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Roma, 1888, “Derby” di galoppo: lo vince ”Filiberto”, il purosangue del Principe di Ottajano

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L’ultimo Principe di Ottajano, Giuseppe V Medici, possiede purosangue di grande qualità: nel 1888 ”Filiberto” vince il Derby e il “Premio Principe Amedeo”, già vinto nel 1886 da “King Bruce”, mentre “Colonnello” vince a Pisa, e “Fakir “alle Capannelle.  Il ruolo del fantino Thomas Rook. Le scuderie dei Medici agli “Astroni” e alla “Masseria Muscettoli”. La passione dei Medici per i cavalli. Perché non riportare in vita la “Mostra dei finimenti e delle bardature” che si teneva a Ottaviano, all’interno della famosa “Fiera” ?

 

Quella del 1888 è la quinta edizione del Derby di galoppo: vince “Filiberto”, il purosangue del principe di Ottajano, che è montato dal fantino J. Hunter: il premio per il primo posto è di lire 32.800.  Secondo, con notevole distacco, è “Drummer”, terza è “Morgana”. “Filiberto” e “Morgana” sono figli di “Scobell”, che quattro anni prima è stato acquistato dalla scuderia “Sansalva” per 51000 lire. E’ un anno di trionfi per il cavallo del principe di Ottajano: il 6 giugno vince ad Alessandria e l’ultima domenica del mese conquista, sulla pista di Torino, il “Premio Principe Amedeo”, che, con il suo premio di lire 20.000, è per importanza il terzo d’Italia, dopo il “Commercio” di Milano e il “Derby” di Roma. Il principe di Ottajano aveva già vinto l’edizione 1886 del “Principe Amedeo” con il cavallo “King Bruce”, venduto subito dopo a un allevatore romano, il Ferrero, per lire 30.000. Nel 1890 sette cavalli si contesero, nell’ippodromo di Pisa, la prima edizione del “Gran Criterium Internazionale di San Rossore”, riservato ai purosangue di due anni: vinse “Colonnello”, del principe di Ottajano, allenato da Thomas Rook e montato da Walter Wright. Thomas Rook fu un nume dell’ippica italiana: era venuto dall’Inghilterra nel 1855 per occuparsi della scuderia di Vittorio Emanuele II, ma non ci fu proprietario importante che non gli chiedesse consigli, suggerimenti e consulenze sulla scelta dei fantini, degli allenatori, sugli acquisti e sulle “monte”. Il suo cavallo “Andreinas”, che, montato da Walter Wright, vinse nel 1884 la prima edizione del “Derby”, era figlio di “Andred”: nel 1889, nel 1890 e nel 1891 tre figli di “Andred” vinsero il “Derby”: “Rabicano” e “Doralice”, che appartenevano al Cav. Calderoni e vennero montati da A.E. Dodge, e “Barone”, della scuderia “Sansalva”, in quegli anni la più importante scuderia italiana, montato da F. Rossiter. Il “Premio Omnium”, che si correva nell’ippodromo romano delle Capannelle, era noto come la gara “der volemose bene”, perché nel 1884 sulla linea del traguardo arrivarono perfettamente appaiati, spalla e spalla, muso e muso, “Fakir” del principe di Ottajano, e “Peonia” che il generale La Marmora aveva comprato in Francia l’anno prima. I giudici, poiché non potevano stabilire chi avesse vinto, decisero di dividere in due le lire 6000 del primo premio.

Giuseppe V Medici affidava la cura dei suoi purosangue – ne ebbe anche dodici, contemporaneamente – a quindici tra stallieri, inservienti e maniscalchi: conosciamo anche il nome di alcuni di essi, Giovanni Menechino, “capostalla”, Francesco Di Prisco, “sellaio”, Antonio De Falco, di Poggiomarino, “ferracavallo”. Le scuderie erano due: una agli Astroni, in una masseria dei duchi di Miranda, che Giuseppe aveva ereditato dalla nonna, e l’altra ai “Muscettoli” nuovi, tra Palma e Poggiomarino, dove tenevano i loro cavalli anche i Marulli di San Cesario, la famiglia della madre del principe, Donna Giulia. Ai “Muscettoli”  il principe Michele, padre di Giuseppe, aveva fatto costruire una pista per l’allenamento, affidata alle cure di Giovanni D’Ambrosio, detto “Vammana”. La passione per i cavalli fu un segno distintivo dei Medici di Ottajano: ancora nel 1933, un cronista del “Littoriale”, in un articolo sulla “storia dell’ippica italiana”, ricordava che a Napoli, nel primo trentennio dell’Ottocento, il principe di Ottajano Michele II, nipote di Luigi de’ Medici, già organizzava, tra i nobili della città, corse di cavalli. E non bisogna dimenticare che il nonno del vincitore del Derby, Giuseppe IV Medici, nel 1849 venne nominato dal Re Ferdinando II  Presidente della Commissione per il miglioramento delle Razze Equine e dedicò cura e competenze, nella scuderia del Palazzo ottajanese, ai suoi cavalli “persano”.

Poiché mi pare che oggi siano molti, nel territorio Vesuviano, i proprietari di cavalli da sella e che il sentiero che sale da Ottaviano al Vesuvio sia adatto al trekking equestre – anche perché esso non turba il sonno degli uccellini del Parco -, mi auguro che l’Amministrazione Comunale e gli strateghi della Pro Loco vogliano riportare in vita la Mostra dei” finimenti e bardature per i cavalli”, che si teneva all’interno della “Fiera degli animali”, la fiera ottajanese che fu fino al 1920 una delle più importanti dell’Italia meridionale.

 

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