mercoledì, Aprile 22, 2026
18 C
Napoli

San Sebastiano al Vesuvio. Hic Manebimus optime

Appunti e spunti per la San Sebastiano al Vesuvio di domani.

Questa antica frase di Tito Livio il cui significato è “qui staremo molto bene”, è già stata legata a San Sebastiano al Vesuvio in un vecchio libro edito sul finire degli anni ’60 dello scorso secolo, nel quale si magnificavano la posizione, Il clima e la nascente cittadina risorta dopo l’ultima eruzione del Vesuvio.

Crediamo però che essa sia più che mai attuale e possa essere la sintesi di cosa vorrà essere San Sebastiano al Vesuvio in futuro.

San Sebastiano come posto dove si sta bene

È indubbio che rispetto ad altre realtà limitrofe San Sebastiano al Vesuvio si è sviluppata nei decenni successivi la fine dell’ultima guerra, e soprattutto a seguito dell’eruzione vesuviana del 1944, in maniera da offrire ai cittadini autoctoni ma soprattutto ai nuovi una qualità di vita superiore alla media, dovuta sia alle nuove edificazioni, ben lontane dal tipo di speculazione edilizia intensiva praticata altrove, sia ad una buona dotazione di infrastrutture ma anche all’offerta di servizi al cittadino da quelli sociali a quelli più quotidiani come la pulizia stradale, la cura del verde pubblico e la tutela dell’ambiente. Negli ultimi anni tutte queste qualità che hanno fatto attribuire al paese l’appellativo di “piccola Svizzera”, si sono perse per strada. Le motivazioni possono essere le più disparate: dalla crescita demografica alle incapacità gestionali o politico-amministrative, dalla mancanza di fondi a causa della riduzione dei trasferimenti statali alla riduzione del personale dipendente destinato in passato soprattutto alle manutenzioni. Crediamo però che il vero motivo di quello che possiamo chiamare un “declino qualitativo” sia stata la mancanza di una visione generale su cosa dovesse essere San Sebastiano al Vesuvio, la mancanza di un’idea politica amministrativa, di una “visione” del futuro che andasse oltre la scadenza dei mandati elettorali. In sintesi un timone saldo verso una meta ben chiara. Senza entrare nel merito dei servizi erogati alla cittadinanza, vogliamo evidenziare invece alcuni aspetti che hanno caratterizzato la “ricostruita” san Sebastiano, caratteristiche che hanno non solo contribuito a migliorare la qualità della vita dei residenti ma sono state anche fortemente attrattive anche per coloro che, soprattutto nel fine settimana, sceglievano San Sebastiano per trascorrervi il tempo libero, fare qualche passeggiata, godere del panorama, fare acquisti, in sintesi fare turismo. Ciò che risultava attraente di San Sebastiano al Vesuvio, e diverso da quanto si poteva trovare nel circondario, era una attenta pianificazione urbana, una discreta qualità dell’edilizia ma soprattutto molta cura e valorizzazione dell’ambiente e del verde pubblico, grazie a queste caratteristiche San Sebastiano è stata a lungo identificata come una cittadina pulita, ordinata e tranquilla. La San Sebastiano del futuro dovrà avere radici ben salde su questi aspetti per cercare di recuperare e rilanciare il suo ruolo “turistico” nell’ambito vesuviano.

Senza avere alcuna pretesa di esaustività si riportano di seguito alcune proposte, da intendersi come semplici appunti, idee che necessitano di un successivo ed ulteriore sviluppo.

Verde e decoro urbano:

Per dare ancora oggi un senso al soprannome di “piccola Svizzera” è necessario renderlo sostanzioso, bisogna rafforzare nei fatti l’immagine di cittadina pulita, tranquilla e soprattutto verde, concezione che da tempo latita soprattutto tra i locali più che tra gli abitanti dei paesi limitrofi. Sembra facile applicare questo concetto scontato ma è un punto di partenza essenziale; e lo è come la ripresa di una raccolta differenziata e un sistema di spazzamento delle strade cittadine degni di questo nome. Un’operazione che sia reale e non solo di facciata e che contempli tutto il territorio comunale. È necessario comprendere che il verde pubblico potrà essere un elemento trainante e propositivo e un elemento fortemente caratterizzante per il rilancio del paese ed è impensabile che ciò possa avvenire dedicando ad esso poche e passive cure, giusto il minimo necessario perché questo non soccomba del tutto. Per far sì che questo diventi (o ritorni ad essere) un’attrattiva è necessario considerarlo come obbiettivo strategico e impegnare idee e risorse adeguate sia in fase di pianificazione che in quella realizzativa e manutentiva. È necessario anche invertire la rotta seguita negli ultimi anni, che per mera comodità gestionale ha portato a ridurre sempre di più le superfici per la piantumazione in occasione di lavori di manutenzione stradale.

