piazza dei Martiri, dove c’è la sede dell’Unione degli Industriali di Napoli. Il motivo principale che ha spinto la Cgil e la sua organizzazione di categoria, la Funzione Pubblica, a mantenere il punto confermando l’astensione di ieri è stato che le procedure di mobilità, cioè di licenziamento collettivo, e di cassa integrazione a zero ore non sono state ritirate dall’Aiop nonostante l’intesa sui tetti di spesa raggiunta la scorsa settimana tra l’Associazione italiana per l’ospedalità privata e il governatore Vincenzo De Luca. L’Aiop ha infatti sospeso solo i “preavvisi” di licenziamento per tutta una serie di strutture. Ma diverse altre sono rimaste nei guai. In corteo ieri c’erano per esempio i 35 tra tecnici e infermieri delle due cliniche di Pomigliano ex San Felice ed ex Meluccio, del gruppo Medicina Futura, per i quali la procedura di licenziamento scadrà proprio oggi. In caso di mancato accordo tra le parti (l’incontro è previsto stamane all’Ormel) scatteranno le lettere di estromissione forzata. Alla manifestazione hanno partecipato anche i 50 lavoratori della clinica Santa Maria del Pozzo di Somma Vesuviana, sotto procedura di mobilità. Ma nel corteo napoletano sono finiti tanti altri drammi occupazionali e produttivi. Per esempio la cassa integrazione a zero ore che sta interessando tutti i 100 addetti complessivi delle cliniche Santa Maria La Bruna di Torre del Greco e Santa Patrizia di Secondigliano, entrambi impianti chiusi. Cig che sta per abbattersi anche sui 60 dipendenti del centro diagnostico Medicina Futura di Acerra. Molto difficile la situazione pure nei centri diagnostici e di riabilitazione “Plinio” di Portici ed Ercolano: 60 operatori senza stipendio da marzo. E sono senza stipendio da due mesi i 160 addetti della clinica Lourdes di Massa di Somma. Grossi problemi salariali e occupazionali anche nei centri sanitari “Serapide”, a Pozzuoli, e alla Trusso di Ottaviano. Ieri in piazza c’erano, tra gli altri, i lavoratori della clinica Villa dei Fiori di Acerra e della Clinic Center di Napoli. “C’erano tutti – spiega Walter Schiavella, commissario della Cgil di Napoli e della Campania – perché questa situazione non può reggere se non si cambia radicalmente il modello di gestione della sanità”. Ileana Remini, della segretaria Cgil FP, insieme a Lenina Castaldo, ha rivendicato dal palco allestito in piazza dei Martiri “l’improrogabilità di un accordo che regoli una volta per tutte il settore sul fronte dei diritti e delle retribuzioni, altrimenti tutti nel settore pubblico”. “Il problema – conclude Alfredo Garzi, segretario generale della Cgil Funzione Pubblica della Campania – non si esaurisce con il contratto di servizio. La Regione deve aprire un tavolo su questa grave situazione destinata a permanere anche dopo una soluzione sui tetti di spesa “.

 

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