Visita ai resti dell’acquedotto romano presenti nel Comune di San Gennaro Vesuviano.
Domenica 15 novembre i gruppi di cittadini attivi Meetup Ottaviano, Comitato Civico Ottavianese, Meetup San Gennaro, con la collaborazione dell’associazione Terra di Ottajano, guideranno i cittadini interessati in una prima tappa archeologica, ad esplorare i resti dell’antico acquedotto romano nel territorio di San Gennaro Vesuviano.
Si tratta dei resti dell’acquedotto costruito da Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, nel 13 a.C., durante il periodo di occupazione romana.
L’acquedotto – lungo poco più di 110 chilometri – parte dalle sorgenti di Serino (nella provincia avellinese) e raggiunge l’imponente Piscina Mirabilis di Miseno, dove serviva al fabbisogno idrico della flotta stanziale. Si tratta di una delle prime opere pubbliche di Augusto in Campania, la costruzione portava abbondante e fresca acqua ai principali Centri della Campania, ed attraversava, ora con condotti sotterranei, ora con ponti, canali, tutta la pianura campana, lungo la direttrice che toccava Sarno, Palma Campania, S. Gennaro Ves., Casalnuovo, San Pietro a Patierno, Napoli, Pozzuoli, fino al Capo Miseno, alla famosa piscina Mirabile. Le sorgenti sono a circa 330 metri s.l.m., mentre la Piscina Mirabilis è a pochi metri s.l.m.; questo porta ad una pendenza media di poco superiore al 3 per 1000 (tre metri persi per ogni chilometro di percorso); ovviamente, le pendenze variano sensibilmente tratto per tratto in base alle caratteristiche orografiche del territorio attraversato.
Solo nel settembre del 1966 si scoprì dove si diramava la biforcazione dell’Acquedotto Augusteo verso Nola, quando per caso, si è potuto stabilire con certezza il luogo della deviazione.
Durante i lavori di scavo di una vasca terminale di una fognatura , nel territorio di San Gennaro V. (località Rummafavi) venne alla luce un piccolo edificio, sbriciolato ben presto dalle ruspe che scavavano. Si salvò soltanto una lapide con una iscrizione e, cosa più importante, 8 Fistule di piombo, che confermavano l’esistenza, se non altro, dell’abitazione di un custode od altro addetto all’Acquedotto.
Già alla fine degli anni 1930, nella stessa zona, nel fondo di un contadino, che era intento, in piena estate, all’irrigazione del proprio campo, si aprì una voragine, dalla quale venne alla luce un antico condotto in muratura: non era altro che un ramo dell’antico Acquedotto Augusteo.
Ma sia dell’edificio del 1966, che del condotto del 1930 non si è saputo più niente, mentre l’iscrizione, salvata da un provvidenziale intervento, non era altro che un cippo sepolcrale, di relativa importanza, di un certo Caio Rufo.
Vi era una legge ed un decreto, che si concedeva l’acqua di novanta tegole a persona, cioè quella che sgorgava da un foro fatto in un marmo della grandezza di novanta delle memorate misure e non di più.
Per scoprirne di più non basta che presentarsi all’appuntamento in Piazza Margherita a San Gennaro V. la prossima Domenica alle ore 10:00, esperti e archeologi guideranno tra i resti narrando la loro storia.