A tal proposito e necessario intervenire almeno su:

  • Villa comunale o parco urbano: In verità se la si osserva bene essa ha ben poco verde rispetto alle superfici pavimentate, ci troviamo poco più che in una serie di piazzali con alberature e aiuole marginali. Volendo invece far propria l’idea del verde come attrattiva e comparto strategico, crediamo sia necessario pensare alla generale riqualificazione della villa diminuendo le superfici pavimentante per far posto a nuove piantumazioni sia arboree che arbustive, creando in tal modo delle passeggiate, dei vialetti, in mezzo a quello che potrebbe essere un parco educativo e perché no, un orto botanico dove le essenze vegetali siano scelte e curate con criterio e non come avviene ora lasciate quasi al caso.

  • Aiuole stradali: Anche queste potranno essere un elemento di attrattiva turistica per San Sebastiano, ma è necessario ricomprenderle nell’obiettivo strategico e che sia elaborato un piano generale per la loro riqualificazione, ed evitare disomogeneità tra esse soprattutto quando queste sono date in cura ai privati.

  • Piantumazioni stradali: È palese ormai la necessità di affrontare in maniera organica il problema dei danni che le radici dei pini hanno provocato ai marciapiedi e alle strade, evitando di intervenire in maniera puntuale ed episodica. Pertanto è necessario provvedere alla mappatura di tutte le alberature stradali e pensare anche alla sostituzione di queste con essenze arboree compatibili con l’ambiente urbano. Provvedere alla ripiantumazione lì dove gli alberi sono stati eliminati in occasione dei lavori stradali. Redigere un piano di recupero dei marciapiedi.

Eventi:

C’era una volta la festa del verde.

Oggi la chiamiamo rassegna, ma null’altro è che un contenitore di tanti eventi eterogenei che si protrae per un periodo eccessivamente lungo che francamente ha perso ogni connotato ecologico, attrattivo e di festosità. Così com’è oggi è un evento dal carattere fortemente ed esclusivamente intellettuale e di élite, relegato soprattutto negli eventi scolastici. È necessario invece recuperare lo spirito della festa, ripristinare la fiera delle piante, gli spettacoli, le esibizioni. Solo così si tornerà a coinvolgere la cittadinanza ma soprattutto ad attrarre visitatori e turisti. Ciò si lega anche al punto precedente perché la Festa potrà essere un ulteriore evidenziazione delle cure dedicate al verde pubblico.

Urbanistica, edilizia ed Infrastrutture:

  • piano urbanistico comunale

Il PRG vigente risale ormai al 1988, e ormai dopo circa 26 anni dall’adozione è per forza di cose largamente inadeguato alla situazione odierna. È quindi necessario provvedere alla redazione del nuovo Piano Urbanistico Comunale, necessaria base di partenza per la realizzazione di qualsiasi proposta futura.

  • Area attualmente abbandonata posta tra via Falconi e via Plinio.

A San Sebastiano è fortemente sentito il problema della mancanza di parcheggi che ha penalizzato soprattutto il commercio, che attualmente langue in una sorta di torpore da letargo, che ha dissuaso i visitatori del fine settimana, che scelgono ormai altre mete per le loro passeggiate. La suddetta area è stata già in passato occasionalmente utilizzata come parcheggio ed è già oggetto di una proposta simile per il futuro. Crediamo che però sia necessario pensare a una funzione che vada oltre il mero utilizzo utilitaristico legato all’automobile. Vogliamo qui proporre una struttura integrata su più livelli con una nuova Piazza, Museo del Vesuvio e del Territorio ed un parcheggio interrato. Struttura da realizzare quasi tutta in ipogeo e che non dovrebbe superare il piano stradale di via Plinio. Si mitigherebbe in tal modo l’impatto che una distesa di automobili può avere sul territorio e allo stesso tempo si creerebbe un collegamento pedonale più diretto tra le due strade principali, oltre che ad una funzione culturale. Il “Museo” potrebbe diventare il centro della vita sociale e culturale della cittadina, con sale studio, sala convegni o cineforum, ma soprattutto una esposizione permanente sulla storia del Vesuvio, di San Sebastiano e dell’area vesuviana in generale. Una struttura del genere potrebbe diventare essa stessa un’attrattiva soprattutto per turisti stranieri attirati dalle nostre parti anche dal fatto che San Sebastiano è l’unico paese dell’area ad avere il Vesuvio nel proprio nome, e non come aggettivo, cosa che lega in maniera più stretta il paese al vulcano e che potrebbe farne la vera porta del Vesuvio.

  • Recupero delle botteghe del Parco

Le cosiddette botteghe del parco, locali nati con l’ampliamento del belvedere con l’intenzione di destinarli alla diffusione delle eccellenze enogastronomiche del territorio non hanno mai avuto in realtà tale destinazione, oggi versano in uno stato di fatiscenza vergognoso sia all’esterno ma soprattutto all’interno, afflitte da strutturali problemi infiltrativi. È necessario prevedere innanzitutto il risanamento di tali locali per poi destinarli a nuove attività, come ad esempio botteghe artistiche. Ognuna di questa potrebbe essere data in gestione a giovani artisti per lavorare o esporre le proprie opere.

  • Recupero della casa comunale storica

Il “vecchio” municipio è uno dei pochi immobili storici rimasti sul territorio comunale, è importante valorizzarlo e recuperarlo a una funzione pubblica, che potrebbe essere quella di biblioteca comunale o centro polifunzionale, sala convegni, sala espositiva.

  • Recupero patrimonio edilizio storico

Ciò può avvenire tramite la redazione di piani speciali o attuativi di restauro e non solo delle emergenze storiche ma anche della residuale edilizia minore che potrebbe essere destinata ad ospitare come un albergo diffuso i turisti che troveranno in San Sebastiano una porta d’accesso privilegiata alla sentieristica del Parco Nazionale del Vesuvio.

  • Eventuale nuova chiesa e uso di aree residuali a verde

Pochi anni fa si era quasi concretizzata la possibilità di costruire una nuova chiesa parrocchiale, ipotesi poi per fortuna sfumata poiché l’area all’epoca scelta, nel Parco Urbano, per la realizzazione e data in gestione alla parrocchia era inadeguata sotto vari punti di vista. Nell’eventualità che in futuro riemergesse tale esigenza crediamo si potrebbe pensare di realizzarla nell’area libera che era il giardino del palazzo Falconi. Il Comune potrebbe essere interessato, e partecipare alla realizzazione, poiché la chiesa potrebbe essere realizzata ad una quota rialzata rispetto alla via margherita, e sotto di essa ricavare un parcheggio a pagamento. Si avrebbero così sia la chiesa nuova che un ampia area parcheggio al centro del paese e in più si potrebbe legare la nuova costruzione all’edificio del convento delle suore veroline, trasformando il giardino in parco pubblico con accesso da via Margherita e un eventuale nuovo accesso dal vecchio edifico comunale.

  • Condoni edilizi e qualità dell’edificato.

In un documento programmatico e di idee poco potrebbe centrare una questione prettamente tecnico legale. Eppure quello dei condoni edilizi è un problema che va affrontato anche e soprattutto per risarcire l’ambiente, deturpato dalle numerose opere abusive, con almeno un po’ di qualità edilizia se non addirittura qualità architettonica.

    • Il Comune di San Sebastiano era (è?) dotato di una speciale commissione che avrebbe già dovuto affrontare e risolvere tutte le pratiche di condono giacenti negli archivi da ormai moltissimi anni. Cosa è stato prodotto dalla commissione?

    • Quali e quante pratiche sono state definite?

    • Sono state censite tutte quelle in attesa di definizione?

    • È stato redatto il “Piano di dettaglio delle opere abusive” strumento necessario e previsto dalle norme di attuazione del P.T.P dei comuni vesuviani?

    • Sono stati attivati appositi strumenti programmatori o intese ed accordi istituzionali previsti dal protocollo stipulato nel 2001 tra regione Campania e Soprintendenza?

Detto accordo prevede di subordinare il rilascio delle concessioni in sanatoria alla presentazione di un progetto di completamento e/o riqualificazione dell’intervento abusivo che dovrà rispondere a criteri omogenei rapportati agli specifici valori paesistico-ambientali delle aree sottoposte a vincolo. Facendo un passo ulteriore rispetto alla Legge, il comune di San Sebastiano potrebbe dotarsi di un Piano organico di completamento e/o riqualificazione degli immobili abusivi o almeno delle linee guida alle quali conformarsi. Potrebbe essere questa un’occasione impareggiabile per far sì che gli immobili abusivi, che notoriamente sono totalmente privi di qualità e sensibilità rispetto al contesto, possano diventare anche occasione di riqualificazione ambientale. Un piano similare potrebbe essere esteso anche a tutti quegli immobili che pur legittimi presentano caratteristiche architettoniche e ambientali pressoché nulle. In pratica quasi tutti gli edifici realizzati negli anni ’50 -70. La riqualificazione di tali strutture potrebbe essere attuata tramite un’operazione di recladding, ovvero il rinnovo delle facciate sia dal punto di vista estetico che prestazionale, incentivata con adeguati strumenti economici, anche sulla scorta dell’esperienza del progetto Sirena attuato dal Comune di Napoli fino a pochi anni fa.

  • Sentieristica, Vesuvio e il suo Parco Nazionale

Come dicevamo San Sebastiano al Vesuvio è l’unico paese che ha nel suo nome anche il toponimo del Vesuvio ma a dispetto di ciò non ha mai avuto una via carrozzabile che conducesse a quel Vulcano che ne ha caratterizzato da sempre nome e sorti. In effetti, sovente, molti turisti si trovano sulla via Panoramica Fellapane, convinti di arrivare di lì al Gran Cono, ma l’unica cosa che trovano è la sbarra da cui parte il sentiero n.8, senza indicazione alcuna, né per capire dove ci si trova, né sul come si raggiunge il Cratere. Senza voler ripercorrere l’idea – che pure fu avanzata in passato – di realizzare una via carrozzabile diretta che porti al Vesuvio, esiste la possibilità di collegare il nostro paese a tutta la sentieristica vesuviana e senza toccare più neanche un metro d’asfalto. In questo modo e con le giuste infrastrutture a valle, e, soprattutto con un’accoglienza degna di questo nome, si potrebbe innescare quel circolo virtuoso turistico tale da riattivare la nostra economia stagnante e vincolata alla monocultura del mattone che da tempo, per restrizioni normative ed esiguità degli spazi vitali ha smesso di espandersi. Per accoglienza non s’intende il solito agriturismo, snaturato dal suo contesto rurale, che alterna l’estemporaneo turista, alla coppietta o la cerimonia primaverile, ma strutture degne di tale nome; gradiremmo a questo punto anche l’incentivazione del Bed & Breakfast e dell’albergo diffuso che offrirebbero al nostro paese una chance e un’attrattiva che non sia quella della “Las Vegas” del Vesuviano ma quella del paese del buon vivere. Parte rilevante di questo progetto la deve avere la produzione locale dei prodotti tipici, vera e forse unica punta di diamante del nostro territorio e che può essere un elemento non secondario di quella filiera della qualità che può condurre il turista a San Sebastiano al Vesuvio e soprattutto farlo ritornare. Non solo dunque un turismo di nicchia, quello escursionistico, che spesso è anche quello che spende di più per usufruire di un prodotto di qualità o quando deve pernottare per affrontare più percorsi nell’arco di vari giorni ma un occhio di riguardo lo merita anche quello familiare, dove la gita, il pic-nic e la passeggiata domenicale possono ridivenire una sana e utile abitudine, per chi viene da noi per quello che siamo, un bel paese, ma anche per noi stessi per quello che vogliamo ancora continuare ad essere, un paese con un’anima ben definita. La logica è comunque quella alpina, là dove chi va Cortina o a Courmayeur non deve per forza essere ricco o alpinista per poterci andare, spendere e starci comunque bene. A questo punto, non si può dimenticare l’esistenza di un Parco Nazionale pressoché inerte e che, per mancanza di fondi e motivazioni, ha lasciato a se stessa una rete di sentieri a suo tempo fiore all’occhiello. Bisognerà quindi puntare sinergicamente sull’Ente, sulle associazioni di volontariato e sugli sponsor per rimettere in sesto quanto meno la sentieristica prossima ai nostri confini e in questo sarà fondamentale anche la collaborazione con i comuni limitrofi. Infatti, i sentieri n°8 e n°9 del Ente Parco, che dalla Panoramica portano fin su le lave del 1944, in quello che una volta era denominato il Fosso della Vetrana, pur non essendo nel nostro territorio amministrativo, lo sono in parte come proprietà effettiva comunale e quindi, con il giusto dialogo tra Enti, si potrà rimettere in sesto un percorso pressoché dissestato. Da non dimenticare inoltre il cosiddetto sentiero delle Capre e quello della Castelluccia, entrambi in territorio massese ma strategici in un’ottica escursionistica e degni di essere tutelati in collaborazione con il Comune limitrofo per una rete alternativa di turismo ambientale ed escursionistico. Non si pensi che questa tipologia turistica sia tanto peregrina rispetto alle grandi cifre che escono fuori dai flussi turistici che, via Ercolano, portano al Gran Cono il grosso del turismo vesuviano poiché, questo tipo di logica, non lascia quasi nulla al territorio essendo di natura monopolistica, sia nella gestione delle oltre 500.000 presenze attestate ogni anno a Quota 1000, gestite da croceristi e vettori privati, sia in quella delle entrate per l’accesso e accompagnamento al Cratere, condivise tra Guide Vulcanologiche ed Ente Parco. Tutto il resto, le briciole, se le spartiscono bancarelle ed esercizi commerciali che, in maniera fortunosa o abusiva, occupano posizioni strategiche lungo il tragitto unico che lungo la Provinciale arriva al Vesuvio. La strategia da seguire è diametralmente opposta a quella fatta lungo suddetto asse viario, legata a un turismo mordi e fuggi; deve infatti essere legata a un turismo eterogeneo e consapevole ma soprattutto soddisfatto e pronto a ritornare a San Sebastiano e a diffondere quel sano passaparola che è l’anima dell’economia turistica.

L’Ambiente:

Questo argomento merita una trattazione a sé per sottolinearne importanza e aspetti peculiari. Spesso la parola ambiente è legata alla pulizia delle strade, al decoro urbano in generale e per il quale il paese è da sempre stato rinomato; ma per tutela ambientale vogliamo qui riferirci anche ad un ambito più vasto nel quale il Comune rientra per forza di cose a pieno titolo e le cui criticità legate alle questioni ambientali potrebbero sfociare in situazioni di rilevo in ambito sanitario ma anche pregiudicare il gradimento del paese e il suo conseguente sviluppo. Ci riferiamo a realtà comunali ed extracomunali che ci circondano pericolosamente e che la futura amministrazione non potrà, e non dovrà, ignorare. Il riferimento non è solo all’ecomostro della discarica Ammendola e Formisano, in territorio ercolanese ma che incombe direttamente su San Sebastiano, e non solo esteticamente (per quel che concerne la bomba ecologica dell’A&F, famosa in passato per i suoi miasmi, non a caso viene ancora definita la “discarica di San Sebastiano”). Esistono però zone periferiche adibite a scarico e sversamento abusivo di rifiuti, interne o di confine ma spesso dimenticate dalla cittadinanza (quando non ne usufruisce direttamente) e dalla stessa amministrazione che sembra non accorgersi della loro esistenza o che talvolta ne ha usufruito direttamente come nel 2010, per smaltire o accatastare rifiuti in tempo di emergenza. Altra zona critica è Contrada Novelle Castelluccio, ai confini con Ercolano, soggetta a ciclici scarichi e roghi tossici ma ci sono ancora altre zone, più interne, come lungo via Panoramica Fellapane e che sono oggetto anch’esse di scarico di rifiuti su ambo i lati della via e per scarichi intendiamo non solo il semplice rifiuto urbano ma anche il pericolosissimo eternit.Lo spettacolo indecente che la frequentazione delle “coppiette” lascia in quel luogo, quello che dovrebbe essere la nostra porta del Parco, è emblematico del nostro turismo e del nostro ambiente. Altre zone critiche sono via Alveo Buongiovanni, soggetto a reiterati scarichi e roghi tossici, via Flauti e via Figliola.

Come già sottolineato questa relazione ha lo scopo indicativo di illustrare un cammino da seguire e il punto di partenza di progetti più definiti ed articolati. Non c’è pretesa alcuna di esaustività ma di apertura al confronto e all’approfondimento, purché questo sia sincero e costruttivo. Nell’affrontare le varie problematiche andrebbe inoltre abbandonata l’ottica campanilistica, e far prevalere quella del “necessario” invece del “paesano”. Anche per questo, in un ottica della trasversalità e della collaborazione si propongono a livello ambientale le seguenti proposte:

  • Mettere in sicurezza le discariche legali storiche, quelle recenti e i siti di stoccaggio “provvisorio”, fuori ed entro i confini comunali di San Sebastiano;

  • Censire le discariche illegali e le microdiscariche (anche con la collaborazione delle associazioni di cittadinanza attiva);

  • Mettere intorno ad un tavolo Comune, Regione, città metropolitana, Genio civile, Consorzi di Bacino e Consorzi di Bonifica, Ente Parco e trovare le risorse e i mezzi necessari ad attuare le iniziative di salvaguardia del territorio;

  • Realizzare un coordinamento tra polizie locali e Corpo Forestale (o quello che ne sarà) per la prevenzione del fenomeno degli sversamenti abusivi;

  • Realizzare un impianto di compostaggio;

  • Promuovere una corretta informazione sulla salubrità dei prodotti alimentari locali;

  • Promuovere uno screening a tappeto su tutta la popolazione di quelle aree a rischio per confermare o meno l’incombenza di talune malattie e se queste scaturiscono da questioni ambientali, in modo da aver un aggiornato, inconfutabile e condiviso punto di partenza su cui ragionare ed operare;

  • Rendere fruibili e accessibili tutti quei luoghi che ora sono terra di nessuno poiché questa è la pratica migliore per il controllo del territorio;

  • Applicare infine la teoria delle “finestre rotte” ovvero, là dove c’è chi scarica, sversa, inquina, deturpa o distrugge il bene comune ambientale (e non solo), la società, intesa come cittadinanza e istituzioni, deve intervenire tempestivamente ogni qual volta risulti necessario farlo e reiterare quest’azione, in modo tale da dimostrare chi realmente presiede il territorio ed offrire il tal modo il più valido dei deterrenti.

Se davvero si riuscisse a realizzare tutto ciò potremmo davvero affermare che a San Sebastiano al Vesuvio

HIC MANEBIMUS OPTIME

GRUPPO VESUVIO 70

In evidenza questa settimana

Caivano, La Coldiretti Campania incontra gli studenti dell’Istituto Morano

Riceviamo e pubblichiamo La Coldiretti Campania incontra gli studenti dell’Istituto...

Cimitile, riapre il Municipio dopo oltre vent’anni: restituita alla comunità la “casa dei cittadini”

  Dopo oltre vent’anni di attesa, Cimitile ritrova uno dei...

Pomigliano D’Arco, 25 Aprile: L’ ANPI promuove la manifestazione “Percorso della Memoria”

Riceviamo e pubblichiamo “Il Fiore del Partigiano”: Pomigliano in cammino...

E Stendhal scrisse che Napoli era “la città più bella dell’universo”

Marie- Henri Beile (1783- 1842) usò per la prima...

Da Sant’Anastasia ai palchi internazionali: Teresa Di Palma brilla e vola a Blackpool

Teresa Di Palma, classe 2013, a soli 12 anni...

Argomenti

Caivano, La Coldiretti Campania incontra gli studenti dell’Istituto Morano

Riceviamo e pubblichiamo La Coldiretti Campania incontra gli studenti dell’Istituto...

Pomigliano D’Arco, 25 Aprile: L’ ANPI promuove la manifestazione “Percorso della Memoria”

Riceviamo e pubblichiamo “Il Fiore del Partigiano”: Pomigliano in cammino...

Ritirata la licenza della sala scommesse: è troppo vicina a una chiesa

Il Tar Campania conferma la validità del provvedimento della Questura di Napoli che...

Fuga folle a Pomigliano, evaso si schianta con l’auto contro abitazione

Una fuga senza senso, conclusa con uno schianto e...

Related Articles

Categorie popolari

Adv